Rosso fuoco, i riccioli aprivano
a efelidi accese luci, e brucianti
soli su schiusi labbri appoggiati
a ninfe scarlatte, turgida attesa.
Vision paradisiaca d’incredul cor,
desii, occhi immaturi, tempestano.
Immobili palpiti d’impetuosi echi,
su ‘l gargarozzo il fiato arrestano.
Tal mi cala or ricordo, avanti a la
immago, lentiggin tue splendenti,
e testa ricci fuoco, e saette cerulo
sguardo, e imberbe gioia assapor.
D’anni bianco e tanti, la dimanda
sovviemmi ancor, com’or le sarà?
Niuna l’arriverà sì bella, solo età!
Vero, magia scipperebbe a l’idea.
Michele (18/09/2009 19.13.23)
venerdì 18 settembre 2009
lunedì 14 settembre 2009
Ti dichiarasti: “T’amo!”, Sorriso
Ti dichiarasti: “T’amo!”, Sorriso
s’affacciò e al mondo alitò rose.
Idillio di talami, distese, monti e
valli e mari s’offrirono a Amore.
Tu, Fiore virgineo, d’usato cor,
a Dio la salma usa consegnasti.
E a le figlie di padre speranzose,
ignota pena, novella speme desti.
Dolor di lacrime, furtiva salvezza,
offristi. Occhio nuovo presentasti.
Di luce nova ti spalmasti e carne,
ora, a ara usi, offri cercati martiri.
Aedo aggraziato respir ogni creato,
amor straziati più no credi e senti,
e danzi gioie di primavere stanche,
sognando autunni di inverni verdi.
Michele (14/09/2009 9.09.51)
s’affacciò e al mondo alitò rose.
Idillio di talami, distese, monti e
valli e mari s’offrirono a Amore.
Tu, Fiore virgineo, d’usato cor,
a Dio la salma usa consegnasti.
E a le figlie di padre speranzose,
ignota pena, novella speme desti.
Dolor di lacrime, furtiva salvezza,
offristi. Occhio nuovo presentasti.
Di luce nova ti spalmasti e carne,
ora, a ara usi, offri cercati martiri.
Aedo aggraziato respir ogni creato,
amor straziati più no credi e senti,
e danzi gioie di primavere stanche,
sognando autunni di inverni verdi.
Michele (14/09/2009 9.09.51)
sabato 12 settembre 2009
Sciocca presunzione d’amore
Sciocca presunzione d’amore
Arriva e ti lacera come carta al gelo lasciata.
Lo strappo lo senti che ti tronca violento scardinandoti i nessi.
Sai che nulla è niente può cancellare la legge non scritta della vita.
Ti sei tanto volte piegato, te ne sei fatto custode ragionevole.
Quando sembra che tutto tu abbia provato, e a ogni male vaccinato, anticorpi prodotto…
Sopraggiunge e come sferzata a tradimento stoccata, ti toglie il respiro e sai che le sopravvivrai.
Ti duole e ti torce budella e respiro: oh Dio!
Oh Dio, invochi.
Non l’avevi bandito dalle tue invocazioni?
Sì!
Perché ritorni a illudermi, beffardo?
Non ti ho tante volte invocato e nulla mi hai dato?
T’ho pregato e tanto!
Davanti all’effige tua muta lacrime e lacrime ho versato.
Di padre, di madre, di ogni dolore… e tutto hai ingoiato.
Lacrime e gioie, speranze e disperazione.
Preghiere e sospiri.
Di me t’ho nutrito e mai segno m’hai dato.
Impassibile del mio fiele ti sei abbeverato.
Senza risentimento per lungo tempo ti ho ignorato e pianti disperati solo a me ho elevato.
Eppure stanotte e oggi e tutt’ora t’invoco alla speranza di niente aggrappato.
Hai detto che colui che ha fede in te può smuovere montagne.
Ebbene, io non ho fede, o Signore!
Non potrò mai smuovere neanche me stesso se non con la volontà di ferro che nel tempo ho usurato.
Ma tu che hai fede anche per me, ascolta il suo dolore, Signore.
Dalle tutto ciò di cui lei abbisogna.
Se la vita non può più essere sua, dalle la bellezza.
Tutto quello di cui lei abbisogna per condurre serena i suoi giorni.
Io che son corpo le do il mio che già d’ora lei può disporre.
Offerta vana, lo so.
Inutile preghiera…
Sciocca presunzione d’amore.
Michele (12/09/2009 21.55.11)
Arriva e ti lacera come carta al gelo lasciata.
Lo strappo lo senti che ti tronca violento scardinandoti i nessi.
Sai che nulla è niente può cancellare la legge non scritta della vita.
Ti sei tanto volte piegato, te ne sei fatto custode ragionevole.
Quando sembra che tutto tu abbia provato, e a ogni male vaccinato, anticorpi prodotto…
Sopraggiunge e come sferzata a tradimento stoccata, ti toglie il respiro e sai che le sopravvivrai.
Ti duole e ti torce budella e respiro: oh Dio!
Oh Dio, invochi.
Non l’avevi bandito dalle tue invocazioni?
Sì!
Perché ritorni a illudermi, beffardo?
Non ti ho tante volte invocato e nulla mi hai dato?
T’ho pregato e tanto!
Davanti all’effige tua muta lacrime e lacrime ho versato.
Di padre, di madre, di ogni dolore… e tutto hai ingoiato.
Lacrime e gioie, speranze e disperazione.
Preghiere e sospiri.
Di me t’ho nutrito e mai segno m’hai dato.
Impassibile del mio fiele ti sei abbeverato.
Senza risentimento per lungo tempo ti ho ignorato e pianti disperati solo a me ho elevato.
Eppure stanotte e oggi e tutt’ora t’invoco alla speranza di niente aggrappato.
Hai detto che colui che ha fede in te può smuovere montagne.
Ebbene, io non ho fede, o Signore!
Non potrò mai smuovere neanche me stesso se non con la volontà di ferro che nel tempo ho usurato.
Ma tu che hai fede anche per me, ascolta il suo dolore, Signore.
Dalle tutto ciò di cui lei abbisogna.
Se la vita non può più essere sua, dalle la bellezza.
Tutto quello di cui lei abbisogna per condurre serena i suoi giorni.
Io che son corpo le do il mio che già d’ora lei può disporre.
Offerta vana, lo so.
Inutile preghiera…
Sciocca presunzione d’amore.
Michele (12/09/2009 21.55.11)
giovedì 10 settembre 2009
Or che Musa dal sonno levata
Or che Musa dal sonno levata,
ha tuonato e voce ha innalzato,
il cor d’Amore è sublimato e
danze di sensi e trombe e fiati.
Labbra melagrano ha gustato, e
riso, magie, suoni e canti; giochi
baciati di veli speziati, e pascoli
discinti passi, attardati, estasiati.
Passione riprende parole spente,
e soffici nuvole, d’alcova pareti,
a Eolo tendono gli orli, ricami di
danze celesti d’amore immortale.
Michele (09/09/2009 23.24.34)
ha tuonato e voce ha innalzato,
il cor d’Amore è sublimato e
danze di sensi e trombe e fiati.
Labbra melagrano ha gustato, e
riso, magie, suoni e canti; giochi
baciati di veli speziati, e pascoli
discinti passi, attardati, estasiati.
Passione riprende parole spente,
e soffici nuvole, d’alcova pareti,
a Eolo tendono gli orli, ricami di
danze celesti d’amore immortale.
Michele (09/09/2009 23.24.34)
mercoledì 9 settembre 2009
A l’Amazzone caduta da cavallo…
A l’Amazzone caduta da cavallo…
Eros de l’arco braccio tese, e Cupido
carne toccò dov’or ferita più no regge.
Lacrime, amor furtivo, l’irroran liete,
e spasmi di sopiti piacer la ridondano.
Cor, vissuto d’anni e traversie, asperge
rigoglioso a nuova vita, pascoli stanchi.
Usate erbe e membra al tempo giacenti,
rinsecchiti rami, bocci d’or germogliano.
Meminisse, sofferse e cagion tante, e
mura frappose, e di Mente e di Ratio
operò frattura. Alta in cerebro trasmigrò
anima. Causa in sé operosa cure ascose.
Negletto il tronco di scisse virtù inorgoglì,
e di fieri orpelli e fatui mutui il petto ornò.
Destrier s’impettì e soma appesantì e vane
eruzioni: immensi spazi la disfatta ricoprì.
Tempo i fianchi lavorò, amazòs disarcionò,
e, appiedata e a l’occhi vulnerabile, Amore
dardo scocco al cor mortale, e sangue cola.
Gioie, ansie, dolor rappreso, spacco gronda.
Michele (09/09/2009 10.23.37)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/a-lamazzone-caduta-da-cavallo/131215052479/
https://www.facebook.com/michele.cologna
Eros de l’arco braccio tese, e Cupido
carne toccò dov’or ferita più no regge.
Lacrime, amor furtivo, l’irroran liete,
e spasmi di sopiti piacer la ridondano.
Cor, vissuto d’anni e traversie, asperge
rigoglioso a nuova vita, pascoli stanchi.
Usate erbe e membra al tempo giacenti,
rinsecchiti rami, bocci d’or germogliano.
Meminisse, sofferse e cagion tante, e
mura frappose, e di Mente e di Ratio
operò frattura. Alta in cerebro trasmigrò
anima. Causa in sé operosa cure ascose.
Negletto il tronco di scisse virtù inorgoglì,
e di fieri orpelli e fatui mutui il petto ornò.
Destrier s’impettì e soma appesantì e vane
eruzioni: immensi spazi la disfatta ricoprì.
Tempo i fianchi lavorò, amazòs disarcionò,
e, appiedata e a l’occhi vulnerabile, Amore
dardo scocco al cor mortale, e sangue cola.
Gioie, ansie, dolor rappreso, spacco gronda.
Michele (09/09/2009 10.23.37)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/a-lamazzone-caduta-da-cavallo/131215052479/
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venerdì 4 settembre 2009
Del seno spuma di coppa nutro lo sguardo
Del seno spuma di coppa nutro lo sguardo
La parola langue al derma stende l’ansia e
Sospir muggiti aviti di gemiti vibran l’aera
Desir novelli di armeggiar sopiti or ritorno
Lembo d’infinito altar nunzio sacrificale
Penisola d’empireo ascesa celestial perduto
Vetta orgogliosa di papille al soffio gentil
E lambiti tocchi elevan piacer ruggin passa
Or com sasso d’acqua stagna i cerchi aculei
Fremiti percorron l’intero e passion riscalda
De lo splendor turgido riempie anima cor e
Corpo ansioso d’amor penetra pago il desio
Michele (04/09/2009 11.26.26)
La parola langue al derma stende l’ansia e
Sospir muggiti aviti di gemiti vibran l’aera
Desir novelli di armeggiar sopiti or ritorno
Lembo d’infinito altar nunzio sacrificale
Penisola d’empireo ascesa celestial perduto
Vetta orgogliosa di papille al soffio gentil
E lambiti tocchi elevan piacer ruggin passa
Or com sasso d’acqua stagna i cerchi aculei
Fremiti percorron l’intero e passion riscalda
De lo splendor turgido riempie anima cor e
Corpo ansioso d’amor penetra pago il desio
Michele (04/09/2009 11.26.26)
martedì 1 settembre 2009
Amore
L’uomo nella sua temporaneità è finito.
Anche nell’essere, nella sua corporeità è breve.
Limitato dallo spazio e dal tempo in cui è.
La tecnologia ha accelerato il mondo e quindi l’uomo, ma nonostante questo, egli resta compreso nella brevità della sua presenza.
Ogni sua manifestazione risente della brevità e della finitezza.
Tutte!
La sua nascita e la sua morte.
Le prossimità parentali, le amicizie, le conoscenze, la professione, i mestieri… et cetera.
In una sola cosa è illimitato e infinito, nella capacità d’amare.
Cioè, non è limitato dalla sua corporeità né dalla sua finitezza quando è Amore.
Egli può plasmare se stesso su tutto solo amando.
Si potrebbe obiettare anche odiando, ma l’odio è un sentimento produttivo e per essere efficace deve colpire.
Dovendo ciò fare rientra nella spazialità, nella temporaneità e nella fisicità.
L’amore no!
L’amore è sempre produttivo senza limiti di spazio, tempo e fisicità.
Arriva ovunque e non deve necessariamente consumarsi.
Produce effetto anche restando in potenza.
Non ha la necessità dell’atto.
Questo lo differenzia da qualsiasi altro sentimento umano.
Allora l’uomo ha realizzato il divino, solo nell’Amore.
Amore è il dio dell’uomo.
Dio è amore.
Nell’amare l’uomo si fa dio.
E Dio non ha bisogno di incarnarsi di possedere per essere.
Ama ed è di tutti.
Senza limiti.
Nessuno!
Certo questo ragionamento incontrerà infinite tesi contrarie e anche di molto valide.
Ma nessuna potrà inficiarne la validità.
Di amore potrà appropriarsene ogni ideologia, religione, fede, dogma e tutte avranno le loro valide ragioni.
Amore, però, è e resterà l’uomo che si è elevato al di là della sua corporeità, al di sopra della sua finitezza.
Chiunque dà amore, trasmette amore è toccato dal divino.
Ma il suo divino è la manifestazione più terrena dell’uomo.
La più carnale.
Necessaria.
E chiunque oppone una morale a questo, mette l’uomo sotto protezione.
Lo limita nella sua libertà.
Imprigiona l’uomo e lo tira giù dal suo volare alto.
Amore è libertà.
E poiché la libertà è la tensione sempre presente nell’uomo, la libertà come unica morale.
Etica.
Etica è amore.
Il massimo dell’eticità: nell’amore.
Amore unica etica dell’uomo.
Amore.
Michele (01/09/2009 10.34.43)
Anche nell’essere, nella sua corporeità è breve.
Limitato dallo spazio e dal tempo in cui è.
La tecnologia ha accelerato il mondo e quindi l’uomo, ma nonostante questo, egli resta compreso nella brevità della sua presenza.
Ogni sua manifestazione risente della brevità e della finitezza.
Tutte!
La sua nascita e la sua morte.
Le prossimità parentali, le amicizie, le conoscenze, la professione, i mestieri… et cetera.
In una sola cosa è illimitato e infinito, nella capacità d’amare.
Cioè, non è limitato dalla sua corporeità né dalla sua finitezza quando è Amore.
Egli può plasmare se stesso su tutto solo amando.
Si potrebbe obiettare anche odiando, ma l’odio è un sentimento produttivo e per essere efficace deve colpire.
Dovendo ciò fare rientra nella spazialità, nella temporaneità e nella fisicità.
L’amore no!
L’amore è sempre produttivo senza limiti di spazio, tempo e fisicità.
Arriva ovunque e non deve necessariamente consumarsi.
Produce effetto anche restando in potenza.
Non ha la necessità dell’atto.
Questo lo differenzia da qualsiasi altro sentimento umano.
Allora l’uomo ha realizzato il divino, solo nell’Amore.
Amore è il dio dell’uomo.
Dio è amore.
Nell’amare l’uomo si fa dio.
E Dio non ha bisogno di incarnarsi di possedere per essere.
Ama ed è di tutti.
Senza limiti.
Nessuno!
Certo questo ragionamento incontrerà infinite tesi contrarie e anche di molto valide.
Ma nessuna potrà inficiarne la validità.
Di amore potrà appropriarsene ogni ideologia, religione, fede, dogma e tutte avranno le loro valide ragioni.
Amore, però, è e resterà l’uomo che si è elevato al di là della sua corporeità, al di sopra della sua finitezza.
Chiunque dà amore, trasmette amore è toccato dal divino.
Ma il suo divino è la manifestazione più terrena dell’uomo.
La più carnale.
Necessaria.
E chiunque oppone una morale a questo, mette l’uomo sotto protezione.
Lo limita nella sua libertà.
Imprigiona l’uomo e lo tira giù dal suo volare alto.
Amore è libertà.
E poiché la libertà è la tensione sempre presente nell’uomo, la libertà come unica morale.
Etica.
Etica è amore.
Il massimo dell’eticità: nell’amore.
Amore unica etica dell’uomo.
Amore.
Michele (01/09/2009 10.34.43)
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