venerdì 15 marzo 2013

labbra

labbra




grondano e
sé l’umido espande
a lui che libando
al palato – ara de l’amore –
asciuga

pasto de gli dei “è nettare”

dio egli s’erge
e palpita
desiderio più tiene e
imperioso ne lo struggimento
cerca e labbra
trova che affacciandolo
voluttuose l’eden aprono



michele cologna

(s. severo domenica 6 gennaio 2013)



Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.


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L'identico

Nella discontinuità dell’identico i giorni.
E consumano gli anni che succedono a sé uguali.
Uno solo e tutti l’uomo li avrebbe vissuti se la scissione che estrapolando da sé la cosa, non l’avesse forgiata ente.
Non siamo più la cosa ma la sua proiezione e camminandoci sopra, culliamo l’illusione.
Parvenze, misuriamo il tempo che non sentiamo se non nella discontinuità e non della cosa, ma dell’ombra che l‘attraversa.
Ombre di niente e attraversiamo d’ombre il nulla.
La fine e l’inizio successione dell’identico.
Sempre.
Senza fine mai nell’eternità dell’attimo.



Michele Cologna
(30 dicembre 2012 - 10:10)



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Per il tuo compleanno Stefania

Quarantatre anni, Stefania.

Se penso che sentivo già d’avere ottemperato ai compiti che la vita ti assegna, a non molto più di trent’anni e quindi mi reputavo vecchio, mi viene da sorridere, sciocco, vedendo te che sei ancora tanto giovane e bella, e una vita di promesse che ti attende.
Ma sai, ho visto sempre le cose nella prospettiva di una vita breve, e l’ansia del fare presto e in fretta ha avuto il sopravvento.
D’altronde i fatti mi confermavano nell’ansia.
Ti vedo giovane, fresca e nella responsabilità di madre scrupolosa e attenta, ancora tanto giovane per così grande responsabilità.
Certo sensazione sbagliata, ma giustificata.
Non si cessa mai d’essere figli se guardiamo il nostro passato, genitori se volgiamo gli occhi alla prospettiva di futuro.
Potremmo affermare la stranezza della vita, e invece è solo la relatività del tempo che abita lo sguardo.
I palpiti dell’attesa e la gioia, nascevi tu amore, la mia figliola, e le lacrime adesso come allora, impossibili da contenere.
Quelle di stamattina si vestono d’altra ricorrenza che tu sai, e il pensiero va alla sua gioia e all’affetto che lei ha profuso a piene mani a te, a voi tutti.
Se non vado errato, questo è il primo anno che non stiamo insieme e mi manchi, figlia adorata.
E con la tua bellezza i tuoi, i miei gioiellini!
Loro mi fanno sorridere solo affacciandosi al pensiero, mi rendono la gioia della vita e il senso.
Sono andato in confusione e scomparse le tante cose che ho da dirti.
Tanti auguri, Stefania.
Buon compleanno e il tuo sorriso contagioso non si offuschi mai.
Abbracciami Monica e Riccardo che mi mancano come l’aria.
Vi aspetto, fate presto!
Nella tristezza dell’assenza ridiamo alle loro performances che ognuno di suo ricorda.
Chissà a vederci cosa penserebbero!
Dalla mamma, Leonardo, Barbara e Pamela, Brila tanti auguri di buon compleanno, di vita.
Bacio grande, Stefania.


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lunedì 24 dicembre 2012

Ho visto


Ho visto
 

 


Ho governato stalle e pascolato greggi.
Arato campi e raccolto frutti.
Giovenche in amore e nascituri accudito.
Gravide madri, e muggiti e ragli.
Grugniti.
Nitriti belati al cielo: gocce di gelo.
Dolori e gioie, pianti di latte e molto sangue.
Lettiere calde di sterco, benefico e con il calore l’afrore.
Ho strigliato.
Mattine acide d’indigesto silenzio e le notti.
Sogni sottratti a veglie di occhi mancati.
Assenze.
Giorni lubrici consegnati al nulla, pieni di niente e mani.
Mani che stringevano dita e intrecciavano amore in pudichi sguardi.
Vite prestate alla fatica, e la riconoscenza.
Grascia o penuria, il desco sempre baciato, inno alla grazia.
Ogni cosa il nome e l’anima, e nella storia transitava.
Tanto io ho visto, e ora cerco.
Ma andati gli occhi e di pianto più vedono. 

 

Michele Cologna

(San Severo, domenica 23 dicembre 2012)


 
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la strada


la strada
 

 

taglia le lacrime il freddo e
gelido il vento alleggerisce
i passi
campeggia la strada il sole
e restituisce a la gioia
il silenzio
egli
- informando di sé il senso -
nello stormire de gli olivi
le foglie muove a la preghiera
argentee
e in lui la vita s’accende
mentre cuore e mente inchinano
al signore de le cose il capo
 
è giubilo




michele cologna

(san severo giovedì 20 dicembre 2012)

 

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mercoledì 12 dicembre 2012

10 dicembre 2012, 20 novembre 1815


10 dicembre 2012, 20 novembre 1815

 

 

Il 10 dicembre del 2012, assurgerà a data ideale, a simbolo come quella del 20 novembre 1815?

Il Trattato di Parigi del 20 novembre 1815, integrava il primo denominato della “Santa Alleanza” e delineando i nuovi confini geografici degli Stati d’Europa, si impegnava a difendere con la guerra la pace del nuovo assetto, mentre, in verità, sanciva definitivamente la restaurazione e il ritorno all’ordine delle case regnanti.

Il Nobel per la Pace consegnato all’Unione Europea il 10 dicembre 2012, dato per l’impegno degli Stati d’Europa al mantenimento della pace e alla sconfitta permanente della guerra, in verità sancisce la vittoria del Potere Finanziario nella guerra operata contro il Potere della Politica e la sua Rappresentanza, e la perdita definitiva del Diritto Positivo.

L’Europa, patria del Diritto, ha piegato il diritto alla fede del Dio Denaro e ha consegnato la Verità Unica alla dottrina del potere finanziario.

È pace quella imposta alla Grecia, all’Irlanda, alla Spagna, all’Italia, ora alla Francia e poi altri a salire?

Il taglio senza pietà delle politiche di welfare state, l’abbattimento come spreco insopportabile di ogni parvenza dello stato sociale è pace o guerra?

È pace togliere a chi ha lavorato una vita, le aspettative di una vecchiaia dignitosa?

Ai malati la possibilità di guarire?

In un solo colpo, con l’entrata dell’euro, dimezzare gli stipendi, le pensioni, i salari di tutti coloro che non hanno possibilità autonoma di adeguare i propri redditi, è pace?

È pace togliere ai popoli la speranza di futuro?

Potremmo continuare e la lista sarebbe interminabile!

La guerra si fa solo con le armi?

Quale pace?

Non è forse una guerra mascherata e subdola, quella che si sta combattendo in Europa?

I senza voce, i popoli non hanno voce e i manganelli dell’ordine nuovo sono lì a fare rispettare la “pace”.

Sarà vittoria effimera come quella della Santa Alleanza?

Non lo sappiamo, ma la lettura è inconfutabile.

Tutti i sacerdoti a celebrarne il rito!

Molti fedeli abbindolati, truffati e contenti.

È il “migliore dei mondi possibili”?

Sì, è il migliore dei mondi possibili!

Potere finanziario, potere economico, potere politico, potere mediatico tutti d’accordo.

Trascurabili le proteste, sono comunisti e appartenenti a un mondo tramontato, sconfitto dalla storia.

Il lavoro, la salute, il bene pubblico residui, sfridi, cascame di una vecchia idea che aveva come riferimento l’uomo.

Ora il consumo e l’onnipotenza, il toccasana.

I diritti hanno trasferito l’azione nel denaro e il consumo.

Chi li possiede è detentore di diritto!

Sto scoprendo qualcosa di nuovo?

Assolutamente no!

Ma siamo abituati a camminare nudi, e ci raccontiamo la bellezza degli abiti che indossiamo.

Altra ragione di questo scritto è la domanda che vorrei poter porre a tutti i partiti, i politici, gli intellettuali e a Eugenio Scalfari in particolare, avendo egli molte volte scritto sull’argomento, preoccupandosi e vigilando.

Siamo ancora nella Modernità o ne siamo usciti?

La Modernità entra nella storia con l’illuminismo e il Diritto Positivo come dio inconfutabile, certo, incontrovertibile dell’uomo.

È morto questo dio?

Nessuna risposta mi verrà data mai, lo so!

Mi rispondo da solo, sì è morto!

Risorgerà?!

Il Dio dei fedeli in Cristo l’ha fatto, così si dice!

Risorgerà anche quello del diritto degli uomini?

 

Michele Cologna

(San Severo, martedì 11 dicembre 2012)

 

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sabato 8 dicembre 2012

lacrime


lacrime 

 

 
parole di sale
lì in punta stanno e
l’affaccio inibito
ne vieta il consumo

aghi leggeri
finissimi cristalli penetrano e
puntellano
ora ne la levità la carne
di diafana aporia

no aseità
ha in sé senso e
compendio d’andato sentire
occultata
nutre speranza di figli

sfiora la mano i limiti
e ne l’evanescenza
consuma il tatto
abrasione d’amore

 

 
michele cologna

(san severo 06/12/2012 07:02:13)


 
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