venerdì 18 marzo 2022

In omnia secula seculorum

In omnia secula seculorum
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È un senso aggiunto la mia vecchiaia!
Anelavo a un riposo che ora aborrisco.
Detesto come una morte da vivere.
Attivo ne la mente e il cuore.
Il pensiero instancabile e i progetti.
Bambino nell’architettura del tempo.
Un’immortalità di morte consapevole.
Dio e la Sua Lentezza mi pervadono.
Sono il Contadino della civiltà sepolta.
Il Seminatore del Gesto millenario.
Aspetto la mia Signora e l’ultimo bacio.
In piedi e senza paura …
Mi troverà affaccendato e orante.
Eleverò a Lei preghiera d’attesa.
Sono in ritardo.
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Nel nostro involontario viaggio, il Creatore ci ha assegnato un compito e io non l’avevo compreso.
Ho bruciato le tappe e martoriato l’esistenza alla ricerca del “cosa”.
Il quid che non trovavo e le domande al Nulla.
Mio Padre e mia Madre, i miei Figli e i Nipoti.
Il Destino mi privò giovane, molto giovane dell’Esempio e il dio della progressione aveva sostituito il Vero.
Ora so perché i dubbi e le domande approdano in un Senso d’Eterno.
Io emulo del Padre.
L’Amore della Madre e del Figlio e l’Operosità.
L’uomo, il Demiurgo dell’Uomo.
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Lei capirà e aspetterà che chiuda il compito.
Se non potrà, non dispererò.
La Madre mia temeva per il Figlio e io sono stato le sue mani.
I miei figli, le mie e il pensiero.
Il Gesto.
La continuità ne la discontinuità e Dio l’Eterno.
Così ora e sempre nei secoli dei secoli.
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©
Michele Cologna
San Severo, venerdì 18 marzo 2016
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domenica 13 marzo 2022

Un pensiero antico

Un pensiero antico
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Al tavolo seduto, il pensiero
e non sono io.
Egli e il Padre al fronte. Lei e
la fame de i figli, bocche cui
no bastavano parole e pianti.
Lacerti d’amara bocca, lai di
Madre.
Operose braccia a edificare il
ritorno. E non fu che il figlio,
l’ultimo e la morte.
E a quello assiso sono loro, un
riscatto amaro.
L’io a comparare inconscio ille
d’ora, sempiterno d’uomo ne
l’azione: armi d’odio, guerre a
dilaniar carni. Vanificar credo,
crocifigger senso. Massacrare.
Distruggere. Cinica pietà, telo
a coprire vergogne.
Spregevole e senza giorni lui si
fa Dio e a sé il calice grondante
sangue solleva.
Olocausto che si fa forza, gloria
e potenza d’unica viltà, l’uomo
deprivato.
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Michele Cologna
San Severo, domenica 13 marzo 2022
08:12:14
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diritti e riproduzione anche parziali
riservati
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mercoledì 9 marzo 2022

… e fa progetti

… e fa progetti
 
 
Oggi ne compie settantaquattro.
Alcuni anni fa, una trentina per l’esattezza, avendo venduto dei vigneti, andava in giro per acquistare nuovi terreni.
È tradizione antica che siano i mediatori ad avere mappa e contezza dei terreni messi in vendita.
Così andava con questo mediatore abbastanza avanti negli anni.
Bonaventura si chiamava.
I terreni erano siti su strada San Severo – San Marco in Lamis e si andava in macchina.
Una decina di chilometri la distanza.
Nel percorso e vicino alla meta, un bel terreno fronte strada, “bello questo!”.
“Non è in vendita”.
“Il padrone deve impiantare il vigneto, ma non è detto che non se lo tolga.”
Giungemmo a destinazione, erano diciotto ettari, fabbricato e terreno diviso in due.
Sulla sinistra “della sorella femmina”, sulla destra “del fratello maschio”.
I mediatori parlano, parlano e uno non li sta più a sentire.
Però ascoltare l’ovvietà, suscitò grande ilarità.
Erano troppi gli ettari e non interessavano, quel terreno fronte strada, quello sì.
Bonaventura, che da quel giorno diventò “la sorella femmina”, rivelò che quello era di sua proprietà e che l’avrebbe venduto in appresso.
Meravigliato, “ma come alla tua età, vuoi ancora impiantare il vigneto?”.
“Sì, una diecina d’anni, fino a quando ce la faccio e poi lo vendo!”.
È folle pensai, aveva qualche anno sopra gli ottanta.
Oggi io compio settantaquattro anni e mi scopro a fare progetti.
Tanti.
Non mi penso folle, però.
Mi vedo nella continuità dei miei figlioli e il tempo non esiste.
Lo noti solo nel riscontro con la “cosa”.
Il gesto, l’azione e l’insufficienza.
Ma in sé la vecchiaia non esiste.
Un soggetto nelle sue piene facoltà d’uomo, impedito nel gesto.
L’azione e solo essa è della vecchiaia il riscontro.
La vita la ignora.
Anche se acciaccata e la mia lo è, non è un problema.
La vita si vive nel vivere e il vivere è una successione.
Il vecchio progetta e il futuro è traslato.
Ecco …
 
 
Michele Cologna
San Severo, giovedì 10 marzo 2022
06:33:27

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martedì 8 marzo 2022

se fossi …

se fossi …
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se fossi aria da te ora
e sarei respiro
luce e i tuoi aspetterei
al risveglio
 
se fossi tempo ai tuoi
gentili fermerei
sole al tuo chiaro caldo
bagliori darei
 
se fossi vento nei tuoi
ardore placherei
voce al tuo orecchio la
parola diventerei
 
se fossi mano ti rifarei sì
madre la tua
arcobaleno e di tutti loro
colori tuoi ti segnerei
 
poeta e Musa a l’altare ti
officerei
ma tu lì già sei e io flesso
solo il ginocchio
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michele cologna
san severo mercoledì 9 marzo 2022
07:35:32
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lunedì 7 marzo 2022

… e mi chiedevo

… e mi chiedevo
 
L’ora era tarda, ma non riuscivo a prendere sonno.
Quale fosse stato l’ultimo pensiero di mio padre.
Da meno di dieci minuti m’aveva lasciato raccomandandomi, “Fai tutto bene, papà e poi se facciamo in tempo torni a scuola, altrimenti l’anno prossimo”.
Stavo arando con il trattore e non completai un giro.
La figlia del salariato mi correva incontro, “Corri tuo padre sta male”.
Non spensi il trattore scesi e il cuore in gola.
Arrivai e lui giaceva appoggiato al gradino di pietra davanti la casa.
Gli stava vicino il salariato e la moglie, non ce la facevano a spostarlo sul letto.
Non so quale Dio mi diede la forza e riuscimmo a stenderlo, aveva nella mano destra il tubetto delle pillole che doveva prendere a ogni accenno di dolore.
Il secondo infarto lo stroncò.
Con quale pensiero se ne andato il Padre mio?
Tante volte ci ho pensato e questa notte insonne mi ossessionava.
E la mia mammina?
Forse di lei so l’ultimo suo.
A un paio d’ore precedenti l’ultimo respiro, con lucidità drizzò la testa e chiese alla sorella mia Carolina, sua figlia, “Quando mi portate a fare la terapia?”.
Non voleva morire la Mamma mia e non per egoismo, aveva il Figlio da accudire.
Giovanni, che mi aveva raccomandato tante volte e mai mi credette.
L’avrei custodito e curato io.
Ma ero bugiardo.
E mia sorella Carolina?
Sola.
In una terapia intensiva a Brindisi, senza un fiato vicino.
Uno.
Mi dispero.
La lontananza e il da fare, il tempo e il rinvio.
Domani.
Non ci fu e la notizia.
Sola, sola come un cane e non conosco pensiero.
La speranza che non comprendesse è l’unica a lenire la colpa e il dolore.
Mio cognato Mario?
Le mie amate cognate Lina e Soccorsa?
La mia Mammà con l’ultimo suo sguardo a me che avevo tradito la promessa?
Non riuscii a mantenere il patto e la fiducia, “Voglio morire nel mio letto”.
Avevo sopravvalutato le mie capacità, oppure non conoscevo bene la disumanità del sistema ospedaliero?
Ma il dolore di quella promessa mancata mi brucia.
Ferita che non sana.
Lina al mio pianto disperato, “Michele, verrò a stare a San Severo in ogni modo, da viva o da morta”.
Non andò così, perché le volontà dei morti non si rispettano e fui dal marito additato bugiardo.
Mario e il giorno precedente il decesso, mi prese la mano e non ci fu modo di liberarla.
Dovettero intervenire gli infermieri, temevo lo strappo.
Cosa il suo pensiero divorato dall’alzheimer?
Soccorsa, con gli occhi nei miei fissi, “Che pensi, Michele, sto per morire?”.
Piango scrivendo, ma questa notte no!
Ero roccia che pensa.
Qual è stato l’ultimo pensiero della donna che fuggiva dalle bombe di Putin, stroncata insieme a tutta la famiglia?
Quale dell’uno, dell’altro e dell’altro?
Quali?
E noi siamo civili?
Noi che non ci poniamo questi pensieri, ma le opportunità.
Le convenienze?
La paura della guerra totale?
Ma che Uomo è questo nostro?
Papa Francesco ha la preghiera, io no.
Il mio Dio è immanente alla mia ragione e si interroga.
Dispera.
 

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domenica 6 marzo 2022

Se tu …

Se tu …
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Se tu sapessi, comprendessi,
il vivere sarebbe tuo.
Il Tempo che doni.
Furore e rabbia, rivendicazioni
e rinunzie. Lacerazione per lui,
d’alcun senso al fine.
A l’esseno acqua e legge, l’altro
le mani a trovare il necessario.
L’ozio del cielo, la beatitudine
de il frutto. La mano a la Sposa.
Il Figlio, offerta a te, da Lui che,
ne la condizione, ti fa Supremo.
E l’eterno si ripete e alimenta.
Dio è con te e tu in Lui il Senso.
Ma tu non sai …
E non pe’ ignoranza, no!
Convenienza ne l’inganno e sei
servo.
Abiezione dell’Ente e la morte
ti abita e governa.
Sfrido di vita ti conduci e credi
lei in te Potenza, Forza, Gloria.
È solo arida povertà in abito di
gala. Il suo zerbino e nient’altro.
Tu ora carne a la chianga, pendi.
Disossato dell’Entità e sei il tuo
volere, quel dio accecato di sé e
livoroso. Fetido.
Più sai che giammai …
Mai mano potrà la tua sfiorare.
Appesti.
Sei cadavere.
I tuoi occhi più lacrimano e lui, il
Tempo del dono non è più tuo.
L’Assoluto di un giorno con Dio ti
sfugge, acqua che non stringi.
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Michele Cologna
San Severo, lunedì 7 marzo 2022
07:02:48
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Riflesso

Riflesso
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Riflesso!
Luce affascinante di un inganno.
Concetto di una verità bugiarda.
Regale diamante di beata visione.
Fugace cosa.
Prezioso, d’ogni tempo effimero.
A te curioso,
egli approcciava i passi suoi, e
avvicinando lo sguardo,
cadeva ginocchioni
percosso dal riverbero del Mistero.
E con le mani a preghiera tese,
tendeva a l’antica supplica.
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Michele Cologna
San Severo, venerdì 6 marzo 2015
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