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lunedì 20 luglio 2020

Per il sessantanovesimo della nascita di mia sorella Carolina

Per il sessantanovesimo della nascita di mia sorella Carolina
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Un vecchio film western
stanco.
Arso di sole e vita.
Luogo senza nome e storia.
Desolato paesaggio e avvilito
cimitero.
Quattro croci e i sassi … e
alcuna pietà.
Il vento.
Un vento pietoso a sollevare
frammenti,
come a supplirne la memoria
di rossa terra assente
e
passa polveroso d’anni lui e
smemorato toglie il cappello.
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A mia sorella Carolina,
oggi sessantanovesimo del suo genetliaco.
E non siamo più né morti e né vivi.
Confusi in un tempo senza tempo e storia.
Nessun Dio e Mani a tutela.
E più vivi a pianger memoria.
Vale a Voi che vorrei insieme come gli anni fanciulli presto andati.
La memoria dei vivi è polvere rossa.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 20 luglio 2015
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Copyright© 2015 Michele Cologna
tutti i diritti e riproduzione riservati
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 https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/per-il-sessantanovesimo-della-nascita-di-mia-sorella-carolina/10153433676557480/?comment_id=10158515313152480

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domenica 19 luglio 2020

Per il genetliaco di Carolina nel settantaquattresimo della nascita


Per il genetliaco di Carolina nel settantaquattresimo della nascita


I ricordi profumano.
Portano con loro gli odori del tempo.
D’esso e noi.
Io e te.
E questa mattina ne sento l’essenza.
La bambina, la fanciulla, noi.
Intesa che vive.
Come un amore di silenzi e nascondimenti.
E tu mi coprivi, m’aiutavi nel rigore che a me veniva chiesto in eccesso.
Nei giochi noi e mai ci negavamo o ci raccomandavamo il silenzio.
Era implicito anche nelle ingenuità negate.
Insieme e tu mio custode e poi io di te.
Così noi e tu ti facevi donna e non potevi.
Tutto era proibito alle ragazze come te e Tu eri bella.
Sotto il balcone di casa il passeggio di giovanotti e io tuo accompagnatore ci ridevo.
Chiedendomi come tanti spasimanti e mi elencavo i tuoi “difetti”.
Crescendo, e nel senso che il genere con sé adduce, mi resi conto.
Eri bella da mozzare il fiato …
Ogni abbondanza in te e nessuna … debordava o difettava.
Accompagnarti nelle castigate tue uscite ed era vero e orgoglioso piacere.
Questi i profumi della mattina al tuo genetliaco, Carolina.
E gli odori m’inebriano e sono felicità del nostro.
Tocco il Tempo e non è passato.
Come “il già avvenuto” si prospetti ad essere.
Io e te: la gioia.
L’orgoglio mio, e la prepotente tua.
Bellezza.
Sarebbero stati settantaquattro oggi.
Ma tu ti sei fermata e ancora non ne compivi sessantaquattro.
Sarei portato a parlarti della tristezza senza.
Ma sono pieno della tua e la nostra insieme.
Fanciullezza, gioventù e poi la vita che toglie.
Penso la nostra Mammina e la sua inflessibilità.
Un rigore che trovava ragione nella sua storia e non nella tua, la nostra.
Ma io ero maschio e potevo …
Tu no e ogni proibizione era virtù.
Di ogni “virtù” tu fosti ricca.
Come una punizione.
Quanto t’amo, Carolina e il profumo di te tanto prepotente, mi porta allo stordimento.
Innamorato e siamo.
No, non mi hai mai lasciato e dei nostri giochi mi scopro a riempire il tempo.
A volte.
Quello del Vecchio che si è ripreso i due anni, venti mesi che separano le nascite nostre, e gli altri di te senza.
La gioia riempie.
Il tuo sorriso fanciullo e l’amore senza risparmio.
Buon compleanno, Carolina.
Auguri.
E se con te, auguri a Mammina e Papà, non trascurare Mario.
Io mi fermo e non d’amarti e fino a quanto mi è concesso, gioco …
Intorno al “pozzo” dove noi, io e te nell’innocenza bambina.
Leggero il Tempo e noi in esso.


Michele Cologna
San Severo, lunedì 20 luglio 2020
07:00:01





mercoledì 5 febbraio 2020

Domenica 21 luglio 2019, XVI del Tempo Ordinario

Domenica 21 luglio 2019, XVI del Tempo Ordinario

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore

Marta ospita Gesù e lamenta la scarsa collaborazione della sorella Maria nel servire l’ospite.
Gesù trae spunto per affermare l’essenziale della vita sugli affanni quotidiani.
Marta e Maria insieme dovrebbero abitare l’Uomo.
Accade, però, che prevalga l’una o l’altra, se non e spesso, che l’una escluda l’altra.
Il Nazareno è Maestro e la sua missione è curare.
Ma se Marta non si sobbarca anche il grave di Maria, Gesù senz’altro resta ospite trascurato.
E la data odierna mi porta a una considerazione dolente.
Oggi mia Sorella Carolina avrebbe compiuto gli anni.
Settantaquattro.
E sono sette, già tanti, infiniti per chi porta l’inguaribile ferita su corpo e anima.
Abbiamo parole per i vivi, poche per i morti e io vi faccio gli auguri Carolina e Mammina.
Il 20 luglio del 1946, tu, Mammina, diventavi nel dolore mamma della tua prima, Carolina.
Foste entrambe “Maria” nella vita e per amore e fede, dopo avere tanto amato Dio nella religione cattolica, a quella che procurò a me dolore aderiste, “i Testimoni di Geova”.
Ricordi Mammina, mi regalisti la Bibbia dei Testimoni e alla mia un po’ scostante implorasti, “Dobbiamo stare insieme anche dopo”.
Temevi di perdere per sempre il figlio che non si sarebbe “risvegliato” nel giorno del Giudizio.
Scrivo e piango, Mamma.
Cercavo di spiegarti che pur non essendo io cattolico e uomo di fede, amavo la storia e la mia era quella del “Segno” nella tradizione.
Anche che ero un senza Dio con un “fuoco sacro” dentro che mi divorava.
Un Fuoco Sacro che non sai, ma che senti Dio nella Voce.
Sono Marta in ogni momento che ospita Dio, ma Maria che nel fuoco brucia, solo in pochissime circostanze prevale mettendo in silenzio Marta.
È necessario che Marta e Maria diventino Una.
Difficile, se non impossibile, Mammina.
La tua adesione e quella delle tue figlie, Carolina e Anna, ai Testimoni di Geova me la porto ferita che brucia perché operò quella divisione che ci metteva su fronti opposti.
Nell’Amore, ma su fronti opposti.
Dio non opera divisioni e mi permetto d’affermare che non si reca ogni tanto a fare visita a nessuno.
Dio abita l’Uomo perché nell’Amore ha generato il Figlio e ivi risiede.
È sempre dentro e Marta nell’operosità e Maria nell’ascolto insieme.
Ora et labora.
Nella Preghiera e nel Lavoro ascoltiamo e onoriamo l’Ospite che fin dalla nascita guida i giorni.
Un luogo dove stabilire con Dio un rapporto speciale non c’è.
Né Chiesa Cattolica, né altre Confessioni!
Solo nell’Amore e quella tua paura, Mammina, era, è fugata dall’Amore.
Quell’Amore che pur nel dolore ha donato la vita a Carolina, me e gli altri figli tuoi.
Tu sei in Dio con Carolina e io ne la Voce e le cadute cerco …
La Parola oggi e ringrazio Marta e Maria, che possano abitarmi fino a quando il Padre Nostro ha stabilito i giorni.
Miei.
Grazie, grazie, grazie a tutti, amiche e amici, lettori.

Michele Cologna
San Severo, sabato 20 luglio 2019
17:36:37

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