sabato 31 luglio 2021

La Manna oggi …

La Manna oggi …
 
“Donaci, Signore, il pane del cielo.”
 
Il pane ci sarebbe per tutti se il vivere pingue rinunciasse al sé insaziabile?
 
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Siamo circa otto miliardi di uomini sul pianeta Terra.
Questa di capacità sua ne potrebbe sfamare al massimo tre miliardi se si ripristinasse lo status quo ante dell’era della tecnologia e la genetica.
Se, ancora più importante, gli uomini abitassero le campagne e disertassero le megalopoli.
Se il villaggio non fosse globale e tutti ignorassero condizioni e benessere dell’altro.
La Terra lasciata alla sua primordiale funzione, sfamerebbe non più di tre miliardi d’individui.
Questo è il dato!
 
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Ne siamo otto miliardi circa.
Se l’uomo si fermasse a questo numero senza ancora crescere in quantità, ci sarebbe pane per tutti alle condizioni che seguono.
Progressione senza arretramenti e pause della scienza e della tecnica.
Della genetica.
La rinuncia delle aspettative di miglioramento delle condizioni dell’uomo.
Il livellamento di tutti, tutti anche dell’Occidente opulente, all’uomo che cerca di raggiungere il benessere.
Cioè, per meglio capirci, il vivere dell’Africano modello per tutti.
Lo svuotamento delle megalopoli.
Blocco del movimento.
 
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Lo status quo richiederebbe sia la “progressione”, sia il blocco d’ogni movimento.
Impossibile!
Gli otto miliardi dovranno essere in lotta permanente e la morte dell’altro la propria vita.
Individui e stati.
Continenti e aree.
Di più, la Terra dovrebbe cessare di protestare per togliersi di dosso la Specie che la sta distruggendo.
È possibile con la progressione come condizione?
No!
 
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Non regge un numero così alto e pandemie e disastri saranno la costante senza posa e interruzioni.
 
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La manna oggi quale?
Disastri e pandemie e decimazione spregiudicata dell’affollamento.
La morte per salvare la vita.
E Popolo scacciato l’Uomo.
 
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Colui che resterà potrà ancora alzare “pane e vino” all’altare e continuare il tradimento.
Se resterà.
 
Michele Cologna
San Severo, domenica 1 agosto 2021
07:41:50
 
NB
La lettura del commento al vangelo di un amico.
La notizia che ieri l’altro l’uomo ha portato al consumo totale tutte le risorse-riserva dell’anno 2021.
Da qualche giorno stiamo prendendo in prestito quelle del 2022.
E gioiosi continuiamo e andiamo in vacanza.
In colonna dietro il pifferaio …
 
 
 
 

 

giovedì 29 luglio 2021

Nonno, nipote e l’olivo

Nonno, nipote e l’olivo
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Sterili, privi di figli i miei,
come a no trovare fede
pe’ verità ascosa. Coppia
negletta a negarsi il figlio
mancata copula e ancora
di partenogenesi, volere
asessuato privo di madre
e padre, sciolta memoria.
 
Sogni a non figliare sogni.
 
Eppure l’eco d’antiche voci
a l’udito fragranti a incitare
innesto. Ulivo di anni grave
a sostenere storie d’omini.
Unioni d’aspettazioni, segni
teologali di prodigi, volontà
a trascendere tempo come
egli, il Nonno interrogato, a
 
piantare pe’ il Nipote Olivo.
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Michele Cologna
San Severo, giovedì 29 luglio 2021
07:49:53
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Copyright© 2021 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
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sabato 24 luglio 2021

Zio Pippuccio

Zio Pippuccio
 
Forse a sette o otto anni, e poi non lo vidi più.
Veniva ogni anno a San Severo a trovare papà con la sua bisaccia colma di noci.
Quanto mi piaceva e mi dava gioia quel vecchio piegato a forma di zappa.
Zio Pippuccio.
E mi chiedevo perché pur mangiando a tavola con noi il mezzogiorno, la sera per dormire scendeva nei locali adibiti a stalla.
Mi dava dolore questo vecchio solo che amava mio padre fino al luccichio dell’occhio.
Anche adesso la memoria strugge.
Portava dal suo paesello, Vico del Gargano, in dono la bisaccia di noci a papà, stava qualche giorno a San Severo e poi in campagna.
Mi addolorava non potergli stare vicino.
Era tanto dolce e mi parlava così bene di mio padre, da rendermelo come io non riuscivo a vederlo.
Capire.
Tanto severo con me, quanto buono con lui.
“Sono stato a padrone da tuo padre trent’anni e lui è stato buono con me”, mi ripeteva sempre questa frase.
Era stato mio padre il suo tutto, la sua famiglia.
Il suo padrone.
“Perché, zio Pippuccio, cammini così piegato?”, io.
“Perché ho preso la forma della zappa, Michelino.”
Mi commuovo e rivivo il ricordo comprendendo il tragico.
Mi diceva tante cose, tante.
Ma la sua vita era stata mio padre e la campagna e amava entrambi in maniera smisurata.
Stava un mese e quando doveva andare via la bisaccia si riempiva di ogni ben di dio.
Formaggi, caciocavalli, salsicce sott’olio e sugna, soppressate … e papà gli metteva in mano la mesata.
Si scherniva, non la voleva.
Ma alla volontà di mio padre nessuno sapeva fare resistenza e lo accompagnava con la macchina alla corriera.
Quella mesata che mio padre gli dava, era il solo suo sostegno dei mesi invernali.
Così ricordo e non so da chi lo seppi.
 
Michele Cologna
San Severo, sabato 24 luglio 2021
07:20:03
 
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Questa mattina a commento dell’intervento dell’amata amica, Anna Maria Ciaurro, sulla mia poesia (malia tu “oh Terra”), il link (https://www.facebook.com/michele.cologna/posts/10225895186397344), lo scritto.
Questo dal titolo Zio Pippuccio, ricordo mio bambino.
Non era nato per la pubblicazione, ma mi martella il pensiero del “riscatto”.
La sua storia è non storia.
Nessuno ne è a conoscenza, questo scritto e il nulla.
Una storia non conosciuta non è storia e zio Pippuccio non è mai esistito.
Ma lui è vissuto e la sua che è epica va conosciuta e ricordata.
La ragione.
 
MC
 
Le immagini che accompagnano lo scritto sono state prese dal web e rispecchiano la sua posizione eretta durante il cammino.
 
 
 
 

 

giovedì 22 luglio 2021

malia tu “oh Terra”

 

malia tu “oh Terra”
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mi affermo vecchio e
t’evito
scanso e poi …
lo guardo e ne i tuoi
ei intingendo i colori
fluidifica
la mano e pervadono
di te le narici
ferormoni di femmina
sempre in attesa
ammali i suoi d’anni e
più stanca
né d’amplessi e copule
orgiastiche ore di te
a faticare il giorno
rito di senso dismesso
e tu de il mio amante
lui piegasti e io padre
e d’anni avanti ora so
felice ti cadde ne le tue
braccia d’amore
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michele cologna
san severo giovedì 22 luglio 2021
11:51:58
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Copyright© 2021 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
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Nota alla poesia.
 
L’ultima volta e non so più che lavoro feci, temetti.
Il caldo forte e le coronarie scoppiavano.
Faticavo a respirare e mi promisi di no!
Ho 74 anni e più rischierò la vita per la campagna.
Ma non ci sono braccianti e i lavori languono.
Così questa mattina su di lei io …
Lei è femmina che chiede.
Vuole e tu non puoi tirarti indietro.
E, pur dicendomi e affermando che non voglio morire di lei, come il padre mio, questa mattina ho ceduto.
Ti ferisce l’occhio e i sensi vederla trascurata.
Non lo merita e ho arato il suo grembo.
È faticoso il motocoltivatore, ma quanta gioia ella ha dato al vecchio.
Lo sguardo e nel letto suo, da le tue mani preparato, giaci.
Certo il padre mio non voleva morire tra le sue braccia, ma so per certo io oggi, che Egli fu felice del e nel suo ultimo.
 
 
 
 

sabato 17 luglio 2021

Domanda de l’Uomo a l’Uomo

Domanda de l’Uomo a l’Uomo
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Perché mi fai questa domanda tu,
tu che non hai trovato risposta?
Forse che io possa dove tu hai fallito?
No, l’uomo resterà uguale, a sé sempre!
Un tempo era dio e vestiva il vitello d’oro.
Ora è l’oro e veste dio.
Ha cambiato forma e non sostanza.
Questa sì, immutabile.
Il Potere è Dio e ne prende le forme.
La Parola.
La Legge.
Il Diritto.
Trascendenze a depauperare.
Alienare immanenze e il capo si china.
Il ginocchio piega al rito e si fa sacerdozio.
Governo di verità vane che si fanno in sé.
E l’alienato, aliena.
Il frustrato, frustra.
Il deprivato, depriva.
L’imbonitore fa adepti.
Neofiti d’ogni tragedia e defunto il Senso.
Ente che più fa Entità e la bestia sì ignara
domina.
Si fa scriba di nuova legge e di sé fariseo.
Manicheo.
E si è bene e male, l’identico l’identità.
Vittima e carnefice.
Assassino e assassinato.
Medico e alcuna medicina a curare il sé.
Nessun nosocomio e tempio a frenarne
il regno.
Ti derisero re e crocefissero per farti tale.
Eri pastore e non pecora e s’abbeverarono
al tuo sangue.
Non fosti creduto bugiardo e mendace oggi
saresti verità.
Perché niente sta all’in sé, se l’in sé non si
fa abito di trascendenza.
Cangiante e imbellettato, nuovo e originale
nel sé immutabile come destino.
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Michele Cologna
San Severo, domenica 18 luglio 2021
07:46:20
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martedì 6 luglio 2021

… e c’è ne sta una

… e c’è ne sta una
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Della gentilezza che non è forma e
non è consuetudine …
È dell’ancestrale sentire e sta lì,
nell’umiltà dell’essere.
Educazione non insegnabile e ogni lezione,
tentativo fallito.
Come dell’arroganza che dal sepolto
emerge e nessuna cultura e civiltà copre.
Studio e maschera.
Così capita di averne contezza e … lo
sbalordimento.
Nessuna paideia modifica e governa.
Metodo.
È, e ci si può spendere l’immanenza.
Come un destino.
Mano fattiva di un dio sconosciuto e
si manifesta impercettibile.
Ascoso se non a chi ha filo per solcare cieli.
Camminare terre e limiti.
Osservare abissi e a percorrerli non teme.
Un incontro.
Un predestinato e un destinato.
A conoscere e ad essere.
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Michele Cologna
San Severo, mercoledì 7 luglio 2021
07:28:29
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Copyright© 2021 Michele Cologna
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riservati
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domenica 4 luglio 2021

“Chi glielo ha fatto fare …”

“Chi glielo ha fatto fare …”
 
E questa mattina, anche ieri in verità, alla lettura della notizia, e mi tormenta il detto che non si sente più pronunciare, “chi glielo ha fatto fare”.
Io ragazzo e anche giovanotto, lo sentivo spesso.
Poi, man mano e con gli anni, qualche volta e poi del tutto scomparso.
Ti sembra un’affermazione non opportuna, se non sconcia.
Eppure la riflessione è d’obbligo.
E il senso.
Ti accadeva una disgrazia per un qualcosa che non stava nelle regole e nelle prerogative tue, individuali e il primo commento all’ascolto d’essa era, “chi glielo ha fatto fare”.
È memoria del ragazzo che fui.
Un agricoltore che conoscevo, cade dalla meta di paglia e muore.
Il commento che segue e non di una sola persona, ma di tutti: “Chi glielo ha fatto fare!”.
Poi le altre affermazioni.
Era tirchio, incontentabile, avido e tutte le motivazioni ad affermare che quella morte se l’era cercata lui per i suoi palesi difetti.
Era un mestiere pericoloso il “metaiolo” e andava esercitato da chi ne aveva contezza e arte.
La moglie s’era recata in stalla a governare il mulo, un calcio l’ha stecchita.
Più articolati i commenti.
Sempre il solito “chi glielo ha fatto fare”, ma anche condanna del marito e discussioni.
Anche questo accadimento nella memoria del bambino e sento ancora il dolore dei figli che avevano perduto la mamma.
S’era recato al laghetto per l’irrigazione a pescare.
Il giovane affoga.
“Chi glielo ha fatto fare!”
Come se alcuna pietà.
Potrei andare avanti e la memoria me ne fornisce di casi, ma il senso di allora e d’oggi.
Oggi l’affermazione e uno educato a quell’antico senso la pensa, ma non la pronuncia e io ieri alla lettura della notizia l’ho pensata e ancora mi frulla nella testa.
Un’escursione in alta quota e perdono la vita per congelamento.
Chi glielo ha fatto fare!
Ragazze coraggiose che amavano la vita e …
Ma amare la vita significa immolarla?
Se non sei preparato, allenato, ben equipaggiato e …
Ami la vita o sei fornito di poco senso d’essa e delle tue possibilità?
Ti fa rabbia, perché una vita non la si butta così.
Ecco il senso antropologico dell’affermazione “chi glielo ha fatto fare”.
Il senso che sta ancora nell’uomo e non fuori d’esso.
Nell’azione che può essere fare il metaiolo senza avere competenze, come andare a governare il mulo senza essere del mestiere, andare a pescare con ardimento non supportato, un’escursione perché si ama la natura e si è coraggiosi.
Ma è detto dei pavidi quel “chi glielo ha fatto fare”?
No e poi ancora no!
È del Senso antropologico e del rispetto della vita che non deve, leggete bene, non deve essere messa in gioco da azioni fatue e sciocche.
Ma la considerazione della vita non sta più nel senso d’essa e nel sacro d’essa, anche senza aderenze religiose.
Sta nell’azione che consuma e sei se stai in quella dissennata!
Non nel senso antico di preservarla, quello del divertimento e in esso consiste.
Povere ragazze, povero mondo!
La normalità e il buon senso, come preservare il dono più prezioso che ci è stato dato la vita, offendono.
Non si può morire di lavoro e”le morti bianche” sono indecenza indescrivibile di una civiltà che tale si definisce.
Ma le morti per vacanze sono inconcepibili e andrebbero lottate con il piglio della civiltà e non con l’alzata di spalle del consumo e definire “coraggiose” due sprovvedute in primis della vita e poi del rischio.
So che tantissimi non condivideranno questo mio scritto.
Ma io non voglio né piacere, né compiacere.
Ho espresso solo il mio pensiero addolorato, due bellissime ragazze non ci sono più.
E non dà pace che la colpa sia solo loro, come la morte bianca per disattenzione.
 
Michele Cologna
San Severo, lunedì 5 luglio 2021
07:39:14

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