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sabato 17 ottobre 2020

Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
Mt 22, 15-21

E mi chiedo, “chi governa l’uomo?”.
Cesare naturalmente.
E Dio?
Cosa governa Dio, se l’uomo deve obbedire a Cesare?
Gli avanzi, le sofferenze, le catene, cosa?
Se mi rispondo l’etica, la morale, il profondo dell’uomo, non mi deve supportare la storia?
E non ha fatto forse più morti la Fede in Dio di ogni altro pensiero e attività umana?
Peggio, la morale e l’etica che si manifesta fratricida, parricida, uxoricida?
E anche quando non tocca gli eccessi dell’assassinio, l’abbandono?
La non cura di chi ti ha generato?
Di chi hai figliato?
Del Fratello, dell’altro?
Ti verrebbe d’affermare che ciò che viviamo, e cioè la nostra civiltà che sta nella separatezza del Positivo dall’Etica, sia l’unica a reggere e nei risultati la migliore.
Se così è, non c’è, né mai potrà esserci incontro tra i due “poteri” e “governi”, Cesare e Dio.
E questo nostro che viviamo giorno per giorno, è il migliore.
Separati campi che calati nell’uomo non può che generare separatezza perenne.
Io non sono l’altro e Cesare non è Dio.
È sotto gli occhi di tutti il fallimento e ieri un discente decapita il proprio docente.
Allora?
Come ad ascoltare in coro, “Amore”.
Ma Amore non è stato crocefisso e a Lui preferito il Ladrone?
E fuori dalla storia narrata, non lo riscontriamo nella nostra presente?
Allora?
È vero, mi ripeto, ma qualcuno sa rispondere a questo fallimento dell’uomo che va avanti da sempre?
Il potere e il governo di Cerare e di Dio saranno sempre uguali a se stessi, perché l’uomo è, sarà sempre se stesso.
Egli è Unico nella scissione dei poteri, come unico è nella morale e l’etica.
Nasceranno i Socrate e i Gesù e saranno assassinati.
Sempre.
Caino ammazzerà Abele.
I Gulag, come la Shoah, le Foibe e Marzabotto.
Erdogan e Putin, Trump e Bolsonaro.
La Merkel e Conte, Orban e Salvini.
Repellenze e tifoserie.
L’Uomo e il suo Essere Cesare e Dio.

Michele Cologna
San Severo, sabato 17 ottobre 2020
07:45:08

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sabato 8 agosto 2020

“Mt 14.22 -33 Comandami di venire verso te sulle acque”


“Mt 14.22 -33 Comandami di venire verso te sulle acque”


Il Dio degli uomini se non segue il cambiamento dell’uomo, sarà un residuo di niente.
La chiesa e i testi sacri saranno cimeli di un passato senza studio.
Storia.
Ha un solo modo per continuare ad esistere diventare dell’uomo il “cuore”.
Non il nous perché questo l’uomo l’ha trasferito agli arti che nella tecnica scoprono dio.
L’uomo non pensa più.
Opera per comando del consumo che è dio nella progressione.
In un contesto nel quale egli non è soggetto, ma parte di un tutto che non possiede.
E le trasformazioni sono così veloci che egli stesso è, della cibernetica, soggetto e oggetto.
Protesi.
Una macchina da istruire perennemente.
Questo oggi è l’uomo che ha barattato il sé per il benessere del sé che si realizza solo nel consumo.
Dio è fuori e non lo sfiora.
In questo abisso senza fondo prende forma il cuore che non è più organo, ma l’inspiegabile.
Bisogna che Dio diventi quell’inspiegabile e non per spiegarlo, per amarlo.
Così Dio sarà tutto e niente.
Sarà il cuore di ciascuno e il fugace sentimento.
E forse oltre a l’animale per il quale commuove, ci sarà anche l’altro.

Michele Cologna
San Severo, sabato 8 agosto 2020
09:55:42




giovedì 27 febbraio 2020

Una, la mia mattina

Una, la mia mattina
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Questa mattina sono in un’altra dimensione.
Come se gli anni non fossero mai passati.
Sembra che debba recarmi in campagna, in quella rimessa che ha visto i miei passi adolescenti.
E il padre a chiedermi d’aiutarlo.
L’iscrizione alla secondaria la facciamo in ritardo, o se non è possibile, la rinviamo all’anno prossimo.
Cerco cosa indossare per salire su quel trattore e …
È un fantasticare addormentato, vigile?
Sono nella memoria e sento i miei trascorsi e tanti come l’unica catena.
Non la verità degli anni, de l’immanenza!
Il ragazzo è ancora presente e mi abita.
Sta lì in quella dimensione del sempre, come un tempo senza tempo.
Un Trascorso Presente di Anime vive.
Voci dell’immanente …
Nulla passa perché il vissuto non è mai un participio passato.
È un presente immanente nella verità del Cielo e della Terra.
Di Dio e degli Uomini.
Una mattina, questa.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 27 febbraio 2017
07:08:52
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diritti e riproduzione anche parziali
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martedì 4 febbraio 2020

Domenica 22 settembre 2019, XXV del Tempo Ordinario

Domenica 22 settembre 2019, XXV del Tempo Ordinario

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Parola del Signore.

Se Dio avesse bisogno di servi, sarebbe un Dio dimezzato.
Necessiterebbe del Servo per essere Padrone.
Del Suddito per essere Sovrano del proprio regno.
No!
Se così fosse non si comprenderebbero la predicazione e la vita del Nazareno.
La sua formidabile intuizione di Figlio del Padre generato per Amore.
E che dell’Amore ne paga il prezzo, la Morte per Crocefissione.
Il denaro sostituisce il baratto.
Il valore d’esso è nel baratto e francamente pensare Dio mercante è deprimente e bugiardo in sé.
Dio non può richiamare a sé nessuno stando alla bancarella in piazza.
Dio è!
Aseità e come tale non deve, non necessita di completarsi per il tramite di nessuno.
Neanche del Figlio che ha generato.
Sia che l’abbia riconosciuto, sia che l’abbia ignorato.
Il valore di Figlio nella discendenza è il prezzo.
La Paternità di Figlio generato nell’Amore è il costo.
Assomigliare al Padre è il Valore.
L’Uomo dovrebbe contenere in sé il Valore del Padre e nell’Amore etica e azione.
Alcun figlio è amministratore del padre.
Un assurdo in termini.
Potrà non piacere a molti questo mio scritto e me ne dispiace.
Ma pensarmi amministratore del lascito paterno, mi sottrae figlio all’amore.

Michele Cologna
San Severo, sabato 21 settembre 2019
07:50:42

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lunedì 3 febbraio 2020

La Fede o le … fedi?

La Fede o le … fedi?

La fede è fidarsi.
Un credere pieno e fiducioso che procede da intima convinzione, oppure, anche sull’autorità altrui più che su prove positive.
Due modi di avere fede: uno, il fidare in Sé; due, fidare su Autorità altra.
E tra i due modi di avere fede si apre l’abisso.
Un abisso non percorribile, non colmabile.
Intima riflessione alla quale debbo obbligatoriamente dare pubblica spiegazione.
Mi viene attribuita una “grande fede”, e io so per certo di non averne se non nell’intima mia convinzione di …
E mi viene in mente il kantiano “Tu Devi” senza il suggerimento o obbligo a completarne il “dovere”.
L’obbligo lo trovo in me volta per volta e nel cangiante della percezione.
Kant esce dalla porta e rientra dalla finestra perché parla di “appercezione trascendentale” a governare il “tu devi”.
Pone un’Autorità mistica e sconosciuta, o conosciuta per cultura, storia, adesione a dettare l’obbligo, il dovere.
L’appercezione porta ad altri che maggiormente è un’Autorità o temporale o spirituale a indicarne il contenuto.
Le percezione, invece, è l’intimo tuo a suggerire, consigliare, motivare, spingere.
L’abisso ancora, e non colmabile.
Possiamo affermare, quindi, una fede in Sé, una fede in Altro da sé.
Due modi d’essere fedeli e tra loro inconciliabili.
Si potrebbe obiettare che nell’un caso e l’altro sia la cultura a darne il contenuto.
Certo argomento valido che va studiato, soppesato e senza ideologismi, pregiudizi, ma con scienza e coscienza.
L’antropologia culturale aiuta, può contribuire a sciogliere lacci e tabù.
Lo studio non deve o può essere mai precluso su qualsiasi argomento umano e la fede è argomento principe.
Dio!
Perché qualunque dio, monoteistico o plurale nasce dal nous umano.
Dalla parola che crea e distrugge.
Offende e rompe, concilia.
Continuerò questo discorso/riflessione e toccherà senza preclusioni e tabù temi sensibili che infastidiscono e rompono.
Buona lettura e alla prossima.

Michele Cologna
San Severo, martedì 15 ottobre 2019
07:55:13

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domenica 2 febbraio 2020

Felicità e Dio

Felicità e Dio
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Gioiosi, passeri, scrivono l’area
e tu, ne l’occhi, segui.
Fendono, nere, cornacchie il cielo
e gracidando, straziano il suono e
in formazione, annunciano con lei
acqua, il ristoro.
Punti al cielo e
l’occhio affaccia, lo guardo trema
stupore e ne la scura vedi nembi,
guerrieri in arme de l’imminente
pugna.
Pe incanto sparuto volgi e
fende spada celeste e percuote,
raggio acceso a portare pace.
Il capo chini e senti …
Tu de il tutto parte e la felicità.
L’infinito dentro e tu particella
e godi il Dio in te senza fine.
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Michele Cologna
San Severo, martedì 28 gennaio 2020
09:03:01
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sabato 1 febbraio 2020

Domenica 2 febbraio 2020, Presentazione del Signore

Domenica 2 febbraio 2020, Presentazione del Signore


+ Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore

 ***
Chi è stato padre e non so se sia così anche per la madre.
Penso di sì e anzi, ne ho certezza.
Dicevo, chi alla nascita del Figlio non ha alzato la creatura al cielo e l’ha affidato a una forza superiore che egli non possiede?
Se non fisicamente per soggezione, nella sua mente?
Ti senti piccolo e insufficiente davanti a un’Esistenza che si approccia alla vita.
Chiedi Protezione e a un Essere Superiore affidi la Creatura.
Quell’Essere potrebbe avere tutti i nomi, ma il senso non cambia.
L’uomo, il padre, la madre sentono la loro insufficienza e nell’Amore volgono la supplente richiesta a chi percepiscono al di sopra.
Dio.
Questo è un dato a cui nessuno sfugge.
Nessuno!
L’acculturato, l’ignorante, il saggio, il precario e labile, il forte e prepotente.
Questa esigenza l’uomo l’ha strutturata codificandola in riti e gesti, religioni e potere.
Entra la ragione e la necessità ad inficiare il sentire.
Le divisioni e l’imposizione.
Non ho battezzato di mia volontà i miei Figli, però ho provato sollievo quando i miei familiari si sono a me sostituiti e hanno reso “cristiani” i miei.
Mi sembrava rispettarli dando a loro, una volta consapevoli, la scelta.
Non so se avevo ragione, ma ora e maggiormente perché vecchio, non lo rifarei.
Mi affiderei alla Storia, alla Cultura, alla Tradizione.
Consapevole che una voce non cambia il flusso di ciò che stratifica la vita.
La Storia e la Cultura.
Gesù viene portato da Maria e Giuseppe alla presenza del sacerdote affinché il rito si compia nel senso.
Quello che infastidisce e appesantisce il tutto, il Potere che d’esso se ne appropria e detta leggi assurde.
Maria deve attendere quaranta giorni per la sua purificazione.
Come se quel sangue che ha generato l’avesse sporcata insieme al bimbo.
Di più, viene tolto a lei e al padre la facoltà di alzare al cielo il figlio.
Chi ha più autorità per farlo, chi ha generato nell’Amore, o chi si appropria arbitrariamente dell’Amore?
Ecco la domanda che si pone Gesù, il Nazareno, quando raggiunge l’età della consapevolezza e si ribella.
Non comprende l’esproprio e l’appropriazione, la forza della parola e del gesto che divide e discrimina.
Sopra l’Amore non deve esserci legge alcuna e riti a rendere potente.
L’Amore è bastevole a sé.
Grande Visionario.
Ha pagato con la vita non a Dio, agli uomini che in suo nome tiranneggiano ieri come oggi.
Vecchio e non so se saggio o suonato dico, Dio è desiderio ed esigenza e bene ha fatto l’uomo a manifestarlo.
Male a dare a Dio la sua immagine e ad esigere comportamenti ad Usum Delphini.
Il Potere e il Governo, il Controllo sull’Altro.
La parola bugiarda che celebriamo anche in questa lettura.
Grazie sempre a tutti, amiche, amici e lettori.
Michele Cologna
San Severo, venerdì 31 gennaio 2020
09:38:04

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mercoledì 28 gennaio 2009

La Chiesa postconciliare, oggi

“Gesù, Giuseppe e Maria” e ci si segnava.
Ogni qualvolta si nominasse il diavolo – Satana, per intenderci -, o si facesse a lui riferimento anche indirettamente, il rituale appena descritto era d’obbligo.
Nella circostanza il segnarsi non richiedeva la formula classica allora in latino “In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.”, ma “Gesù, Giuseppe e Maria”.
Il diavolo faceva veramente paura, allora!
Tempi in cui tutto ciò che era male non poteva che essere frutto, disegno del Maligno.
Se l’uomo è buono perché creato a immagine e somiglianza di Dio, se sacramentato e quindi in grazia con la Chiesa, l’unica Vera, Santa, Cattolica e Apostolica rappresentante di Dio sulla Terra, il male non può che derivare da lui.
Lui!, egli la bestia immonda.
Non aveva forse egli tentato attraverso il dubbio di corrompere lo stesso Gesù?
Lo stesso rituale, però, si ripeteva quando passava il prete, il vescovo (attenzione!, non i monaci) oppure li si incontrava.
Il segnarsi era il saluto, il rispetto, la devozione dovute a un ministro terreno di Dio, ma il “Gesù, Giuseppe e Maria”?
Perché la stessa formula scaccia demonio?
Allontana pericoli?
Il motivo molto semplice, pronunciato a denti stretti e rarissime volte, era: “Quelli hanno l’anima nera come la veste. Salvando la chierica e la punta delle dita”.
Il prete ha l’anima nera.
Nera, come nero è il diavolo.
Avendo egli, però, ricevuto il sacerdozio con la consacrazione a Dio – atto che si manifestava nella tonsura, la chierica e la benedizione delle punte delle dita che afferravano l’ostia, il corpo di Cristo -, per non bestemmiare, si salvavano questi due accessori sacri.
Il sacerdote, quindi, come incarnazione del divino e del diavolo.
Qual era il motivo di un giudizio tanto negativo?
Perché veniva temuto come il diavolo, il peggio di tutto ciò che poteva produrre paura, terrore?
Come si spiega la stessa figura, il sacerdote rappresentante di Dio in Terra e contemporaneamente incarnazione del diavolo, del nemico, del male assoluto?
La stessa effigie difende dal male e lo contiene in sé!
Vengono in mente raffigurazioni del passato più remoto, simboli arcaici dove lo stesso feticcio - come un Giano bifronte - conteneva, conciliava ossimori: guerra e pace, prosperità e carestia, fertilità e sterilità et cetera.
Queste possiamo spiegarcele constatando che la mentalità arcaica non riusciva ad operare quella necessaria distinzione ontologica, logica e del linguaggio.
Ma qui stiamo parlando del passato prossimo, non della mentalità arcaica.
Del resto il detto popolare “Fa come prete dice e non come prete fa” non è forse una ulteriore affermazione della doppia personalità del sacerdote?
Sii tu pio, buono, generoso, caritatevole come nelle spiegazioni del Vangelo e dei Testi Sacri che l’ordine sacerdotale predica, non seguirlo nell’esempio della sua condotta.
Perché!?
Perché la Chiesa ha esercitato sempre il potere temporale. In alcuni periodi storici direttamente, in altri legandosi indissolubilmente a chi lo deteneva.
Tanto da connaturarsi, vivere in osmosi: una simbiosi mutualistica coi governanti che tante volte ne sono divenuti pedine.
Così ha disposto a piacimento non solo delle coscienze di regnanti e sudditi, governanti e governati, di potenti e miserabili, ma ha dettato - in ogni settore dello scibile umano - legge.
Tutti conosciamo la storia e non debbo io qui percorrerne le tappe.
Mi preme evidenziare, invece, perché ora e solo ora, dopo il Concilio Vaticano Secondo e dopo la scelta dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che hanno segnato la cesura netta col passato, caratterizzando la Chiesa post conciliare, essa torni a quella intransigenza a quella protervia, a quel mancato rispetto della persona umana, quella insensibilità che mai più ci saremmo aspettati.
Dalla povera Eluana Englaro - morta diciassette anni fa e a cui viene negata con gli espedienti più miseri la compassionevole cerimonia della sepoltura – alla revoca della scomunica contro i vescovi lefebvriani della Fraternità di San Pio X.
Dalla irragionevole determinazione a fare santo un papa che - pur considerando tutte le possibili debolezze umane - non il paradiso dovrebbe abitare ma risiedere tra gli ignavi dell’inferno dantesco, alla condivisione della pena di morte per gli omosessuali.
Dalle intimidazioni quotidiane e passatiste ai fedeli su ogni aspetto della vita che la scienza ha reso meno insopportabile, all’aperto invito alla trasgressione, disobbedienza delle leggi sovrane dello Stato.
Si potrebbe andare avanti in quanto non c’è aspetto della vita civile, sociale, culturale su cui la Chiesa non abbia preso posizioni oscurantiste, reazionarie.
Incredibili!
Signori della Chiesa, papa Ratzinger, segnandoci non possiamo trattenerci dal sussurrare, solo mormorare per il momento: “Gesù, Giuseppe e Maria”.