domenica 29 novembre 2009

Chiuso il racconto de e sul mondo

Chiuso il racconto de e sul mondo,
e de l’assaggio i frutti freschi… e
asperso di nettare la tarda sposa…
l’Amore coltiviamo… E il sorriso

dei baci… E il ronzio accaldato de
l’effusioni amorose… lava scivola
da le bocche eruttive, dolce miele.
Talamo di sospiri… E candidi lini

nel nostro scivoliamo immacolati.
Sogni stanchi e mani di seta e teli
di deliri vellutati. Tappeti, ricami
petali di rose, stendiamo… e aghi

di pini l’epidermide d’anni scorza
nei segni addolciamo. Oblio pago
recita de i sensi l’ora e sonno, lai
ottunde e l’urlo spegne. È silenzio.

Michele (29/11/2009 22.16.17)

venerdì 27 novembre 2009

C’era una volta…

C’era una volta…

Novello Esopo, vorrei iniziare questo scritto con c’era una volta…
Ma ahimè, non è una favola è una storia vera, e per di più non è ancora conclusa.
Una cagnetta di nome Muna, razza volpina, molto vispa e intelligente, insieme ad altri cani vive in una villa di campagna.
Proverbiale questa razza per la spiccata tendenza alla vigilanza e al dominio sul proprio territorio, è stimolatrice per gli altri affinché si guadagnino la zuppa.
Nessuno dei suoi colleghi è della sua statura e Muna puntualmente invia al vento i suoi feromoni, non raccolti messaggi d’amore.
Nella stessa tenuta vi sono più di una ventina di gatti.
Mentre tutti i cani con i gatti ci convivono senza alcuna difficoltà, Muna non ci riesce proprio e li attacca. Meno male che la sua statura non impensierisce più di tanto i suoi nemici.
Ad agosto quattro o cinque gatte hanno messo al mondo il frutto dei loro incessanti amori.
Trascorso qualche mese le gatte iniziano a rifare vita sociale e portano i loro figli a familiarizzare con l’ambiente.
Muna ora cambia il proprio sguardo.
Vede le mamme sempre come nemiche e le attacca, ma i piccoli li coccola leccandoli e i suoi occhi si accendono di desiderio.
Una mattina non si trova Muna.
La si cerca dappertutto ma della cagnetta nessuna traccia.
Passano tre giorni di inutili ricerche e ci si accorge che le gatte mamme lasciano attaccare alle loro mammelle la leva dei gattini precedenti.
Di conseguenza si nota la mancanza degli ultimi nati.
Quasi in contemporanea si presenta Muna molto denutrita e con le mammelle sviluppate.
Santo cielo, vuoi vedere che era in cinta e nessuno se ne accorto?
Un controllo e ci si rende conto che i capezzoli della sventurata sanguinavano.
Si insinua il sospetto.
La si fa mangiare, la si coccola più del solito, la si rassicura e lei scodinzolando conduce il padrone dai propri figlioli.
Tredici gattini denutriti che miagolavano con un flebile filo di voce.
Stavano quasi alla fine.
Ogni tentativo di restituire i gattini alle mamme naufragò per la indisponibilità delle stesse e l’opposizione ferma della mamma adottiva.
Con sotterfugi furono sottratti i gattini (poi portati in un centro), ma uno riuscì a sottrarsi alla cattura scomparendo.
Muna faceva vita sospetta.
Ora, non si fidava più di nessuno e tanto meno del padrone.
Alcuni giorni ancora e si ripresenta col gattino scomparso in bocca ormai alla fine.
Con dolcezza la si convince e lo cede.
Si sa che i gatti hanno sette vite e il gattino cresciuto in casa e in gabbia si riprende.
Ritenuto idoneo alla sua vita normale lo si rilascia.
Egli non familiarizza con nessuno e soffia tutti, ma Muna lo riconosce e incurante delle zampate lo riprende in bocca e se lo porta.
Viene seguita, ripresa, condotta nella tenuta e legata.
Il gattino ora può essere finalmente libero.
Potrebbe essere la fine della storia.
Invece Muna tenta d’ammazzarsi.
Fa cose incredibili, si è costretti a liberarla.
Corre dal gattino che ora non scappa più, gli vengono delle convulsioni.
Lei aspetta che si riprende, e stando vicino gli offre ogni cura.
Il gattino è come sospeso si lascia prendere in bocca, si fa trasferire dove lei decide, non oppone più resistenza.
A tempi intervallati gli vengono queste crisi epilettiche.
Come finirà ancora non lo sappiamo, per cui non possiamo dire né fine della favola, né fine della storia.
***
Pur non essendo noi Esopo, però, una morale potremmo trarla.
Uno, l’amore è il cemento di ogni bene, ma d’amore si può soffrire. Morire.
Due, l’amore se non è libertà è altro. Possesso. Costrizione. Violenza.
Tre, l’amore è rispetto dell’altro, senza è prigione. Catene. Malattia.
Quattro, la natura bella, dolce, regolatrice etc. La natura è violenza. Tragedia. Vince il più forte.
Quinto, senza l’intervento regolatore della ragione la natura è sopruso. Sopraffazione. Morte.
Tanto altro si potrebbe ricavare da questa triste storia, ma fermiamoci e…

Michele (san severo 27/11/2009 11.27.46)

giovedì 12 novembre 2009

La ragione, le aspirazioni e i diritti...

I diritti tutti si formano intorno alle aspirazioni dell’uomo.
Dai diritti delle disponibilità, a quelli costituzionali e positivi, tutti prendono idea e poi forma e disegno sulle aspirazioni, l’idea dell’uomo, l’idea di società e alcune volte anche dei bisogni.
Senza alcuna aspirazione esisterebbero diritti?
Saremmo tentati a rispondere di no, invece un diritto esiste indipendentemente dalla volontà dell’uomo ed è quello della natura, che tradotto in umano possiamo definirlo della forza.
La natura, operando in tutte le sue manifestazioni la selezione, esercita il diritto del più forte.
Sopravvive e si riproduce solo chi è più forte, più adeguato alle situazioni date.
Tutti gli altri diritti sono figli della volontà, del nous dell’uomo.
I diritti crescono, cambiano, muoiono in base alle percezione che l’uomo ha di sé e della sua collocazione nello spazio e nel tempo.
Certo la mia esposizione risente della sintesi forzata e un po’ grezza, ma efficace al fine della comprensione del ragionamento che voglio fare.
Possiamo ancora semplificare dicendo che da una parte esiste la natura e dall’altra l’uomo che con il nous cerca d’intervenire sulla natura per correggerla.
Il diritto “naturale” – nel senso sopra riportato e non nell’accezione che man mano è venuto nella storia maturando, assumendo – e il diritto della “ragione”, anche qui vale la stessa precisazione.
La ragione dei diritti dell’uomo che cerca di modificare la natura del diritto del più forte, della selezione.
Hic et nunc nel mondo in generale e da noi in particolare, cosa sta accadendo?
I popoli, le persone (non uso il termine la gente perché in esso vi è una percezione degradata dell’uomo nell’accezione corrente) sembra abbiano rinunciato a percepirsi portatori di diritti. Non di nuovi, ma addirittura ripudiando quelli già conquistati.
L’uomo ha rinunciato a vedersi in prospettiva, quasi come se non avesse futuro.
Non voglio analizzare le ragioni, non mi propongo questo con lo scritto, ma la crisi ha portato a considerare fallace l’intervento dell’uomo e così egli abdicando alla ragione ha lasciato alla natura il compito di operare.
In natura spazi vuoti non esistono, essi vengono subito occupati.
E così la natura sta riprendendosi il dominio attraverso la forza. E in una società già strutturata chi ha la forza?
Chi ha il potere economico, è chiaro!
Il potere economico si è costituito diritto assoluto, naturale spiazzando tutti gli altri diritti che sono della ragione.
La ragione ha fallito.
Ha reso gli uomini uguali.
Addirittura un handicappato, un forestiero, un miserabile che vuole accampare diritti, considerandosi uguale agli altri.
Non esiste, questi debbono sì esistere, ma se è possibile e con gli avanzi.
E via con le elemosine che tutti ben conosciamo.
Chiudo la parentesi e riprendo il discorso.
Il potere economico, percependosi diritto naturale – come abbiamo visto -, impone la sua legge che è la selezione senza regole.
Vince chi è più forte.
E chi è più forte anche nel potere economico?, colui che non si sottopone a regole.
Ecco predatori, fuori legge, gangster che prendono il potere e dettano l’unica legge per loro rispettabile: quella del più forte.
Anche nel diritto privo di diritti vince quello naturale della forza.
Questa in maniera sommaria e con tutte le approssimazioni di uno scritto senza pretese alte, è la situazione oggi.
In questo contesto l’unico diritto sopravvissuto della forza ha occupato tutto il potere. È diventato monarca assoluto.
In quasi tutti i paesi servendosi della classe politica, assoldandola; in Italia gestendolo direttamente e arrogandosi il diritto codificato incostituzionalmente di nomina della stessa.
Il novo corso, un fiume in piena che non trova ostacoli.
La nuova selezione naturale non risparmia, non fa prigionieri.
Miete.
Si salva chi è nella satrapia e chi sottostà al potere del satrapo.
L’uomo privo di prospettiva di sé, di futuro è frastornato, protesta anche ma gli sembra ineluttabile questo corso.
Coloro che ancora non vogliono piegarsi alla forza dell’unico diritto: nel girone del limbo corrono dietro a indefinita cosa che non è bandiera, vessillo, insegna.
Hanno perso le coordinate.
Hanno gettato via le ideologie e con esse le idee.
Si son liberate dell’acqua sporca e del bambino insieme e brancolano sbandati vivendo al soldo del giorno.
La ragione aveva promesso la felicità ed ha fallito: il pensiero che domina.
L’illuminismo padre delle idee che hanno strutturato lo stato moderno, ha tradito le aspettative.
Resta lo stato di natura, accontentiamoci delle elemosine che la Forza unico diritto elargisce come e quando può.
È vero che la ragione ha fallito, oppure è vero che ha fallito ciò che si era costruito in nome della ragione?
Per me la seconda ipotesi!
Le idee dell’illuminismo che non ruotano intorno allo sviluppo progressivo, ma solo all’uomo, sono non solo ancora valide, ma conservano immacolate tutta la loro potenzialità.
Quindi le correnti di pensiero che l’illuminismo ha prodotto restano valide e tutte da sviluppare.
Liberté, Egalité, Fraternité sono ancora il programma e il futuro dell’uomo.
Sono ancora le aspirazioni dell’uomo e quindi la fonte del diritto.
Se riusciamo a comprenderlo e intorno alle idee politiche che l’illuminismo ha prodotto, riprendere il cammino ci sarà futuro per il pianeta e l’umanità.
Nel caso contrario non ci sarà futuro per nessuno, neanche per le satrapie e i satrapi.
Corriamo dietro il pifferaio che felice crede di salvarsi, ma da quella rupe precipiterà anche lui.
La natura che opera la selezione, opera anche la estinzione.

Michele (san severo 12/11/2009 12.07.30)

lunedì 9 novembre 2009

Homeless…

Homeless…
Clochard…
Senzatetto…
Questo ora sono.
Sono nei luoghi che ho frequentato e non li sento.
Non li riconosco.
Mi arrivano voci che non ho mai ascoltato.
Ho freddo.
Nessuno mi porge la mano.
Un poco di calore…
Visi estranei mi percuotono le pupille…
Bocche formulano suoni indistinti…
Non comprendo.
Tutti tendono la mano a me che non ho niente.
Le mostro nude e non mi credono… neanche bugiardo.
Prosciugato… arso.
Gli occhi ispidi di lacrime cristallizzate, mi perforano le palpebre…
Fissità allucinata:
Osserva il nulla e si perde…
Non vede, non sente…
Non prega…
Sconosciuto.
Superfluo.
Dimenticato.
Ho sonno.
Sonno.

Michele (09/11/2009 20.45.16)

martedì 3 novembre 2009

Meditazione

Asceta alla tua fonte battesimale avvicino la Mente.
Anacoreta del deserto al tuo seno m’aspergo esseno.
Viandante al sole de la vita arso il passo al tuo cedo.
Mendicante dalla tua purpurea bocca berrò pensieri.

Aedo dei tuoi canti gli inni e le lodi eleverò al cielo.
Esegeta dei tuoi libri divulgherò il Logos ingannato.
Maieutico dal tuo grembo partorire farò il nascituro.
Ministro dal tuo petto cibo avito trarrò primi vagiti.

Abbracciato a la Morte l’ultimo per te sarà pensiero.


Michele (04/11/2009 6.57.56)