“non c’è un pub, dove prendo il caffè?”
.
.
.
.
.
così una mattina e
non risponderà lui
avrà lasciato il presidio
congedo non chiesto
e per quanto duro
dentro lagnanze e dolore
il servizio obbedienza
a il Padre e a la Madre
alzando il fratello a Dio
più sarà prece
e il giorno dimentico sarà
ancora e continuerà
alcuno dirà
e il ricordo sia supplica
di un sorriso
“egli onorava il giorno”
.
.
.
.
michele cologna
san severo venerdì 30 giugno 2017
07:24:11
.
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Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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martedì 30 giugno 2020
lunedì 29 giugno 2020
Orme
Orme
.
.
.
.
.
Lì dove le vostre ferme chiedono,
le mie proseguono.
Non hanno novità alle vostre.
L’anni non adducono altro che sé
di déjà-vu pesanti.
Orme d’identico e no pe’ morbo o
profezia, fenomeno e noumeno.
Prassi.
Qui e muta il follare, voi con me e
l’altri vostri a fare maceria. Pietre,
muriccioli a secco a salvaguardare.
E l’identico la discontinuità d’altro
colora, e inabissando virtù e pregi
in follia, aliena i suoi rimuovendo
il senso.
Sciolti, liquidi ora e non disdicevoli
in sé, catturano frammenti che no
fanno struttura e traccia smarrisce
l’orma. Carretta che non affonda il
cerchio. Terreno duro pe’ incuria e
fatica. Niuno a la zappa e l’aratro a
coltivare campo.
Sterpaglie e deserti a segnar passi.
.
.
.
.
Michele Cologna
San Severo, lunedì 29 giugno 2020
7:46:28
.
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diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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Lì dove le vostre ferme chiedono,
le mie proseguono.
Non hanno novità alle vostre.
L’anni non adducono altro che sé
di déjà-vu pesanti.
Orme d’identico e no pe’ morbo o
profezia, fenomeno e noumeno.
Prassi.
Qui e muta il follare, voi con me e
l’altri vostri a fare maceria. Pietre,
muriccioli a secco a salvaguardare.
E l’identico la discontinuità d’altro
colora, e inabissando virtù e pregi
in follia, aliena i suoi rimuovendo
il senso.
Sciolti, liquidi ora e non disdicevoli
in sé, catturano frammenti che no
fanno struttura e traccia smarrisce
l’orma. Carretta che non affonda il
cerchio. Terreno duro pe’ incuria e
fatica. Niuno a la zappa e l’aratro a
coltivare campo.
Sterpaglie e deserti a segnar passi.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 29 giugno 2020
7:46:28
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domenica 28 giugno 2020
L’appuntamento
L’appuntamento
E si dettero appuntamento ogni sera al tramontare del sole.
Non avevano modo di comunicare i giovani innamorati.
Lei quindicenne e lui diciassettenne.
Né il telefono, lusso e all’epoca non ancora disponibile, e nessuna possibilità di scriversi.
Dove recapitare le lettere?
Solo il pensiero!
E ogni sera, lui al Nord e lei a Sud incrociavano il loro, e le lacrime suggellavano l’amoroso patto che non ebbe destino.
Crudele egli cercò il caso e gli sguardi incontrarono canizie.
E la parola si astenne, non prevaricò l’occhio che bagnato non sciolse il sigillo.
Michele Cologna
lunedì 24 giugno 2013
Copyright© 2013 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/lappuntamento/10151670702512480/
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E si dettero appuntamento ogni sera al tramontare del sole.
Non avevano modo di comunicare i giovani innamorati.
Lei quindicenne e lui diciassettenne.
Né il telefono, lusso e all’epoca non ancora disponibile, e nessuna possibilità di scriversi.
Dove recapitare le lettere?
Solo il pensiero!
E ogni sera, lui al Nord e lei a Sud incrociavano il loro, e le lacrime suggellavano l’amoroso patto che non ebbe destino.
Crudele egli cercò il caso e gli sguardi incontrarono canizie.
E la parola si astenne, non prevaricò l’occhio che bagnato non sciolse il sigillo.
Michele Cologna
lunedì 24 giugno 2013
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bianco lunare
bianco lunare
da il bianco lunare de la
notte breve
vestito in rosa il fiore
di sé i petali
al tocco turgidi donava
e
da l’orli zampillanti grazia
i profumi
a le labbra suggenti dolci
si porgevano
ambrosia de l’alba
la dea di sé dava il sapore
al giorno
e l’impronta
ne il risveglio giaceva
michele cologna
san severo domenica 28 giugno 2015
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https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/bianco-lunare/10153383640837480/
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da il bianco lunare de la
notte breve
vestito in rosa il fiore
di sé i petali
al tocco turgidi donava
e
da l’orli zampillanti grazia
i profumi
a le labbra suggenti dolci
si porgevano
ambrosia de l’alba
la dea di sé dava il sapore
al giorno
e l’impronta
ne il risveglio giaceva
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san severo domenica 28 giugno 2015
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sabato 27 giugno 2020
commossa
commossa
ne le pieghe mostrerà il volto
e commosso
a le mani che stringono guance
la lacrima
al bacio arretrerà quieta
michele cologna
giovedì 27 giugno 2013
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https://www.facebook.com/notes/michele-pietramontecorvino-cologna/commossa/269334783208591/
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ne le pieghe mostrerà il volto
e commosso
a le mani che stringono guance
la lacrima
al bacio arretrerà quieta
michele cologna
giovedì 27 giugno 2013
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… un canto
… un canto
Un canto che si disperde …
a la fine di sé, e
la voce è la stessa. L’eterno
che rinnova l’identico, ne lo
scorrere suo mai simile a sé.
Il tuo di quella tua ultima,
mattina che sempre simile
si dipinge diversa, anch’ora
che attende il mio, pegno
a scadere d’ignorato banco.
Serpeggia de il giorno l’aria
inquieto e sconosciuto, ne
la continuità senza fine nuovo.
Inno di sempiterna memoria
al Dio de il Tempo mai sazio.
Nenia di distacco non cercato
al suono del flauto.
Lamento antico di secoli, quanti
ne i passi de l’uomo.
Muta schiera d’Angeli in volo.
Michele Cologna
San Severo, venerdì 26 giugno 2015
Copyright© 2015 Michele Cologna
tutti i diritti e riproduzione riservati
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/-un-canto/10153382121302480/
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Un canto che si disperde …
a la fine di sé, e
la voce è la stessa. L’eterno
che rinnova l’identico, ne lo
scorrere suo mai simile a sé.
Il tuo di quella tua ultima,
mattina che sempre simile
si dipinge diversa, anch’ora
che attende il mio, pegno
a scadere d’ignorato banco.
Serpeggia de il giorno l’aria
inquieto e sconosciuto, ne
la continuità senza fine nuovo.
Inno di sempiterna memoria
al Dio de il Tempo mai sazio.
Nenia di distacco non cercato
al suono del flauto.
Lamento antico di secoli, quanti
ne i passi de l’uomo.
Muta schiera d’Angeli in volo.
Michele Cologna
San Severo, venerdì 26 giugno 2015
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… il vento
… il vento
.
.
.
.
.
e soffiava a l’affaccio
un crepuscolo al tramonto
come un giorno in attesa
e la sera già a la notte
s’approssimava – sfumato -
il sogno quasi un saluto
.
.
.
.
michele cologna
san severo martedì 27 giugno 2017
08:42:01
.
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Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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e soffiava a l’affaccio
un crepuscolo al tramonto
come un giorno in attesa
e la sera già a la notte
s’approssimava – sfumato -
il sogno quasi un saluto
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michele cologna
san severo martedì 27 giugno 2017
08:42:01
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venerdì 26 giugno 2020
“Ti sparo e ti cieco l’occhio e ti mando per l’elemosina”
“Ti sparo e ti cieco l’occhio e ti mando per l’elemosina”
Sottotitolo, della Dignità (Mt 10,37-42)
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi
ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria
croce e non mi segue, non è degno di me.
***
Gli sparò con la pistola a un colpo solo, che si caricava
dalla canna, lo accecò dell’occhio, e come aveva profetizzato, il figlio andò
elemosinante per tutta la sua vita.
Questa è storia vera!
Un padre, un grande uomo.
Uomo d’arte.
Orgoglioso e dignitoso.
Uomo “da bene”, il figlio venne accusato di aver rubato.
Non grosse cose, spiccioli di campagna.
Il padre gli chiese e lui negò.
Indagò e si convinse della colpevolezza del figlio e
della menzogna.
La vergogna.
La perdita di dignità della famiglia e la condanna e l’esecuzione.
Quel figlio orbo di un occhio elemosinò per tutta la sua
vita che fu brevissima.
Racconto di mio padre orgoglioso dello zio del fatto o
misfatto, fratello della madre.
Papà ne portava il nome.
Qualche volta mi portò con sé a casa del cugino, fratello
dello sparato: era un “rito”.
Come essere in chiesa e l’impressione del cupo, della
paura.
Del terrore e l’obbedienza.
La Dignità.
Questo mi sovviene alla lettura del passo di Matteo.
Mi domando e chiedo, come possa stare la dignità con l’amore.
Gesù è Amore.
Non è vendetta, non è orgoglio, non è dignità.
Abbraccia la prostituta e con Ella ha dei figli.
Raccoglie gli ultimi e li rende alla vita.
Lotta con l’Amore l’apartheid.
Ogni separatezza ed evitazione, tabù e pregiudizio.
Dobbiamo per forza dedurre che Matteo mente, perché se
non mente lui, mentitore è Gesù.
Io penso che non sia né l’uno, né l’altro bugiardo.
È il Potere che fa suo l’uno e l’altro e li porta al
proprio altare, la Chiesa.
Quel Padre che si sente disonorato dal Figlio e gli spara
accecandolo.
Non aveva obbedito e aveva corrotto la dignità della Famiglia.
Un caloroso abbraccio a tutte le amicizie e ai lettori.
La Dignità è nell’Amore e la Comprensione.
Nel Perdono per chi ne è capace.
Michele Cologna
San Severo, sabato 27 giugno 2020
07:14:02
mercoledì 24 giugno 2020
Il solipsista gnoseologico
Il solipsista gnoseologico
È che tu sei solo, se scegli di vivere solo.
Queta è verità che ti abita, se sei in grado di
comprenderla e riconoscerla.
La memoria, l’empatia, l’amore.
La triade esplica tutto il suo potenziale se tu la
coltivi e in essa ti riconosci.
Se ne diventi il custode.
Prezioso è il vivere, più della stessa vita.
In quanto del percorso sei tu il tutore per
responsabilità e scelte, decisioni; della vita, invece, sei il soggetto
passivo.
Essa vive e ti vive oltre la tua volontà.
Viaggio sperimentale sempre, nel cammino capacità e
volontà.
Maturità.
Questa ci rende d’essa il padrone o il servo.
Con i pieni voti, l’uno e l’altro.
Il tutto in te e la Moltitudine diventa vita che nella
molteplicità si esplica.
Non sei mai solo.
Sei il Mondo conosciuto e da conoscere.
Vissuto e da vivere.
Ora la Triade s’inverte:
Amore, Empatia, Memoria.
E Tu sei il Tutto e il Niente.
L’Assoluto del Nulla.
Perché solo il Nulla è la capienza del Tutto.
Michele Cologna
San Severo, giovedì 25 giugno 2020
07:19:10
Copyright© 2020
… e la parola e la parola
… e la parola e la parola
Una ossessione e continua nella mia mente “la parola crea e la parola distrugge”.
Posso articolare meglio il pensiero da sveglio e dare tutte le sfumature possibili di senso all’assillo.
E leggo e ascolto.
Formulo e rimugino.
Tendo l’orecchio.
Ieri sera “La grande storia” e si tiravano le somme su e di un Uomo che la storia ci dirà.
Ha fallito la sua “Missione” e verrà ricordato come il Papa della Parola mancata.
La Curia, il Dominio dell’uomo su Dio non è riformabile.
Questa mattina leggo il passo del Vangelo e il commento di uno che dovrebbe insegnarlo e mi viene in mente l’Uomo che con la frusta caccia i mercanti dal tempio.
E direi, “Taci, taci, Mercuzio, taci! Tu parli di niente”.
Anche uomini che non hanno pretese e in perfetta buona fede tirano conclusioni di scritti a commento.
Non si dovrebbe!
Come mettere il proprio sigillo a un pensiero altrui per ridurlo, semplificarlo, prendere per sé quello che non appartiene.
C’era la scuola del e per il buon parlare, ora non più e il tutto è affidato all’ego e circolano frasi e pensieri.
Tanti innocui e senza senso, molti per attrarre menti deboli e tantissimi come un colpo di fucile e ti chiedi cosa faccia più danno una pistola o una parola?
L’uno toglie la vita, l’altra semina morte.
E la nostra civiltà è alla morte per le troppe parole.
Una Babele e non ci si comprende.
E tanti costruttori di Niente interessati.
Tante voci nessuna voce e il dominio uguale a se stesso sempre.
Di più, la sensazione di essere liberi, nessuna mordacchia alla voce e non comprendere la propria afona.
Un mare di banalità e mi viene in mente l’adagio che si ripeteva e mi ricordava sempre la nonna mia analfabeta, “Il Povero è Pezzente, perché perde la Messa e bestemmia i Santi”.
Quanta saggezza nel mondo dove la parola era pietra.
“Le parole, non hanno ossa e rompono le ossa”, altra perla.
Popolo del web, leoni della tastiera, tuttologi d’ogni specie e razza, uomini della comunicazione, e direi Uomini, il silenzio s’addice a l’Uomo.
La Parola è sacra come il passo del Vangelo ci ricorda oggi e Giovanni, non mancando di fare gli auguri a tutti i Giovanni per il loro onomastico, annunciò l’arrivo di Colui a lui superiore.
C’è sempre qualcuno superiore al quale tendere l’orecchio.
Umiltà gente, umiltà.
La scienza alla scienza, la retorica ai retori, la parola all’uomo e il controllo che non è un esterno all’uomo, ma una sua precipua qualità.
Caratteristica della propria essenza Ente/Entità.
Potrei concludere mangiando il consumo e direi buon weekend a tutti.
Ma io non ne ho mai fatto uno in vita mia e sono vecchio.
E mi sovviene il sabato del villaggio, ma è vero non c’è più lavoro e tutti i giorni è sabato.
Anche Pinocchio voleva fare festa trenta giorni al mese e io ho tanto lavoro che non mi basterebbe un’altra vita a soddisfarlo.
Altro tormento, quanto di me resterà incompiuto?
E direi tutto è incompiuto, spetta a chi ci succede e succederà all’altro nei secoli dei secoli.
Così sia.
©Michele Cologna
San Severo, sabato 24 giugno 2017
07:58:38
https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10213228571819896
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Una ossessione e continua nella mia mente “la parola crea e la parola distrugge”.
Posso articolare meglio il pensiero da sveglio e dare tutte le sfumature possibili di senso all’assillo.
E leggo e ascolto.
Formulo e rimugino.
Tendo l’orecchio.
Ieri sera “La grande storia” e si tiravano le somme su e di un Uomo che la storia ci dirà.
Ha fallito la sua “Missione” e verrà ricordato come il Papa della Parola mancata.
La Curia, il Dominio dell’uomo su Dio non è riformabile.
Questa mattina leggo il passo del Vangelo e il commento di uno che dovrebbe insegnarlo e mi viene in mente l’Uomo che con la frusta caccia i mercanti dal tempio.
E direi, “Taci, taci, Mercuzio, taci! Tu parli di niente”.
Anche uomini che non hanno pretese e in perfetta buona fede tirano conclusioni di scritti a commento.
Non si dovrebbe!
Come mettere il proprio sigillo a un pensiero altrui per ridurlo, semplificarlo, prendere per sé quello che non appartiene.
C’era la scuola del e per il buon parlare, ora non più e il tutto è affidato all’ego e circolano frasi e pensieri.
Tanti innocui e senza senso, molti per attrarre menti deboli e tantissimi come un colpo di fucile e ti chiedi cosa faccia più danno una pistola o una parola?
L’uno toglie la vita, l’altra semina morte.
E la nostra civiltà è alla morte per le troppe parole.
Una Babele e non ci si comprende.
E tanti costruttori di Niente interessati.
Tante voci nessuna voce e il dominio uguale a se stesso sempre.
Di più, la sensazione di essere liberi, nessuna mordacchia alla voce e non comprendere la propria afona.
Un mare di banalità e mi viene in mente l’adagio che si ripeteva e mi ricordava sempre la nonna mia analfabeta, “Il Povero è Pezzente, perché perde la Messa e bestemmia i Santi”.
Quanta saggezza nel mondo dove la parola era pietra.
“Le parole, non hanno ossa e rompono le ossa”, altra perla.
Popolo del web, leoni della tastiera, tuttologi d’ogni specie e razza, uomini della comunicazione, e direi Uomini, il silenzio s’addice a l’Uomo.
La Parola è sacra come il passo del Vangelo ci ricorda oggi e Giovanni, non mancando di fare gli auguri a tutti i Giovanni per il loro onomastico, annunciò l’arrivo di Colui a lui superiore.
C’è sempre qualcuno superiore al quale tendere l’orecchio.
Umiltà gente, umiltà.
La scienza alla scienza, la retorica ai retori, la parola all’uomo e il controllo che non è un esterno all’uomo, ma una sua precipua qualità.
Caratteristica della propria essenza Ente/Entità.
Potrei concludere mangiando il consumo e direi buon weekend a tutti.
Ma io non ne ho mai fatto uno in vita mia e sono vecchio.
E mi sovviene il sabato del villaggio, ma è vero non c’è più lavoro e tutti i giorni è sabato.
Anche Pinocchio voleva fare festa trenta giorni al mese e io ho tanto lavoro che non mi basterebbe un’altra vita a soddisfarlo.
Altro tormento, quanto di me resterà incompiuto?
E direi tutto è incompiuto, spetta a chi ci succede e succederà all’altro nei secoli dei secoli.
Così sia.
©Michele Cologna
San Severo, sabato 24 giugno 2017
07:58:38
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martedì 23 giugno 2020
A Tonia, al suo sguardo, al suo papà
A Tonia, al suo sguardo, al suo papà
Lo sguardo di cerbiatta.
Quello che nel roteare gli occhi, m’ha fulminato.
Ingenuo e bambino nella cornice che segna gli anni.
Questa mattina, con lo smartphone in mano e “Oggi sono cinquant’anni che è morto papà”.
Ho trattenuto l’emozione dell’abbracciarla e ho fatto il duro.
Ma lo sguardo è quella trivella che ha sempre scavato nel mio cuore e mi ha legato a lei per sempre.
In bagno ad attendere le mie abluzioni e il pensiero è andato a quell’uomo che non ho avuto la fortuna di conoscere, ma del quale conosco ogni piega ed emozione.
Padre di sei figlie e mai il sorriso e la gioia ha oscurato il suo volto.
Le figlie e mia moglie, mia suocera, ogni volta che me ne hanno parlato l’hanno fatto con il sorriso.
Non capivo il loro e mi sembravano senza dolore.
Era il sorriso del loro padre, invece.
Che uomo straordinario e non si è mai lamentato un giorno.
Bracciante, con il lavoro ha cresciuto le figlie e mantenuto la famiglia della dignità della povertà vestita di bellezza.
La mia famiglia era volta al tragico e non comprendevo il dolore nel sorriso.
Loro tutte, nel sorriso scrivevano l’amore e il dolore.
La gioia.
Mia moglie è ancora così.
E nonostante la mia propensione al tragico e al severo, all’assenza di sorriso, lei nei quarantasette anni di matrimonio, ha mantenuto integra la sua qualità e ha vinto nella bellezza.
Ancora non so sorridere, ma ora so apprezzarlo.
Loro tutte, opera di questo padre meraviglioso che ha regalato gli anni migliori alla guerra e alla prigionia in Germania, al ritorno e al lavoro duro dei campi.
Aveva ottenuto quale reduce mezza versura di terreno “ai combattenti”.
Trasformato in vigneto ed era il salvadanaio per maritare le figlie.
Solo per le prime due ha potuto il poverello.
Il destino aveva in serbo altro per lui e se l’è preso giovane.
Ma meravigliosa la moglie ha continuato la sua opera.
Quanta dignità e rigorosa povertà in quella donna.
Mi commuove ancora la mia “mammà”.
Non riuscivo a chiamarla mamma e ho optato per mammà.
Accarezzo quel suono e l’amo, come ho amato e amo quest’uomo che non ho conosciuto, ma che da quarantasette anni ringrazio onorandolo con “L’eterno Riposo” ogni mattina.
Tonia mia adorata è più facile scrivere che parlare.
La voce sciupa il pensiero e le emozioni.
Tu dopo quarantasette anni, continui a emozionarmi e il tuo sguardo di cerbiatta è la poesia del nostro amore.
Travagliato e doloroso come tutti i tempi lunghi, ma bello e intenso, ricco.
Vale mio amato suocero Severo, nonno delle mie amate figlie e figlio.
Vale mammà dal volto severo e dalla bontà nel cuore.
E a voi Lina e Soccorsa che ora godete di loro e dell’Occhio di Dio.
Profondamente commosso, vostro.
Michele
San Severo, martedì 23 giugno 2015
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Lo sguardo di cerbiatta.
Quello che nel roteare gli occhi, m’ha fulminato.
Ingenuo e bambino nella cornice che segna gli anni.
Questa mattina, con lo smartphone in mano e “Oggi sono cinquant’anni che è morto papà”.
Ho trattenuto l’emozione dell’abbracciarla e ho fatto il duro.
Ma lo sguardo è quella trivella che ha sempre scavato nel mio cuore e mi ha legato a lei per sempre.
In bagno ad attendere le mie abluzioni e il pensiero è andato a quell’uomo che non ho avuto la fortuna di conoscere, ma del quale conosco ogni piega ed emozione.
Padre di sei figlie e mai il sorriso e la gioia ha oscurato il suo volto.
Le figlie e mia moglie, mia suocera, ogni volta che me ne hanno parlato l’hanno fatto con il sorriso.
Non capivo il loro e mi sembravano senza dolore.
Era il sorriso del loro padre, invece.
Che uomo straordinario e non si è mai lamentato un giorno.
Bracciante, con il lavoro ha cresciuto le figlie e mantenuto la famiglia della dignità della povertà vestita di bellezza.
La mia famiglia era volta al tragico e non comprendevo il dolore nel sorriso.
Loro tutte, nel sorriso scrivevano l’amore e il dolore.
La gioia.
Mia moglie è ancora così.
E nonostante la mia propensione al tragico e al severo, all’assenza di sorriso, lei nei quarantasette anni di matrimonio, ha mantenuto integra la sua qualità e ha vinto nella bellezza.
Ancora non so sorridere, ma ora so apprezzarlo.
Loro tutte, opera di questo padre meraviglioso che ha regalato gli anni migliori alla guerra e alla prigionia in Germania, al ritorno e al lavoro duro dei campi.
Aveva ottenuto quale reduce mezza versura di terreno “ai combattenti”.
Trasformato in vigneto ed era il salvadanaio per maritare le figlie.
Solo per le prime due ha potuto il poverello.
Il destino aveva in serbo altro per lui e se l’è preso giovane.
Ma meravigliosa la moglie ha continuato la sua opera.
Quanta dignità e rigorosa povertà in quella donna.
Mi commuove ancora la mia “mammà”.
Non riuscivo a chiamarla mamma e ho optato per mammà.
Accarezzo quel suono e l’amo, come ho amato e amo quest’uomo che non ho conosciuto, ma che da quarantasette anni ringrazio onorandolo con “L’eterno Riposo” ogni mattina.
Tonia mia adorata è più facile scrivere che parlare.
La voce sciupa il pensiero e le emozioni.
Tu dopo quarantasette anni, continui a emozionarmi e il tuo sguardo di cerbiatta è la poesia del nostro amore.
Travagliato e doloroso come tutti i tempi lunghi, ma bello e intenso, ricco.
Vale mio amato suocero Severo, nonno delle mie amate figlie e figlio.
Vale mammà dal volto severo e dalla bontà nel cuore.
E a voi Lina e Soccorsa che ora godete di loro e dell’Occhio di Dio.
Profondamente commosso, vostro.
Michele
San Severo, martedì 23 giugno 2015
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sabato 20 giugno 2020
freccia solstizio d’estate
freccia solstizio d’estate
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colpisce silente e fa male
non è mortale se non ogni
manda in frantumi
e
verità fragili in mille e mille
schegge producono il falso
spezzano l’insieme e
d’esso giogo e virtù speme
riflettono l’illusione
false verità giocano al vero
e smentendo il sé danno in
bagliori di senso il Senso
tutto a comporre una sola
bugia effimera in caduca
sinusoide spezzata
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michele cologna
san severo domenica 21 giugno 2020
07:21:21
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Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10222703589889426
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colpisce silente e fa male
non è mortale se non ogni
manda in frantumi
e
verità fragili in mille e mille
schegge producono il falso
spezzano l’insieme e
d’esso giogo e virtù speme
riflettono l’illusione
false verità giocano al vero
e smentendo il sé danno in
bagliori di senso il Senso
tutto a comporre una sola
bugia effimera in caduca
sinusoide spezzata
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venerdì 19 giugno 2020
“Il Pre/Testo Biblico”
“Il Pre/Testo Biblico”
Ancora l’ennesimo tentativo ed è andato fallito.
Te l’ho ripetuto tante volte, Francesco caro.
“Una carretta che porta libri.”
E tu come me sai che intellettuale è colui che ha letto
pochi libri e mostra di averne letti tanti.
Ma tu hai esagerato e per la Biblioteca Vaticana la tua
“perdita” è stato perdersi.
Ti chiamano ancora quando non trovano ciò che cercano?
Quanti anni sono passati, Francesco.
Quaranta?
Forse alcuni di meno.
Trentasei o trentasette e poi solo qualche incontro
fugace.
Andavo in macchina martedì e ti ho visto solitario come
sempre e invecchiato.
Non mi sono fermato e mi sento in colpa a non avere
cercato neanche di ravvisarti.
Da vicino e ti avrei chiesto …
No, ti avrei solo abbracciato.
E non si può.
Per un periodo ti ho rubato il mestiere e mi sono
indegnamente sostituito.
Scherzo, solo per dirti che mi è presa la follia di
commentare settimanalmente i vangeli.
Qualche anno, forse due e l’ultima volta domenica scorsa.
Ho scritto cose che ti avrebbero fatto strabuzzare gli
occhi.
Ho tentato di dimostrare il Nazareno l’Uomo Nuovo.
Mi sono avvalso di qualche passaggio antropologico e
molto di più del mio “senso”.
Quello socratico, non confondiamo.
Non ho gli strumenti che hai tu l’ermeneutica e la
filologia.
La conoscenza profonda delle lingue semitiche.
Però è venuta fuori una bella figura di Gesù e credo non
molto distante dalla sua storia vera.
Lo so avresti trovato miliardi di “cose” e non
apprezzandomi, avresti distrutto ogni mia.
Un contadino a cui chiesi delle cose circa dei fenomeni
di alcuni vitigni, mi rispose: “Figlio mio, sono scherzi (sgherzi, in verità)
della natura”.
Tu molto meno buono avresti sciorinato le tue conoscenze
e dandomi torto su ogni fronte, saresti arrivato al tuo ateismo militante e dotto.
Avrei sofferto la tua erudizione spaventosa e
l’inconcludenza di tanta “scienza”.
Così, come quando uno vuol farsi del male, sono andato
alla ricerca del tuo “Pre /Testo Biblico” e il tentativo.
È illeggibile!
Non è difficile, no!
È mortifero.
Ti prende una noia assoluta che dà la morte se non lasci.
Ho lasciato, ma ogni tentativo ha aggiunto sempre
qualcosa e penso di avere compreso pienamente il senso del tuo.
Non nei passaggi, tappe, riti, triade e altre episteme …
Ma per essere, all’incontrario tuo, un intellettuale.
E questa differenza porta me a non avere certezza alcuna
e definitiva di approccio, a te alla verità.
Prima dell’esistenza di Dio e dopo dell’assoluta
negazione e l’ateismo.
E non ti accorgi che necessiti tanta fede a negare Dio,
quanta ce ne voglia ad affermarla.
Non prendo parte ad alcuna verità se non alla mia in
mutazione perenne e mi piace essere aperto a ogni possibilità e studio.
Ricerca, m’avevi dato il nomignolo di Moustaki e ti
chiesi il perché.
“Avevo la faccia da straniero” ed ero “Paragnosta”.
Forse è vero l’uno e l’altro e forse no.
Però io, e non lo voglio, posso demolire la chiesa, tu la
rafforzi.
Hai ragione su tutto, e io mi fido di te e dei tuoi
studi, Francesco.
Non mi affido però, né mi affiderò mai.
Ho affermato che lo studio dei vangeli dovrebbe essere
curriculare e affidato alla docenza laica e libera.
E sarebbe cosa buona davvero.
Dio scenderebbe sulla terra e nell’immanenza sua e
dell’uomo insieme camminerebbero il senso.
Mai tu come i licenziati e ostaggi della Chiesa attuali:
non siete adatti.
Dare senso e verità fugace alla storia e non quella
machiavellica dei “principi”, vedi come con lo stesso termine dichiariamo cose
diverse, ma di un’unica verità?, quella cronachistica e guicciardiniana che di
me, di te e di tutti si fa senso e caduca verità.
Custodirò come reliquia il tuo “Pre/Testo Biblico” come
memento a ciò che non va fatto se non come studio e non dogma.
Moustaki o il
Paragnosta, come a te piace, ha compreso e da qualche tempo, che dimostrare
falso un dogma, bisogna possederne uno pari e contrario.
Essi non vanno compresi, né combattuti, vanno sciolti nel
vivere della vita.
Ora ne abbiamo uno che nessuna Città di Dio mai avrebbe
potuto …
La Progressione come vita e consumo.
E non abbiamo Tavole da lanciargli contro e distruggerlo.
Michele Cologna
San Severo, venerdì 19 giugno 2020
07:01:05
martedì 16 giugno 2020
Robinù
Robinù
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Una Tragedia che si consuma come un Destino.
E il sapere è perdizione e salvezza.
L’emancipazione, una perdita sempre e ho la casa tappezzata di libri.
Una prigione che mi confina da e ne il mondo.
Quello della verità in cui sono nato, separandomi dalla bugia nella quale vivo.
E c’era una volta è Fantasia, Verità e Progetto, Speranza morta.
La scienza si poneva un fine e con la tecnica l’uomo.
Ragione a servire seguendo.
La “roba” e il danaro, il privilegio conquiste per le quali faticare e nel chiuso del sé godere.
E ho servito banchetti, cene e pranzi dove il mio stipendio mensile era un sorso.
Il rutto della digestione un colpo di fucile sparato in faccia.
Disgustoso, ma non era una scienza.
Un’agape e non d’amore.
L’indecenza chiusa nel privato, e la decenza un fiore all’occhiello da esibire.
Come a dire quell’ipocrisia che ha fatto grande nella miseria il mondo.
Umiliante e la fatica il riscatto.
I calli a le mani un distintivo, non piegava la testa e teneva fiero lo sguardo.
Anche i granai, libri e pane per l’inverno e le formiche un popolo.
Un Popolo di Formiche.
Tante cicale, sì!
E sebbene il canto incantava le menti deboli, non faceva modello.
Il padre maritava le figlie e la madre custodiva il sacco de la farina.
Dio stava in Cielo, ma anche in terra e camminava su le gambe dell’umanità e la saggezza, “Fai come prete dice e non come prete fa”.
Si faceva salva anche la chierica e la punta delle dita e si bestemmiava.
Il papa era un potente, come il re, ma anche colui che non aveva niente.
Una trinità canzonatoria dei secoli applicata alla vita.
E ieri sera ho visto il film Robinù.
Napoli non è un’eccezione, nel bene e nel male è stata ed è un’anticipazione.
E pur avendo noi dismesso la storia, essa è là pietra miliare.
Mi è insopportabilmente pesante questa mattina lo sguardo ai libri, una dissociazione.
Una malattia senza cura e vorrei fosse vivo Popper, anche Bauman ci ha lasciati.
Non c’è voce per dire e orecchi per ascoltare.
La Poesia non salverà il mondo e quel mondo si pensa poeta e non capisco se è denuncia o canto.
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Michele Cologna
San Severo, venerdì 16 giugno 2017
08:45:10
Copyright© 2017
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https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10213148737784095&set=a.1495850607271&type=3
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Una Tragedia che si consuma come un Destino.
E il sapere è perdizione e salvezza.
L’emancipazione, una perdita sempre e ho la casa tappezzata di libri.
Una prigione che mi confina da e ne il mondo.
Quello della verità in cui sono nato, separandomi dalla bugia nella quale vivo.
E c’era una volta è Fantasia, Verità e Progetto, Speranza morta.
La scienza si poneva un fine e con la tecnica l’uomo.
Ragione a servire seguendo.
La “roba” e il danaro, il privilegio conquiste per le quali faticare e nel chiuso del sé godere.
E ho servito banchetti, cene e pranzi dove il mio stipendio mensile era un sorso.
Il rutto della digestione un colpo di fucile sparato in faccia.
Disgustoso, ma non era una scienza.
Un’agape e non d’amore.
L’indecenza chiusa nel privato, e la decenza un fiore all’occhiello da esibire.
Come a dire quell’ipocrisia che ha fatto grande nella miseria il mondo.
Umiliante e la fatica il riscatto.
I calli a le mani un distintivo, non piegava la testa e teneva fiero lo sguardo.
Anche i granai, libri e pane per l’inverno e le formiche un popolo.
Un Popolo di Formiche.
Tante cicale, sì!
E sebbene il canto incantava le menti deboli, non faceva modello.
Il padre maritava le figlie e la madre custodiva il sacco de la farina.
Dio stava in Cielo, ma anche in terra e camminava su le gambe dell’umanità e la saggezza, “Fai come prete dice e non come prete fa”.
Si faceva salva anche la chierica e la punta delle dita e si bestemmiava.
Il papa era un potente, come il re, ma anche colui che non aveva niente.
Una trinità canzonatoria dei secoli applicata alla vita.
E ieri sera ho visto il film Robinù.
Napoli non è un’eccezione, nel bene e nel male è stata ed è un’anticipazione.
E pur avendo noi dismesso la storia, essa è là pietra miliare.
Mi è insopportabilmente pesante questa mattina lo sguardo ai libri, una dissociazione.
Una malattia senza cura e vorrei fosse vivo Popper, anche Bauman ci ha lasciati.
Non c’è voce per dire e orecchi per ascoltare.
La Poesia non salverà il mondo e quel mondo si pensa poeta e non capisco se è denuncia o canto.
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Michele Cologna
San Severo, venerdì 16 giugno 2017
08:45:10
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lunedì 15 giugno 2020
Dio e l’uomo, l’Uomo Nuovo
Dio e l’uomo, l’Uomo Nuovo
Un po’ d’ordine.
Mi ripeto, ma è meglio ripetersi che non generare
incomprensioni e risentimenti.
Confusione, fraintendimenti, irritazioni e perdita di
amicizie che è l’unica mia ragione di stare su questo network.
Io non cerco Dio.
L’ho scritto tante volte e mi ripeto.
Se Dio c’è, io me lo porto dentro.
Perché?
Lo riconfermo, perché in me c’è ogni grandezza e ogni
miseria.
Tutti i pregi e le virtù, tutte le bassezze e nefandezze
possibili.
Non debbo andare a prestito per niente.
Mi porto tutto dentro.
Ecco, poiché contengo tutto, sono Dio e come Dio posso
fare il bene e il male.
A me e solo a me la scelta.
Fugato ogni dubbio?
Non cerco Dio e lo trovo nella Forza, la Potenza, la
Possibilità che mi abitano e di più nella Libertà dell’Uso.
Io Dio e l’ascolto di me e in me.
Questo e solo questo il Sacro che mi guida.
La cultura è vero che governa per il tramite del sapere,
delle tradizioni, della storia, ma io penso d’essere un tantino oltre e non per
presunzione.
Perché non mi piego e accetto lo scibile, ma lo
interrogo.
Questo mi fa unico responsabile e Dio delle mie azioni.
Davanti a questo pensiero sono veri e falsi gli Dei, gli
Spiriti, le Religioni, e i “Dio” unici e assoluti esistenti nelle teste e la cultura
dei popoli del mondo.
Cosa cerco e ho cercato, e ancora?
L’Uomo!
È costui l’assente e di tutti la ricerca.
Tutti coloro che l’hanno cercato, hanno rivolto lo sguardo
al cielo e c’è stata quella commistione tra Cielo e Terra in sé inquinante.
Il meglio di questa produzione di ricerca il superuomo, l’uomo
nuovo.
Ma veramente e storicamente è mancato l’Uomo Nuovo o il
Superuomo?
Riflettendo e cercando, penso che l’abbia individuato in
Gesù di Nazaret.
Da giovane in maniera confusa e intuitiva,
successivamente con maggiore convinzione.
Ma l’Uomo Gesù, essendo appannaggio esclusivo e dommatico
della religione e la fede, è vietato parlarne in maniera laica e storica.
La ragione del mio “azzardo” e il commento settimanale ai
vangeli.
Ho cercato di tradurli nella pratica quotidiana e della
vita qui sulla terra per farne comprendere la natura.
Impresa impossibile.
La cultura è il maggiore ostacolo della e alla ricerca.
Alla comprensione.
E Gesù che a mio giudizio è stato l’uomo della svolta e
il nuovo dell’uomo, non ha prodotto risultati.
La religione l’ha cannibalizzato e ha cancellato la sua
esistenza terrena.
Figlio di Dio.
C’è un adagio che rende bene, ma non lo uso.
Se i vangeli entrassero nell’istruzione pubblica e non
affidati alla chiesa.
L’ora di religione ad essa, come affidare le indagini all’indagato.
Voglio concludere e anche il ciclo dei commenti ai
vangeli.
Penso di avere dimostrato due cose.
Uno, Gesù, l’Uomo Nuovo, che dell’uomo cambia approccio e
pensiero: “Egli è stato generato dall’Amore e l’unica obbedienza e Dio è l’Amore”.
Due, che Dio e la Creazione sono la trascendenza della
verità effettuale dell’unione tra l’uomo e la donna e la loro capacità rigeneratrice.
Aggiungo in maniera del tutto “gratuita”, l’Unione loro
lo Spirito Santo.
Non c’è legge divina, solo degli uomini.
Il Potere che si è fatto Dio appropriandosi dell’uomo e
delle sue qualità.
Il maschio dominante in natura per la sua forza bruta e
la sottomissione della donna.
Tabù e riti, evitazioni e la più formidabile intuizione e
costrizione, il Peccato.
Questo governa senza soldati e guardie.
Un caro saluto a tutti, amicizie e lettori.
Non abbandonerò l’argomento, assolutamente.
Solo che non sarà più legato al vangelo con cadenza settimanale.
Ancora grazie.
Michele Cologna
San Severo, lunedì 15 giugno 2020
08:19:30
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