Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta felicità. Mostra tutti i post

lunedì 6 luglio 2020

... e mi dimando


… e mi dimando
.
.
.
.
.
mi dimando e ti chiedo chi
il soccorso o il sostenente
de l’uno e l’altro chi da lei
pregno partorisce e il feto
nascituro di chi de i due e
il nome

l’occhi de il mattino mano
sazia ne lo guardo e pende
come grazia il sorriso rosa
di madre e padre pensoso
e piega il ginocchio a colui
che

avvilimento e afflizione pur
diletto no provò pe’ tempo
anch’ella disperante morte
cura a chi e si risponde e ti
porge a l’altare patimento
genuflesso

no niuno a tanta di lei potrà
.
.
.
.
michele cologna
san severo martedì 7 luglio 2020
07:32:59
.
.
.
Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
.
.
.
ps
c’è una “felicità” della sostanza
e non si manifesta se non …
le foto datano un po’ di anni
Giovanni, Tonia e io
.
.



venerdì 15 maggio 2020

Domenica 17 maggio 2020, VI di Pasqua (anno A)


Domenica 17 maggio 2020, VI di Pasqua (anno A)


+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

E mi chiedo, quando si ama?
Basta osservare i comandamenti?
Oppure si ama quando si dà senso alla vita?
Senso che si fa struttura del vivere.
Già la settimana scorsa ho identificato Dio con il Senso in quanto Amore.
Oggi e non per capriccio, ma per “illuminazione”, Dio/Felicità.
Ieri ha cessato di vivere il musicista, direttore d’orchestra Ezio Bosso.
Per onorarlo Rai Tre gli ha dedicato la serata.
Ho mille e mille volte confessato la mia estrema ignoranza musicale.
Non lo faccio per dire, ma non ne capisco niente.
A volte mi prende emotivamente, solo questo.
Davanti al televisore e non riuscivo a staccarmene.
La Musica e Ezio.
Sofferenza e Felicità.
La sua sofferenza fisica il sublime della Felicità.
La Felicità la Musica.
Nella Musica il “Tutto”.
Cielo, Terra, Uomo, Dio, il Sublime e la Miseria.
La Vita nella scansione dell’esistenza.
L’Amore.
Amore la sua voce sofferente.
Amore nella Grazia i suoi limiti fisici.
Amore l’arte che era la vita dell’artista.
Amore il suono e le sfumature.
Amore gli orchestrali che assimilavano il suono.
Amore il suo volto ispirato in smorfie di dolore e grazia.
Amore il vivere suo e la narrazione del compositore.
Amore e io nell’Amore suo che mi penetrava dandomi la Luce della Felicità.
Ho visto e ascoltato la Felicità.
Dio in Essa.
Non credo che Egli, Ezio Bosso, si proponesse altro fuori dell’incanto della Musica.
Ma io go visto e toccato la Felicità e quella era Dio.
Era la sua carne e il suo sangue.
La sua malattia e la sua cura.
La Vita senza scissione e Tutto lì stava Immanente.
Servo e Signore della Vita ne dava l’immagine.
Egli, Ezio Bosso, nella Felicità dell’Amore che nella Musica ha trovato Dio.
Ero sgomento, frastornato e ho sentito senza speranza la mia dimensione.
Un niente.
Io Nulla.
La mia Miseria senza speranza e storia.
Senso.
Con tale sensazione sono andato a letto.
Nel buio scorreva la mia vita e tutto prendeva forme nuove.
Il senso del Nulla prendeva le forme del Tutto della mia vita e si riempiva di Dio.
Amore, Moglie, Figli, Nipoti, Fatica, Dolore, Speranze, Fallimenti …
Il Tutto della mia Esistenza era quel “sorriso” sgangherato, deforme, insignificante di Felicità che mi dava il sonno e nel Sonno stava Dio.
I Comandamenti.

Michele Cologna
San Severo, sabato 16 maggio 2020
08:03:01





venerdì 6 marzo 2020

Domenica 8 marzo 2020, II di Quaresima (anno A)


Domenica 8 marzo 2020, II di Quaresima (anno A)


+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore

Oggi l’Uomo si trova a vivere una realtà dimenticata.
Ottantacinque anni di benessere.
Tempo che l’ha portato a credersi bastevole a sé.
Immortale nella scienza e nella tecnica.
Prepotente e senza timore nei confronti dell’altro.
Assoluto padrone del suo destino.
Giovane per sempre e la morte nascosta, relegata in un muto silenzio senza dignità di celebrazione.
L’ha scacciata dalla propria dimora e si è inventato le camere ardenti per tutti.
Nessun morto deve abitare più la propria casa.
Fuori la morte dal pensiero, poi dalla vita e la censura dell’evento.
Dio e una risata al Vitello d’Oro, genuflesso.
La potenza del Denaro, la Finanza: il Dio davanti al quale tutti debbono inginocchiarsi in adorazione.
L’uomo più potente del mondo, sbeffeggia l’altro e sfida.
Impone il suo balzello etico, morale, economico.
Egli è l’assoluto di questo tristo Tempo.
Mi viene il sorriso beffardo della pietà.
Pietà per l’uomo dai capelli gialli, pietà per l’arrogante uomo che si credeva potente in Italia, pietà per colui che apre il recinto e libera uomini deprivati da una guerra senza fine.
Pietà per la mia stupidità di uomo immortale ai piedi del Vitello d’Oro.
Il mio Ego potente e Dio di me e io del mio inferiore per condizione non etica, non morale, non religiosa, non si sapere, ma solo economica.
La condizione un Minus senza valore e speranza.
Mosè scaraventò le Tavole sul Vitello d’Oro e lo distrusse.
Ora non abbiamo Mosè e neanche il suo dubbio che l’inibisce la terra promessa.
Degli dei ipertrofici e smarriti.
Padreterni senza scettro e il babbeo dai capelli gialli e il nostro tutto italiano, penosi.
Penosi noi tutti.
In ginocchio davanti a un dio minore coronato di nome e senza scettro.
Questo insignificante dio ci porta alla nostra dimensione dimenticata.
Di poveri illusi.
Gaudenti e stupidi a danzare il bello, a venerare una dimensione che non è della vita, la felicità.
La felicità che scioglie lacci e laccioli.
Ogni vincolo con il sacro, con la famiglia, con l’altro e la civiltà del diritto, del rispetto, della socialità salubre.
Della cultura senza storia né soggettiva, né oggettiva.
Fede e religione, etica e morale.
Deprivati di sentimenti e consapevolezza, responsabilità.
Questo niente, questo nulla, questo virus minore che inginocchia l’adorante del Vitello novello Mosè.
Non voglio più appesantire questo mio che si unisce alla Parola del Vangelo per senso e non per locuzione.
Le Tavole rinasceranno e prenderanno nuova forma dalle cenere del Vitello?
No, no stante alle deficienze di coloro che hanno il destino dell’uomo nelle mani.
Solo se questo re senza scettro, questo “coronavirus” prenderà nelle sue mani il destino dell’Uomo e gli farà comprendere la sua onnipotenza effimera, quanto se non meno, della sua palese inconsistenza.
Caduco, effimero, provvisorio in sé, se non nella sacralità del dentro che è Amore del Padre e della Madre, del Figlio e del Fratello.
Grazie a tutti, amiche, amici e lettori.

Michele Cologna
San Severo, sabato 7 marzo 2020
07:42:03



martedì 4 febbraio 2020

Fatica … è felicità?

Fatica … è felicità?
.
.
.
Dicono che lavoro non ce ne sia.
La mia esperienza trova l’affermazione bugiarda.
Non riesco a trovare lavoranti e quel qualcuno non disponibile, ma propenso ad assecondarti per mera cortesia, ti chiede compenso non proporzionato.
Leggi e parole vuote, scriteriate.
Comportamenti e volontà di coloro che vogliono perdersi.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Solo per dire che a settant’anni sono costretto a lavorare senza risparmio.
Altrimenti l’abbandono.
Come l’atleta che sta per raggiungere il traguardo, nel mio caso il fine corsa alla stazione della vita, e si abbandona.
Inconcepibile!
Tornavo in macchina da solo, nel pomeriggio tardo di qualche giorno fa.
Ho sentito la Mano del Creato.
Ero lì, ne ero parte.
I monti, il cielo, le vigne già senza frutto, gli olivi inanellati come un Rosario a Lei.
Inebriato la vita, la mia.
Ero felice o così mi è sembrato.
Avevo combattuto, tribolato, sofferto e ancora, ma ero nella vita che avevo scelto fin da giovanissimo.
Mio Padre era deceduto e “non aveva scelto lui il momento”, il poverino.
Un diritto di famiglia, poi riformato, e mio padre aveva tutto intestato a sé.
Da agiati, diventammo poveri.
Direi ricchi poveri.
Anche per mangiare un giudice tutelare e mia madre non poteva lei essere tutrice dei propri figli.
Era una donna e per giunta analfabeta.
Amavo mia Madre e sentivo tutto il dolore della condizione e l’impotenza.
Le suggerii di andare insieme dal giudice tutelare e proporgli di non vendere i terreni, ma i fabbricati in città per pagare i diritti di successione e noi di trasferirci in campagna.
Ero sì ragazzino, ma avrei condotto il tutto con diligenza e il lavoro.
Il giudice tutelare ci rise in faccia, egli “aveva il compito davanti a Dio di tutelare i minori”.
Si dovevano vendere i terreni, pagare i diritti di successione e le restanti somme in banca su libretti intestati ai minori.
Quando raggiunsi la maggiore età a ventuno anni, quel deposito non modificò la mia posizione.
Quell’oro in banca era diventato ferro vecchio.
Sognavo la campagna e il lavoro.
Mia madre ad accudire i figli e il mio lavoro a sfamarli.
Rendere felice tutti.
Non fu possibile e la vita prese strade sue.
Non so quanto conscio, da vecchio ho realizzato quel sogno.
La campagna e io a viverci con mia moglie e il lavoro.
Ero felice in macchina e ritornavo a “casa”.
La vita non mi aveva e ha risparmiato nulla, ma mi ha reso nel lavoro l’uomo che volevo essere.
Dicevano il lavoro nobilita e ti faceva sorridere l’affermazione.
Il lavoro è fatica e stanca e un vecchio adagio affermava, “se il lavoro fosse buono, lavorerebbero i cani”.
Cammino su due piedi e non abbaio, ma il lavoro mi dà pienezza.
Mi sento parte del mondo, della vita e mi sento vicino a Dio.
A mio Padre e mia Madre, alla Bellezza del Fare.
Dio cacciò Adamo dal Paradiso e gli ammonì che avrebbe vissuto nella fatica e nel dolore.
Quel dolore e quella fatica sono la Vita e il Senso.
È forte se dico la Felicità?
.
.
.
©
Michele Cologna
San Severo, domenica 24 settembre 2017
08:27:55
.
.
.
Post scriptum
« Salmo. Di Davide.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. »
.
.
.
 https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10214083647716259

https://www.facebook.com/michele.cologna

domenica 2 febbraio 2020

... riflesso

… riflesso
.
.
.
.
.
E chiedi cosa?
Più ha voglie il vecchio
se non riposare … e
la quiete ne lo sguardo prima.
Ancora …
come se il tutto fosse per sé.
Un cartello a posteriori.
Freccia di un desiderio mai
avuto.
L’approdo de il cercato … e la
felicità de lo svelamento.
Punto de l’affannosa rincorsa
a l’immago s/conosciuta.
L’infinito una dieresi.
Una comparazione e nessuna
voce a commisurar l’eterno.
Rapporto stabile de l’invariabile.
Una congiunzione.
.
.
.
.
Michele Cologna
San Severo, domenica 15 gennaio 2017 - 07:17:31 –
.
.
.
Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
.
.
.
.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211658430927355&set=a.1495850607271&type=3&theater

https://www.facebook.com/michele.cologna


Felicità e Dio

Felicità e Dio
.
.
.
.
.
Gioiosi, passeri, scrivono l’area
e tu, ne l’occhi, segui.
Fendono, nere, cornacchie il cielo
e gracidando, straziano il suono e
in formazione, annunciano con lei
acqua, il ristoro.
Punti al cielo e
l’occhio affaccia, lo guardo trema
stupore e ne la scura vedi nembi,
guerrieri in arme de l’imminente
pugna.
Pe incanto sparuto volgi e
fende spada celeste e percuote,
raggio acceso a portare pace.
Il capo chini e senti …
Tu de il tutto parte e la felicità.
L’infinito dentro e tu particella
e godi il Dio in te senza fine.
.
.
.
.
Michele Cologna
San Severo, martedì 28 gennaio 2020
09:03:01
.
.
.
Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
.
.
.


https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10221179316303539

https://www.facebook.com/michele.cologna