Pensare è vedere.
Ho tanto visto perché ho molto pensato.
Sentire è toccare.
Ho molto toccato perché ho tanto sentito.
Sognare è amare.
Ho tanto amato perché ho molto sognato.
Di cosa può arricchire il tatto il mio sentire?
Cosa può aggiungere l’occhio al mio pensiero?
Amare è forse più intenso del sognare?
Vedere è pensare.
Pensare è vedere.
Toccare è sentire.
Sentire è toccare.
Sognare è amare.
Amare è sognare.
Vivo la vita perché la vedo scorrere affacciato al balcone del mio pensiero.
Ora chiudo le imposte sul mondo e vivo.
Michele (san severo 21/01/2010 16.53.54)
venerdì 22 gennaio 2010
martedì 19 gennaio 2010
A Giorgio Napolitano
A Giorgio Napolitano,
Presidente della Repubblica Italiana.
Uno Stato di Diritto racchiude in sé lo Spirito Oggettivo dei suoi cittadini.
Nello stato di diritto si trasferisce il diritto soggettivo di ogni suo cittadino e questi, essendo l’espressione delle singole eticità, ne incarna l’etica oggettiva, e in un processo dialettico restituisce ai cittadini l’etica individuale.
La sintesi estrema non inficia il concetto: nello Stato è racchiusa l’etica di un Paese che tutti i cittadini son tenuti a osservare attraverso l’osservanza delle leggi.
Certo parliamo dei diritti e dei doveri e non delle disponibilità.
Le disponibilità sono inalienabili, altrimenti avremmo uno stato etico.
Solo il diritto positivo giace nello stato e le sue leggi.
Questa epitome molto arrischiata per affermare che tutti i cittadini son dovuti al rispetto delle leggi e in maniera particolare gli eletti che ne diventano i custodi e anche i facitori attraverso gli strumenti che quello stato si è dato.
Lei, signor Presidente della Repubblica, con la lettera alla signora Craxi, legittima da un punto di vista personale, ha riconosciuto che l’illegalità, il non rispetto delle leggi, l’eticità dello stato sono non una conditio sine qua non, ma una variabile.
E questo affermato dalla massima carica dello Stato mette a repentaglio ogni parvenza di legalità.
Lei dovrebbe avere il coraggio di prendere atto del suo errore e emendarsi. Se questo non le riesce dovrebbe dare le dimissioni.
Craxi è stato uomo che ha gestito la cosa pubblica al di là dell’etica dello stato (che è l’etica dei suoi cittadini) e al di là delle leggi (che sono le condizioni a cui tutti sono sottoposti).
Cioè, è stato una persona fuori dalla legge e dalla morale pubblica.
Ma lei, Giorgio Napolitano, non è nuovo a queste sue posizioni.
È stato a capo della corrente “riformista” del vecchio PCI e già allora un poco di confusione la faceva.
Tanto è vero che la cultura politica non gli riconosceva il titolo di riformista, ma quello di “migliorista” che è altro.
Riformista è colui che ha in mente una politica, una forma di stato e dialoga con la parte avversa per trovare tutte le probabili intese che possano, attraverso piccoli passi, approdare a quelle.
Appunto riforme.
Migliorista è colui che osserva la realtà (per darle lustro potremmo usare la formula aristotelica: aequatio intellectus et rei) e cerca attraverso il dialogo, l’intesa o il sotterfugio, cioè il male minore, di migliorare la situazione.
Appunto migliorare, ma se esiste una situazione d’illegalità, si migliora l’illegalità!?
Lei entrò in contrasto molte volte con Berlinguer accusandolo di moralismo.
Voglio sperare che non l’abbia capito allora e continui a non farlo.
Le due figure etiche della politica del dopoguerra italiana sono Aldo Moro e Enrico Berlinguer.
Sono la tesi e l’antitesi di quel processo dialettico dello spirito oggettivo della stato del quale ho premesso.
Io che non sono stato comunista nell’accezione ideologica, ho aderito a quel partito perché, per paradosso, era l’unico vero difensore dello stato di diritto in Italia.
Interpretava lo spirito socratico, le leggi vanno cambiate, ma fin quando non cambiano si osservano.
Ecco la degenerazione morale di cui parlava Berlinguer e che Craxi incarnava.
Dall’altra parte stava la figura straordinaria, oserei dire eroica di Aldo Moro.
Il suo compito era ancora più difficile di quello di Berlinguer. Egli aveva la zavorra di un partito che governava assecondando ogni mal di pancia e costume della società italiana.
Vi era di tutto in quel partito dai sinceri democratici ai reazionari e altro e altro ancora.
Moro, consapevole di ciò, cercava di portare avanti il tutto nella sincera convinzione d’arrivare a una democrazia compiuta con il dialogo e in maniera particolare, il commensale escluso.
Appunto la conventio ad escludendum di cui parlava Berlinguer.
La tesi senza l’antitesi non chiudeva il cerchio della democrazia compiuta.
Non si realizzava quello spirito oggettivo che rendeva tutti gli italiani cittadini uguali.
Due figure altamente etiche e politiche che erano il cardine della vita pubblica italiana.
Berlinguer del Compromesso Storico, Moro delle Convergenze Parallele.
In questo scenario s’inserisce Craxi sconvolgendo non la politica con la politica, ma sconvolgendo la politica con il ricatto.
Ghino di Tacco che esigeva il pedaggio.
La storia la conosciamo e Craxi, pur d’avere appoggio, mette insieme il peggio che la realtà offriva.
Andreotti, Forlani e i poteri oscuri.
Usa i soldi pubblici a fini privati e saccheggia quel poco di legalità che ancora persisteva.
Egli al di sopra della legge.
Ma mentre i figuri della Dc che Moro combatteva, davano parvenza di legalità al loro malaffare, Craxi erige la sua illegalità a sistema.
Egli veste i panni del corruttore della vita politica, governativa, amministrativa di questo Paese.
Occupa tutto, non c’è spazio dove la politica corrotta non entri con prepotenza a occuparlo.
Per sommi capi questo è stato Craxi.
Uno statista?
Un perseguitato?
È stato un uomo di malaffare giustamente perseguito e sfuggito alle carceri italiane grazie alla latitanza.
Il riconoscimento postumo da parte del Presidente della Repubblica Italiana, è un vulnus insopportabile.
Michele (san severo 19/01/2010 11.52.51)
Presidente della Repubblica Italiana.
Uno Stato di Diritto racchiude in sé lo Spirito Oggettivo dei suoi cittadini.
Nello stato di diritto si trasferisce il diritto soggettivo di ogni suo cittadino e questi, essendo l’espressione delle singole eticità, ne incarna l’etica oggettiva, e in un processo dialettico restituisce ai cittadini l’etica individuale.
La sintesi estrema non inficia il concetto: nello Stato è racchiusa l’etica di un Paese che tutti i cittadini son tenuti a osservare attraverso l’osservanza delle leggi.
Certo parliamo dei diritti e dei doveri e non delle disponibilità.
Le disponibilità sono inalienabili, altrimenti avremmo uno stato etico.
Solo il diritto positivo giace nello stato e le sue leggi.
Questa epitome molto arrischiata per affermare che tutti i cittadini son dovuti al rispetto delle leggi e in maniera particolare gli eletti che ne diventano i custodi e anche i facitori attraverso gli strumenti che quello stato si è dato.
Lei, signor Presidente della Repubblica, con la lettera alla signora Craxi, legittima da un punto di vista personale, ha riconosciuto che l’illegalità, il non rispetto delle leggi, l’eticità dello stato sono non una conditio sine qua non, ma una variabile.
E questo affermato dalla massima carica dello Stato mette a repentaglio ogni parvenza di legalità.
Lei dovrebbe avere il coraggio di prendere atto del suo errore e emendarsi. Se questo non le riesce dovrebbe dare le dimissioni.
Craxi è stato uomo che ha gestito la cosa pubblica al di là dell’etica dello stato (che è l’etica dei suoi cittadini) e al di là delle leggi (che sono le condizioni a cui tutti sono sottoposti).
Cioè, è stato una persona fuori dalla legge e dalla morale pubblica.
Ma lei, Giorgio Napolitano, non è nuovo a queste sue posizioni.
È stato a capo della corrente “riformista” del vecchio PCI e già allora un poco di confusione la faceva.
Tanto è vero che la cultura politica non gli riconosceva il titolo di riformista, ma quello di “migliorista” che è altro.
Riformista è colui che ha in mente una politica, una forma di stato e dialoga con la parte avversa per trovare tutte le probabili intese che possano, attraverso piccoli passi, approdare a quelle.
Appunto riforme.
Migliorista è colui che osserva la realtà (per darle lustro potremmo usare la formula aristotelica: aequatio intellectus et rei) e cerca attraverso il dialogo, l’intesa o il sotterfugio, cioè il male minore, di migliorare la situazione.
Appunto migliorare, ma se esiste una situazione d’illegalità, si migliora l’illegalità!?
Lei entrò in contrasto molte volte con Berlinguer accusandolo di moralismo.
Voglio sperare che non l’abbia capito allora e continui a non farlo.
Le due figure etiche della politica del dopoguerra italiana sono Aldo Moro e Enrico Berlinguer.
Sono la tesi e l’antitesi di quel processo dialettico dello spirito oggettivo della stato del quale ho premesso.
Io che non sono stato comunista nell’accezione ideologica, ho aderito a quel partito perché, per paradosso, era l’unico vero difensore dello stato di diritto in Italia.
Interpretava lo spirito socratico, le leggi vanno cambiate, ma fin quando non cambiano si osservano.
Ecco la degenerazione morale di cui parlava Berlinguer e che Craxi incarnava.
Dall’altra parte stava la figura straordinaria, oserei dire eroica di Aldo Moro.
Il suo compito era ancora più difficile di quello di Berlinguer. Egli aveva la zavorra di un partito che governava assecondando ogni mal di pancia e costume della società italiana.
Vi era di tutto in quel partito dai sinceri democratici ai reazionari e altro e altro ancora.
Moro, consapevole di ciò, cercava di portare avanti il tutto nella sincera convinzione d’arrivare a una democrazia compiuta con il dialogo e in maniera particolare, il commensale escluso.
Appunto la conventio ad escludendum di cui parlava Berlinguer.
La tesi senza l’antitesi non chiudeva il cerchio della democrazia compiuta.
Non si realizzava quello spirito oggettivo che rendeva tutti gli italiani cittadini uguali.
Due figure altamente etiche e politiche che erano il cardine della vita pubblica italiana.
Berlinguer del Compromesso Storico, Moro delle Convergenze Parallele.
In questo scenario s’inserisce Craxi sconvolgendo non la politica con la politica, ma sconvolgendo la politica con il ricatto.
Ghino di Tacco che esigeva il pedaggio.
La storia la conosciamo e Craxi, pur d’avere appoggio, mette insieme il peggio che la realtà offriva.
Andreotti, Forlani e i poteri oscuri.
Usa i soldi pubblici a fini privati e saccheggia quel poco di legalità che ancora persisteva.
Egli al di sopra della legge.
Ma mentre i figuri della Dc che Moro combatteva, davano parvenza di legalità al loro malaffare, Craxi erige la sua illegalità a sistema.
Egli veste i panni del corruttore della vita politica, governativa, amministrativa di questo Paese.
Occupa tutto, non c’è spazio dove la politica corrotta non entri con prepotenza a occuparlo.
Per sommi capi questo è stato Craxi.
Uno statista?
Un perseguitato?
È stato un uomo di malaffare giustamente perseguito e sfuggito alle carceri italiane grazie alla latitanza.
Il riconoscimento postumo da parte del Presidente della Repubblica Italiana, è un vulnus insopportabile.
Michele (san severo 19/01/2010 11.52.51)
lunedì 18 gennaio 2010
Ponte destrutturato...
Forse ognuno di noi si porta un destino.
Se così è, il mio è marginale…
Nella traccia vacillante…
La sua consistenza sfumata...
Fa capolino sul limite e al confine dissolve lo sguardo.
Vive ai bordi dell’incerto, tra il c’era e quello che non sarà più.
Tra la decadenza del dissolvimento e il perduto come speranza.
Ponte destrutturato che non si percorre e non unisce…
Nessun segno né piede d’ombra…
Terra d’emaciate apparizioni: di smunte vite e nascituri di prive forme.
In questo limbo di consistenza incerta e disfacimento…
si consumano del mio i passi.
Sembianze di bellezza altera nei tratti passati…
or composta ne l’antichi dimessi e fieri d’ignoto.
Vite d’intelletto vigile a ogni nuovo aperto e…
ancorato nel vissuto di non ostentate o lamentose lodi.
Persi pensieri in simulacri identici di triste ventura,
affacciati vuoti in orgiastiche danze sconosciute…
Veni, creator spiritus, mentes tuorum visita…
Allucinato vuoto, attesa insipiente d’anime assenti,
pascola il desio… consumando struggente la rinuncia.
Michele (san severo 18/01/2010 9.26.54)
Se così è, il mio è marginale…
Nella traccia vacillante…
La sua consistenza sfumata...
Fa capolino sul limite e al confine dissolve lo sguardo.
Vive ai bordi dell’incerto, tra il c’era e quello che non sarà più.
Tra la decadenza del dissolvimento e il perduto come speranza.
Ponte destrutturato che non si percorre e non unisce…
Nessun segno né piede d’ombra…
Terra d’emaciate apparizioni: di smunte vite e nascituri di prive forme.
In questo limbo di consistenza incerta e disfacimento…
si consumano del mio i passi.
Sembianze di bellezza altera nei tratti passati…
or composta ne l’antichi dimessi e fieri d’ignoto.
Vite d’intelletto vigile a ogni nuovo aperto e…
ancorato nel vissuto di non ostentate o lamentose lodi.
Persi pensieri in simulacri identici di triste ventura,
affacciati vuoti in orgiastiche danze sconosciute…
Veni, creator spiritus, mentes tuorum visita…
Allucinato vuoto, attesa insipiente d’anime assenti,
pascola il desio… consumando struggente la rinuncia.
Michele (san severo 18/01/2010 9.26.54)
venerdì 15 gennaio 2010
A Dio dell’Olocausto
A Dio dell’Olocausto
Non è una preghiera e neanche un’invettiva.
Neppure una supplica.
No!
È solo ciò che oggi io mi sento di dire a te.
“Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei cieli.”
Così ti gratifica il tuo popolo.
Ma a te non è sufficiente, no!
Tu sei il Dio dell’Olocausto.
Sei quel Dio che si appaga solo dopo il sacrificio della vittima.
La tua potenza si gratifica e si riconosce solo nell’odore del sangue delle vittime.
Nel dolore che a te s’innalza… e ti inebria della tua Forza.
Certo, hai visto mai un potente che non goda della sofferenza che infligge ai suoi sottoposti?
Uno solo che non accresca la sua potenza in quantità pari al terrore che incute?
Ecco, ti ho smascherato!
Fino a ieri pensavo, anche argomentandolo, che tu fossi stato creato dall’uomo affinché con la tua bontà, col tuo amore giustificassi le nefandezze dell’uomo.
No, tu hai davvero creato l’uomo a tua immagina e somiglianza.
E gli hai dato la possibilità della Conoscenza affinché comprendesse la tua forza.
Potenza.
Ti emulasse nella spietatezza di esse.
Più egli t’assomiglia nella crudeltà della forza, più la tua potenza cresce.
E godi...
Non si spiegherebbe altrimenti la sua irrefrenabile voglia, la necessità, il bisogno di sottomettere, sconfiggere, ammazzare…
Affamare.
Come te egli afferma che la vita è sofferenza, è il prepararsi al tuo regno che è bellezza, nutrimento, assenza di violenza…
Di qualsivoglia turbamento.
Soffri, soffri… quella è la chiave d’accesso al regno dei cieli.
Tu osservi e ti fai grande.
Grande delle suppliche, delle preghiere, dei patimenti e commosso, misericordioso infondi ai tuoi Emuli temporali e spirituali, la tua parola che è conforto dei deboli affinché non credano che è loro dovere soddisfare la fame, nutrire i figli, ribellarsi al sopruso, vivere questa vita che non è calvario.
No!, non è calvario.
Ma tu hai immolato il tuo figlio per soddisfare la tua Rabbia…
Per redimere la tua Immagine e Somiglianza dal peccato…
Per riaffermare la tua Parola…
Vedi come son stati bravi i tuoi emuli?
Sia quello che tu hai proclamato tuo Vicario sulla terra, sia quelli che sono stati incoronati Sovrani con la tua benedizione, sia coloro che nel tuo nome si fanno Eleggere.
La schiera degli Eletti…
Quanta carne viva hanno mangiato!
Come te che non ti appaghi mai…
Insaziabili!
Anche a loro bisogna inchinarsi e gratificarli nelle formula: “Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria sulla terra”.
Sì, solo una piccola variante, a te nei cieli a loro sulla terra.
Molto spesso, però, non è sufficiente la sola affermazione, e per placare la loro ira, riconfermare la propria potenza, godere della carne dei propri sottomessi, come te richiedono l’olocausto del Figlio.
Non necessariamente la crocifissione come tu hai fatto col tuo, troppo cruenta.
Hanno sviluppato mezzi e sofisticati assai…
La bontà e l’amore…
Sì!, la bontà che mangia carne… l’amore che beve sangue…
Il binomio trionfa nei loro cuori che di te emuli nella forza della potenza godono…
Godi…
Michele (san severo 15/01/2010 19.14.23)
Non è una preghiera e neanche un’invettiva.
Neppure una supplica.
No!
È solo ciò che oggi io mi sento di dire a te.
“Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei cieli.”
Così ti gratifica il tuo popolo.
Ma a te non è sufficiente, no!
Tu sei il Dio dell’Olocausto.
Sei quel Dio che si appaga solo dopo il sacrificio della vittima.
La tua potenza si gratifica e si riconosce solo nell’odore del sangue delle vittime.
Nel dolore che a te s’innalza… e ti inebria della tua Forza.
Certo, hai visto mai un potente che non goda della sofferenza che infligge ai suoi sottoposti?
Uno solo che non accresca la sua potenza in quantità pari al terrore che incute?
Ecco, ti ho smascherato!
Fino a ieri pensavo, anche argomentandolo, che tu fossi stato creato dall’uomo affinché con la tua bontà, col tuo amore giustificassi le nefandezze dell’uomo.
No, tu hai davvero creato l’uomo a tua immagina e somiglianza.
E gli hai dato la possibilità della Conoscenza affinché comprendesse la tua forza.
Potenza.
Ti emulasse nella spietatezza di esse.
Più egli t’assomiglia nella crudeltà della forza, più la tua potenza cresce.
E godi...
Non si spiegherebbe altrimenti la sua irrefrenabile voglia, la necessità, il bisogno di sottomettere, sconfiggere, ammazzare…
Affamare.
Come te egli afferma che la vita è sofferenza, è il prepararsi al tuo regno che è bellezza, nutrimento, assenza di violenza…
Di qualsivoglia turbamento.
Soffri, soffri… quella è la chiave d’accesso al regno dei cieli.
Tu osservi e ti fai grande.
Grande delle suppliche, delle preghiere, dei patimenti e commosso, misericordioso infondi ai tuoi Emuli temporali e spirituali, la tua parola che è conforto dei deboli affinché non credano che è loro dovere soddisfare la fame, nutrire i figli, ribellarsi al sopruso, vivere questa vita che non è calvario.
No!, non è calvario.
Ma tu hai immolato il tuo figlio per soddisfare la tua Rabbia…
Per redimere la tua Immagine e Somiglianza dal peccato…
Per riaffermare la tua Parola…
Vedi come son stati bravi i tuoi emuli?
Sia quello che tu hai proclamato tuo Vicario sulla terra, sia quelli che sono stati incoronati Sovrani con la tua benedizione, sia coloro che nel tuo nome si fanno Eleggere.
La schiera degli Eletti…
Quanta carne viva hanno mangiato!
Come te che non ti appaghi mai…
Insaziabili!
Anche a loro bisogna inchinarsi e gratificarli nelle formula: “Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria sulla terra”.
Sì, solo una piccola variante, a te nei cieli a loro sulla terra.
Molto spesso, però, non è sufficiente la sola affermazione, e per placare la loro ira, riconfermare la propria potenza, godere della carne dei propri sottomessi, come te richiedono l’olocausto del Figlio.
Non necessariamente la crocifissione come tu hai fatto col tuo, troppo cruenta.
Hanno sviluppato mezzi e sofisticati assai…
La bontà e l’amore…
Sì!, la bontà che mangia carne… l’amore che beve sangue…
Il binomio trionfa nei loro cuori che di te emuli nella forza della potenza godono…
Godi…
Michele (san severo 15/01/2010 19.14.23)
mercoledì 13 gennaio 2010
Variazione sul tema…
Variazione sul tema…
Violenza figliò e partorì.
In gestazione per tre anni…
vide, nacque pallida luce.
Brevi furono i giorni.
Lunghe le attese mai giunte.
E poi le tenebre invasero
dì privi di giorni…
bui in assenza della notte.
Non sorrise dei percorsi
faticosi e pianse… gioie.
Nascose a sé il dolore e…
macinò vita sospesa.
Nacque vita d’amata
speme turgida passione
di furioso degno futuro.
Impegno e conoscenza
governarono il cammino,
interrotta strada…
Vano futuro scolpì effige
di passato conosciuto…
e il morso lacerandola,
afferrò nella carne la vita.
Giorni seguono notti e
giorni aspettano… quel
forse che dà ancora un
po’ di fiato a respiro…
michele (13/01/2010 10.04.29)
Violenza figliò e partorì.
In gestazione per tre anni…
vide, nacque pallida luce.
Brevi furono i giorni.
Lunghe le attese mai giunte.
E poi le tenebre invasero
dì privi di giorni…
bui in assenza della notte.
Non sorrise dei percorsi
faticosi e pianse… gioie.
Nascose a sé il dolore e…
macinò vita sospesa.
Nacque vita d’amata
speme turgida passione
di furioso degno futuro.
Impegno e conoscenza
governarono il cammino,
interrotta strada…
Vano futuro scolpì effige
di passato conosciuto…
e il morso lacerandola,
afferrò nella carne la vita.
Giorni seguono notti e
giorni aspettano… quel
forse che dà ancora un
po’ di fiato a respiro…
michele (13/01/2010 10.04.29)
martedì 12 gennaio 2010
L’Immondo risanato…
L’Immondo risanato…
Non fece in tempo a tornare, e la quiete a ritirarsi.
Pochi giorni di convalescenza e nell’anima di quasi tutti era ricominciato a germogliare quel desiderio di serenità, che è poi la ricerca dell’umano sentire.
Dell’umano.
Ma v’è anche chi pur dell’uomo avendo sembianze ne incarna solo la parte ferina.
Quella, cioè, che sta non nella corteccia cerebrale, ma nelle fauci.
L’inopportuna effige, che per caso ne aveva fatto saltare una piccola parte, guidata dalla mano del signore avrebbe potuto ben altro…
Ma si sa, è risaputo dalla notte dei tempi, che il bene non è stato mai capace d’affondare i suoi fendenti.
Non è mutato nonostante le sue continue sconfitte.
Ha lasciato sempre per umana pietà che l’immondo si riprendesse, e egli con aspetto mutato e con aggressività sempre diversa ma più incisiva, ha continuato il suo percorso alla conquista della distruzione unico suo obiettivo.
Mors tua vita mea.
Puoi mettergli anche tutto a disposizione, cercherà sempre altro e per ottenerlo scannerà la madre, il padre e i figli…
Questa è la condizione dell’immondo.
Di volta in volta con aspetti differenti e sempre più raffinati e subdoli, ma la sua costante nel tempo è la distruzione dell’altro che è il suo cibo.
Il suo bene.
Il suo solo soddisfacimento.
Si obietterà che questa visione è manichea, e ch’essa è stata superata dagli eventi e dalla storia.
Certo!
L’umanesimo, il rinascimento, i lumi e poi la Ragione, avevano condotto all’età dei diritti e questi a loro volta avevano seppellito il manicheismo, avendo una visione articolata della realtà e non duale: in bianco e nero.
L’uomo e la sua storia avevano iniziato un nuovo percorso in progressione.
La progressione s’è arrestata e non riusciamo a comprendere se solo momentaneamente o per sempre, e ha fatto parlare di fine della storia.
Cioè, ha azzerato la ragione per ripristinare il fato.
Il Dio che riscatta non l’anima, ma l’uomo nella sua temporalità.
Il “così è sempre stato, ma c’è la giustizia divina”, che corre sulla bocca di tutti.
Non a caso gli intellettuali si sono ammutiti.
L’intellettuale ha come sua fonte la ragione e quand’essa cessa di produrre deve per forza tacere.
Se improvvido parla, o è fomentatore di odio in un mondo dell’amore, oppure un residuato arcaico che dovrebbe vergognarsi.
L’intellettuale può essere organico o non, ma la sua musa ispiratrice è la Ragione.
Se essa è bandita, egli non può che tacere.
Fine della storia, fine dei diritti.
I diritti sono un peso insopportabile.
Intralciano.
La corsa a soppiantarli con la sostituzione del culto della persona.
Della personalità.
Attenzione, non della personalità come essere che richiede l’intervento della ragione, ma dell’immagine che non chiede, affascina.
Ammalia.
È bello lui, farà bello me.
Ricco lui, ricco io.
Si è costruito lui, mi costruirò io.
Le leggi, l’etica e altri buoni propositi sono strumenti degli incapaci che si avvalgono di tali argomenti per imbrigliare chi vuol fare.
Il duo che ha fatto e fa scompisciare di risate gli italiani e i leghisti in particolare, I Fichi d’India, in una loro di successo strepitoso affermano: “è nato povero, è cresciuto povero, è morto povero, che cazzo è vissuto a fare”.
I diritti non solo intralcio, ma strumento degli imbelli.
Arma di chi vuol vivere a spese degli altri.
Coloro che producono ricchezza, non importa con quali mezzi se leciti o illeciti, sono la parte migliore della società e vanno lasciati liberi di fare.
Son loro che meritano il governo del paese.
Scuola pubblica, ricerca, ospedali, magistratura – ancora attenzione, non le istanze della politica, che son le più costose e inefficienti. Se ponessero mano a queste, non avrebbero il consenso della Casta - e tutti i santuari della Ragione vanno affamati.
Resi inefficienti.
E come?
Tagliando i fondi.
Non lo si dice chiaramente che sono strutture che infastidiscono perché formano, controllano.
No, non si danno soldi perché il debito è alle stelle e poi sono dei burocrati sfaticati, comunisti, baroni e chi più ne ha ne metta.
Ai diritti si è sostituito quello del più forte, bugiardo, subdolo, corrotto, manipolatore…
Alle leggi la volontà del padrone…
Alle pari opportunità di partenza, la furbizia, il corpo: alla giovane che contesta perché le viene tolta la possibilità di far valere la propria formazione culturale nel mondo del lavoro, il premier risponde, “ma lei è così bella che può sposare il figlio di Berlusconi!”.
Ragazzino io, parliamo di oltre cinquant’anni fa, stavo un giorno con gli operai in campagna e da loro ascoltai le parole che vi riporto: “caro mio, i soldi o ce li hai perché sei nato ricco, oppure te li puoi fare solo con il cazzo”.
Non il lavoro, l’onesto lavoro.
Rabbrividii allora, ancora oggi.
Ma dei figli educati al rispetto delle leggi, delle persone, delle istanze democratiche, educati alla civiltà formatasi sulla ragione che ce ne facciamo?
Li rottamiamo?
Li riconvertiamo al nuovo sentire?
Li suggeriamo di scordare la civiltà per la legge della giungla?
Amare considerazioni… dopo l’ascolto della rassegna stampa di questa mattina.
Michele (san severo 12/01/2010 9.37.06)
Non fece in tempo a tornare, e la quiete a ritirarsi.
Pochi giorni di convalescenza e nell’anima di quasi tutti era ricominciato a germogliare quel desiderio di serenità, che è poi la ricerca dell’umano sentire.
Dell’umano.
Ma v’è anche chi pur dell’uomo avendo sembianze ne incarna solo la parte ferina.
Quella, cioè, che sta non nella corteccia cerebrale, ma nelle fauci.
L’inopportuna effige, che per caso ne aveva fatto saltare una piccola parte, guidata dalla mano del signore avrebbe potuto ben altro…
Ma si sa, è risaputo dalla notte dei tempi, che il bene non è stato mai capace d’affondare i suoi fendenti.
Non è mutato nonostante le sue continue sconfitte.
Ha lasciato sempre per umana pietà che l’immondo si riprendesse, e egli con aspetto mutato e con aggressività sempre diversa ma più incisiva, ha continuato il suo percorso alla conquista della distruzione unico suo obiettivo.
Mors tua vita mea.
Puoi mettergli anche tutto a disposizione, cercherà sempre altro e per ottenerlo scannerà la madre, il padre e i figli…
Questa è la condizione dell’immondo.
Di volta in volta con aspetti differenti e sempre più raffinati e subdoli, ma la sua costante nel tempo è la distruzione dell’altro che è il suo cibo.
Il suo bene.
Il suo solo soddisfacimento.
Si obietterà che questa visione è manichea, e ch’essa è stata superata dagli eventi e dalla storia.
Certo!
L’umanesimo, il rinascimento, i lumi e poi la Ragione, avevano condotto all’età dei diritti e questi a loro volta avevano seppellito il manicheismo, avendo una visione articolata della realtà e non duale: in bianco e nero.
L’uomo e la sua storia avevano iniziato un nuovo percorso in progressione.
La progressione s’è arrestata e non riusciamo a comprendere se solo momentaneamente o per sempre, e ha fatto parlare di fine della storia.
Cioè, ha azzerato la ragione per ripristinare il fato.
Il Dio che riscatta non l’anima, ma l’uomo nella sua temporalità.
Il “così è sempre stato, ma c’è la giustizia divina”, che corre sulla bocca di tutti.
Non a caso gli intellettuali si sono ammutiti.
L’intellettuale ha come sua fonte la ragione e quand’essa cessa di produrre deve per forza tacere.
Se improvvido parla, o è fomentatore di odio in un mondo dell’amore, oppure un residuato arcaico che dovrebbe vergognarsi.
L’intellettuale può essere organico o non, ma la sua musa ispiratrice è la Ragione.
Se essa è bandita, egli non può che tacere.
Fine della storia, fine dei diritti.
I diritti sono un peso insopportabile.
Intralciano.
La corsa a soppiantarli con la sostituzione del culto della persona.
Della personalità.
Attenzione, non della personalità come essere che richiede l’intervento della ragione, ma dell’immagine che non chiede, affascina.
Ammalia.
È bello lui, farà bello me.
Ricco lui, ricco io.
Si è costruito lui, mi costruirò io.
Le leggi, l’etica e altri buoni propositi sono strumenti degli incapaci che si avvalgono di tali argomenti per imbrigliare chi vuol fare.
Il duo che ha fatto e fa scompisciare di risate gli italiani e i leghisti in particolare, I Fichi d’India, in una loro di successo strepitoso affermano: “è nato povero, è cresciuto povero, è morto povero, che cazzo è vissuto a fare”.
I diritti non solo intralcio, ma strumento degli imbelli.
Arma di chi vuol vivere a spese degli altri.
Coloro che producono ricchezza, non importa con quali mezzi se leciti o illeciti, sono la parte migliore della società e vanno lasciati liberi di fare.
Son loro che meritano il governo del paese.
Scuola pubblica, ricerca, ospedali, magistratura – ancora attenzione, non le istanze della politica, che son le più costose e inefficienti. Se ponessero mano a queste, non avrebbero il consenso della Casta - e tutti i santuari della Ragione vanno affamati.
Resi inefficienti.
E come?
Tagliando i fondi.
Non lo si dice chiaramente che sono strutture che infastidiscono perché formano, controllano.
No, non si danno soldi perché il debito è alle stelle e poi sono dei burocrati sfaticati, comunisti, baroni e chi più ne ha ne metta.
Ai diritti si è sostituito quello del più forte, bugiardo, subdolo, corrotto, manipolatore…
Alle leggi la volontà del padrone…
Alle pari opportunità di partenza, la furbizia, il corpo: alla giovane che contesta perché le viene tolta la possibilità di far valere la propria formazione culturale nel mondo del lavoro, il premier risponde, “ma lei è così bella che può sposare il figlio di Berlusconi!”.
Ragazzino io, parliamo di oltre cinquant’anni fa, stavo un giorno con gli operai in campagna e da loro ascoltai le parole che vi riporto: “caro mio, i soldi o ce li hai perché sei nato ricco, oppure te li puoi fare solo con il cazzo”.
Non il lavoro, l’onesto lavoro.
Rabbrividii allora, ancora oggi.
Ma dei figli educati al rispetto delle leggi, delle persone, delle istanze democratiche, educati alla civiltà formatasi sulla ragione che ce ne facciamo?
Li rottamiamo?
Li riconvertiamo al nuovo sentire?
Li suggeriamo di scordare la civiltà per la legge della giungla?
Amare considerazioni… dopo l’ascolto della rassegna stampa di questa mattina.
Michele (san severo 12/01/2010 9.37.06)
lunedì 11 gennaio 2010
Protooncogene...
La vita è assenza…
Ogni vita è insignificante.
Solo la retorica della superficie ne pretende il senso.
Niente e nulla ci appartiene.
Noi non ci apparteniamo.
Natura malata sfuggita al senso della natura…
Nessuno.
Iniziamo a morire dal momento in cui inaliamo il primo respiro.
Continuiamo ogni giorno nell’illusione della vita.
E come rampicante cerchiamo, stritolandoci, la luce che copriamo con la vita.
La vita è un alibi per coprire il vuoto.
Il nulla.
Siamo vuoti a perdere.
Ci manca il coraggio d’ammetterlo.
Aggrappati a Illusione ci culliamo sperando.
Catene che vietano l’abisso.
Tutto è parvenza…
Niente è…
Protooncogene presuntuoso di vita sconosciuta.
Muco rappreso…
Cispa dell’Occhio…
Caccola aggrappata al Vello del Nulla.
Michele (11/01/2010 11.02.46)
Ogni vita è insignificante.
Solo la retorica della superficie ne pretende il senso.
Niente e nulla ci appartiene.
Noi non ci apparteniamo.
Natura malata sfuggita al senso della natura…
Nessuno.
Iniziamo a morire dal momento in cui inaliamo il primo respiro.
Continuiamo ogni giorno nell’illusione della vita.
E come rampicante cerchiamo, stritolandoci, la luce che copriamo con la vita.
La vita è un alibi per coprire il vuoto.
Il nulla.
Siamo vuoti a perdere.
Ci manca il coraggio d’ammetterlo.
Aggrappati a Illusione ci culliamo sperando.
Catene che vietano l’abisso.
Tutto è parvenza…
Niente è…
Protooncogene presuntuoso di vita sconosciuta.
Muco rappreso…
Cispa dell’Occhio…
Caccola aggrappata al Vello del Nulla.
Michele (11/01/2010 11.02.46)
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