mercoledì 24 novembre 2021

… come un sorriso

… come un sorriso
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come un sorriso
di bambino all’alba
già vecchio a sera
staziona
 
è alito di Parca
 
donna che governa
la cena
orante al rosario
che scorrendo i passi
sosta
ne il giorno operoso
 
è requie
 
un atto di fede
a Lui che ne l’identico
rinnova l’eterno
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michele cologna
san severo giovedì 23 novembre 2017
18:50:21
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Copyright© 2017 Michele Cologna
diritti e riproduzione anche parziali
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“Il potere è più dolce del fottere”

“Il potere è più dolce del fottere”
 
 
La prima volta che ascoltai l’adagio ero molto giovane.
Rimasi scandalizzato e pensai l’uomo che l’aveva affermato un porco.
Una ribellione e vedevo in ogni forma di potere l’abominio.
Non vedevo nella figura del maschio il “dominio”, il “ruolo”.
Crebbi e nelle difficoltà incontrai il connubio: Maschio/Potere.
Mi feci orrore, praticavo da maschio ciò che aborrivo.
Compresi in un colpo solo e direi con colpevole ritardo tutto.
Tutto!
Non è un’affermazione dal senno fuggita, ma con piena consapevolezza la ripeto: TUTTO.
Cambiò la Storia, e la narrazione incominciò il nuovo corso.
Rivisitai la mia effettuale e in essa quella di genere estesa al negato.
Dovevo capire.
Lessi di tutto ciò che il mondo femminile aveva prodotto e riconsiderando, ne vissi tutto il fascino e il dolore.
Le contraddizioni in me maschio inconsapevole e la lotta.
Precedente e successiva, ancora.
La violenza del maschio che inculcata è pelle, carne, sangue.
Non si cancella mai, va solo trattata con la violenza di ogni gesto e azione, pensiero, ma su di te che hai il mostro dentro.
Piansi quando ascoltai una prolusione di un vecchio signorino di ottantatre anni, Luigi Conte.
Con il dito ammonitore e sembrava che si conficcasse in me: “Tu maschio, tu uomo non sarai mai libero, fino a quando non avrai liberato la tua donna”.
Ancora adesso si accappona la pelle e gli occhi inumidiscono.
Non sono libero e forse non lo sarò mai, ma ho fatto gli anticorpi e il sistema immunitario sempre vigile.
Qualche volta arriva in ritardo, ma arriva sempre.
Faccio parte di quella generazione di malati e pensavo il mondo nuovo immunizzato.
Invece il genere fa ancora disastri e lì dove dovrebbe regnare l’amore.
In famiglia.
Il mio contributo alla giornata con sofferenza e chiedo quando?
Quando Uomo libererai te stesso, liberando la tua Donna?
A tutte le donne le scuse pregandovi, nell’amore di Mamma, Moglie, Amante che offrite, un pensiero fisso: il maschio nell’azione e nel gesto va sempre combattuto, anche quando lusinga.
 
Michele Cologna
San Severo, sabato 24 novembre 2018
10:33:39
 
 
 
 

 

sabato 20 novembre 2021

e io ora so de la mattina … (domenica ventotto ottobre 1962)

 

e io ora so de la mattina … (domenica ventotto ottobre 1962)
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de la tua il refrain e io
t’ascoltavo bambino
la canticchiavo e già vecchio
domandavo a te cosa
 
qual pensiero ne la gioiosa
voce e il tuo al ritornello
sorriso che com’allora ancor
oggi me cattura
 
tal curiosità e non veloce io
scorrevo i luoghi
i tuoi padre i miei generato
figlio e chissà l’ultimo tuo
 
viaggio solo andata e alcun
ritorno
così io e come squarcio tu
lo sguardo e l’occhi
 
la mente catturasti e io fui
tu e muto sì come sempre
la nostra ne e pe’ li anni tu
svelasti a me la tua ultima
 
addio ai luoghi e di loro a me
il senso tuo e l’occhio a la fine
la giovinezza e l’uomo fiero
il concepimento e i travagliati
 
amori di marito e tardo padre
l’attesa
ne il figlio eternarti e da me lì
tu cessasti viaggio e vita
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michele cologna
san severo venerdì 19 novembre 2021
08:15:23
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mercoledì 17 novembre 2021

incontri

incontri
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amori andati e come
presenze immanenti
li vedi in vita
altri cui tendere la mano
vivi
dare loro voce e dire
“sono qui”
e li percepisci morti
sì peccato da scontare
una colpa non espiata
redenzione l’altri
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michele cologna
san severo giovedì 17 novembre 2016 - 7:18:13 -
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sabato 13 novembre 2021

Mercuzio è Folle

Mercuzio è Folle
 
 
Provate a cercare senso nella follia.
Operazione vana.
Essa non ne ha.
Ricordo quando giovane ho letto l’Enrico IV di Pirandello.
Dramma apprezzato e tanto, ma ci leggevo la finzione dello scrittore.
Poi la vita ti sottopone a prove.
La Follia in casa, il mio fratello minore Giovanni.
Ho capito che quel dramma era verità
Mio fratello è buono, il più buono e nessuno come lui.
È il più ricco al mondo e tutto è roba sua.
Tutto!
Ma egli è talmente bravo e buono che non nega pasto e necessità a chi gli è devoto.
Ricompensa me che lo curo, fornendomi “la spesa” a prezzi calmierati.
Sei contento?
È medico e avvocato, notaio ed eroe, ha salvato il mondo.
Ha guarito gli schizofrenici con l’invenzione della sua molecola e non ce n'è più uno in giro.
Tutti gli ospedali del mondo sono suoi ed egli ha lavorato fino a distruggersi.
Potrei continuare ancora perché le sue qualità sono estese come è estesa la vita e il mondo.
Ma e certe volte …
Forse perdo la lucidità necessaria e cerco di farlo ragionare.
Sembro d’essere vicino e che ti sia fatto strada nella follia, e ti arriva la risposta ancora più folle.
Ma allora non mi vuoi bene?
Se tenti il recupero a un barlume di ragione, sei il suo aguzzino.
Questa è la follia.
Un mondo che cammina in parallelo con la razionalità e non si incontra nemmeno all’infinito.
Vi dice qualcosa la realtà di questi giorni?
I No Vax?
Gli arresti dei capi di costoro in congiura con Forza Nuova ?
Quelli del clima?
Chi lo nega e chi non opera mentre il Pianeta sta sgretolandosi?
La Politica?
E se fosse solo quella italiana!
Profughi usati come arma offensiva e non è l’ISIS!
Sono Stati, la Bielorussia, la Russia, la Polonia e quelli retti da sovranisti che chiedono all’Europa soldi per alzare muri.
Bob Kennedy jr a Milano.
Chi è costui?
Possiede qualche titolo?
La scienza derisa come il povero disabile di Napoli.
L’informazione subdola, i Viganò!
I social?
Leggete, leggete!
Ascoltare la follia di mio fratello è sollievo!
Sì, è un Tempo folle!
Così folle che anche un filosofo come Cacciari ne è preso.
Affascinato.
Intimare a Mercuzio di tacere è tempo sprecato.
Mercuzio è Folle.
 
Michele Cologna
San Severo, domenica 14 novembre 2021
08:17:22

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Luna e Sole …

Luna e Sole …
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Leggo e m’invade una tristezza che man mano a seguito del pensiero che lavora, cresce.
M’inquieta.
Si trasforma in insopportabile inquietudine.
La frase, “Maria è come la Luna che non splende di luce propria ma riflette la luce del Sole che è Gesù Cristo”.
Maria è la Madonna.
E penso …
Maria è tutte le mamme, mia madre anche di nome.
Se pensassi per un attimo io di dare luce a mia madre, fossi anche il Cristo in Terra, non me lo perdonerei mai.
Mi dà allo stomaco l’affermazione e se qualcuno lo dicesse a me di mia madre, l’inviterei a togliersi dal mio cammino e lo considererei uomo dimezzato.
Maschilista senza speranza che non rispetta la mamma.
Uomo perso per sé e la civiltà, la società nella quale vive.
È uomo qualunque, cioè, quello della strada costui?
No!
E docente di religione.
Uno che deve informare e formare giovani alla vita.
Non sono un teologo e nemmeno credente, ho poca conoscenza, potrei dire nessuna, della catechesi.
Può darsi che quel signore abbia scritto, parli nella sua funzione di docente, nella verità della sua dottrina e non porti pena.
A me dà inquietudine.
Infinita tristezza.
Dolore.
Ho sentito, sento quello di mia madre.
Di tutte le mamme che debbono accucciarsi ai piedi del figlio per splendere di luce riflessa.
E le figlie?
Non voglio usare termini altri, ma l’inquietudine, avendo letto la frase ieri sera, mi ha tolto il sonno.
Se la fede dovesse spingermi ad affermazioni simili, non sarei mai fedele.
Mai credente, mai cristiano, mai cattolico.
Sento tristezza anche per questo mio scritto.
Ancora alla differenza antropologica di genere?
E non riesco a convincermi che sia affermazione dal senno fuggita, o ripetizione dottrinale.
La Chiesa è questa?
È questa la verità del Figlio?
Su questa palese discriminazione di genere si regge Dio?
Non ho fede e non attribuitemi fede.
Sono solo un misero uomo alla ricerca e nella ricerca incontro il quid del sacro.
Quel Sacro che nel tormento mi fa vedere Dio in infinite ipotesi e tutte vere e tutte confutabili.
Povero Nazareno, tu che hai camminato la terra nel nome dell’Amore, e ogni giorno e in ogni parola vieni ripetutamente crocefisso.
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©
Michele Cologna
San Severo, sabato 12 novembre 2016
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giovedì 11 novembre 2021

Senectus ipsa est morbus?

Senectus ipsa est morbus?
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La vecchiaia è un insieme.
Certo al primo posto ci sono gli anni anagrafici, è innegabile.
Questi però segnano un decadimento fisico che non giustifica in sé la vecchiaia.
Più degli anni è il senso in sé e di sé che la rende insopportabilmente tale.
Il giovane nei momenti di crisi di sé, ha la prospettiva degli anni davanti e anche la morte gli appare leggera e auspicabile.
Il vecchio ha la speranza in chi lo seguirà e la crisi di sé, che è un continuum, la supera per traslazione nell’altro.
Nel figlio, in colui che è destinato a seguirlo.
I vecchi, nella civiltà contadina, non subivano la vecchiaia e la morte li coglieva in piedi.
Erano per mentalità immortali.
Avevano chi li avrebbe sostituiti accanto e li costruivano secondo le tradizioni e la propria volontà.
La prospettiva di vita era infinita e dopo la loro scomparsa nulla sarebbe cambiato.
La vita sconfiggeva la morte e il senso imperava.
Nel senso il sacro profano e a seguire quello escatologico.
Così era.
Oggi.
Già l’uomo è un fallimento perché ha la potenzialità non in sé, ma nella sua capacità lavorativa.
Si è allungata l’aspettativa di vita, ma s’è accorciata quella di uomo.
Il modello di società e civiltà non necessita della lentezza e del pensiero degli anni.
Ha in sé il demone dell’uso e getta, del consumo e l’uomo meccanico senza pensiero e problemi.
Un mare di vecchi giovani ad elemosinare lavoro e/o benefici che consentano di raggiungere la morte fisica, quella dell’essere in sé già si è consumata.
Il vecchio moriva in piedi prima, oggi vive da morto aspettando la morte.
I figli, il futuro.
Non c’è futuro perché non ci sono figli.
Anche quei pochi che la nostra civiltà genera non sono figli nel senso consolidato e sacro del termine.
Hanno culturalmente troncato l’appartenenza e scacciato il sacro.
Un’appartenenza socializzata e liquida, fluttuante e priva del senso profano ed escatologico.
L’individualizzazione esasperata che trova solo nel sé egoistico e nell’ego ipertrofico la realizzazione.
Un uomo antropologicamente mutato e senza entità.
In questo contesto la nuova vecchiaia.
Per coloro che hanno il pensiero nell’azione a ballare il liscio e mangiare la pizza.
Morti viventi che vagano il nulla.
Altri, coloro che hanno conservato il senso, una tragedia da concludere al più presto e la morte quotidiana nel dolore di perduto e cogente.
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©Michele Cologna
San Severo, mercoledì 11 novembre 2015
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