mercoledì 22 luglio 2020

… a volte

… a volte
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ci credi e fedele suonato
inginocchi a l’altare
falso d’autore e tu d’esso
ideatore e costruttore

maldestro ingannatore

non d’altri leali ne la loro
naturale e spessa pelle a
perfidiare docilità finali
d’agape fraterna oasi

tu … fragile pietra

no atta a edificare nova
entità a l’ente
scia d’inconsutile tunica
di sangue intrisa
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michele cologna
san severo mercoledì 22 luglio 2020
08:17:10
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Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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lunedì 20 luglio 2020

Era …

Era …
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Era nuda terra e uomini e capre.
Andavano.
Cercavano erba su bovi di scialli neri e bocche sdentate.
Bianche giovenche e giovani smaliziati di sorriso ambiguo.
Lo sguardo percuoteva violento gli attributi ambiti.
E brame non risparmiavano genere.
Risa sbavate d’appetiti prossimi a godere.
Mano chiusa a emularne copula.
Seguivano e intimorivano coltelli affilati.
Donne sfiorite e da figliare con seguito d’infanti.
Occhi emaciati.
Abusati di dichiarato inferno.
Erano tanti, e gregge seguivano il branco.
Fuochi e arse voci punteggiavano la piana.
Si stagliavano monti, la meta.
E d’acre lacrimavano gl’occhi.
Irrespirabili fumi e odori stridi di bocche taciute.
Era, e terrore antico scuoteva volti di pezza.
Solchi d’anni il destino segnava lo strazio.
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Michele Cologna

(San Severo, 16 luglio 2013 ore 08.21)
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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… per il genetliaco di Carolina

… per il genetliaco di Carolina

Con ritrosia avresti sorriso ai miei.
Te li formulavo, ma tu sebbene non molto convinta, questa la mia impressione, opponevi il sorriso alla parola che avrebbe negato l’augurio.
La religione fa anche di queste cose, e quella dei Testimoni di Geova è inutilmente irritante e disumana.
Come vedi non ho cambiato idea e mai la cambierò.
La tradizione mi ha educato cattolico-cristiano, non so se sia l’uno o l’altro o nessuno dei due, ma quella del Padre e la mia.
Certo la Chiesa è quella che il Nazareno avrebbe scacciato dal Tempio, ma non per questi Miseri distoglierò lo sguardo dall’Etica del Padre Mio.
Dicevo ti avrei fatto gli auguri per il tuo genetliaco, tu mi avresti sorriso e la normalità della vita avrebbe continuato il suo fluire.
Ma tu non ci sei e Mario nemmeno.
Della tua famiglia che ho amato mia, non ho più notizie.
Quella nostra, idem.
Giovanni non vuole lavarsi e neanche vuole più che gli faccia io la doccia.
Non c’è verso a convincerlo.
Questa mattina io, “dai ti faccio la doccia, come quando Carolina”!
“Ti metti il costume come fossimo al mare”.
No!, si è già lavato e nessuna ragione.
Sono alla disperazione, sorella amata.
Parlo con te, mammina e papà tutti i giorni e sapete, così mi illudo.
I tuoi e i miei fratelli non lo vedono da anni e forse hanno dimenticato che esista.
È morto in vita.
Non posso con nessuno questo ragionamento, con te sì e mammina e papà.
A volte l’ironia me li fa ringraziare per il dono, altre nella verità esprimo il sentimento che è dolore e continuità.
Nessuno l’ha acquistata la sua malattia.
Forse sto facendo solo il volere di Dio e mi sento indegnamente gratificato.
Così questa mattina che avresti compiuto gli anni, Carolina.
Settantadue, Amore mio e piango.
Ma siamo stati fanciulli insieme e nell’amore.
Basta e il ricordo è bello e nessuna morte potrà sottrarlo.
Auguri Carolina.
Ho certezza che tu, mammina, papà e il tuo Mario dimorate in Dio e a Lui vicino.
Vale sorella, è vicino il tempo che ci vedrà riuniti.

Michele
San Severo, venerdì 20 luglio 2018
07:01:57

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Per il sessantanovesimo della nascita di mia sorella Carolina

Per il sessantanovesimo della nascita di mia sorella Carolina
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Un vecchio film western
stanco.
Arso di sole e vita.
Luogo senza nome e storia.
Desolato paesaggio e avvilito
cimitero.
Quattro croci e i sassi … e
alcuna pietà.
Il vento.
Un vento pietoso a sollevare
frammenti,
come a supplirne la memoria
di rossa terra assente
e
passa polveroso d’anni lui e
smemorato toglie il cappello.
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***
A mia sorella Carolina,
oggi sessantanovesimo del suo genetliaco.
E non siamo più né morti e né vivi.
Confusi in un tempo senza tempo e storia.
Nessun Dio e Mani a tutela.
E più vivi a pianger memoria.
Vale a Voi che vorrei insieme come gli anni fanciulli presto andati.
La memoria dei vivi è polvere rossa.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 20 luglio 2015
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domenica 19 luglio 2020

Per il genetliaco di Carolina nel settantaquattresimo della nascita


Per il genetliaco di Carolina nel settantaquattresimo della nascita


I ricordi profumano.
Portano con loro gli odori del tempo.
D’esso e noi.
Io e te.
E questa mattina ne sento l’essenza.
La bambina, la fanciulla, noi.
Intesa che vive.
Come un amore di silenzi e nascondimenti.
E tu mi coprivi, m’aiutavi nel rigore che a me veniva chiesto in eccesso.
Nei giochi noi e mai ci negavamo o ci raccomandavamo il silenzio.
Era implicito anche nelle ingenuità negate.
Insieme e tu mio custode e poi io di te.
Così noi e tu ti facevi donna e non potevi.
Tutto era proibito alle ragazze come te e Tu eri bella.
Sotto il balcone di casa il passeggio di giovanotti e io tuo accompagnatore ci ridevo.
Chiedendomi come tanti spasimanti e mi elencavo i tuoi “difetti”.
Crescendo, e nel senso che il genere con sé adduce, mi resi conto.
Eri bella da mozzare il fiato …
Ogni abbondanza in te e nessuna … debordava o difettava.
Accompagnarti nelle castigate tue uscite ed era vero e orgoglioso piacere.
Questi i profumi della mattina al tuo genetliaco, Carolina.
E gli odori m’inebriano e sono felicità del nostro.
Tocco il Tempo e non è passato.
Come “il già avvenuto” si prospetti ad essere.
Io e te: la gioia.
L’orgoglio mio, e la prepotente tua.
Bellezza.
Sarebbero stati settantaquattro oggi.
Ma tu ti sei fermata e ancora non ne compivi sessantaquattro.
Sarei portato a parlarti della tristezza senza.
Ma sono pieno della tua e la nostra insieme.
Fanciullezza, gioventù e poi la vita che toglie.
Penso la nostra Mammina e la sua inflessibilità.
Un rigore che trovava ragione nella sua storia e non nella tua, la nostra.
Ma io ero maschio e potevo …
Tu no e ogni proibizione era virtù.
Di ogni “virtù” tu fosti ricca.
Come una punizione.
Quanto t’amo, Carolina e il profumo di te tanto prepotente, mi porta allo stordimento.
Innamorato e siamo.
No, non mi hai mai lasciato e dei nostri giochi mi scopro a riempire il tempo.
A volte.
Quello del Vecchio che si è ripreso i due anni, venti mesi che separano le nascite nostre, e gli altri di te senza.
La gioia riempie.
Il tuo sorriso fanciullo e l’amore senza risparmio.
Buon compleanno, Carolina.
Auguri.
E se con te, auguri a Mammina e Papà, non trascurare Mario.
Io mi fermo e non d’amarti e fino a quanto mi è concesso, gioco …
Intorno al “pozzo” dove noi, io e te nell’innocenza bambina.
Leggero il Tempo e noi in esso.


Michele Cologna
San Severo, lunedì 20 luglio 2020
07:00:01





venerdì 17 luglio 2020

La zizzania e il contadino


La zizzania e il contadino


La mia esperienza di “contadino” è sui generis.
L’amo per antica appartenenza, figlio d’agricoltore e la passione.
Struggente che mi ha accompagnato negli anni con la speranza di praticarla un giorno.
“Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli”.
Anch’io come Lui e in età tarda ho realizzato il sogno.
Certo non ho ritrovato il fanciullo che amava la campagna preferendola al mare, ma il senso d’essa.
Ho scritto tanto, ma l’insufficienza non consente di raggiungere il pieno mai.
È bella la campagna coltivata e ancora di più vista nel particolare d’ogni coltura.
Ti affascina e nella bellezza rapisce.
Formidabile il contadino nel “gesto”.
Un chirurgo al lavoro.
Il fanciullo?
Quello d’essa rapito?
Ho cercato e mi sono avvicinato, l’ho sfiorato, ma non l’ho identificato se non nei passi.
Camminare la Terra.
Osservare il passo e su cosa poggia.
Quello che calpesti con la curiosità del non sapere.
Cambia ogni approccio e ho ritrovato il fanciullo.
Lo sbalordimento e il fascino, l’immenso.
Quello che il contadino coltivando perde.
Scopri che non ci sono erbacce e ogni pianta è in sé grandiosa e utile.
Anche la zizzania.
Lolium temulentum, non grano e nociva all’uomo, ma d’altre specie viventi nutrimento.
Il contadino pensa al suo prodotto e al lavoro.
La raccolta che ripaga.
Ma il contadino non è il tutto e la natura non è sua.
Essa è del Fanciullo che è occhio e pensiero non finalizzato.
Anche la zizzania ha diritto e utilità, non per il contadino, ma per tante specie viventi.

Michele Cologna
San Severo, sabato 18 luglio 2020
07:31:54





Essenza d’amore

Essenza d’amore
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Come una striscia a la moviola
questa mattina,
il motivo accompagna i passi:
“… che brutta fine ha fatto il nostro amore”.
Un sottofondo
e sento de l’andato perduto profumo.
Svanito.
Un rimpianto senza lacrime.
L’addio …
essenza di rosa pallido.
Immagine sbiadita di dolore e piacere
e Il sorriso una smorfia.
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Michele Cologna
San Severo, domenica 17 luglio 2016
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