26 dicembre 1969
Sì, è vero!
C’era stata la bomba a Piazza Fontana il dodici.
Il clima che si respirava in Milano era plumbeo più del suo cielo.
La Pirelli, la Falck, l’occupazione e lo sgombero della Bicocca.
Gli scioperi continui, quotidiani, e la paura.
C’era tanto altro ancora e la composta povertà.
Avevo trovato finalmente casa a Sesto san Giovanni, in via Luigi Pirandello n. 27, a settantacinquemila lire ogni tre mesi e il mio stipendio all’Hotel Principe e Savoia di secondo cantiniere, con gli straordinari non toccava le centomila lire.
Si contavano le lire e nessun errore di calcolo era consentito.
Perdevamo con il tempo le cervella a far quadrare i conti.
È tutto vero, però, ero un uomo – sì!, di quei tempi, sebbene molto giovani e io avessi solo ventuno anni, s’era uomini – felice.
La donna più bella del mondo era mia moglie.
La macchiavano con gli occhi la mia sposa!
Aspettavo la nascita del mio primogenito.
Non c’era la possibilità di conoscere il sesso prima dell’evento, per cui: “Ha la pancia piccola e molto alta. È un maschietto.”, “Sì, però, ha i fianchi arrotondati, è molto piena! Sarà certo una femminuccia”.
Speravo che fosse maschio, avevo fretta di far rinascere il mio papà.
La continuità nel nome.
Ma nessuna ombra se fosse stata femmina, anzi carezzavo la bellezza d’una bambina.
È nata femminuccia e il giorno di Santo Stefano alle 12,15.
Quanto eri bella figlia adorata.
Un bocciolo rosa.
Tua madre e gli occhi, lo sguardo.
Era la prima volta che vedevo quello sguardo che poi ho rivisto in ogni mamma, te compresa, dopo il parto nell’osservare la propria creatura.
Un lampo di tristezza m’attraversò: “quegli occhi” che s’erano nutriti e avevano nutrito il nostro amore, non sarebbero stati mai più appannaggio mio.
O solo mio.
Fu un attimo e poi la gioia che dissimulavo per rendermi degno e composto padre.
Ma avrei gridato al mondo la mia felicità e liberato le lacrime che soffocavo.
Ero padre della bambina più bella del mondo.
Non mi sbagliavo!
Quella bimba poi fanciulla…
Adolescente, giovane e ora donna ha segnato il tempo con la sua qualità.
Che qualità, figlia amata!
Dalle elementari alla laurea, i tuoi professori e i complimenti più belli che un padre possa ascoltare.
Mamma e i tuoi due gioielli.
La mia vita: Monica e Riccardo.
Auguri amata figlia!
I giorni siano pregni della tua bellezza.
Del tuo sorriso che è la forma più alta e bella dell’intelligenza femminile.
Ogni padre è innamorato dei propri figli.
Io non faccio eccezione, ma esserlo di te è il dono più bello che la vita m’abbia fatto.
Grazie Stefania, figlia adorata.
San severo, lunedì 26 dicembre 2011
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/26-dicembre-1969/10150486187377480
lunedì 26 dicembre 2011
venerdì 23 dicembre 2011
Porte
Porte
Apritevi!
Spalancatevi porte!
Ché si vomiti!
Riversi.
Brucia!
Quale?
Dove l’inferno, dove?
È qui!
Qui, e non dà tregua.
Fuoco che s’alimenta di vita.
L’anima il combustibile.
Arde con le viscere la mente.
Non c’è acqua che spenga.
Fiamma inesauribile.
Arsura.
Inappagata sete.
Esci, anima.
Libera da questo non senso l’uomo.
Della sua fragilità è stanco.
Sfinito.
Colma con il vuoto l’assenza.
Consegna a questa materia l’inerzia,
ché torni al silenzio.
Senza tempo e storia.
Nell’assenza.
Michele cologna
( San Severo, 23/12/2011 7.33.01)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150480031002480
Apritevi!
Spalancatevi porte!
Ché si vomiti!
Riversi.
Brucia!
Quale?
Dove l’inferno, dove?
È qui!
Qui, e non dà tregua.
Fuoco che s’alimenta di vita.
L’anima il combustibile.
Arde con le viscere la mente.
Non c’è acqua che spenga.
Fiamma inesauribile.
Arsura.
Inappagata sete.
Esci, anima.
Libera da questo non senso l’uomo.
Della sua fragilità è stanco.
Sfinito.
Colma con il vuoto l’assenza.
Consegna a questa materia l’inerzia,
ché torni al silenzio.
Senza tempo e storia.
Nell’assenza.
Michele cologna
( San Severo, 23/12/2011 7.33.01)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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sabato 17 dicembre 2011
lingua negata
lingua negata
fiumi
- suoni liturgici -
irrompono
e
bagnando parole
d’amanuense
abusate di tempo
celeste mensa
aride
travolgono labbra
tumide di peccato
d’amore
privandole
dell’estasi
voluttà della carne
che piega
negandosi
ora tace
il verbo alla vita
e
alla lingua negata
cede
michele
(san severo 14/12/2011 18.42.43)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
fiumi
- suoni liturgici -
irrompono
e
bagnando parole
d’amanuense
abusate di tempo
celeste mensa
aride
travolgono labbra
tumide di peccato
d’amore
privandole
dell’estasi
voluttà della carne
che piega
negandosi
ora tace
il verbo alla vita
e
alla lingua negata
cede
michele
(san severo 14/12/2011 18.42.43)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
Per il genetliaco di Eleonora Becelli
Per il genetliaco di Eleonora Becelli
La nostra vita?!
Scandita dallo scorrere del tempo.
Esso, invenzione dell’uomo, è motivo di ansie, preoccupazioni, gioie e qualche volta - per fuggevoli attimi - di felicità.
Siamo a lui di fronte come lo scienziato della sua creatura innamorato e privo di difese.
Ci giochiamo e lui gioca noi intrappolandoci nelle sue maglie.
Bambini e poi fanciulli si sofferma con noi e scorda la sua costante fretta.
Giovani lo sfidiamo nel cammino sicuri di tenerlo.
Dopo, appena dopo, scopriamo l’inganno.
Ci teneva prigionieri nella gabbia dorata della speranza della quale incominciamo a intravvedere le inconsistenti e invalicabili pareti.
Prossimi a esse, nel dolore proviamo la triste gioia della fatica superata e le ore, i giorni, i mesi e gli anni stazionano il limbo della nostra compiutezza.
Finitezza.
Egli non concede tregua.
Nelle nostre possibilità, però, c’è il “tempo” per ignorarlo.
Oggi!
È giorno speciale, questo 16 dicembre?
Quello che ha visto venire alla sua luce la nostra amata Eleonora?
Solo la relatività può soccorrerci e noi diciamo sì!
Lo è, e nella nostra arbitrarietà lo sospendiamo dal tempo.
Liberi, ora, godiamo e giubiliamo.
Auguri per il tuo genetliaco, Eleonora.
Che la giornata sia colma solo di te e nessuna ombra, preoccupazione la percorra!
Creatura di luce, dai a noi l’impronta di te che della tua bellezza usufruiamo in questo giorno unico e caro!
Clemente egli si sospenda, e liberi noi tutti alla gioia della tua unicità.
Ancora auguri, Eleonora e che i giorni ti appaghino nelle tue aspettative.
Desideri.
Attese.
michele
(san severo, 16 dicembre 20011)
La nostra vita?!
Scandita dallo scorrere del tempo.
Esso, invenzione dell’uomo, è motivo di ansie, preoccupazioni, gioie e qualche volta - per fuggevoli attimi - di felicità.
Siamo a lui di fronte come lo scienziato della sua creatura innamorato e privo di difese.
Ci giochiamo e lui gioca noi intrappolandoci nelle sue maglie.
Bambini e poi fanciulli si sofferma con noi e scorda la sua costante fretta.
Giovani lo sfidiamo nel cammino sicuri di tenerlo.
Dopo, appena dopo, scopriamo l’inganno.
Ci teneva prigionieri nella gabbia dorata della speranza della quale incominciamo a intravvedere le inconsistenti e invalicabili pareti.
Prossimi a esse, nel dolore proviamo la triste gioia della fatica superata e le ore, i giorni, i mesi e gli anni stazionano il limbo della nostra compiutezza.
Finitezza.
Egli non concede tregua.
Nelle nostre possibilità, però, c’è il “tempo” per ignorarlo.
Oggi!
È giorno speciale, questo 16 dicembre?
Quello che ha visto venire alla sua luce la nostra amata Eleonora?
Solo la relatività può soccorrerci e noi diciamo sì!
Lo è, e nella nostra arbitrarietà lo sospendiamo dal tempo.
Liberi, ora, godiamo e giubiliamo.
Auguri per il tuo genetliaco, Eleonora.
Che la giornata sia colma solo di te e nessuna ombra, preoccupazione la percorra!
Creatura di luce, dai a noi l’impronta di te che della tua bellezza usufruiamo in questo giorno unico e caro!
Clemente egli si sospenda, e liberi noi tutti alla gioia della tua unicità.
Ancora auguri, Eleonora e che i giorni ti appaghino nelle tue aspettative.
Desideri.
Attese.
michele
(san severo, 16 dicembre 20011)
domenica 27 novembre 2011
sacri lidi
sacri lidi
sacri lidi di navigate acque
più percorrerò io le sabbie
dove il padre ha segnato
con le sue orme il limite
bagnando egli nelle vostre
il tempo di sé ha strutturato
lo spazio e nella continuità
di senso ha forgiato il figlio
ora ne la fissità del segno -
orfana misura – macero me
in stagnanti passi di confusi
orizzonti e disconosco quella
grave d’evi non sopportabile
per costrutto e responsabilità
negata a spalla d’esile fattura
nero vessillo d’eterea materia
michele
(san severo, 23/11/2011 7.53.34)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/sacri-lidi/10150421846667480
sacri lidi di navigate acque
più percorrerò io le sabbie
dove il padre ha segnato
con le sue orme il limite
bagnando egli nelle vostre
il tempo di sé ha strutturato
lo spazio e nella continuità
di senso ha forgiato il figlio
ora ne la fissità del segno -
orfana misura – macero me
in stagnanti passi di confusi
orizzonti e disconosco quella
grave d’evi non sopportabile
per costrutto e responsabilità
negata a spalla d’esile fattura
nero vessillo d’eterea materia
michele
(san severo, 23/11/2011 7.53.34)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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vieni
vieni
vieni fanciulla
dilatiamo il tempo
ne l’amore orfano
soccorri le braccia
ch’anno atteso
l’arrivo
segna nei baci il transito
e del profumo tuo
il sapore della passione
tingi
purpuree le labbra
e abbandona in loro
la guida
nel dare gioia
dei corpi coltiva
il sereno approdo
dalle ore segnata osa e
nel rifugio - porto certo -
amata placa
delle tue acque il mio
bagna
nei tuoi ardori poggia
allora
intenso salirà l’eterno
e per sempre
sussurrerà alla vita
michele
(san severo, 24/11/2011 6.35.44)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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vieni fanciulla
dilatiamo il tempo
ne l’amore orfano
soccorri le braccia
ch’anno atteso
l’arrivo
segna nei baci il transito
e del profumo tuo
il sapore della passione
tingi
purpuree le labbra
e abbandona in loro
la guida
nel dare gioia
dei corpi coltiva
il sereno approdo
dalle ore segnata osa e
nel rifugio - porto certo -
amata placa
delle tue acque il mio
bagna
nei tuoi ardori poggia
allora
intenso salirà l’eterno
e per sempre
sussurrerà alla vita
michele
(san severo, 24/11/2011 6.35.44)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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venerdì 18 novembre 2011
Ente/Entità
Ente/Entità
L’ente uomo può riconoscersi nell’entità del sé solo partecipando dell’umanità.
Egli, cioè, trasferisce il sé stesso particolare nell’entità - umanità – universale che è a lui superiore, in quanto lo contiene seppure non esautorandolo.
Colui che aborre la contaminazione, esasperando il sé da essa ne è fuori, pur non potendo estraniarsene.
Ecco il senso dell’uomo: partecipare dell’umanità.
Il destino soggettivo compie se stesso nella partecipazione del sé oggettivo, l’umanità.
Michele Cologna
(18/11/2011 18.10.46)
L’ente uomo può riconoscersi nell’entità del sé solo partecipando dell’umanità.
Egli, cioè, trasferisce il sé stesso particolare nell’entità - umanità – universale che è a lui superiore, in quanto lo contiene seppure non esautorandolo.
Colui che aborre la contaminazione, esasperando il sé da essa ne è fuori, pur non potendo estraniarsene.
Ecco il senso dell’uomo: partecipare dell’umanità.
Il destino soggettivo compie se stesso nella partecipazione del sé oggettivo, l’umanità.
Michele Cologna
(18/11/2011 18.10.46)
miseria
miseria
di splendide vesti lo copri
e gongoli
si pavoneggia egli il misero
e gonfia
non s’avvede
e di sé ammalia la postura
bronzo oramai
nel freddo posa la funzione
e ne l’aureola cerca prometèo
più plasmabile fango
ancella d’ogni umano
lì nella sentina posta
adesso emergi subdola
e del meschino reggi il governo
michele
(san severo 15/11/2011 9.29.13)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/miseria/10150398337712480
di splendide vesti lo copri
e gongoli
si pavoneggia egli il misero
e gonfia
non s’avvede
e di sé ammalia la postura
bronzo oramai
nel freddo posa la funzione
e ne l’aureola cerca prometèo
più plasmabile fango
ancella d’ogni umano
lì nella sentina posta
adesso emergi subdola
e del meschino reggi il governo
michele
(san severo 15/11/2011 9.29.13)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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giovedì 10 novembre 2011
priva
priva
giaci priva
e della sospesa
a me lasci il tempo
scorrono…
bambini i nostri
poi giovani
e subito maturi
ora…
tu
lì su la soglia del vuoto
mentr’io
muovo tuttora il labirinto
è fatica grande
riposano in te i tuoi
i miei s’agitano orfani
la foce è atteso scalo
il dopo non c’appartiene
michele
(san severo 10/11/2011 9.32.28)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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giaci priva
e della sospesa
a me lasci il tempo
scorrono…
bambini i nostri
poi giovani
e subito maturi
ora…
tu
lì su la soglia del vuoto
mentr’io
muovo tuttora il labirinto
è fatica grande
riposano in te i tuoi
i miei s’agitano orfani
la foce è atteso scalo
il dopo non c’appartiene
michele
(san severo 10/11/2011 9.32.28)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Occhi…
Occhi…
Lì dove altri trovano conforto, io tormento.
Alzano gli occhi al cielo e riempiono il vuoto.
Il mio abisso è cielo e terra senza spiraglio.
Non ho spazio intorno a me, se non un asfissiante pieno di nulla.
Cerco con le mani e non trovo appigli.
Orbite roteano l’illusione di tempo privo e giacciono.
L’inganno mostra il volto luminoso e nello spazio affonda.
Maschere fisse muovono formule catartiche.
Disegnati sorrisi scolorano scintille di fuoco.
Litanie d’amare bocche riversano veleno.
Nenie catturano afoni orecchi.
Ombre di senso riempiono l’ipertrofico sé…
E il cammino della cosa certa, inghiotte nell’assenza di sé i suoi passi.
Michele
(San Severo 06/11/2011 7.51.11)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Lì dove altri trovano conforto, io tormento.
Alzano gli occhi al cielo e riempiono il vuoto.
Il mio abisso è cielo e terra senza spiraglio.
Non ho spazio intorno a me, se non un asfissiante pieno di nulla.
Cerco con le mani e non trovo appigli.
Orbite roteano l’illusione di tempo privo e giacciono.
L’inganno mostra il volto luminoso e nello spazio affonda.
Maschere fisse muovono formule catartiche.
Disegnati sorrisi scolorano scintille di fuoco.
Litanie d’amare bocche riversano veleno.
Nenie catturano afoni orecchi.
Ombre di senso riempiono l’ipertrofico sé…
E il cammino della cosa certa, inghiotte nell’assenza di sé i suoi passi.
Michele
(San Severo 06/11/2011 7.51.11)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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martedì 1 novembre 2011
idea
idea
idea d’una vita
amica degli scorsi miei
oggi il ritorno
e
nella fissità degli occhi
l’immutato fascino
ancora calamita il desiderio
m’afferri
e tra le fredde braccia
assopire con lo sguardo
il respiro è pace
sì
stanchi i miei anni
più reggono del tempo
il fardello
e…
tu del riposo regina
ordisci della fine
l’incanto
michele
(san severo 01/11/2011 19.41.13)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150377336262480
idea d’una vita
amica degli scorsi miei
oggi il ritorno
e
nella fissità degli occhi
l’immutato fascino
ancora calamita il desiderio
m’afferri
e tra le fredde braccia
assopire con lo sguardo
il respiro è pace
sì
stanchi i miei anni
più reggono del tempo
il fardello
e…
tu del riposo regina
ordisci della fine
l’incanto
michele
(san severo 01/11/2011 19.41.13)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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domenica 30 ottobre 2011
Carezza mancata
Come uno schiaffo l’ho sentita, questa mattina, la tua carezza mancata.
Tenerezza mai data.
È brucia.
Fa male.
Aride lacrime attraversano questo mio passato che non passa.
Tutto scorre e lui resta lì.
Inamovibile.
Come pena mai scontata, si nutre sempre di nuovo dolore.
E gonfia…
Tu hai ragione, padre mio!
È trascorso non celebrato, dimenticato il giorno della tua dipartita.
Ma sai il presente che non amo, mi toglie forze e m’asciuga la vita.
E questi giorni sono inferno.
Mi scuso sempre con te, pur essendo ora io più vecchio.
Non chiedo di farlo anche tu, no!
Potresti sollevare, però, per una volta lo sguardo dalla mia inettitudine che m’hai cucito addosso come livrea affinché mai la dismettessi!
Una volta sola e io mi sentirò sollevato.
Ero tanto giovane e non potevo sostituirti in tutto.
Poi, anche agli inetti un po’ di considerazione!
Tu non mi amavi e io mi porto la colpa anche per il tuo dolore di non sentirti padre pienamente.
Compiutamente.
Non ci crederai, ma sentivo questa tua sofferenza e piangevo.
Ho cercato di fartelo comprendere molte volte che davo tutto di me, ma non riuscivo a esaudire le tue aspettative.
Pensavi tutto il male di me, ma io ero sincero e scacciavo i sogni per amarti.
Quanti sogni ho abbandonato a loro stessi!
Sono sceso anche dalle nuvole troppo presto e in fretta per accontentarti.
Inutilmente.
M’imponevo di farti contento e non ci sono riuscito una volta sola.
Quattordici anni e non una volta.
Come mamma pazza di dolore con in braccio il suo figlio morto, mi cullo.
Ma niente e nessuna cosa lo riporterà in vita.
A nuova vita.
E non sono mai rinato.
L’ho sentita sempre come una mancanza.
Assenza di consistenza.
Vita sfuggita alla vita.
So che non è stata colpa tua!
Tu mi volevi uomo da subito e io ho mancato la fanciullezza e l’adolescenza.
Mai giovane e ora vecchio alla ricerca di ciò che non ho mai saputo e non so.
E forse non saprò mai.
Quanti fallimenti in una vita sola.
Vale, padre mio.
San Severo, 30/10/2011 9.12.38
ps
Domenica 28 ottobre del 1962, mio padre lasciava la vita che non voleva abbandonare.
Io, figlio in perfetta sintonia con lo scritto di sopra, ho completamente dimenticato la ricorrenza.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Tenerezza mai data.
È brucia.
Fa male.
Aride lacrime attraversano questo mio passato che non passa.
Tutto scorre e lui resta lì.
Inamovibile.
Come pena mai scontata, si nutre sempre di nuovo dolore.
E gonfia…
Tu hai ragione, padre mio!
È trascorso non celebrato, dimenticato il giorno della tua dipartita.
Ma sai il presente che non amo, mi toglie forze e m’asciuga la vita.
E questi giorni sono inferno.
Mi scuso sempre con te, pur essendo ora io più vecchio.
Non chiedo di farlo anche tu, no!
Potresti sollevare, però, per una volta lo sguardo dalla mia inettitudine che m’hai cucito addosso come livrea affinché mai la dismettessi!
Una volta sola e io mi sentirò sollevato.
Ero tanto giovane e non potevo sostituirti in tutto.
Poi, anche agli inetti un po’ di considerazione!
Tu non mi amavi e io mi porto la colpa anche per il tuo dolore di non sentirti padre pienamente.
Compiutamente.
Non ci crederai, ma sentivo questa tua sofferenza e piangevo.
Ho cercato di fartelo comprendere molte volte che davo tutto di me, ma non riuscivo a esaudire le tue aspettative.
Pensavi tutto il male di me, ma io ero sincero e scacciavo i sogni per amarti.
Quanti sogni ho abbandonato a loro stessi!
Sono sceso anche dalle nuvole troppo presto e in fretta per accontentarti.
Inutilmente.
M’imponevo di farti contento e non ci sono riuscito una volta sola.
Quattordici anni e non una volta.
Come mamma pazza di dolore con in braccio il suo figlio morto, mi cullo.
Ma niente e nessuna cosa lo riporterà in vita.
A nuova vita.
E non sono mai rinato.
L’ho sentita sempre come una mancanza.
Assenza di consistenza.
Vita sfuggita alla vita.
So che non è stata colpa tua!
Tu mi volevi uomo da subito e io ho mancato la fanciullezza e l’adolescenza.
Mai giovane e ora vecchio alla ricerca di ciò che non ho mai saputo e non so.
E forse non saprò mai.
Quanti fallimenti in una vita sola.
Vale, padre mio.
San Severo, 30/10/2011 9.12.38
ps
Domenica 28 ottobre del 1962, mio padre lasciava la vita che non voleva abbandonare.
Io, figlio in perfetta sintonia con lo scritto di sopra, ho completamente dimenticato la ricorrenza.
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150374289902480
attimi...
oggi
pagine di vita sfogliavano
tempo
e d’alcuna mano mossi
in flash-back
abbagliando toglievano
il respiro
giorni mesi e anni
scorrevano
parole zeppe di silenzi
sciolti in secche lacrime
d’amaro pianto
e
in rimpiccioliti attimi
la vita sospendeva la vita
era il buio
michele
(san severo 26/10/2011 20.21.54)
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pagine di vita sfogliavano
tempo
e d’alcuna mano mossi
in flash-back
abbagliando toglievano
il respiro
giorni mesi e anni
scorrevano
parole zeppe di silenzi
sciolti in secche lacrime
d’amaro pianto
e
in rimpiccioliti attimi
la vita sospendeva la vita
era il buio
michele
(san severo 26/10/2011 20.21.54)
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gradini
gradini
voci d’ombre di vite andate
stetti lì al buio ad ascoltare
gelido sui gradini seduto
erano lai e pianti e risa
d’incolpevole natura
e stazionavano l’abitato
qui come abito della festa
per costrizione dismesso
giaceva il di loro vissuto
nudo nelle forme egli di sé
mostrava l’inconsistenza
e
della speranza nutriva
ancora
il non più ignoto destino
michele
(san severo 23/10/2011 8.23.24)
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voci d’ombre di vite andate
stetti lì al buio ad ascoltare
gelido sui gradini seduto
erano lai e pianti e risa
d’incolpevole natura
e stazionavano l’abitato
qui come abito della festa
per costrizione dismesso
giaceva il di loro vissuto
nudo nelle forme egli di sé
mostrava l’inconsistenza
e
della speranza nutriva
ancora
il non più ignoto destino
michele
(san severo 23/10/2011 8.23.24)
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venerdì 21 ottobre 2011
condizione
condizione
versi dettati all’inerzia
poema mancato
quanta poesia
nel muto proferire della parola
che nell’afonia trova la perfezione
vita che vi scorre
dentro e fuori
e
dell’assenza il logos
un pieno d’incompiuto
quanto dolore
alla pari della parvenza di vissuto
strugge
quello che non fu colto per ignobiltà
il non realizzato d’ignavia vestito
la condizione misera
e duole ancora
oh mia fida amica della parola assente
noi che sentiamo il non finito
che viviamo d’amore schivo e dolente la vita
noi che mai abbiamo avuto il riso per compagno
e ci portiamo perché i giorni succedono ai giorni
mentre la notte non è riposo
noi abbiamo
o mancato la vita per negligenza
o l’abbiamo vissuta per sterminato amore
michele
(san severo 19/10/2011 7.08.58)
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versi dettati all’inerzia
poema mancato
quanta poesia
nel muto proferire della parola
che nell’afonia trova la perfezione
vita che vi scorre
dentro e fuori
e
dell’assenza il logos
un pieno d’incompiuto
quanto dolore
alla pari della parvenza di vissuto
strugge
quello che non fu colto per ignobiltà
il non realizzato d’ignavia vestito
la condizione misera
e duole ancora
oh mia fida amica della parola assente
noi che sentiamo il non finito
che viviamo d’amore schivo e dolente la vita
noi che mai abbiamo avuto il riso per compagno
e ci portiamo perché i giorni succedono ai giorni
mentre la notte non è riposo
noi abbiamo
o mancato la vita per negligenza
o l’abbiamo vissuta per sterminato amore
michele
(san severo 19/10/2011 7.08.58)
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giovedì 13 ottobre 2011
taglio
taglio
su taglio
intarsiato dal tempo
le labbra posano
e il dolore
fa spazio al piacere
che ora sale
è amore
michele
(san severo 13/10/2011 7.31.30)
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su taglio
intarsiato dal tempo
le labbra posano
e il dolore
fa spazio al piacere
che ora sale
è amore
michele
(san severo 13/10/2011 7.31.30)
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venerdì 7 ottobre 2011
piangono
piangono
piangono…
i giorni del dolore il tempo
e
grava il peso sui ricurvi anni
la volontà piega i lenti passi
che transitano il cammino
e la conciliante sera
più riposa nella notte il giorno
ansie
attraversano il sonno…
e egli
spaventa l’incerto senso
teme il canuto
e i già labili confini
ora diafani – patetico –
lungo il Peripato muove
michele
(san severo 04/10/2011 10.11.02)
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piangono…
i giorni del dolore il tempo
e
grava il peso sui ricurvi anni
la volontà piega i lenti passi
che transitano il cammino
e la conciliante sera
più riposa nella notte il giorno
ansie
attraversano il sonno…
e egli
spaventa l’incerto senso
teme il canuto
e i già labili confini
ora diafani – patetico –
lungo il Peripato muove
michele
(san severo 04/10/2011 10.11.02)
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lunedì 3 ottobre 2011
felicità
felicità
un venticello leggero
fresco
sfiora il viso…
la luce riflette l’aria
e
abbaglia i monti
vestendoli d’evanescenti
veli…
la quiete stagna
e
su perle baciate dal sole
che ornano a festa
diffonde del passero
il cinguettio…
tripudio di colori
- sfumati verdi
insistenti gialli
superbi viola
appassionati rossi -
che
agli incalzanti passi
del bipede
profumano il cammino…
è felicità
un muro
e
dell’intonaco scrostato
evidenzia la crepa…
è dolore
michele
(san severo 25/09/2011 10.53.22)
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150337830957480
un venticello leggero
fresco
sfiora il viso…
la luce riflette l’aria
e
abbaglia i monti
vestendoli d’evanescenti
veli…
la quiete stagna
e
su perle baciate dal sole
che ornano a festa
diffonde del passero
il cinguettio…
tripudio di colori
- sfumati verdi
insistenti gialli
superbi viola
appassionati rossi -
che
agli incalzanti passi
del bipede
profumano il cammino…
è felicità
un muro
e
dell’intonaco scrostato
evidenzia la crepa…
è dolore
michele
(san severo 25/09/2011 10.53.22)
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sabato 24 settembre 2011
immobili
immobili
chiusi
- in un trascorso che non passa -
lì fermi
stazionano nel tuo presente
brucianti…
i ricordi
michele
(s. severo 22/09/2011 7.05.37)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/immobili/10150328607867480/
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chiusi
- in un trascorso che non passa -
lì fermi
stazionano nel tuo presente
brucianti…
i ricordi
michele
(s. severo 22/09/2011 7.05.37)
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mercoledì 21 settembre 2011
suoni
suoni
suoni secchi
di pensieri morti
albeggiano
il mattino
m.c.
(san severo, stamattina 21/09/2011 ore 08.33)
suoni secchi
di pensieri morti
albeggiano
il mattino
m.c.
(san severo, stamattina 21/09/2011 ore 08.33)
venerdì 9 settembre 2011
nodi
nodi
scioglie nodi di tempo
… egli
e
arginando attese
d’inconsapevole natura
realizza sogni diluiti
in aspettative di vita
abitata di movenze
d’allucinata realtà
e
in già vissuti
ora a venire
consuma nel niente
giorni struggenti
michele
(san severo 20/07/2011 22.02.06)
scioglie nodi di tempo
… egli
e
arginando attese
d’inconsapevole natura
realizza sogni diluiti
in aspettative di vita
abitata di movenze
d’allucinata realtà
e
in già vissuti
ora a venire
consuma nel niente
giorni struggenti
michele
(san severo 20/07/2011 22.02.06)
sabato 18 giugno 2011
parvenze
parvenze
ugge di senso
affacciano
follia
e
scivola…
nella notte la sera
m. c.
(inedita 09/04/2011 9.33.24)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/parvenze/10150262677962480/
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ugge di senso
affacciano
follia
e
scivola…
nella notte la sera
m. c.
(inedita 09/04/2011 9.33.24)
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sabato 28 maggio 2011
giocattolo
giocattolo
parole spezzate
pervadono
e
vibrazioni
frantumano armonia
assorbendo silenzio
rotto
è il giocattolo
il cieco - dio dei fili -
ora distratto
porge orecchi altrove
…
infastidito
dai disgregati suoni
michele
(san severo 26/05/2011 10.06.21)
https://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150204449287480
parole spezzate
pervadono
e
vibrazioni
frantumano armonia
assorbendo silenzio
rotto
è il giocattolo
il cieco - dio dei fili -
ora distratto
porge orecchi altrove
…
infastidito
dai disgregati suoni
michele
(san severo 26/05/2011 10.06.21)
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sabato 14 maggio 2011
scorre
scorre
e…
fa male
lutto al presente
indefinita scorre
stazioni
abitate di libertà indisponibili
poste d’attesa
e
nessun arrivo
architetto
e
progetti falliti in sogni di realtà
verità naufragate
in destini senza lacrime
passeggero illuso
di stanziale permanenza
eco sconosciuto
michele
(giovedì 12 maggio 2011)
https://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150191174257480
e…
fa male
lutto al presente
indefinita scorre
stazioni
abitate di libertà indisponibili
poste d’attesa
e
nessun arrivo
architetto
e
progetti falliti in sogni di realtà
verità naufragate
in destini senza lacrime
passeggero illuso
di stanziale permanenza
eco sconosciuto
michele
(giovedì 12 maggio 2011)
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sabato 7 maggio 2011
Se vuoi raccontarti…
Se vuoi raccontarti…
Una vita scorre…
Non afferro Niente.
È mai esistita?
Mi tocco.
Neanche dolore!
Allucinato…
Uno sguardo di Nulla.
michele
(08/05/2011 6.45.12)
post illa
Un’amica chiede di raccontarmi.
Non riesco ad andare oltre questo.
https://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150184376632480
Una vita scorre…
Non afferro Niente.
È mai esistita?
Mi tocco.
Neanche dolore!
Allucinato…
Uno sguardo di Nulla.
michele
(08/05/2011 6.45.12)
post illa
Un’amica chiede di raccontarmi.
Non riesco ad andare oltre questo.
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sabato 30 aprile 2011
Disperava...
Disperava il meschino!
La voce in sonno aveva tuonato.
Ma era il figlio!
Come poteva?
La notte - della luce le tenebre -
additava a responsabilità obbedienza
e raccoglieva nella mano l’arcano.
Grave il fardello…
all’ara sé trascinò deprivato,
e nello spazio d’oscuro coperto,
di rosso segnò i comandamenti.
Stringeva nel sangue alleanza
e fuori, a l’esterno del medesimo,
poneva alla coscienza il dovere.
Estraneo a sé soggiacque negletto,
e ne gli anni stratificò l’assurdo,
madida sofferenza, sedimenti celesti.
Abdicando all’uomo, depose nel servo
lo scettro, ché in morte tornass’egli
sovrano, e de la conta di bene e male,
si compisse del liberato ora il destino.
Michele Cologna
(San Severo, sabato 30 aprile 2011)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/disperava/10150177718077480
La voce in sonno aveva tuonato.
Ma era il figlio!
Come poteva?
La notte - della luce le tenebre -
additava a responsabilità obbedienza
e raccoglieva nella mano l’arcano.
Grave il fardello…
all’ara sé trascinò deprivato,
e nello spazio d’oscuro coperto,
di rosso segnò i comandamenti.
Stringeva nel sangue alleanza
e fuori, a l’esterno del medesimo,
poneva alla coscienza il dovere.
Estraneo a sé soggiacque negletto,
e ne gli anni stratificò l’assurdo,
madida sofferenza, sedimenti celesti.
Abdicando all’uomo, depose nel servo
lo scettro, ché in morte tornass’egli
sovrano, e de la conta di bene e male,
si compisse del liberato ora il destino.
Michele Cologna
(San Severo, sabato 30 aprile 2011)
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sabato 16 aprile 2011
la nostra sera
la nostra sera
piegare la testa…
tendere al tuo ventre
e
nell’ascolto esaurire
le parole
la sua voce…
carne palpitante
fremiti di silenzio
ci avvolge
la nostra sera
michele
(s. severo 11/04/2011 21.16.00)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/la-nostra-sera/10150167086657480/
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piegare la testa…
tendere al tuo ventre
e
nell’ascolto esaurire
le parole
la sua voce…
carne palpitante
fremiti di silenzio
ci avvolge
la nostra sera
michele
(s. severo 11/04/2011 21.16.00)
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domenica 10 aprile 2011
nulla...
Non accade niente.
Nulla che interrompa il precipitare di questo vuoto.
Ma aspetto qualcosa?!
Cosa che non conosco o non arriva?
Forse!
E se già presente, foss’io a non saperla individuare?
Non dovrebbe presentarsi e confidarmi: son io la tua attesa!
Così, ne avrei la certezza?
Possibile?
È desiderio meschino che continuerà a restare inevaso?
Effimera aspettativa!
Bugiarda illusione!
Non c’è che questa materia in corruttela.
Putrescente attesa di ritorno: Nulla.
Sì, feticcio di te medesimo!
Gridalo al tuo simulacro, senza interruzione!
Nulla.
Sei nulla, e il tuo presuntuoso cammino: la tua beffa.
p.s.
Sto rileggendo e non trattengo il riso.
Scorrono vite…
Che leggerezza, se avessimo consapevolezza del ridicolo!
Siamo tutti ridicoli nelle miserie e fuori.
Ridicoli perché uomini.
Una risata che spazza via.
Quando, una bella e sonora?
Eutanasia!
Si dice così, vero?
michele cologna
(- voglio essere solenne, nome e cognome - san severo 10/04/2011 7.24.41)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150160442242480
Nulla che interrompa il precipitare di questo vuoto.
Ma aspetto qualcosa?!
Cosa che non conosco o non arriva?
Forse!
E se già presente, foss’io a non saperla individuare?
Non dovrebbe presentarsi e confidarmi: son io la tua attesa!
Così, ne avrei la certezza?
Possibile?
È desiderio meschino che continuerà a restare inevaso?
Effimera aspettativa!
Bugiarda illusione!
Non c’è che questa materia in corruttela.
Putrescente attesa di ritorno: Nulla.
Sì, feticcio di te medesimo!
Gridalo al tuo simulacro, senza interruzione!
Nulla.
Sei nulla, e il tuo presuntuoso cammino: la tua beffa.
p.s.
Sto rileggendo e non trattengo il riso.
Scorrono vite…
Che leggerezza, se avessimo consapevolezza del ridicolo!
Siamo tutti ridicoli nelle miserie e fuori.
Ridicoli perché uomini.
Una risata che spazza via.
Quando, una bella e sonora?
Eutanasia!
Si dice così, vero?
michele cologna
(- voglio essere solenne, nome e cognome - san severo 10/04/2011 7.24.41)
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lunedì 28 marzo 2011
giorni brevi
giorni brevi
della bellezza le parole
immagine riflessa nel silenzio
d’una sera senza storia
l’anima
notti giorni anni vite
quanti più narrano a Dio
a uomini il nulla
tempo senz’alito di respiro
e
vanno via già brevi i giorni
michele
(inedita, s. severo 27/03/2011 19.01.21)
http://www.facebook.com/notes/michele-cologna/giorni-brevi/10150134534352480
della bellezza le parole
immagine riflessa nel silenzio
d’una sera senza storia
l’anima
notti giorni anni vite
quanti più narrano a Dio
a uomini il nulla
tempo senz’alito di respiro
e
vanno via già brevi i giorni
michele
(inedita, s. severo 27/03/2011 19.01.21)
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domenica 20 marzo 2011
Quando...
Quando…
Quando cesserai di generarlo, donna?!
Comporlo maschio?
No!
Non puoi proteggerlo figlio, nasconderlo compagno e definirlo assassino del fratello, poi!
Solo dopo.
Fin dai primi vagiti, egli si mostra prepotente e tu sorridi affettuosa.
Orgogliosa del suo impeto e dell’arroganza compiaciuta.
È maschio, affermi tu e si pavoneggia il padre!
Perdoni, sorridi, giustifichi e non vuoi crederci che il mostro l’hai nutrito tu.
Ha succhiato dalle tue mammelle latte.
Egli stupra altra mamma e tu la pensi puttana.
E la figlia?
La sorella e qualsiasi femmina gli sfiora il cammino?
Ancora tu credi alla provocazione.
Pensi che la figlia non sia immune da colpe se il padre, sempre morigerato, l’abbia messo gli occhi addosso.
Davvero credi che si trovava lì per caso a spiare la figlia?!
“È stato un raptus, egli è figlio buono”, vai affermando.
Ma la sua mano già grondante sangue, sporca altre vite.
Finalmente piangi, ma non contrita alzi lai.
“Me l’hanno rovinato!”, la tua difesa.
Scordi, mamma, di quel figlio le prepotenze!
Non ricordi, moglie, di quel marito il dominio!
Sottovaluti, donna - sua compagna di vita -, a giustifica, la subdola predicazione di debolezza.
Non vuoi vedere che della bestia ha tutte le teste, che tu giorno dopo giorno hai occultato sperando.
Egli ora s’attesta predestinato, affermando diversità naturali di divinità intrise, e tu non contrita, ti dichiari colpevole di fallita comprensione.
Il cerchio chiude e nella fatalità giace il destino.
Michele Cologna
(inedita San Severo, 19/03/2011 9.46.06)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150128478962480
Quando cesserai di generarlo, donna?!
Comporlo maschio?
No!
Non puoi proteggerlo figlio, nasconderlo compagno e definirlo assassino del fratello, poi!
Solo dopo.
Fin dai primi vagiti, egli si mostra prepotente e tu sorridi affettuosa.
Orgogliosa del suo impeto e dell’arroganza compiaciuta.
È maschio, affermi tu e si pavoneggia il padre!
Perdoni, sorridi, giustifichi e non vuoi crederci che il mostro l’hai nutrito tu.
Ha succhiato dalle tue mammelle latte.
Egli stupra altra mamma e tu la pensi puttana.
E la figlia?
La sorella e qualsiasi femmina gli sfiora il cammino?
Ancora tu credi alla provocazione.
Pensi che la figlia non sia immune da colpe se il padre, sempre morigerato, l’abbia messo gli occhi addosso.
Davvero credi che si trovava lì per caso a spiare la figlia?!
“È stato un raptus, egli è figlio buono”, vai affermando.
Ma la sua mano già grondante sangue, sporca altre vite.
Finalmente piangi, ma non contrita alzi lai.
“Me l’hanno rovinato!”, la tua difesa.
Scordi, mamma, di quel figlio le prepotenze!
Non ricordi, moglie, di quel marito il dominio!
Sottovaluti, donna - sua compagna di vita -, a giustifica, la subdola predicazione di debolezza.
Non vuoi vedere che della bestia ha tutte le teste, che tu giorno dopo giorno hai occultato sperando.
Egli ora s’attesta predestinato, affermando diversità naturali di divinità intrise, e tu non contrita, ti dichiari colpevole di fallita comprensione.
Il cerchio chiude e nella fatalità giace il destino.
Michele Cologna
(inedita San Severo, 19/03/2011 9.46.06)
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giovedì 10 marzo 2011
piangeva…
piangeva…
piangeva vagiti la donna
mentre alcuna mano tesa
a sorreggere i giorni stava
veniva alla luce il frutto
e le lacrime asciugavano
speranze d’amato destino
nessuna passione avrebbe
scritto il libro che intonso
s’apprestava a percorrere
gli anni superando il tempo
scandisce oggi la memoria
passi che riaprendo pagine
di stagioni andate virgineo
leggono del dolore i colori
michele
(inedita, san severo 10 marzo 2011)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150120541407480
piangeva vagiti la donna
mentre alcuna mano tesa
a sorreggere i giorni stava
veniva alla luce il frutto
e le lacrime asciugavano
speranze d’amato destino
nessuna passione avrebbe
scritto il libro che intonso
s’apprestava a percorrere
gli anni superando il tempo
scandisce oggi la memoria
passi che riaprendo pagine
di stagioni andate virgineo
leggono del dolore i colori
michele
(inedita, san severo 10 marzo 2011)
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giovedì 24 febbraio 2011
oltre…
oltre…
oltre il muro del silenzio
vagando ascolta
e
insinuando limiti del buio
mai sfiorati
non ritorna voce
pullula il chiaro presenze
e
vocianti fremono il verbo
d’afasiche insignite verità
deliranti reggono del nulla
il senso
e
nell’abiezione consumano
esecrabili delitti
lumi offuscati governano
ceneri
e
lustrini incantano acefali
portatori di virtù primaria
- unica speranza -
la soma
era e poi fu
michele
(inedita s. severo 24/02/2011 8.42.23)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150109912537480
oltre il muro del silenzio
vagando ascolta
e
insinuando limiti del buio
mai sfiorati
non ritorna voce
pullula il chiaro presenze
e
vocianti fremono il verbo
d’afasiche insignite verità
deliranti reggono del nulla
il senso
e
nell’abiezione consumano
esecrabili delitti
lumi offuscati governano
ceneri
e
lustrini incantano acefali
portatori di virtù primaria
- unica speranza -
la soma
era e poi fu
michele
(inedita s. severo 24/02/2011 8.42.23)
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venerdì 11 febbraio 2011
tardiva sposa
tardiva sposa
languido sedeva il divano il sogno
e del sussurro la voce la mano seguiva
era carezza alla sposa il gemito
e lieve percorreva del fiore i petali…
aprivano ora turgidi al medio il varco
e linfa nuova muoveva della passione
la carne
scorreva crescendo il ritmo anse colli
pareti e in oasi… ivi sostando antichi
piaceri
alimentava sopite speranze d’amante
e fanciulla tardiva ansimando amore
riaccendeva sensi e attese mai sopite
e d’anni andati vuoti piangeva trascorsi
michele
(inedita – s. severo 11/02/2011 8.19.29)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/tardiva-sposa/10150101501587480/
https://www.facebook.com/michele.cologna
languido sedeva il divano il sogno
e del sussurro la voce la mano seguiva
era carezza alla sposa il gemito
e lieve percorreva del fiore i petali…
aprivano ora turgidi al medio il varco
e linfa nuova muoveva della passione
la carne
scorreva crescendo il ritmo anse colli
pareti e in oasi… ivi sostando antichi
piaceri
alimentava sopite speranze d’amante
e fanciulla tardiva ansimando amore
riaccendeva sensi e attese mai sopite
e d’anni andati vuoti piangeva trascorsi
michele
(inedita – s. severo 11/02/2011 8.19.29)
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giovedì 3 febbraio 2011
erano gocce...
erano gocce e poi pioggia
temporali
diluvio e mari e oceani
acque crescenti montavano
inarrestabili
passi e poi folla
moltitudini
popoli e oceaniche quantità
coprivano urla rabbiose
e continenti al cospetto
atterrivano
latte di madre feconda e
spaventava
e a figli asciugati il seno
negato ora porgeva
erano giorni
e il tempo fermo sostava
occhi di fuoco e dio
scendeva gli ulivi
e d’oli segnava fronti
millenarie alla luce
arcigne
mota copriva ogni spazio
e infinite orme
di sguardi mondi generavano
nuovo l’uomo
era altra età
michele
(inedita, san severo 03/02/2011 9.19.02)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=10150097216487480
temporali
diluvio e mari e oceani
acque crescenti montavano
inarrestabili
passi e poi folla
moltitudini
popoli e oceaniche quantità
coprivano urla rabbiose
e continenti al cospetto
atterrivano
latte di madre feconda e
spaventava
e a figli asciugati il seno
negato ora porgeva
erano giorni
e il tempo fermo sostava
occhi di fuoco e dio
scendeva gli ulivi
e d’oli segnava fronti
millenarie alla luce
arcigne
mota copriva ogni spazio
e infinite orme
di sguardi mondi generavano
nuovo l’uomo
era altra età
michele
(inedita, san severo 03/02/2011 9.19.02)
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giovedì 20 gennaio 2011
abluzione
abluzione
agguantava lo sguardo
del piacere le forme e
cercava nel lavacro la mano
al tatto conforto bramato
la lingua di parola muta
nel buio - caverna abisso -
saettava impure voluttà
occhi un tempo d’amore
emaciati spiavano movenze
e lui bloccando nel riserbo
il rito spaventava il sonno
michele
(inedita - san severo 20/01/2011 16.50.15)
agguantava lo sguardo
del piacere le forme e
cercava nel lavacro la mano
al tatto conforto bramato
la lingua di parola muta
nel buio - caverna abisso -
saettava impure voluttà
occhi un tempo d’amore
emaciati spiavano movenze
e lui bloccando nel riserbo
il rito spaventava il sonno
michele
(inedita - san severo 20/01/2011 16.50.15)
sabato 15 gennaio 2011
la bella e la bestia
la bella e la bestia
e la bestia mutava nelle sembianze
non denti e forza la caratterizzava
ma viso e occhi ammalianti dolcezza
e forme di donna morigerata fluida
ostentava
nella sensualità affacciata languida
sotto pulite vesti e di mamma lisa
e attenta amante a consueti classici
consumava l’uso
affettato amore espanso irraggiava
e con calore glaciale di fonte odiante
ricopriva violenza
e gestante feconda nelle viscere secche
nutriva veleni
e petto di rifatta carne allattante miasmi
porgeva al feto
bella ora fagocitava belluini trascorsi
e fattezze…
l’immemore circuiva incantando
michele
(inedita, san severo 14/01/2011 9.01.38)
e la bestia mutava nelle sembianze
non denti e forza la caratterizzava
ma viso e occhi ammalianti dolcezza
e forme di donna morigerata fluida
ostentava
nella sensualità affacciata languida
sotto pulite vesti e di mamma lisa
e attenta amante a consueti classici
consumava l’uso
affettato amore espanso irraggiava
e con calore glaciale di fonte odiante
ricopriva violenza
e gestante feconda nelle viscere secche
nutriva veleni
e petto di rifatta carne allattante miasmi
porgeva al feto
bella ora fagocitava belluini trascorsi
e fattezze…
l’immemore circuiva incantando
michele
(inedita, san severo 14/01/2011 9.01.38)
sabato 8 gennaio 2011
lacrime
lacrime
aspergono lacrime il tempo
mentre amore sdrucciola su
passi attardati e aggrappa a
dita rigide di speranza la tela
che al destino tesse il telaio
e
giardini pensili intrecciano
fili che d’anni e lai il pesco
fioriscono e vestono di trine
la chioma alla porta del dio
che ritira assente lo sguardo
michele
(san severo 08/01/2011 10.50.46)
aspergono lacrime il tempo
mentre amore sdrucciola su
passi attardati e aggrappa a
dita rigide di speranza la tela
che al destino tesse il telaio
e
giardini pensili intrecciano
fili che d’anni e lai il pesco
fioriscono e vestono di trine
la chioma alla porta del dio
che ritira assente lo sguardo
michele
(san severo 08/01/2011 10.50.46)
giovedì 6 gennaio 2011
Homo homini lupus
Homo homini lupus.
Cosa impedisce che questa condizione verità trovi in ogni occasione, circostanza, momento, pratica applicazione?
Perché non ci si scanna pur essendo a volte molto prossimi a farlo?
Cosa trattiene dal compiere il gesto, mettere in atto l’azione che decreta l’affermato?
L’appartenenza!
Se consideriamo bene il concetto, ne teniamo presente il significato profondo, riscontriamo come il cemento delle relazioni sia l’appartenenza e non l’altro, l’amore che pur superandola per intensità di sentimento non salda i rapporti come questa.
Padre e figlio che si sono amati e a tappe hanno raggiunto l’odio, vengono trattenuti dal praticare la soluzione finale dello scontro dal vincolo dell’appartenenza che nonostante tutto regge al di là dello stesso amore da tempo cessato.
Questo è vero per i fratelli, per l’amicizia e la stessa coppia.
Si può passare dall’amore al detestarsi, all’odio, ma se non cessa l’appartenenza il dolore non si placa.
Solo la cessazione di questo cemento che molto spesso ci neghiamo nei rapporti affettivi, fa venire meno la sofferenza.
Ciò è vero anche nel concetto più esteso di cittadini di uno stesso Paese e di uomini in generale.
Questo cemento che mai nessuna idea, religione aveva esteso all’umanità, si insinua e diventa realtà con la Modernità attraverso il Diritto.
Questi radicava a leggi universali l’appartenenza.
Al Diritto Positivo e ai Diritti dell’Uomo.
Poiché non debbo fare la storia la sintesi rende bene l’idea.
Ora cosa accade che il diritto, pur restando sulla carta, viene disatteso, raggirato, stracciato, vilipeso nei rapporti tutti: internazionali, nazionali, tra genti e uomini.
Se siamo attenti, notiamo come ci si divide per religione, fede, territorio, razze, etnie, municipi e via discorrendo.
Non solo tra genti e popoli, ma in uno stesso Paese s’inventano etnie e cretinate atte a porre in crisi il diritto facendo leva su spiriti premoderni.
Paesi già catturati dalla nuova barbarie praticano l’assassinio e la guerra per bande e nessuna forza ormai è capace di fermarla.
Sta accadendo tra Stati e in essi in maniera latente.
Tempo!
L’Italia che precorre da sempre in negativo con il tempo le tappe è a buon punto.
Il Diritto in questo Paese è stato fagocitato da un potere – nel potere è contemplato sia chi governa, sia coloro che s’oppongono, non si faccia confusione – paramafioso elevatosi a casta, occupando ogni spazio di civiltà, della modernità.
Dall’infima periferia, al cuore del governo del Paese una casta ha trasformato il potere in dominio e ha cancellato le regole e per farlo ha praticato e pratica la separazione seminando odio e privilegi.
Ha rotto e continua nella demolizione del diritto e con esso dell’appartenenza, senza rendersi conto che il cemento di questa protegge anche lei.
Quando il diritto cede il passo alla forza del clan, ogni ordine si sente legittimato a praticarla.
Le prime manifestazioni ci sono.
Fino a quando le forze dell’ordine fuori dalla casta ubbidiranno?
Faremo entrare nella casta anche loro?
E poi, chi?
L’appartenenza che nelle società moderne, si esplica attraverso il diritto è il cemento della civiltà.
Ricordatelo Pezzenti che dominate questo disgraziato Paese!
Dopo il diritto, c’è solo la guerra per bande, e poi l’uomo contro l’uomo.
È questo accadrà senza alcuna sofferenza, perché l’appartenenza è cessata!
Siamo nelle prossimità!
Homo homini lupus.
Michele Cologna (San Severo 06/01/2011 12.11.20)
Cosa impedisce che questa condizione verità trovi in ogni occasione, circostanza, momento, pratica applicazione?
Perché non ci si scanna pur essendo a volte molto prossimi a farlo?
Cosa trattiene dal compiere il gesto, mettere in atto l’azione che decreta l’affermato?
L’appartenenza!
Se consideriamo bene il concetto, ne teniamo presente il significato profondo, riscontriamo come il cemento delle relazioni sia l’appartenenza e non l’altro, l’amore che pur superandola per intensità di sentimento non salda i rapporti come questa.
Padre e figlio che si sono amati e a tappe hanno raggiunto l’odio, vengono trattenuti dal praticare la soluzione finale dello scontro dal vincolo dell’appartenenza che nonostante tutto regge al di là dello stesso amore da tempo cessato.
Questo è vero per i fratelli, per l’amicizia e la stessa coppia.
Si può passare dall’amore al detestarsi, all’odio, ma se non cessa l’appartenenza il dolore non si placa.
Solo la cessazione di questo cemento che molto spesso ci neghiamo nei rapporti affettivi, fa venire meno la sofferenza.
Ciò è vero anche nel concetto più esteso di cittadini di uno stesso Paese e di uomini in generale.
Questo cemento che mai nessuna idea, religione aveva esteso all’umanità, si insinua e diventa realtà con la Modernità attraverso il Diritto.
Questi radicava a leggi universali l’appartenenza.
Al Diritto Positivo e ai Diritti dell’Uomo.
Poiché non debbo fare la storia la sintesi rende bene l’idea.
Ora cosa accade che il diritto, pur restando sulla carta, viene disatteso, raggirato, stracciato, vilipeso nei rapporti tutti: internazionali, nazionali, tra genti e uomini.
Se siamo attenti, notiamo come ci si divide per religione, fede, territorio, razze, etnie, municipi e via discorrendo.
Non solo tra genti e popoli, ma in uno stesso Paese s’inventano etnie e cretinate atte a porre in crisi il diritto facendo leva su spiriti premoderni.
Paesi già catturati dalla nuova barbarie praticano l’assassinio e la guerra per bande e nessuna forza ormai è capace di fermarla.
Sta accadendo tra Stati e in essi in maniera latente.
Tempo!
L’Italia che precorre da sempre in negativo con il tempo le tappe è a buon punto.
Il Diritto in questo Paese è stato fagocitato da un potere – nel potere è contemplato sia chi governa, sia coloro che s’oppongono, non si faccia confusione – paramafioso elevatosi a casta, occupando ogni spazio di civiltà, della modernità.
Dall’infima periferia, al cuore del governo del Paese una casta ha trasformato il potere in dominio e ha cancellato le regole e per farlo ha praticato e pratica la separazione seminando odio e privilegi.
Ha rotto e continua nella demolizione del diritto e con esso dell’appartenenza, senza rendersi conto che il cemento di questa protegge anche lei.
Quando il diritto cede il passo alla forza del clan, ogni ordine si sente legittimato a praticarla.
Le prime manifestazioni ci sono.
Fino a quando le forze dell’ordine fuori dalla casta ubbidiranno?
Faremo entrare nella casta anche loro?
E poi, chi?
L’appartenenza che nelle società moderne, si esplica attraverso il diritto è il cemento della civiltà.
Ricordatelo Pezzenti che dominate questo disgraziato Paese!
Dopo il diritto, c’è solo la guerra per bande, e poi l’uomo contro l’uomo.
È questo accadrà senza alcuna sofferenza, perché l’appartenenza è cessata!
Siamo nelle prossimità!
Homo homini lupus.
Michele Cologna (San Severo 06/01/2011 12.11.20)
lunedì 3 gennaio 2011
mano…
mano…
ora discinta lì giaceva e del corpo
il talamo appena disfatto portava
dei profumi la mano che il campo
eliso giuliva e ansante poi leggera
ancora percorreva
scorreva l’altra del lino i colori e
del sogno carezzava le pieghe…
era al tatto l’assenza presente e il
vero del calore respirava il fiore
nettare suggeva l’amato e nutriva
di lei la sete e inebriava del riposo
la mente
michele
(san severo 03/01/2011 13.33.43)
ora discinta lì giaceva e del corpo
il talamo appena disfatto portava
dei profumi la mano che il campo
eliso giuliva e ansante poi leggera
ancora percorreva
scorreva l’altra del lino i colori e
del sogno carezzava le pieghe…
era al tatto l’assenza presente e il
vero del calore respirava il fiore
nettare suggeva l’amato e nutriva
di lei la sete e inebriava del riposo
la mente
michele
(san severo 03/01/2011 13.33.43)
sabato 1 gennaio 2011
affaccia il sole
affaccia il sole al silenzio la luce
e taglia le brume…
basse rendono alle cime la quiete
che ora svetta e osserva
è armonia
riposa egli l’insensato dopo il fragore
mentre un uomo solo di follia scampato
impronta il passo a la pace e le rende -
adducendole senso - alla madre il figlio
è sospensione
sveglierà a momenti il dolore il grumo
canceroso e tesa all’avvento del saggio
ella ancora generosa piega - nell’attesa
dell’espulsione - preparandosi la stizza
è nemesi
michele
(san severo 01/01/2011 9.53.58)
e taglia le brume…
basse rendono alle cime la quiete
che ora svetta e osserva
è armonia
riposa egli l’insensato dopo il fragore
mentre un uomo solo di follia scampato
impronta il passo a la pace e le rende -
adducendole senso - alla madre il figlio
è sospensione
sveglierà a momenti il dolore il grumo
canceroso e tesa all’avvento del saggio
ella ancora generosa piega - nell’attesa
dell’espulsione - preparandosi la stizza
è nemesi
michele
(san severo 01/01/2011 9.53.58)
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