Il poeta e il pusillanime
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Il primo libera il logos, il secondo lo lega a sé.
Il poeta lascia alla parola libertà di librarsi, affinché si dia a chi la legge.
Il pusillanime la lega al suo scarno pensiero e le impedisce ogni volo.
Avremo da una parte lo scritto di tutti, dall’altra quello di colui che si adonta della libertà di chi legge.
La libera parola nella libertà e la parola coatta, la coercizione della libertà.
Mai il pusillanime potrà cingere la testa di quell’alloro!
Sì, esso è laurus nobilis e non si addice al pusillanime.
MC
Copyright© 2013 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
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mercoledì 5 agosto 2020
lunedì 3 agosto 2020
Avena e vento… stelle
Avena e vento… stelle
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Tu che sollevi da la calura il
mio stanco, de il buio senza,
fa arrivare a lei queste amare.
Spiri tu fresco i miei a lei, e
dille: a una a una tutte, egli,
le contò la notte! E Aurora,
pur non fermando il corso,
intrattenne seco il mattino e
consentì a lui, privo del tuo,
riposo ne gli occhi amanti,
la conta. E il numero è alto,
tanto quanto mai alcuna, de
gli uomini cifra, ne conterrà
tozzi. E pane d’avena, dolce
costellerà di sé il firmamento,
brillando l’inconsutile panno.
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Michele Cologna
(San Severo, mercoledì 27 giugno 2012)
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Tu che sollevi da la calura il
mio stanco, de il buio senza,
fa arrivare a lei queste amare.
Spiri tu fresco i miei a lei, e
dille: a una a una tutte, egli,
le contò la notte! E Aurora,
pur non fermando il corso,
intrattenne seco il mattino e
consentì a lui, privo del tuo,
riposo ne gli occhi amanti,
la conta. E il numero è alto,
tanto quanto mai alcuna, de
gli uomini cifra, ne conterrà
tozzi. E pane d’avena, dolce
costellerà di sé il firmamento,
brillando l’inconsutile panno.
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Michele Cologna
(San Severo, mercoledì 27 giugno 2012)
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L’Uomo umiliato
L’Uomo umiliato
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Arriva sempre!
E quando giunge, la volontà al fato piega.
La necessità cede al caso e come un destino, esso domina e falcia.
Scema la prospettiva di niente, e il nulla feroce espande.
Occupa.
Mercé di tutto e tutti, più conduci.
I passi nell’incerto muovono e segui.
Cieco di cose viste e già conosciute, e ti muovi nuovo.
Dimentico.
Parvenza.
Aporia dell’Uomo che fosti.
Accidente di te.
L’Uomo umiliato, offeso.
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Michele Cologna
San Severo, sabato 3 agosto 2013
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Arriva sempre!
E quando giunge, la volontà al fato piega.
La necessità cede al caso e come un destino, esso domina e falcia.
Scema la prospettiva di niente, e il nulla feroce espande.
Occupa.
Mercé di tutto e tutti, più conduci.
I passi nell’incerto muovono e segui.
Cieco di cose viste e già conosciute, e ti muovi nuovo.
Dimentico.
Parvenza.
Aporia dell’Uomo che fosti.
Accidente di te.
L’Uomo umiliato, offeso.
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Michele Cologna
San Severo, sabato 3 agosto 2013
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Vorrei
Vorrei
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Vorrei lì stare e dimorare i colli,
i tuoi e vagarli.
In lungo e largo e
la tua piana a l’occhio finita, che
senza scuote, la mano a il tatto.
Vorrei le tue affusolate salire e
là, dove vita sorge confondermi
fetale.
Profumarmi.
Impregnarmi.
E come vaccina al parto, di lingua
asciugare lei che il cielo veste.
Minerva tu, ne la possanza eretta
e io disteso, a misurare ara posto.
Vorrei e
il riottoso al morso, ché non scosti
da l’eterno lo stupore pe’ un pasto.
Vorrebbe.
Condizione necessaria a lui che di
pascoli arsi distese cammina.
Come anima di perduto in cerca e
ne le tracce rincontrare il fato.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 3 agosto 2020
08:04:45
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Copyright© 2020 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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domenica 2 agosto 2020
Errante
Errante
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Fanne tu memento,
colui che di storia è privo
è cane e senza padrone.
A te che costì sei,
ti sia bastone sempre,
e ne l’involontario cammino
breviario.
Compagno errante.
Dal ceppo il nome tuo viene
mentre il luogo ne è senso
e destino.
Natali che ne la continuità
rigenerano l’identico,
e il segno de la stirpe durante
di lignaggio n’è avallo.
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Michele Cologna
San Severo, mercoledì 30 luglio 2014
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Copyright© 2014 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
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https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/errante/10152570947212480/
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Fanne tu memento,
colui che di storia è privo
è cane e senza padrone.
A te che costì sei,
ti sia bastone sempre,
e ne l’involontario cammino
breviario.
Compagno errante.
Dal ceppo il nome tuo viene
mentre il luogo ne è senso
e destino.
Natali che ne la continuità
rigenerano l’identico,
e il segno de la stirpe durante
di lignaggio n’è avallo.
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Michele Cologna
San Severo, mercoledì 30 luglio 2014
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sabato 1 agosto 2020
Mt 14.13-21 Tutti mangiarono e furono saziati
Mt 14.13-21
Tutti mangiarono e furono saziati
In un angolo della tenuta, vicino al muro di cinta, ho
una rimessa su colonne e le pareti su due soli lati.
Gli altri due sono aperti per permettere ai mezzi d’entrare e avere maggiore libertà d’azione.
D’estate per il caldo, d’inverno per il freddo e la
rimessa è popolata da cazze.
Sono uccelli fastidiosi.
Arroganti e prepotenti.
Mariuoli e molto intelligenti, bisogna riconoscerlo.
Sanno quello che non dovrebbero fare, ma lo fanno e
scappano.
Una svista e ritornano alla loro attività principale che
è rubare.
Il nome gazza ladra ci sta tutto.
Somigliano agli uomini.
Conoscono il peccato.
Lo praticano consapevolmente.
Mi danno abbastanza problemi, di più per la pulce aviaria
e debbo fare tre o quattro disinfestazioni l’anno.
Un bel problema, insomma.
Certo da non togliermi il sonno e neanche ad occupare
tutti i miei pensieri.
Quando mi reco nella rimessa.
Diciamo che la tenuta è il Creato, trattenete la risata,
vi prego.
Io che debbo mandare avanti il tutto sono Dio.
Le gazze ladre e fastidiose sono l’Uomo.
Vogliamo pensare la tenuta uguale cento e le gazze in
essa?
La Terra, il pianeta Terra nell’Universo è meno di un
granello di sabbia.
Gli uomini?
Certo la mia tenuta non è la terra, ma le gazze non sono
il mio problema.
A volte ti innervosiscono per le scorrerie nel cibo di
gatti e cani.
Le ciliegie, le più belle sono le loro.
Ogni frutto porta il segno del loro becco.
Sporcano con il loro guano acido.
Ma in verità sono un accidenti e molto, molto
trascurabile.
Vogliamo dire come l’uomo per il creatore?
Forse è ancora dare molta importanza alla gazza.
Non ricorro a uno spauracchio, potrei mai un figlio?
Addirittura immolarlo?
C’è un mio conoscente, in verità, Tiziano, il mio
meccanico dei mezzi agricoli, che ama le gazze e cura quelle sue in cattività,
se gli capita in natura.
Anche.
Sì, compra loro del fegatino, ma neanche per lui sono il
problema.
Li nutre e li fa piacere.
Allora?
Questa gazza ladra con pulce aviaria, può occupare la
Mente del Creatore dell’Universo?
È ridicolo pensarlo.
È bestemmia pensare d’essere il Centro e l’Attenzione di
Dio.
La gazza ladra che pensa la tenuta sia stata costruita per sé.
La gazza ladra che pensa la tenuta sia stata costruita per sé.
Il buon Tiziano quando gli capita sfama l’uccello infame.
Gesù sfila l’Uomo a Dio e lo sfama.
Non di pane e pesci.
Amore e solo Amore.
Quello che Egli sente dentro come te e me, noi tutti.
Non siamo il centro di niente, neanche della nostra vita
misera e non per ontogenesi.
Per miserabile cultura.
Mangiamo e diamo Amore e diamo a Dio le cose di Dio e
agli uomini le cose degli uomini.
Separiamo il sacro che ci portiamo dentro partecipandolo
dell’Altro, dal suo bisogno.
Il bisogno dell’altro è un nostro dovere e non una
preghiera.
Un mio confinante si metteva a guardia dei ciliegi e
sparava.
Penso meglio il mio meccanico Tiziano.
Io li sopporto e accetto il fastidio con la speranza che
vadano altrove.
Hanno diritto di vita anche loro.
Non so cosa le gazze pensino di me scappando al minimo
rumore o movimento.
Ma che io abbia la tenuta per loro.
Per il loro bene, non è da uccello intelligente quale
mostra d’essere.
Michele Cologna
San Severo, domenica 2 agosto 2020
07:40:05
Ps
Il 2 agosto di quaranta anni fa aspettavo con i miei
quattro bambini il treno.
Tonia lavorava e io avevo preso le ferie e me li portavo
al mare.
A Marina di Chieuti, comodissimo con il treno e la
felicità dei miei bambini che ora li ravviso con le lacrime della nostalgia.
Stefania attenta come una mammina di dieci anni.
Leonardo e la sua attività era il piacere di ridere.
Barbara del padre innamorata e lo imitava nella e direi
oggi, “finzione” intellettuale.
Pamela uno scricciolino tenero, tenero e ora piango.
Aspettavamo il treno tutti e cinque.
Non arrivava e le domande.
Anche quelle dei miei bambini preoccupati.
I miei bambini hanno avuto risposte e vita.
Quei morti non ancora giustizia.
Mi fa piangere.
Piange l’Uomo e piega il ginocchio a Dio.
Etichette:
furono saziati,
mangiarono,
Mt 14.13-21,
tutti
… e mi scrivi e parli, o de l’amica risanata
… e mi scrivi e parli, o de l’amica risanata
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Sì, scrivimi!
Ti scrivo e parlo. Chiedo.
Sei così cara, ma così intensamente cara,
che la mia co la tua vuole.
Palpito d’insieme.
Anima che t’ode e no raggiunge.
E rimedio a te, la “pena” vorrebbe.
Amore sana, sì risana l’Antico!
E non può la mia diventar uno co la tua se
in essa no chiude, celeste sfera.
Se prima, tu confessi, e io non so.
Incontro è Potenza, mai Atto.
A te dico e non c’è donna,
femmina de il mio senza.
Vero, l’atto che niuno disdegna è vita!
Consuma e nulla, in verità, aggiunge.
L’intonso fa d’Amore il perenne.
E lì, in quello il Vivere e ai profumi stare.
Intimità no limitata e di tregua mai.
L’eterno di te e in te.
Vita e morte avvicendarsi ne il sempre.
Amore di e ne il Tempo più effimero e
caduco, da venire come il già trascorso.
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Michele Cologna
San Severo, sabato 1 agosto 2020
08:43:17
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Sì, scrivimi!
Ti scrivo e parlo. Chiedo.
Sei così cara, ma così intensamente cara,
che la mia co la tua vuole.
Palpito d’insieme.
Anima che t’ode e no raggiunge.
E rimedio a te, la “pena” vorrebbe.
Amore sana, sì risana l’Antico!
E non può la mia diventar uno co la tua se
in essa no chiude, celeste sfera.
Se prima, tu confessi, e io non so.
Incontro è Potenza, mai Atto.
A te dico e non c’è donna,
femmina de il mio senza.
Vero, l’atto che niuno disdegna è vita!
Consuma e nulla, in verità, aggiunge.
L’intonso fa d’Amore il perenne.
E lì, in quello il Vivere e ai profumi stare.
Intimità no limitata e di tregua mai.
L’eterno di te e in te.
Vita e morte avvicendarsi ne il sempre.
Amore di e ne il Tempo più effimero e
caduco, da venire come il già trascorso.
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San Severo, sabato 1 agosto 2020
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