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martedì 18 febbraio 2020

Interrogativo soddisfatto?


Interrogativo soddisfatto?

“Hai voca voca, e voca voca la carriola, sonn’i prevt e fann’ ammore, so’i sicular e ch’enna fa?”
Questa mattina.
Conosco da sempre questo motivo, ma stamattina si aggira e non solo nel pensiero.
Nella voce.
Non so altro e nemmeno come io sappia il motivo e queste uniche parole.
Cerco il significato.
Voca, da evocare e significa etimologicamente, chiamare dal mondo dei morti per virtù magica o medianica.
Carriola, piccolo veicolo a mano con una sola ruota anteriore e forse una volta si trasportavano i morti (?).
Gli altri termini si comprendono e per la prima volta analizzo il senso.
Come a dire, “hai voglia a invocare il passato, quando sono i preti ad essere immorali, figuriamoci gli uomini senza dottrina e disciplina”.
Anche, “hai voglia a richiamare i bei tempi d’una volta, quando l’immoralità, la trasgressione, il peccato è stato sempre dell’uomo e non dell’ignorante, ma dell’istruito e disciplinato”.
Il senso: non ci sono magie o discipline, leggi o impedimenti, usi e costumi a impedire che l’uomo sia quello che è.
Un immorale e opportunista.
Libertino e peccatore.
Truffatore e trasgressore.
L’uomo è uomo sia che faccia il prete o il semplice secolare.
Non c’è etica e morale, divieto e educazione a impedire alla bestia d’essere bestia.
È possibile?!
Non so di quale secolo sia il motivo, spero che qualcuno lo conosca.
Ma dobbiamo arrenderci?
Eppure senza molto riflettere mi viene da affermare che un papa come Bergoglio la chiesa non l’ha mai avuto.
Esempi di alta moralità civile e cerco nel presente, nessuno.
Neanche nel passato recente e meno, però.
Ancora si affaccia l’uomo Bergoglio fuori dall’abito talare.
Ha detto che se qualcuno gli bestemmia la mamma gli dà un pugno sul naso.
Bello!
Si è stizzito per una signora invadente che lo strattonava per toccarlo.
Ottimo!
Così mi viene, non è che l’Uomo è tale fuori dagli abiti e le funzioni solo se è uomo?
Ciarlatani di ogni attività di questo mondo precipitato nello schifo!
Specialmente politici, mi rivolgo a voi …
Quando uomini?

Michele Cologna
San Severo, mercoledì 19 febbraio 2020
08:25:59





mercoledì 28 gennaio 2009

La Chiesa postconciliare, oggi

“Gesù, Giuseppe e Maria” e ci si segnava.
Ogni qualvolta si nominasse il diavolo – Satana, per intenderci -, o si facesse a lui riferimento anche indirettamente, il rituale appena descritto era d’obbligo.
Nella circostanza il segnarsi non richiedeva la formula classica allora in latino “In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.”, ma “Gesù, Giuseppe e Maria”.
Il diavolo faceva veramente paura, allora!
Tempi in cui tutto ciò che era male non poteva che essere frutto, disegno del Maligno.
Se l’uomo è buono perché creato a immagine e somiglianza di Dio, se sacramentato e quindi in grazia con la Chiesa, l’unica Vera, Santa, Cattolica e Apostolica rappresentante di Dio sulla Terra, il male non può che derivare da lui.
Lui!, egli la bestia immonda.
Non aveva forse egli tentato attraverso il dubbio di corrompere lo stesso Gesù?
Lo stesso rituale, però, si ripeteva quando passava il prete, il vescovo (attenzione!, non i monaci) oppure li si incontrava.
Il segnarsi era il saluto, il rispetto, la devozione dovute a un ministro terreno di Dio, ma il “Gesù, Giuseppe e Maria”?
Perché la stessa formula scaccia demonio?
Allontana pericoli?
Il motivo molto semplice, pronunciato a denti stretti e rarissime volte, era: “Quelli hanno l’anima nera come la veste. Salvando la chierica e la punta delle dita”.
Il prete ha l’anima nera.
Nera, come nero è il diavolo.
Avendo egli, però, ricevuto il sacerdozio con la consacrazione a Dio – atto che si manifestava nella tonsura, la chierica e la benedizione delle punte delle dita che afferravano l’ostia, il corpo di Cristo -, per non bestemmiare, si salvavano questi due accessori sacri.
Il sacerdote, quindi, come incarnazione del divino e del diavolo.
Qual era il motivo di un giudizio tanto negativo?
Perché veniva temuto come il diavolo, il peggio di tutto ciò che poteva produrre paura, terrore?
Come si spiega la stessa figura, il sacerdote rappresentante di Dio in Terra e contemporaneamente incarnazione del diavolo, del nemico, del male assoluto?
La stessa effigie difende dal male e lo contiene in sé!
Vengono in mente raffigurazioni del passato più remoto, simboli arcaici dove lo stesso feticcio - come un Giano bifronte - conteneva, conciliava ossimori: guerra e pace, prosperità e carestia, fertilità e sterilità et cetera.
Queste possiamo spiegarcele constatando che la mentalità arcaica non riusciva ad operare quella necessaria distinzione ontologica, logica e del linguaggio.
Ma qui stiamo parlando del passato prossimo, non della mentalità arcaica.
Del resto il detto popolare “Fa come prete dice e non come prete fa” non è forse una ulteriore affermazione della doppia personalità del sacerdote?
Sii tu pio, buono, generoso, caritatevole come nelle spiegazioni del Vangelo e dei Testi Sacri che l’ordine sacerdotale predica, non seguirlo nell’esempio della sua condotta.
Perché!?
Perché la Chiesa ha esercitato sempre il potere temporale. In alcuni periodi storici direttamente, in altri legandosi indissolubilmente a chi lo deteneva.
Tanto da connaturarsi, vivere in osmosi: una simbiosi mutualistica coi governanti che tante volte ne sono divenuti pedine.
Così ha disposto a piacimento non solo delle coscienze di regnanti e sudditi, governanti e governati, di potenti e miserabili, ma ha dettato - in ogni settore dello scibile umano - legge.
Tutti conosciamo la storia e non debbo io qui percorrerne le tappe.
Mi preme evidenziare, invece, perché ora e solo ora, dopo il Concilio Vaticano Secondo e dopo la scelta dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che hanno segnato la cesura netta col passato, caratterizzando la Chiesa post conciliare, essa torni a quella intransigenza a quella protervia, a quel mancato rispetto della persona umana, quella insensibilità che mai più ci saremmo aspettati.
Dalla povera Eluana Englaro - morta diciassette anni fa e a cui viene negata con gli espedienti più miseri la compassionevole cerimonia della sepoltura – alla revoca della scomunica contro i vescovi lefebvriani della Fraternità di San Pio X.
Dalla irragionevole determinazione a fare santo un papa che - pur considerando tutte le possibili debolezze umane - non il paradiso dovrebbe abitare ma risiedere tra gli ignavi dell’inferno dantesco, alla condivisione della pena di morte per gli omosessuali.
Dalle intimidazioni quotidiane e passatiste ai fedeli su ogni aspetto della vita che la scienza ha reso meno insopportabile, all’aperto invito alla trasgressione, disobbedienza delle leggi sovrane dello Stato.
Si potrebbe andare avanti in quanto non c’è aspetto della vita civile, sociale, culturale su cui la Chiesa non abbia preso posizioni oscurantiste, reazionarie.
Incredibili!
Signori della Chiesa, papa Ratzinger, segnandoci non possiamo trattenerci dal sussurrare, solo mormorare per il momento: “Gesù, Giuseppe e Maria”.