scendendo
.
.
.
.
.
giù per le scale la mano sua
-a l’alcova d’avida bocca
in furtiva attesa, rapiti sensi
più al desiderio contenibili-
conduce la mia
e danza i passi scendevano
gradini al consumo
com’ora fosse
il ricordo de il piacere muove
lo sciabordio agitando suoni
è musica …
e ancor mo’ salda, congiunge
l’unisono di sponde percorse-
copula feconda di cielo e terra
.
.
.
.
michele cologna
san severo, sabato 18 febbraio 2017
09:05:23
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Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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martedì 18 febbraio 2020
L’Urlo
L’Urlo
Non ne posso più!
Oggettivamente non se ne può più.
Tutti, tutti, tutti e la stessa minestra.
Nessuno fuori dal coro.
Voce unica.
L’opportuno, il tornaconto, l’interesse, il guadagno e
altro che non si discosta di un iota da ciò, sta dietro ogni azione dell’uomo.
Amplificato e qui l’indecenza maggiore, dalla comunicazione e l’intellettualità tout
court.
Bandita ogni altra prerogativa Umana.
Come a dire, l’azione senza l’uomo.
Il prodotto dell’azione dell’uomo è escludente l’uomo.
E non possiamo parlare d’irresponsabilità, ma della
caratteristica unica e necessaria per dignità di menzione e parola.
L’etica, la morale se in qualcuno affaccia l’azione, è
derisa e sbeffeggiata.
Non considerata utile alla gestione del Presente.
Siamo fuori e non da chissà cosa, proprio fuori di testa!
Il Mondo cammina verso il suicidio.
Non sembri stupida l’affermazione.
L’uomo governa il mondo tanto da averlo asservito in ciò
che si pensava impossibile.
Il clima, la natura, la selezione …
Si è umanizzato il pianeta Terra.
Ma dall’Umanizzazione è escluso l’Uomo se non nella
propria attività
Cioè, l’attività Governa.
L’attività è governata dall’Uomo privo dell’Umanità.
Il Governo del Tutto è retto, quindi, da una Fissità
mancante della Qualità del soggetto operante, se non nella sua decerebrata, disumanizzata
attività.
Non c’è più l’Umano al governo dell’Uomo e della Cosa.
Meditate.
So bene che è difficile discorso e invita a pensare
quando ormai nessuno più pensa.
È fastidioso pensare e crea problemi, meglio soprassedere
e divertirsi.
Un bel viaggio e via!
Se non ho soldi, ci sono i finanziamenti, quelli che
mancano se voglio avviare un’attività.
La scienza soppressa se non al servizio dell’utile
possibile.
La tecnica ed emerge solo quella spendibile al profitto.
Ogni attività produttiva obbediente e al servizio del Dio
Denaro.
Anche quella pubblica.
Etica, Morale, Responsabilità dell’Uomo verso l’Uomo
fuori da ogni processo Produttivo, ma peggio, banditi dal Governo.
L’Uomo deprivato dell’Umano ostaggio del sé operandi.
So che questo scritto non avrà parola né a supporto, né contro.
Disinteresse.
Come nel disinteresse stiamo distruggendo il Mondo e Noi
stessi.
Tanto Figli non ne facciamo più.
Quelli che li fanno ancora e li trascuriamo se non li avversiamo,
facendoli morire di fame e sete, malattie.
Allora?
Abbracciamoci nel tango.
Nel liscio?
Nel liscio?
Viva l’indifferenza, la spensieratezza, l’ignavia.
Michele Cologna
San Severo, martedì 18 febbraio 2020
09:53:37
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lunedì 17 febbraio 2020
Il dodicenne in seconda media
Il dodicenne in seconda media
Avrebbe voluto gridargli in faccia, “Prof, ma che dice!”.
Era timido, così timido che non osava alzare lo sguardo.
Si teneva le cose a testa bassa soffrendo.
Neanche agli insulti reagiva.
E si veniva insultati anche per la differente condizione
sociale.
Suo padre era considerato “possidente” e non agricoltore,
che invece era la verità e a lui lo scherno.
Non gli gridò in faccia l’obbrobrio ascoltato.
No!
Sgretolò il mondo che il bimbo, il fanciullo aveva
eretto, però.
L’uomo veniva dalla scimmia.
E il chierichetto che si sentiva “chiamato”?
A chi, chi confidare la propria angoscia?
Studiando ai salesiani egli aveva pochi contatti esterni.
E non poteva parlare con Don Mario, il parroco della sua
Cattedrale e nemmeno con Don Luigi il suo confessore e mentore alla catechesi.
Di tutti i preti e suoi insegnanti stimava Don Gerace, ne
temeva anche la sua inflessibile severità.
Prese il coraggio a due mani e con un filo di voce che
temeva non sentire chiese.
Non ricorda le sue parole.
La paura di non sapersi spiegare l’aveva mandato in
confusione.
Solo la risposta e fu chiara: “Sei troppo piccolo per
comprendere, capirai a tempo debito”.
Gli occhi.
Ancora non dimentica e ora è vecchio.
Quasi in lacrime.
Commosse il fanciullo e sentì la bontà di quell’uomo
severo.
Gli servì la messa al mattino per un lungo tempo,
conoscendo il fervore della fede dai suoi occhi lacrimanti a ogni elevata del
Corpo e del sangue di Cristo.
Michele Cologna
San Severo, lunedì 17 febbraio 2020
09:46:00
NB
Il perché di questo scritto non mi è chiaro.
Un impulso del fanciullo ora vecchio.
Cosa vuole dire, perché.
Sono in attesa.
sabato 15 febbraio 2020
Domenica 16 febbraio 2020, VI del Tempo Ordinario (anno A)
Domenica 16 febbraio 2020, VI del Tempo Ordinario (anno
A)
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
È grossolano Matteo e nella tradizione della Parola,
punitivo.
Non mira ad educare, ma impaurire.
Rappresentazione del sempre del Potere: parola minacciosa
e obbligo all’obbedienza.
Quel terroristico e coercitivo “Ricordati che devi
morire”.
Quale uomo non lo sa, ma ripeterglielo, ricordarglielo a
ogni piè sospeso, è annichilirlo.
Togliergli il piacere della vita che è la gioia, la
bellezza, il significato “In Sé” d’ogni vivente.
Morire è condizione della materia.
Tutta la materia è a termine, tutta.
Niente è eterno.
E siamo Materia e con Noi Dio, la Nostra Meravigliosa
Creatura.
Quanto vorrei sapere se questo pensiero abbia
attraversato la mente di Gesù di Nazaret!
Penso di sì, altrimenti non avrebbe potuto approdare
all’Amore.
Come può un Uomo che convince se stesso a uscire fuori
dalla più oppressiva cultura d’ogni popolo e tempo a pronunciare le parole
dell’evangelista Matteo.
Mettersi paura e incutere paura.
No, Gesù comprende tutta la portata oppressiva del
Vecchio Testamento.
L’abuso e il sopruso.
Il feroce e tirannico potere.
Il governo fuori dall’uomo.
La pregiudiziale del genere.
L’apartheid verso ogni debolezza e diversità di genere e
condizione di nascita, di razza e popolo.
Il solo Popolo Eletto legato da un patto sessuale.
C’è da impazzire d’orrore!
Dio in un rapporto omosessuale con il suo popolo.
Questo era il dato e Gesù capisce che dell’esistente non
voleva cambiare niente.
Nulla!
Egli veniva a portare il Nuovo.
L’Amore che non accetta Legge.
La Legge è dell’uomo, l’Amore lo porta dentro e non è una
sua elaborazione.
È.
Un Assoluto e l’Unico a non necessitare d’altro.
È di Sé Sostanza e Forma.
Potenza e Atto.
Questo è il pensiero di Gesù e questo porta a chi è
disposto ad ascoltare la sua parola.
Può minacciare?
Di più impaurire?
Egli raccoglie a sé gli abietti, i peccatori, gli storpi,
gli evitati.
L’altro che per il popolo eletto era niente.
Nessuno.
Matteo e la Parola Canonica non producono bene all’Amore.
Lo feriscono e feriscono l’Uomo.
Amore è un primus in ogni senso, nasce con l’Uomo.
La Legge, ogni attività umana è un post.
Amore è Verità, la Parola confezione di una presunta
verità.
Grazie a tutti.
Michele Cologna
San Severo, sabato 15 febbraio 2020
08:34:42
giovedì 13 febbraio 2020
Un motivo e …
Un motivo e …
Mi sono svegliato con un motivo in testa.
Anche abbastanza datato.
Sono vecchio e tutto ti dà la misura.
Le normali funzioni e il motivo ad insistere.
Completate le mattutine incombenze e al computer, l’ho
cercato.
Youtube immediatamente mi ha portato il video.
Come scostumatezza ascoltare solo la voce, sono stato alle
immagini.
Senza soluzione di continuità, subito un altro.
Non dello stesso autore, ma di una cantante bravissima
che ci ha lasciato.
Incantato dalla sua bellezza e dalla voce suprema.
Emozionato sono arrivato alla fine.
Altro e bravissimo, anche lui non più tra i vivi.
Grande e direi assoluto.
Il video e io quel motivo l’avevo sempre immaginato e
collocato nel mio mondo.
Quello dell’autore estraneo.
Il successivo e mi sento fuori.
Non mi appartengono le immagini, neanche quelle
precedenti in verità.
Il mondo di quei motivi in video, cambia la mia
percezione anche se mutevole nel tempo.
Riconosco molti atteggiamenti della realtà in video, come
uno solo a dettare.
Comportamenti e posizioni, di ragazzi e non più, anche
vecchi.
Chiudo.
Oltre all’estraneità, provo rincrescimento.
Una decurtazione della mia fantasia a immaginare.
Un pacchetto e io posso solo prenderlo.
Niente del mio mondo in esso.
Il suo e solo il suo.
O mi adagio in quello, o sono fuori.
Mi piace di più essere fuori e fare salva la mia
immaginazione a favoleggiare sul testo e la musica.
La ragione dello scritto e della mia avversione
intellettuale all’immagine.
Specialmente alla Poesia.
Traccio un parallelo che non può interessare nessuno, ma
spinge me a una considerazione forse verità.
Ho avuto per maestro delle elementari l’insegnate, Michele
Caposiena, Cavaliere di Vittorio Veneto.
Compagno d’arme di Quasimodo.
Egli che si dichiarava fascista e Quasimodo comunista,
come questa devozione all’opera del Maestro non comprendo adesso, allora non
sapevo e la domanda non esisteva.
Ci fece mandare a memoria poesie e poesie del grande
Quasimodo.
Era il fanciullo in seconda di sette anni, essendo
anticipatario, e già conosceva a memoria poesie monumento.
Non lo sapeva, però la musicalità delle parole lo
affascinava nella mnemonica ripetizione.
In particolare e forse ne afferrava empaticamente il
senso,
ACQUAMORTA
Acqua chiusa, sonno delle paludi
che in larghe lamine maceri veleni,
ora bianca ora verde nei baleni,
sei simile al mio cuore.
II pioppo ingrigia d'intorno ed il leccio;
le foglie e le ghiande si chetano dentro,
e ognuna ha i suoi cerchi d'un unico centro
sfrangiati dal cupo ronzar del libeccio.
Così, come su acqua allarga
il ricordo i suoi anelli, mio cuore;
si muove da un punto e poi muore:
così t'è sorella acquamorta.
Che sia stata questa a tracciarmi indegnamente poeta?
Solo di questa mattina la domanda bugiarda, in verità era
la mia di fanciullo sofferenza, a farmi amare quei cerchi dell’anima sull’acqua
stagna.
E se ci fosse stato un video confezionato, avrei io
potuto costruire mondi su quella?
No, proprio no!
Forse avrei vissuto quelle immagini e in esse affogato e
invece!
La mia a distanza di tanti e tanti anni sta su quei
cerchi a immaginare ancora.
Hanno riconosciuto ai video “proprietà artistica” ed è
giusto.
Le conseguenze?
L’uniformare del sentire e dell’immaginazione, l’emulazione
acritica e la tipizzazione unica.
Gli strutturalisti del linguaggio si soffermarono molto
sulla grammatica e la sintassi delle immagine e misero in avviso, conoscerne la
struttura.
Niente e le immagini hanno sostituito il pensiero.
Annullato la fantasia e l’immaginazione.
Hanno al senso privilegiato lo stupore e annientato ogni
pedagogico fine.
Forse tarpato le ali alla libertà che prima d’essere
fatto è immaginazione specialmente giovanile.
Michele Cologna
San Severo, giovedì 13 febbraio 2020
09:11:49
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mercoledì 12 febbraio 2020
L’orgoglio ereditato
L’orgoglio ereditato
Non vorrei parlare di questa cosa e sono più giorni che ci rimugino.
La discrezione e il rispetto, l’inafferrabilità del gesto invitano a tacere.
Il suicidio.
Ma Michele, così si chiamava il ragazzo, ci motiva il gesto e forse siamo obbligati a parlarne.
Non farlo tradirebbe ancora il suo urlo al mondo.
Conosco tutti i percorsi, non ho consumato solo il gesto.
Come una polizza me lo sono conservato a garanzia.
Ero maturo e potevo metterlo in pratica quando volevo.
Come aver superato tutti gli esami e la laurea era a tua disposizione.
Quando volevi e non dovevi chiedere e attendere la sessione.
Ho iniziato il cammino bambino, neanche sette anni e ci pensavo.
Gustavo la liberazione e ne sentivo il senso.
L’unico freno il dolore della “mammina” mia.
Non si era bambini in quel tempo, ma uomini in miniatura.
Solo la forza insufficiente che non ti salvava dal possibile.
E il possibile era la fatica sotto sforzo di tutti i giorni e d’ogni aspetto della vita.
Ti sentivi morire e credo che la morte fosse più clemente.
Lottavi.
Non c’era attimo di tregua e l’unica carezza alla quale avevi accesso, valeva meno di te.
Già così provata dal dolore della vita, non potevo aggiungere il mio a lei immagine dell’Addolorata.
Eri niente, valevi niente.
Una mucca, un cavallo, un maiale erano più tutelati e compresi.
Non so se mi abbiano formato, ma notavo le differenze.
I compagni di scuola, d’istituto, qualcuno di giochi.
Quello alle biglie l’unico e la sorte l’ha fatto morire fanciullo, dodici anni, sottraendomi insieme all’amico tutte le palline che non potendo averle con me, lui mi custodiva.
Chissà come mi vedevano loro i compagni e tutti gli altri, ma di privilegiato mi celebravano.
La licenza media e la dipartita del padre.
Cessa l’uomo in costruzione e subentra quello responsabile e insufficiente.
Quante porte sbattute in faccia.
Lacrime e nessun appoggio.
Avevo un solo modello che amando con odio, mi sorreggeva.
E la forza della e nella impossibilità.
Mai mi abbandonarono le sue parole e il riscontro di non piacergli e la sensazione del fallito.
Ho resistito e ho costruito sapendo d’avere poco tempo.
Quanta fatica, dolore e orgoglio ereditato.
Non mi sono arreso mai.
Ho costruito tanto, poco, niente?
Ma mi sono inventato in ogni momento e quell’orgoglio ereditato era il propellente.
Se a Michele il ragazzo di trentuno anni, io a trentatre avevo concluso tutto e mi sentivo vecchio e superfluo, fosse stato inculcato l’orgoglio del fare?
Del riuscire a ogni costo?
Dell’inventarsi lavoro e vita?
Ogni emancipazione è perdita e l’uomo ha perduto i cicli.
Ci si suicidava per onore e non per il rifiuto di un lavoro stabile e la stanchezza.
Le colpe e i meriti sono individuali sempre, ma quelle di questa civiltà della rinuncia, della morte dell’iniziativa, dell’attesa come provvidenza supera certo quelle individuali.
©Michele Cologna
San severo, domenica 12 febbraio 2017 - 08:56:47 –
https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10211937300098910?comment_id=10221331045176666
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Non vorrei parlare di questa cosa e sono più giorni che ci rimugino.
La discrezione e il rispetto, l’inafferrabilità del gesto invitano a tacere.
Il suicidio.
Ma Michele, così si chiamava il ragazzo, ci motiva il gesto e forse siamo obbligati a parlarne.
Non farlo tradirebbe ancora il suo urlo al mondo.
Conosco tutti i percorsi, non ho consumato solo il gesto.
Come una polizza me lo sono conservato a garanzia.
Ero maturo e potevo metterlo in pratica quando volevo.
Come aver superato tutti gli esami e la laurea era a tua disposizione.
Quando volevi e non dovevi chiedere e attendere la sessione.
Ho iniziato il cammino bambino, neanche sette anni e ci pensavo.
Gustavo la liberazione e ne sentivo il senso.
L’unico freno il dolore della “mammina” mia.
Non si era bambini in quel tempo, ma uomini in miniatura.
Solo la forza insufficiente che non ti salvava dal possibile.
E il possibile era la fatica sotto sforzo di tutti i giorni e d’ogni aspetto della vita.
Ti sentivi morire e credo che la morte fosse più clemente.
Lottavi.
Non c’era attimo di tregua e l’unica carezza alla quale avevi accesso, valeva meno di te.
Già così provata dal dolore della vita, non potevo aggiungere il mio a lei immagine dell’Addolorata.
Eri niente, valevi niente.
Una mucca, un cavallo, un maiale erano più tutelati e compresi.
Non so se mi abbiano formato, ma notavo le differenze.
I compagni di scuola, d’istituto, qualcuno di giochi.
Quello alle biglie l’unico e la sorte l’ha fatto morire fanciullo, dodici anni, sottraendomi insieme all’amico tutte le palline che non potendo averle con me, lui mi custodiva.
Chissà come mi vedevano loro i compagni e tutti gli altri, ma di privilegiato mi celebravano.
La licenza media e la dipartita del padre.
Cessa l’uomo in costruzione e subentra quello responsabile e insufficiente.
Quante porte sbattute in faccia.
Lacrime e nessun appoggio.
Avevo un solo modello che amando con odio, mi sorreggeva.
E la forza della e nella impossibilità.
Mai mi abbandonarono le sue parole e il riscontro di non piacergli e la sensazione del fallito.
Ho resistito e ho costruito sapendo d’avere poco tempo.
Quanta fatica, dolore e orgoglio ereditato.
Non mi sono arreso mai.
Ho costruito tanto, poco, niente?
Ma mi sono inventato in ogni momento e quell’orgoglio ereditato era il propellente.
Se a Michele il ragazzo di trentuno anni, io a trentatre avevo concluso tutto e mi sentivo vecchio e superfluo, fosse stato inculcato l’orgoglio del fare?
Del riuscire a ogni costo?
Dell’inventarsi lavoro e vita?
Ogni emancipazione è perdita e l’uomo ha perduto i cicli.
Ci si suicidava per onore e non per il rifiuto di un lavoro stabile e la stanchezza.
Le colpe e i meriti sono individuali sempre, ma quelle di questa civiltà della rinuncia, della morte dell’iniziativa, dell’attesa come provvidenza supera certo quelle individuali.
©Michele Cologna
San severo, domenica 12 febbraio 2017 - 08:56:47 –
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Repetita iuvant … e mi ripeto
Repetita iuvant … e mi ripeto
Il fratello maggiore di mio padre, zio Luigi, nacque nel 1900.
Il papà, mio nonno Michele, era in guerra al fronte e lui venne reclutato a sedici anni non ancora finiti.
Pensate mia nonna Carolina, il marito e il primo dei figli in guerra e la disperazione.
Mio zio Luigi prese la decisione, “non parto”.
Cosa fare per non andare in galera e non essere fucilato.
I sordi venivano esclusi, non andavano al fronte e servivano l’esercito differentemente.
Decise d’essere sordo.
Nei suoi racconti l’incredibile!
Venne chiuso in un manicomio criminale, venne sparato alle spalle e altre torture per riscontrare la sordità.
Riuscì a superare ogni prova, ma non fu mandato a casa.
A fine guerra, venne scarcerato dal manicomio criminale nel quale l’avevano rinchiuso.
Il giovane aveva rotto ogni rapporto con la socialità, la civiltà, la politica, la fede, le convenzioni e ogni appartenenza.
Anche quelle familiari le sentiva quasi ostili e maturò quella scelta di vita che rendeva alcuni uomini unici nella loro legge.
Dal lavoro in assoluta libertà scegliendo di fare il “Terrazzano”, al codice comportamentale “Suo” di Uomo.
Fucile in spalla e i Frutti della Terra e del Cielo e solitario.
Un lupo che incuteva paura e riceveva rispetto, diremmo un uomo d’onore.
Questo mi venne riferito da tutti coloro che ebbero “la fortuna”, loro affermazione, d’essere privilegiati della sua arte, dei suoi principi, della sua attenzione.
Un uomo duro e inflessibile che incuteva timore.
Anche a me bambino e poi adolescente, ma quando morì mio padre capii la sua grandezza, la sua umanità.
Gli altri fratelli di mio padre erano nani nei suoi confronti.
Un Uomo vero.
Aveva rotto i rapporti con il Mondo, era rinato Uomo Nuovo.
Non aveva nessuna cultura scolastica, ma in quella dell’uomo e della legge in lui naturale, era interprete vero.
Non fu amato se vado con la mente ai ricordi.
Temuto e rispettato anche dalla moglie e dai figli, dai fratelli.
Dai conoscenti, dai paesani tutti, dalle guardie campestri, dai proprietari terrieri …
Il giovane chiuso in un manicomio criminale per non essere carne da macello al fronte, si era vendicato inventandosi uomo.
Chissà cosa ci avrebbe lasciato, oltre l’esempio, se fosse stato in grado di scrivere del suo moto interiore!
Non ho mai scritto di questo mio zio, perché parlo di repetita iuvant?
Mamma mia, in che culo di sacco mi sono infilato!
Ho fatto sempre trapelare che ho operato in me la separazione: un primo periodo con “sfoggio” di cultura e sapere, il successivo senza richiami se non alla realtà effettuale.
Quasi a cancellare “l’imparato”.
Per essere più in sintonia con il pensiero, ho disabitato la convivenza rifugiandomi in campagna, ho rotto ogni collaborazione culturale e politica, ho cessato ogni organicità con il precedente.
Seguo tutto e intervengo non partecipando se non come osservatore estraneo.
Ci riesco?
Non lo so e non credo, però ci tento!
Attingo dal passato e l’Uomo.
La civiltà contadina e il pensiero delle origini.
L’epos, i topoi, le tradizioni, il buon senso …
Una rivisitazione non colta per trovare l’uomo non nell’apice della piramide, ma alla base.
Certo fare un ragionamento del genere in una realtà d’ignoranza dilagante a ogni livello è pericoloso.
Ma solo così possiamo recuperare l’Uomo e da esso rinascere.
Vale anche ed essenzialmente per la sacralità in un tempo sconsacrato e privo d’Umanità.
L’ente ha separato da sé l’entità.
E l’uomo senza entità è bestia perché ha perduto Dio.
Traggo dalle parole del Vangelo settimanalmente il mio pensiero e lo condivido con le amicizie e chiunque voglia leggere.
Ecco, ho ritenuto importante spiegare le motivazioni alla base.
Grazie a tutti, coloro che leggeranno nel silenzio e quelli che lasceranno il loro contributo.
Michele Cologna
San Severo, martedì 12 febbraio 2019
10:09:16
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Il fratello maggiore di mio padre, zio Luigi, nacque nel 1900.
Il papà, mio nonno Michele, era in guerra al fronte e lui venne reclutato a sedici anni non ancora finiti.
Pensate mia nonna Carolina, il marito e il primo dei figli in guerra e la disperazione.
Mio zio Luigi prese la decisione, “non parto”.
Cosa fare per non andare in galera e non essere fucilato.
I sordi venivano esclusi, non andavano al fronte e servivano l’esercito differentemente.
Decise d’essere sordo.
Nei suoi racconti l’incredibile!
Venne chiuso in un manicomio criminale, venne sparato alle spalle e altre torture per riscontrare la sordità.
Riuscì a superare ogni prova, ma non fu mandato a casa.
A fine guerra, venne scarcerato dal manicomio criminale nel quale l’avevano rinchiuso.
Il giovane aveva rotto ogni rapporto con la socialità, la civiltà, la politica, la fede, le convenzioni e ogni appartenenza.
Anche quelle familiari le sentiva quasi ostili e maturò quella scelta di vita che rendeva alcuni uomini unici nella loro legge.
Dal lavoro in assoluta libertà scegliendo di fare il “Terrazzano”, al codice comportamentale “Suo” di Uomo.
Fucile in spalla e i Frutti della Terra e del Cielo e solitario.
Un lupo che incuteva paura e riceveva rispetto, diremmo un uomo d’onore.
Questo mi venne riferito da tutti coloro che ebbero “la fortuna”, loro affermazione, d’essere privilegiati della sua arte, dei suoi principi, della sua attenzione.
Un uomo duro e inflessibile che incuteva timore.
Anche a me bambino e poi adolescente, ma quando morì mio padre capii la sua grandezza, la sua umanità.
Gli altri fratelli di mio padre erano nani nei suoi confronti.
Un Uomo vero.
Aveva rotto i rapporti con il Mondo, era rinato Uomo Nuovo.
Non aveva nessuna cultura scolastica, ma in quella dell’uomo e della legge in lui naturale, era interprete vero.
Non fu amato se vado con la mente ai ricordi.
Temuto e rispettato anche dalla moglie e dai figli, dai fratelli.
Dai conoscenti, dai paesani tutti, dalle guardie campestri, dai proprietari terrieri …
Il giovane chiuso in un manicomio criminale per non essere carne da macello al fronte, si era vendicato inventandosi uomo.
Chissà cosa ci avrebbe lasciato, oltre l’esempio, se fosse stato in grado di scrivere del suo moto interiore!
Non ho mai scritto di questo mio zio, perché parlo di repetita iuvant?
Mamma mia, in che culo di sacco mi sono infilato!
Ho fatto sempre trapelare che ho operato in me la separazione: un primo periodo con “sfoggio” di cultura e sapere, il successivo senza richiami se non alla realtà effettuale.
Quasi a cancellare “l’imparato”.
Per essere più in sintonia con il pensiero, ho disabitato la convivenza rifugiandomi in campagna, ho rotto ogni collaborazione culturale e politica, ho cessato ogni organicità con il precedente.
Seguo tutto e intervengo non partecipando se non come osservatore estraneo.
Ci riesco?
Non lo so e non credo, però ci tento!
Attingo dal passato e l’Uomo.
La civiltà contadina e il pensiero delle origini.
L’epos, i topoi, le tradizioni, il buon senso …
Una rivisitazione non colta per trovare l’uomo non nell’apice della piramide, ma alla base.
Certo fare un ragionamento del genere in una realtà d’ignoranza dilagante a ogni livello è pericoloso.
Ma solo così possiamo recuperare l’Uomo e da esso rinascere.
Vale anche ed essenzialmente per la sacralità in un tempo sconsacrato e privo d’Umanità.
L’ente ha separato da sé l’entità.
E l’uomo senza entità è bestia perché ha perduto Dio.
Traggo dalle parole del Vangelo settimanalmente il mio pensiero e lo condivido con le amicizie e chiunque voglia leggere.
Ecco, ho ritenuto importante spiegare le motivazioni alla base.
Grazie a tutti, coloro che leggeranno nel silenzio e quelli che lasceranno il loro contributo.
Michele Cologna
San Severo, martedì 12 febbraio 2019
10:09:16
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