sabato 9 gennaio 2010

L'Assenza...

De intro reminiscenze, acque impetuose,
percorron sembianze il fil de l’assenza…
passion consumate e aneliti, furori, spem
e gioie, che su l’ara immoliam del disio.

Olimpo d’umano amor freme, e copre i
cuor di divini doni, e ad alati messagger
affida il servigio. Arpe in gridolin di Fata
movon corde, e suoni espandon Universo.

Veli affaccian mossi occhi di pastello, e
coloran di Ciel gl’astri… mentr’Ombre
popolan boschi e fiori, de la Terra i fiumi,
ov fan capolin luccichii, non più lacrime,

ma ardor di Ninfe che gaie or si rincorron
festanti. Quiete, sospir celeste, conquista
i cuor, e immola al Tempo l’attesa. Alba,
pudica sorge… e ammalia d’amor Follia.

Michele (09/01/2010 19.33.06)

Di te avaro

Nei tuoi occhi…
Nel profumo della tua anima…
Nei tuoi sensi la bellezza…
Perso
Sapore di femmina
Mi penetri le papille
E della tua bocca
Arso...
Di te avaro
Attingo

Michele (09/01/2010 0.53.41)

giovedì 7 gennaio 2010

Riflessioni amare…

Riflessioni amare…

Oh, Signore, Dio dei cieli e della Terra.
Dell’Universo!
Io non so se tu esisti, ma se esisti sei anche il mio Dio.
Non credo che tu ci sia, e per questo mio errore se dovrò pagare, son pronto.
Se esisti, non credo alla Vulgata che hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza.
Un Dio, pur misero e miserando, e non credo che tu possa esserlo, non può essere così meschino, infimo, spergiuro, miserabile…
Credo piuttosto e con buoni richiami storici, che l’uomo si sia creato Dio, eleggendoti padre e si sia dato identità tua per nascondersi ai suoi misfatti.
Come?
Attribuendo a te tutte le cose degne e buone e tenendosi per sé tutte le miserie, giustificandosi con il Libero arbitrio.
È diabolico, come vedi, oh Dio!
Pratica le miserie e si giustifica uomo… ma se l’uomo è immagine e somiglianza di Dio!?
Sì, è vero!, ma Dio ha concesso all’uomo la libertà assoluta.
Quindi, ha liberato sé dalla colpa e l’ha attribuita alla sua caducità, alla sua miseria.
Ha fatto salvo l’uomo nella sua ignominia…
Ha attribuito il peccato alla sua miseria…
Ha redento il Dio/uomo col libero arbitrio…
Ha salvato l’uomo/Dio col pentimento…
Che mostruosità, mio Dio!
Sono affermazioni destituite di fondamenta?
Potrebbe essere!
Vediamo la Chiesa che essendo la casa di Dio in terra, opera tramite il Vicario di Cristo, tuo figlio.
La sua storia è colma di delitti, prevaricazioni, annientamento delle culture altre, misfatti.
Dalle eresie, crociate, scissioni, santi uffizi, inquisizioni, assassini, stermini…
La storia è lì.
Inconfutabile.
Si è dovuti arrivare a un papa coraggioso, per affermare alcuni errori della Chiesa, subito rientrati attraverso la santità di personaggi che avrebbero dovuto apparire tra gli elenchi degli sterminatori degli ebrei.
È l’infallibilità del Vicario di Cristo sulla terra, che è ancora un dogma?
Si può obiettare la Chiesa non è Dio.
Va bene.
Vogliamo prendere in considerazione l’uomo credente?
Entriamo in un ginepraio senza limiti.
Fine.
Ieri, il Natale ortodosso, sette fedeli ammazzati da altri fedeli dello stesso Dio.
Non trovano l’accordo.
Ogni giorno si scannano uomini in nome della grandezza del proprio Dio.
Si giustiziano donne in suo nome.
Si lapida, si ustionano donne con l’acido, si pratica sulle bambine l’infibulazione, la circoncisione in suo nome.
Si pratica la tortura e la tirannia in suo nome.
Uno Stato nato sulle scritture, pratica l’assassinio e l’apartheid senza alcuna remora.
Chi lo combatte, pratica terrorismo, assassinio e ogni nefandezza in nome dello stesso Dio.
Nei comportamenti individuali fa della sua fede principio di superiorità.
Chiunque non ha fede è un poveretto.
È nell’errore.
Ha diritto di parola se si piega alla sua arroganza.
È un cittadino dimezzato.
Pretende il riconoscimento di famiglia fuori del matrimonio, convivendo?
Vuole avere la possibilità di conservare i propri ovuli o spermatozoi?
Chiede di poter allevare figli e/o adottare figli fuori dal matrimonio?
Crede d’esser padrone della sua vita e della sua morte?
L’unione tra omosessuali?
Ma chi si credono questi senza dio?
Andrebbero tutti rieducati all’idea del credente che è l’unica con diritto di cittadinanza.
Arroganza, persecuzioni, assassini, illiberalità, tirannie, prevaricazioni…
Questo, oh Dio, si consuma in tuo nome!
Io non son credente, oh Dio, e mi sforzo ogni giorno di cercarti in ogni cosa.
A volte mi sembra di trovarti e subito mi sfuggi.
Mi dispero, ma non faccio pesare su nessuno questa mia ansia.
Tormento.
Nell’assenza, però, mi faccio guidare dalla Ragione e le sue ancelle: Liberté, Egalité, Fraternité.
Anche dalla massima a te attribuita: ama il prossimo tuo come te stesso.
Osservo il credente a volte con desiderio di trovare serenità, ma mi spaventa, mio Dio.
È credente quello che opera, parla e condanna… in tuo nome?


Michele (san severo 07/01/2010 9.16.32)

mercoledì 6 gennaio 2010

Tutto e niente...

Vivo sognando e nel sogno mi riconosco la vita che vivo nell’attesa del sogno.
La finzione mi ruba la scena nella vita e recito la vita che vivo.
Tutto è sogno.
Tutto è finzione.
Niente è vita se non dietro le imposte che mi separano dal mondo dei vivi.
L’altro che mi chiama, mi suggerisce la parte che vivo nel sogno.
Niente è sogno.
Niente è finzione.
Il sogno un balcone che sporge su una finestra che affaccia alla vita che recita se stessa in assenza di sogno.
Anche questo scritto è un sogno che non ho sognato, ma che ho redatto sognando una vita recitata.
Tutto e niente, e nell’intercapedine la vita che si sogna fingendo.
E ai margini in parallelo la finzione e il sogno che si sostituiscono alla vita.

Michele (07/01/2010 0.19.00)

martedì 5 gennaio 2010

Aurora...

Nel gomitolo del tempo,
i tuoi neri capelli avvolgerò…
e all’aurora le dita doloranti
dei fascinosi tuoi mostrerò.

La tela immacolata di corpi
e d’incanto disfatta, Aurora
sul talamo poggerà e pietoso
sguardo nel cor nostro calerà.

Di lacrime laverà la colpa
assente e pregherà: dei, cieli,
soli e terra commuoverà e di
pietà i nostri corpi ungerà.

Michele (05/01/2010 19.44.19)

sabato 2 gennaio 2010

L'Arca...

I profumi dei nostri sensi coprono i corpi,
ch’or giaccion satolli nel disio appagato.
Alita Amor, e mani frugano del fior la posa
e ansima il cuor nel riposo de l’attesa…

Danzan de il talamo i veli che accarezzan
lievi dune e valli, e pel sentier’odoroso che
a la gola stringe ne l’accesso il cammin…
portansi ancor ne la sacra teca il pellegrin.

Preghiere e pianti e invocazioni elevan de
l’umano il ciel e innamoran de la natura il
creato. E dio, che d’amor immolò l’uomo,
or comprende… solo ne l’amor v’è l’Arca.

Michele (02/01/2010 20.23.22)

venerdì 1 gennaio 2010

Amore pavido?

Un grumo di sentimenti… mi danno pianto.
Gioia.
Vorrei correre per venirti incontro…
stringerti…
e lacrime di cristalli mi feriscono.
Sanguina il mio cuore…
Morire… e nelle tue parole la vita.
Nella tua bellezza… scioglier gli anni.
Ne l’occhi, il tempo scorso di te privo…
è stata condanna d’innocente.
Limpida… tu e l’effige m’agita, la mia d’amor macchiata.
Sfuggo, e i sensi disinibiti volgo in innocenze,
e prospettazioni di filiazioni smorzano il piacere.
L’aspetto tuo donna vince e femmina ti sento…
e il particolare sollecita la passione che spegne
se stessa, ingannandola, nella commiserazione.
È misero non aver del cuor l’ardire?
Vigliacco non specchiarsi riflesso?
E il tempo macera lacerazioni…
Risposte smorzate nella cenere che soffoca…
non spengono il fuoco e la brace illanguidisce.


Michele (01/01/2010 21.04.38)