mercoledì 5 agosto 2020

Il poeta e il pusillanime

Il poeta e il pusillanime
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Il primo libera il logos, il secondo lo lega a sé.
Il poeta lascia alla parola libertà di librarsi, affinché si dia a chi la legge.
Il pusillanime la lega al suo scarno pensiero e le impedisce ogni volo.
Avremo da una parte lo scritto di tutti, dall’altra quello di colui che si adonta della libertà di chi legge.
La libera parola nella libertà e la parola coatta, la coercizione della libertà.
Mai il pusillanime potrà cingere la testa di quell’alloro!
Sì, esso è laurus nobilis e non si addice al pusillanime.

MC

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lunedì 3 agosto 2020

Avena e vento… stelle

Avena e vento… stelle
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Tu che sollevi da la calura il
mio stanco, de il buio senza,
fa arrivare a lei queste amare.
Spiri tu fresco i miei a lei, e

dille: a una a una tutte, egli,
le contò la notte! E Aurora,
pur non fermando il corso,
intrattenne seco il mattino e

consentì a lui, privo del tuo,
riposo ne gli occhi amanti,
la conta. E il numero è alto,
tanto quanto mai alcuna, de

gli uomini cifra, ne conterrà
tozzi. E pane d’avena, dolce
costellerà di sé il firmamento,
brillando l’inconsutile panno.
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Michele Cologna

(San Severo, mercoledì 27 giugno 2012)
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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L’Uomo umiliato

L’Uomo umiliato
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Arriva sempre!
E quando giunge, la volontà al fato piega.
La necessità cede al caso e come un destino, esso domina e falcia.
Scema la prospettiva di niente, e il nulla feroce espande.
Occupa.
Mercé di tutto e tutti, più conduci.
I passi nell’incerto muovono e segui.
Cieco di cose viste e già conosciute, e ti muovi nuovo.
Dimentico.
Parvenza.
Aporia dell’Uomo che fosti.
Accidente di te.
L’Uomo umiliato, offeso.
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Michele Cologna

San Severo, sabato 3 agosto 2013
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Copyright© 2013
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Vorrei


Vorrei
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Vorrei lì stare e dimorare i colli,
i tuoi e vagarli.
In lungo e largo e
la tua piana a l’occhio finita, che
senza scuote, la mano a il tatto.
Vorrei le tue affusolate salire e
là, dove vita sorge confondermi
fetale.
Profumarmi.
Impregnarmi.
E come vaccina al parto, di lingua
asciugare lei che il cielo veste.
Minerva tu, ne la possanza eretta
e io disteso, a misurare ara posto.
Vorrei e
il riottoso al morso, ché non scosti
da l’eterno lo stupore pe’ un pasto.
Vorrebbe.
Condizione necessaria a lui che di
pascoli arsi distese cammina.
Come anima di perduto in cerca e
ne le tracce rincontrare il fato.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 3 agosto 2020
08:04:45
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diritti e riproduzione anche parziali
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domenica 2 agosto 2020

Errante

Errante
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Fanne tu memento,
colui che di storia è privo
è cane e senza padrone.
A te che costì sei,
ti sia bastone sempre,
e ne l’involontario cammino
breviario.
Compagno errante.
Dal ceppo il nome tuo viene
mentre il luogo ne è senso
e destino.
Natali che ne la continuità
rigenerano l’identico,
e il segno de la stirpe durante
di lignaggio n’è avallo.
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Michele Cologna
San Severo, mercoledì 30 luglio 2014
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tutti i diritti riservati
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sabato 1 agosto 2020

Mt 14.13-21 Tutti mangiarono e furono saziati


Mt 14.13-21

Tutti mangiarono e furono saziati

In un angolo della tenuta, vicino al muro di cinta, ho una rimessa su colonne e le pareti su due soli lati.
Gli altri due sono aperti per permettere ai mezzi  d’entrare e avere maggiore libertà d’azione.
D’estate per il caldo, d’inverno per il freddo e la rimessa è popolata da cazze.
Sono uccelli fastidiosi.
Arroganti e prepotenti.
Mariuoli e molto intelligenti, bisogna riconoscerlo.
Sanno quello che non dovrebbero fare, ma lo fanno e scappano.
Una svista e ritornano alla loro attività principale che è rubare.
Il nome gazza ladra ci sta tutto.
Somigliano agli uomini.
Conoscono il peccato.
Lo praticano consapevolmente.
Mi danno abbastanza problemi, di più per la pulce aviaria e debbo fare tre o quattro disinfestazioni l’anno.
Un bel problema, insomma.
Certo da non togliermi il sonno e neanche ad occupare tutti i miei pensieri.
Quando mi reco nella rimessa.
Diciamo che la tenuta è il Creato, trattenete la risata, vi prego.
Io che debbo mandare avanti il tutto sono Dio.
Le gazze ladre e fastidiose sono l’Uomo.
Vogliamo pensare la tenuta uguale cento e le gazze in essa?
La Terra, il pianeta Terra nell’Universo è meno di un granello di sabbia.
Gli uomini?
Certo la mia tenuta non è la terra, ma le gazze non sono il mio problema.
A volte ti innervosiscono per le scorrerie nel cibo di gatti e cani.
Le ciliegie, le più belle sono le loro.
Ogni frutto porta il segno del loro becco.
Sporcano con il loro guano acido.
Ma in verità sono un accidenti e molto, molto trascurabile.
Vogliamo dire come l’uomo per il creatore?
Forse è ancora dare molta importanza alla gazza.
Non ricorro a uno spauracchio, potrei mai un figlio?
Addirittura immolarlo?
C’è un mio conoscente, in verità, Tiziano, il mio meccanico dei mezzi agricoli, che ama le gazze e cura quelle sue in cattività, se gli capita in natura.
Anche.
Sì, compra loro del fegatino, ma neanche per lui sono il problema.
Li nutre e li fa piacere.
Allora?
Questa gazza ladra con pulce aviaria, può occupare la Mente del Creatore dell’Universo?
È ridicolo pensarlo.
È bestemmia pensare d’essere il Centro e l’Attenzione di Dio.
La gazza ladra che pensa la tenuta sia stata costruita per sé.
Il buon Tiziano quando gli capita sfama l’uccello infame.
Gesù sfila l’Uomo a Dio e lo sfama.
Non di pane e pesci.
Amore e solo Amore.
Quello che Egli sente dentro come te e me, noi tutti.
Non siamo il centro di niente, neanche della nostra vita misera e non per ontogenesi.
Per miserabile cultura.
Mangiamo e diamo Amore e diamo a Dio le cose di Dio e agli uomini le cose degli uomini.
Separiamo il sacro che ci portiamo dentro partecipandolo dell’Altro, dal suo bisogno.
Il bisogno dell’altro è un nostro dovere e non una preghiera.
Un mio confinante si metteva a guardia dei ciliegi e sparava.
Penso meglio il mio meccanico Tiziano.
Io li sopporto e accetto il fastidio con la speranza che vadano altrove.
Hanno diritto di vita anche loro.
Non so cosa le gazze pensino di me scappando al minimo rumore o movimento.
Ma che io abbia la tenuta per loro.
Per il loro bene, non è da uccello intelligente quale mostra d’essere.

Michele Cologna
San Severo, domenica 2 agosto 2020
07:40:05

Ps
Il 2 agosto di quaranta anni fa aspettavo con i miei quattro bambini il treno.
Tonia lavorava e io avevo preso le ferie e me li portavo al mare.
A Marina di Chieuti, comodissimo con il treno e la felicità dei miei bambini che ora li ravviso con le lacrime della nostalgia.
Stefania attenta come una mammina di dieci anni.
Leonardo e la sua attività era il piacere di ridere.
Barbara del padre innamorata e lo imitava nella e direi oggi, “finzione” intellettuale.
Pamela uno scricciolino tenero, tenero e ora piango.
Aspettavamo il treno tutti e cinque.
Non arrivava e le domande.
Anche quelle dei miei bambini preoccupati.
I miei bambini hanno avuto risposte e vita.
Quei morti non ancora giustizia.
Mi fa piangere.
Piange l’Uomo e piega il ginocchio a Dio.





… e mi scrivi e parli, o de l’amica risanata

… e mi scrivi e parli, o de l’amica risanata
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Sì, scrivimi!
Ti scrivo e parlo. Chiedo.
Sei così cara, ma così intensamente cara,
che la mia co la tua vuole.
Palpito d’insieme.
Anima che t’ode e no raggiunge.
E rimedio a te, la “pena” vorrebbe.
Amore sana, sì risana l’Antico!
E non può la mia diventar uno co la tua se
in essa no chiude, celeste sfera.
Se prima, tu confessi, e io non so.
Incontro è Potenza, mai Atto.
A te dico e non c’è donna,
femmina de il mio senza.
Vero, l’atto che niuno disdegna è vita!
Consuma e nulla, in verità, aggiunge.
L’intonso fa d’Amore il perenne.
E lì, in quello il Vivere e ai profumi stare.
Intimità no limitata e di tregua mai.
L’eterno di te e in te.
Vita e morte avvicendarsi ne il sempre.
Amore di e ne il Tempo più effimero e
caduco, da venire come il già trascorso.
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Michele Cologna
San Severo, sabato 1 agosto 2020
08:43:17
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