mercoledì 29 luglio 2020

. . . come un gioco


. . . come un gioco
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come un gioco noi a cercare
ristoro
inappagato e non pe’ scorso
ancor vivo
forze a non reggere compito
d’età negletto

febbricola

e accompagna momenti e ore
giorni e
no piega lui che d’immanente
copre l’arco
piacere che non vuole a l’oblio
porgere fianco

il gioco

questi a sfinire de i sensi i labbri
passione che no cede
e l’orli mobile lei a lenire bocche
al bacio
e dita a sfiorare nature vagando
essenze
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michele cologna
san severo mercoledì 29 luglio 2020
09:45:50
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Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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sabato 25 luglio 2020

Infinito Nulla

Infinito Nulla
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Ha salutato
e non s’è preso risposta,
il poverino.
Anch’io questa,
come tutte le mattine,
me meschino.
Prego
e nel segno aspetto.
Niente.
Continuo.
Lui s’avvicina e gli arriva
sempre.
Mai a me voce o carezza.
Diverso il nostro,
il suo vero e concreto, io!
Quello mio?
Assente e muto!
Un Pieno, Infinito Nulla.
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Michele Cologna
San Severo, sabato 25 luglio 2015
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Copyright© 2015 Michele Cologna
tutti i diritti e riproduzione riservati
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I pronomi e la verità, o de la morte


I pronomi e la verità, o de la morte
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Come unica azione.
Gesto.
Espressione dell’inconsistente.
Tu e io.
Noi, e siamo parvenze.
Ombre indistinte d’un solo passo.
Storia che si azzera pe’ modo.
Uno.
Consuetudine che nega.
Identità che non è fonte,
l’uno è tutti.
Film senza regista.
Una sola scena.
Palcoscenico affollato e sgombro
d’entità e ente.
Plurale d’ogni singolo di sé nullo.
Un sé non a consumare il vero.
E i pronomi:
Verità postulata d’un sistema,
qualità di un solo calco.
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Michele Cologna
San Severo, giovedì 23 luglio 2020
07:15:06
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Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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MT 13,44-52


MT 13,44-52

San Tommaso d’Aquino: “Noi uomini siamo come una freccia già in piena corsa. Un altro ha preso la mira e ha tirato. Non spetta più a noi cercare un obiettivo: è già stabilito.

Così il Santo a commento del passo di MT 13,44-52 che riporto.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Per coloro che hanno fede, essere freccia scagliata da un altro, forse è l’apice della felicità.
Ma per chi non ha fede?
Un insulto che gli toglie autonomia, identità e volontà.
Un burattino nelle mani d’altri.
E l’altri è il Potere.
Il Governo dell’Uomo su l’uomo che si fa Trascendenza.
Non voglio parlare, quindi, delle conseguenze di una simile concezione dell’uomo.
L’abbiamo già riscontrato nella storia che è percorso di crimini e assassini, inganni e tragedie, ogni nefandezza.
Una Verità così espressa dal Santo d’Aquino, come si concilia con la realtà dell’uomo?
Il Libero Arbitrio, si risponde.
La formula dell’inganno per salvare il potere e l’uomo.
Il potere che erra perché retto da uomini, la Santa Inquisizione.
L’uomo, dalla Shoah.
Dio ne è fuori e l’uomo “freccia” anche.
Un capolavoro e non lo definisco perché i termini peggiori non lo completerebbero nell’orrore.
Come possa definirsi “Verità” un simile e mostruoso pensiero, sentire, professare è cosa che non comprenderò mai.
Come possa conciliarsi una simile “Verità” con l’aspirazione dell’Uomo da Bene, con l’Umanità, con l’Amore è altrettanto incomprensibile.
L’aspirazione dell’uomo all’Ordine è legittima e sacrosanta.
Anche alla Libertà.
Perché allora arbitrio che è abuso, prepotenza, capriccio …?
Chi non è nell’Ordine sta nell’Arbitrio, e la Libertà?
Libertà è Amore e Amore è Libertà.
Stessa realtà di un solo Pensiero.
Perché la coercizione?
Non va questa applicata alla sola positività?
Solo il mio pensiero.

Michele Cologna
San Severo, sabato 25 luglio 2020
10:32:06




venerdì 24 luglio 2020

Volere che muore

Volere che muore
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A volte vogliamo e il volere fragile pianta battuta da rovente scirocco, asciuga afflosciando.
Ci muore tra le braccia e la voce non ha pianto.
La parola conforto.
Il silenzio è necessità e ripara.
Medicamento che solleva.
Altre, la parola c’insegue e libera.
Coglie e non è meglio.
Allora lo sguardo si vela di senso, e nel suo andare si sparge sfumando.
Solitario destino di un viaggiatore senza meta.
Involontario andare e l’imbrunire quieta.
Come un’attesa sospesa che si attende.
Un ricordo vivo che d’incerto si muove.
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Michele Cologna

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“Disambiguazione”

“Disambiguazione”
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Da qualche giorno la parola mi stuzzica.
Bussa.
Vuole attenzione.
Ascolto.
E questa mattina, prima del risveglio, sempre più insistente, “la disambiguazione”.
Erano le 04.50 e giù dal letto.
Cosa vuole?
Perché questa insistenza?
Intervento su chi?
A togliere ambiguità a chi, a cosa?
Parola, frase, vita?
Sapere?
Ecco, è a costui che va applicata la disambiguazione.
Come penso lui, la quiete.
La parola trova riposo.
Io il tormento.
È vero, non essendoci verità, non c’è sapere.
Tutto il sapere non può stare che nella sua disambiguazione.
Sapere di non sapere.
Ma lo pratico e da anni, non capisco questa insistenza!
Come a scendere la scalinata che porta in cantina e fai l’occhio.
Non parto dai fondamenti.
Da una grammatica data, una sintassi e consecutio.
Fonemi e parole, categorie e concetti, sinapsi.
Non sono la tabula rasa e quindi la mia disambiguazione parte viziata.
Allora?
Scordare nell’accezione di togliere l’accordo e non solo dimenticare.
Partire nuovo e annullare, obliterare tutto.
Nudo, senza veste alcuna e confezionata, a significare il vivere nello scibile.
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Michele Cologna
San Severo, venerdì 24 luglio 2020
07:05:06

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Ieri ho scritto una poesia dal titolo “I pronomi e la verità, o de la morte”.
Non volevo pubblicarla per tanti motivi, uno preminente, “nega”.
Nega e la affido alla vostra lettura e l’intelligenza in separata nota.

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giovedì 23 luglio 2020

la bonanima

la bonanima


Non riuscivo a comprendere questo appellativo da bambino.
Mi faceva un po’ senso e quasi soggezione e immaginavo chissà che uomo e grandi meriti.
Capii quando fanciullo morì un mio familiare dei quali tutti dicevano peste e corna e tutto il male possibile.
A ragione, una carogna d’uomo.
Dopo la dipartita era diventato buonanima.
Sentivo le mie zie e cugini molto grandi, dell’età di mia madre e anche più, “la bonanima”.
Che brutta sensazione!
Ancora oggi provo una sensazione sgradevole se non raccapricciante.
Quando morì mio padre e i miei familiari, la parte del mio papà, usarono questo appellativo per lui, mi opposi con tutte le mie ragioni e forze.
Mio padre era mio padre e di nome Leonardo e non “la bonanima”.
Ci disputai e litigai.
Alla mia presenza l’appellativo per definire mio padre non fu più usato.
Trovai mia madre e mia sorella Carolina solidali.
Perché questo accenno oggi?
I mass media tutti e ancora non muore, stanno tessendo elogi sperticati e ipocriti a lui che sta molto male.
Parlo di Sergio Marchionne.
Un santo e manca poco per portarlo agli altari.
Qui su FB un network di deficienti e “Dio mio”.
Se si avanza qualche perplessità si viene aggrediti e fagocitati.
La malattia e la morte di tutti gli uomini va rispettata sempre.
Ma Totò Riina morto, era lo stesso che vivo.
Un delinquente e stragista mafioso da vivo, tale da morto.
Marchionne un uomo che non ha fatto del bene all’Italia, agli italiani, agli operai e all’industria italiana.
Non ha rispettato le leggi italiane e neanche le sentenze giudiziarie.
Ha preso tutto e ha lasciato i debiti all’Italia delocalizzando.
Licenziato senza pietà e il suo salario tra premi, bonus e retribuzione quattromila volte quello di un operaio specializzato.
Uno bravo per la Fiat e per se stesso senza alcun dubbio.
Embè?
Tutta questa celebrazione e lutto prima di morire?
Lo proponiamo santo?
Gli italiani sono popolo mancato e non hanno memoria.
I politici alla Renzi la coda di paglia.
I mezzi di comunicazione creare il caso.
Dispiace per l’uomo e lo ripeto, ma è stato socialmente e civilmente una brutta persona.
È appartenuto alla “razza padrona” si sarebbe detto un tempo e da non avvicinare per alcun motivo a uomini come Falk, Pirelli e gli stessi Agnelli.
La misura e la malattia e la morte non cancellano il vissuto.
Solo la vita.


Michele Cologna
San Severo, domenica 22 luglio 2018
19:04:22

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