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domenica 18 ottobre 2020

… e io sento

 … e io sento
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È un trascinamento.
Una “passione” fredda ad alimentarsi di Te.
Il bello de il Sempre.
Come portarsi con Amore e
ne la pacatezza del cercarsi,
sentirne il dolce.
Un fare l’amore de i sensi.
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Michele Cologna
San Severo, mercoledì 18 ottobre 2017
06:49:07
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Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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mercoledì 14 ottobre 2020

A te … io dico

A te … io dico

E io dico a te che cammini il giorno e non hai memoria.
A te, “Ragazzo” mio, e ti dico che io ho conosciuto il vero.
Un vero pieno d’ogni grazia e disgrazia. Miseria e Grandezza.
Quando la Parola era onore e al disonore si preferiva la morte.
Realtà triste e dura, granitica come roccia e disperante destino.
Povertà estese come oceani, ricchezze immense e i limiti.
Disuguaglianze da indignare Dio e la Storia. Ogni credo.
Un mondo per destino inaccettabile e l’attesa, la speranza.
Non come fine. Sopportazione al giorno e la fatica.
La notte su nuda terra, libertà. E il buio riposo al dì nascente.
Fatica. Da l’alba al tramonto, il sole l’ora.
Nella continuità l’affranco e il sogno. La tragedia.
La farsa al bugiardo che era perdizione e salvezza.
Sfuggire alle braccia del destino e la considerazione.
Colpevole senza giudizio e perdono, ascolto.
Epos d’uomini tragici e il peso di storie senza luce.
La verità d’ogni uomo nella sua. Storia fattuale propria.
Intoccabile totem, dio del male il ginocchio non flesso.
Coltello al fianco e schioppo in spalla. Lupo.
Homo homini lupus.
E io, “ragazzo” mio, de l’affermazione ho vissuto il vero.
Bugiardo al Dio confidente e spietato come il vivere la vita.
Eppure in tanto c’era il passato come oro e perduto tempo.
Il futuro in sé come potenza e il presente felicità di senso.
“Dio non peggio”, la preghiera al mattino segnando il capo.
La moglie “la padrona” e le figlie onore e la dote.
Speranza ne la scalata sociale.
Il figlio la continuità di lavoro e storia e il ribelle fuori.
Indegno a Dio e al padre, al destino del focolare.
Un sentire tragico e grande che ha reso l’Uomo a la civiltà.
Questa statica in una progressione governata dall’uomo.
E il Sacro che non esclude miseria e il Crocefisso n’è prova,
nei passi e il destino. Il continuum.
Ancora.
Nella Verità nulla è cambiato, perché così Era, È, Sarà.
Il Mondo girerà sempre nello stesso verso, Ragazzo.
È mutata la violenza che sistema si manifesta diversa.
Homo homini lupus sempre.
Ma il lupo ha vestito i panni dell’agnello e bela dolce.
Affascina. Cattura. Illude. Promette felicità e dissacra.
Non c’è più il Padre e la Madre, il Fratello, la Sorella, l’Altro.
Dio e il Quid.
Tu e solo Tu che vesti tutti i panni e Dio solipsista ti credi.
Ti pensi e operi pieno e sacco alleni il Mostro a sé uguale.
In cangianti vesti e alcun Senso a difenderti da l’Eterno.

Michele Cologna
San Severo, mercoledì 14 ottobre 2020
08:58:08

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sabato 19 settembre 2020

Sei invidioso perché io sono buono?

Sei invidioso perché io sono buono?
Mt 20, 1 – 16

Ieri Facebook mi ha portato gli scritti del 18 settembre del 2010.
Una pagina dolorosa oltre ogni dire.
Ricevere un attacco organizzato per un commento non gradito.
Una canea.
Belve scatenate e colui che doveva intervenire per difendere l’amico a compiacersi.
Una nenia funebre e dissi che non era “poesia” come non lo era, ma un canto di prefiche.
Giochi di senso sul termine e una donna, “nave in disuso”, con scarpe rosse e tacchi a spillo, ci pasteggiò manipolando deficienti e analfabeti.
L’amico a cui avevo donato il cuore, mostrò il suo vero volto.
“Sei invidioso perché io sono buono?”, così il Vangelo di domani.
Ma io non sono buono, preferisco amare a ogni altro sentimento.
Nell’Amore realizzo le miserie dell’uomo.
È più conveniente e se non per altro, fa risparmiare impegno e tempo.
Odiare è faticoso, implica costante onere e consumo di energie.
Preferisco amare.
Di più, ritengo l’uomo buono fino alla prova del contrario.
Criterio che da sempre mi ha accompagnato e sostenuto nel vivere la vita.
In ogni mia attività e ne ho pagato le conseguenze.
Ancora.
Mia madre mi metteva in guardia, “Figlio mio, sei troppo buono, morirai pezzente!”.
Anche qualche altra figura miliare della mia esistenza.
Ho conosciuto l’odio gratuito.
Immotivato.
Perché?
Ieri in quella nota, un cimitero.
Tutti i partecipanti a quella triste vicenda si sono oscurati, bloccandomi.
L’ultima “resistente” in amore bacato, poche settimane addietro.
Non sono nuovo a queste esperienze.
Don Agostino Favilla per la mia abnegazione usò termini che non riporto per non arrossire e vergognarmi.
E sì, perché se ricevo un complimento, la mia prima reazione è quella di sentirmi bugiardo.
Di ingannare chi mi vede buono.
Perché io non penso di esserlo, semplicemente di contemperare le miserie che mi abitano.
Opero scegliendo il meglio e non per me, per l’altro.
Così quando si interruppe per incompatibilità il mio rapporto dirigenziale con il sindacato, tutti, tutti, nessuno escluso, mi confermarono fedeltà.
Ci risi e dissi loro che avrebbero fatto bene a non pronunciarsi, perché al mondo non c’è riconoscenza.
Ebbene nella causa che promossi contro l’organizzazione sindacale, quei fedeli furono tutti testimoni contro.
Un ripetersi.
È stato ed è così tuttora.
L’Amore che mi viene tributato si trasforma in odio.
Provoco invidia?
Eppure non sono buono!
Perché, allora?
Come disse lo scorpione alla rana, “è nella mia natura”.
È nella natura dell’uomo invidiare.
Vero, signori che predicate Amore e non sapete contenervi?
Gesù amò e da coloro che amò fu crocefisso.
Portato anche agli altari, ma questa è altra storia.
A tutte le amicizie con affetto.
Forse l’antidoto è non sentirsi buoni.
Ma percepirsi per quello che veramente siamo.
Una sentina e da essa tirare fuori il meglio.
Il possibile del meglio, se poi non ci riusciamo, almeno ci abbiamo tentato.

Michele Cologna
San Severo, sabato 19 settembre 2020
08:26:38

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lunedì 3 febbraio 2020

Il Poeta

Il Poeta

Come a dover ribadire l’Ovvio che nello scorrere ignaro, lava il Senso.
“Io”.
La mia Dimensione non è il Tempo, solo il Senso.
Il Tempo è della carne che misera e caduca nell’effimero consuma.
Un Sé breve.
Amputato.
Il Senso è dell’Eterno che mai cesserà il Cammino.
Superiore a ogni umanizzato Dio, mai indurirà il ginocchio al Vero.
E io in Questo e d’Esso, sono il Poeta.

Michele Cologna
San Severo, venerdì 1 novembre 2019
08:04:41

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venerdì 6 febbraio 2009

Governanti e politici acefali

Cos’è che li rende insopportabili?
Irresistibilmente odiosi!
Chiaro!, sto parlando di costoro che ci governano.
Non riesci a trovare un motivo forte che giustifichi tanto epidermide fastidio, tanta viscerale antipatia.
Come pure non trovi comprensione alcuna per coloro che si pongono in atteggiamento dialogico con essi.
Un imperativo categorico che ti inibisce una qualsiasi condivisione, ti proibisce ogni tentativo di approccio di pensiero.
È da tanto che mi pongo queste domande, mi chiedo il perché e non trovo risposte.
Non vi è un solo ragionevole supporto a questo sentire che – tra l’altro - non mi appartiene.
Quanti governanti, politici, intellettuali, giornalisti non ho condiviso!
Sono grandicello, e ne ho viste, ne ho sopportato, ne ho sofferto!
Eppure sono riuscito sempre a trovare una ragione, molte volte comprensione, se non proprio condivisione per le altrui posizioni, argomentazioni, opzioni.
Ho saputo sempre ascoltare, modificare, integrare i miei ragionamenti, le mie convinzioni, le scelte.
Caro presidente Fini, il tuo dubbio salutare che ora inizia ad abitarti, in me ha avuto stabile residenza fin da giovanissima età.
È la vecchiaia, gli anni che mi portano a questa intransigenza?
A questo fastidio, questo senso – chiedo perdono per il termine – di ripugnanza nei vostri confronti?
Dico queste cose con grande sofferenza, egregi signori!
Non fa per niente piacere arrivare a sessant’anni e scoprire di non condividersi.
Trovarsi a pensare cose che mai per cultura, formazione, educazione e senso d’appartenenza a una civiltà avrebbe creduto possibile poter pensare.
Questo tormento stamattina - durante la mia ora di cammino, prima di mettermi a lavorare – penso si sia disvelato.
Credo d’aver compreso la ragione di questo coacervo di sentimenti già descritti.
Riuscirò a spiegarla a me e a coloro che mi leggeranno?
Lo spero!
Questi signori che ci governano - e senz’altro possiamo includerci parte consistente di coloro che fanno politica oggi - si propongono non perché hanno un pensiero, un progetto politico, un’idea di società, un sentire pubblico, una finalità culturale, sociale, civile.
No!, niente di tutto ciò li coinvolge, li sfiora.
Sembra non abbiano pensiero immediato, né prospettico.
Acefali.
Gli accadimenti, gli eventi li interpretano, li seguono, li curano non con l’intelletto. No!, col corpo.
Una politica fisica!
Una politica della fisicità onnicomprensiva.
La loro corporeità è la politica, il programma, la soluzione.
Il loro “io corpo” è progetto, esempio, soluzione.
Non hanno un io pensante, assolutamente no!
Un io padrone non incline al pensiero che divora loro per primi, poi tenta di cannibalizzare gli altri da sé e, infine, con inaudita ferocia il diverso.
Il diverso è tutto ciò che non li somiglia per aspetto, colore, identità, civiltà, cultura.
Loro, l’io corpo è la misura delle esigenze, delle necessità, delle priorità della “gente” (non esistono cittadini), della politica di cui il paese necessità.
Esigenze al di fuori dell’io espanso a volere della gente: l’Io Vero, l’Io Unico, l’Io Eletto non ne esistono.
Sono tutte false esigenze: frustrazioni di poveretti da sollevare dall’indigenza politica; invidia di straccioni da redimere; rivalse di comunisti assassini da rieducare; pretesti di sconfitti dalla storia, di non emancipati, di non idonei a comprenderli.
Loro, l’io espanso dell’uomo nuovo, sono le esigenze e la soluzione.
Infallibili, non sbagliano mai: sono la verità.
Se avvertono un problema di giustizia: quella è un’esigenza vera, da affrontare e che se gli altri non sentono è perché sono complottatori, giustizialisti, nemici.
Se Regole, Leggi, Diritti, Costituzione non sono in sintonia con le loro esigenze si cambiano.
Il loro sentire è costituzione, diritto, legge, regola: sono stati unti dal suffragio del dio-gente che li ha consacrati ministri.
Come tutti i ministri di ogni culto sono gli unici rappresentanti e interpreti della verità.
Sono la Verità.
Non so il motivo ma nello scrivere questa nota mi è tornato ossessivamente in mente il titolo di un libro letto più di dieci anni fa “Un uomo che forse si chiamava Schulz” di Ugo Riccarelli.
Non lo ricordo bene e non sono in grado di spiegarmi il perché.
Andrò a rileggermelo: che mi apra qualche spiraglio!