presso
a la veranda presso
disperde di sé l’occhio
lo sguardo e muto
dentro l’assenza
naviga l’incompreso
tutto è lì come ogni
e non torna il noto
sfuma e dell’incerto
percorre i sentieri e
sfiorando limiti
senso d’alcun governo
mai penetra e assorbe
l’ignaro sospeso destino
in attesa… e
ne comprende il corso
fesso è del ritorno
il cammino e ferisce
ancor più il grave
inutile zavorra
di possibile lieve fato
michele cologna
(san severo, 12 maggio 2012)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=230586483721632&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/presso/10150880508262480
sabato 12 maggio 2012
domenica 6 maggio 2012
Tutte le “cose” finite...
Tutte le “cose” finite - ciò che ha storia - nel finito trovano il riscatto del senso.
Siano esse in immagini e peso e grandezze le più diverse, ma il tendere è destino, aspirazione, condizione…
Il Nulla.
Nulla preesisteva, era e nulla resterà.
Sarà.
Questo finito che è l’universo, partito da un’esplosione che è vita, nella fine della corsa che è morte, troverà con la fine il senso che sempre risiede nel non senso.
Nessun finito ha senso in sé, se non nella finitezza.
È il destino delle cose effimere, e il tempo in proporzione alla grandezza è attimo.
Sempre!
La luce è velocità infinitamente piccola e non è misura dell’attimo dell’universo.
Il tumore della materia, l’uomo, per il solo fatto d’essersi compreso, ha ridotto il tutto alle sue dimensioni.
Mosca cocchiera che ara il campo.
Michele Cologna
(San Severo, domenica 6 maggio 2012)
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=227059360741011&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/tutte-le-cose-finite/10150825314227480
Siano esse in immagini e peso e grandezze le più diverse, ma il tendere è destino, aspirazione, condizione…
Il Nulla.
Nulla preesisteva, era e nulla resterà.
Sarà.
Questo finito che è l’universo, partito da un’esplosione che è vita, nella fine della corsa che è morte, troverà con la fine il senso che sempre risiede nel non senso.
Nessun finito ha senso in sé, se non nella finitezza.
È il destino delle cose effimere, e il tempo in proporzione alla grandezza è attimo.
Sempre!
La luce è velocità infinitamente piccola e non è misura dell’attimo dell’universo.
Il tumore della materia, l’uomo, per il solo fatto d’essersi compreso, ha ridotto il tutto alle sue dimensioni.
Mosca cocchiera che ara il campo.
Michele Cologna
(San Severo, domenica 6 maggio 2012)
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=227059360741011&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/tutte-le-cose-finite/10150825314227480
venerdì 4 maggio 2012
Un episodio
Un episodio *
L’area che tira è quella della smobilitazione.
Non si sa cosa fare e si aspettano ordini.
La maggior parte se non tutti, pensano la medesima cosa: darsela a gambe.
Antonio sa che mentre lui sta lì in attesa, la mamma lotta per la sopravvivenza sua, del marito invalido, della sorella Maria e del fratello piccolino Diodato.
Non può perdere questa occasione e nella notte furtivo s’allontana senza che nessuno se ne accorga.
Dopo alcune ore di fuga incomincia ad albeggiare e deve trovare un posto dove nascondersi.
A quel punto s’accorge che lo segue il suo commilitone Gennarino.
La prima reazione è quella di sgozzarlo, ma potrebbe essere stato seguito da altri e si trattiene.
Egli è pratico di monti e boschi e trova riparo e rifugio senza molte difficoltà.
Gennaro cerca di spiegare e giustificarsi, ma Antonio non proferisce parola.
Camminano più notti, nutrendosi di ciò che la natura offre.
Né di giorno, né di notte gli aerei sono mai fermi e il rumore dei bombardamenti quando più vicini, a volte più lontani, sono incessanti.
Hanno attraversato boschi e monti.
Ora hanno davanti colline e piccole pianure e il rischio è più grande.
Gennarino riesce a raccogliere notizie: i fascisti della Repubblica Sociale Italiana e le truppe tedesche non perdonavano.
Passavano per le armi immediatamente disertori o tutti coloro che potevano sembrare tali, e tanto di più i partigiani, in quei posti particolarmente attivi.
Era più prudente fermarsi in montagna e stare attenti a non farsi scoprire, oppure cercare agganci partigiani.
Antonio, anarchico per formazione, seppure non proprio istruito, semianalfabeta, diffidava di tutti.
Poi la guerra non era sua!
La sua guerra era la mamma, il padre e i fratelli dei quali pur non sapendo più nulla, sapeva che senza di lui sarebbero morti di fame e stenti.
Non seguì Gennarino e si tenne nascosto nel bosco.
Dopo qualche giorno lo trovò che andava alla sua ricerca.
Sorprendendolo, seppe che poteva seguirlo: una fattoria lì vicino, li dava da mangiare, bere e rifugio in cambio di lavoro.
Antonio era un uomo molto forte e astuto, oltre ad essere eccellente pastore e bovaro di grande qualità.
La notte raggiunsero il posto e dopo le parole e il cibo, i due vennero sistemati nel forno che restava staccato dal fabbricato e eventualmente scoperti, si poteva sempre affermare che i proprietari non ne sapevano niente.
La sistemazione sembrava funzionare e Antonio e Gennarino ebbero modo addirittura d’inviare loro notizie ai familiari.
Stavano nel forno la notte, quando sentirono spari e urla.
Gennarino si tirò fuori dal nascondiglio e immediatamente si trovò l’arma tedesca puntata al viso.
Grande risata e anche Antonio venne tirato fuori.
Legati compresero che i tedeschi li avrebbero rimessi lì dove stavano e per farli stare al caldo, avrebbero dato il fuoco necessario a cuocerli.
Alticci se non ubriachi, tra il fragore delle risate incominciarono a caricare di paglia e legna il forno.
Il terrore di Gennarino che piangeva e invocava San Gennaro e la fredda impassibilità di Antonio facevano da sfondo alla scena.
Perché dovevano caricare loro il forno quando potevano i morituri?
Vennero slegati e sotto la minaccia delle armi costretti a preparare il rogo del loro sacrificio.
Il divertimento del tedesco che aveva in custodia Antonio era alle stelle e la sua imperturbabilità lo eccitava.
All’improvviso spari e comandi secchi fecero correre i tedeschi verso la fattoria.
Resto lì con Gennarino e Antonio il solo vigilante di quest’ultimo, e facendoli stendere a terra a pancia in giù, e con le mani dietro la nuca, si mise alle loro spalle.
Durò un bel poco la sparatoria e poi le voci italiane.
I partigiani avevano vinto lo scontro, ma i tedeschi avevano massacrato i proprietari della fattoria e alcuni lavoranti.
Si sentirono le voci dei partigiani che si dicevano d’andare via prima che gli spari attirassero altri soldati tedeschi.
Gennarino stava per muoversi e forse chiedere aiuto, quando con mossa fulminea, venne bloccato da Antonio che in contemporanea aveva già sotto di sé il tedesco.
Allorquando tutto tacque, Antonio disse a Gennarino di uscire fuori.
Il comando non ammetteva repliche e Gennarino ubbidì.
Antonio, uomo molto pratico nello scannare i maiali, con un colpo solo tagliò la gola al tedesco e ne bevve il sangue.
Quando alzò gli occhi, Gennarino era impietrito e preso dal panico si mise a correre.
Con un salto di felino eccitato dal sangue, Antonio l’agguantò e per un pelo dominò il pensiero.
Si fece promettere che mai ne avrebbe fatto menzione con qualcuno e si avviarono.
La loro discesa verso casa fu lunga, ma solo Antonio vi tornò.
Gennarino, che era solito gridare all’affaccio del pericolo “Oh San Gennaro mio!” e subito dopo lo scampato pericolo “E cagami il fischietto!”, quella volta fece in tempo solo a pronunciare la prima parte, la seconda restò soffocata nel vento.
Michele Cologna
(San Severo, giovedì 3 maggio 2012)
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
*Piccola nota.
Stamattina parlando a telefono con una persona, mi trovai a dire “L’avrei scannato e bevuto il sangue”.
Un pensiero che non m’ha mai attraversato la mente, eppure mi sembravano conosciute le parole.
Andai con il pensiero lontano, negli anni bambino e ho ricordato.
Ho messo insieme spezzoni di cose ascoltate e maggiormente origliate, nella convinzione che il bambino non comprende.
Questo è l’episodio ed è storia vera.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/un-episodio/10150816973492480
L’area che tira è quella della smobilitazione.
Non si sa cosa fare e si aspettano ordini.
La maggior parte se non tutti, pensano la medesima cosa: darsela a gambe.
Antonio sa che mentre lui sta lì in attesa, la mamma lotta per la sopravvivenza sua, del marito invalido, della sorella Maria e del fratello piccolino Diodato.
Non può perdere questa occasione e nella notte furtivo s’allontana senza che nessuno se ne accorga.
Dopo alcune ore di fuga incomincia ad albeggiare e deve trovare un posto dove nascondersi.
A quel punto s’accorge che lo segue il suo commilitone Gennarino.
La prima reazione è quella di sgozzarlo, ma potrebbe essere stato seguito da altri e si trattiene.
Egli è pratico di monti e boschi e trova riparo e rifugio senza molte difficoltà.
Gennaro cerca di spiegare e giustificarsi, ma Antonio non proferisce parola.
Camminano più notti, nutrendosi di ciò che la natura offre.
Né di giorno, né di notte gli aerei sono mai fermi e il rumore dei bombardamenti quando più vicini, a volte più lontani, sono incessanti.
Hanno attraversato boschi e monti.
Ora hanno davanti colline e piccole pianure e il rischio è più grande.
Gennarino riesce a raccogliere notizie: i fascisti della Repubblica Sociale Italiana e le truppe tedesche non perdonavano.
Passavano per le armi immediatamente disertori o tutti coloro che potevano sembrare tali, e tanto di più i partigiani, in quei posti particolarmente attivi.
Era più prudente fermarsi in montagna e stare attenti a non farsi scoprire, oppure cercare agganci partigiani.
Antonio, anarchico per formazione, seppure non proprio istruito, semianalfabeta, diffidava di tutti.
Poi la guerra non era sua!
La sua guerra era la mamma, il padre e i fratelli dei quali pur non sapendo più nulla, sapeva che senza di lui sarebbero morti di fame e stenti.
Non seguì Gennarino e si tenne nascosto nel bosco.
Dopo qualche giorno lo trovò che andava alla sua ricerca.
Sorprendendolo, seppe che poteva seguirlo: una fattoria lì vicino, li dava da mangiare, bere e rifugio in cambio di lavoro.
Antonio era un uomo molto forte e astuto, oltre ad essere eccellente pastore e bovaro di grande qualità.
La notte raggiunsero il posto e dopo le parole e il cibo, i due vennero sistemati nel forno che restava staccato dal fabbricato e eventualmente scoperti, si poteva sempre affermare che i proprietari non ne sapevano niente.
La sistemazione sembrava funzionare e Antonio e Gennarino ebbero modo addirittura d’inviare loro notizie ai familiari.
Stavano nel forno la notte, quando sentirono spari e urla.
Gennarino si tirò fuori dal nascondiglio e immediatamente si trovò l’arma tedesca puntata al viso.
Grande risata e anche Antonio venne tirato fuori.
Legati compresero che i tedeschi li avrebbero rimessi lì dove stavano e per farli stare al caldo, avrebbero dato il fuoco necessario a cuocerli.
Alticci se non ubriachi, tra il fragore delle risate incominciarono a caricare di paglia e legna il forno.
Il terrore di Gennarino che piangeva e invocava San Gennaro e la fredda impassibilità di Antonio facevano da sfondo alla scena.
Perché dovevano caricare loro il forno quando potevano i morituri?
Vennero slegati e sotto la minaccia delle armi costretti a preparare il rogo del loro sacrificio.
Il divertimento del tedesco che aveva in custodia Antonio era alle stelle e la sua imperturbabilità lo eccitava.
All’improvviso spari e comandi secchi fecero correre i tedeschi verso la fattoria.
Resto lì con Gennarino e Antonio il solo vigilante di quest’ultimo, e facendoli stendere a terra a pancia in giù, e con le mani dietro la nuca, si mise alle loro spalle.
Durò un bel poco la sparatoria e poi le voci italiane.
I partigiani avevano vinto lo scontro, ma i tedeschi avevano massacrato i proprietari della fattoria e alcuni lavoranti.
Si sentirono le voci dei partigiani che si dicevano d’andare via prima che gli spari attirassero altri soldati tedeschi.
Gennarino stava per muoversi e forse chiedere aiuto, quando con mossa fulminea, venne bloccato da Antonio che in contemporanea aveva già sotto di sé il tedesco.
Allorquando tutto tacque, Antonio disse a Gennarino di uscire fuori.
Il comando non ammetteva repliche e Gennarino ubbidì.
Antonio, uomo molto pratico nello scannare i maiali, con un colpo solo tagliò la gola al tedesco e ne bevve il sangue.
Quando alzò gli occhi, Gennarino era impietrito e preso dal panico si mise a correre.
Con un salto di felino eccitato dal sangue, Antonio l’agguantò e per un pelo dominò il pensiero.
Si fece promettere che mai ne avrebbe fatto menzione con qualcuno e si avviarono.
La loro discesa verso casa fu lunga, ma solo Antonio vi tornò.
Gennarino, che era solito gridare all’affaccio del pericolo “Oh San Gennaro mio!” e subito dopo lo scampato pericolo “E cagami il fischietto!”, quella volta fece in tempo solo a pronunciare la prima parte, la seconda restò soffocata nel vento.
Michele Cologna
(San Severo, giovedì 3 maggio 2012)
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
*Piccola nota.
Stamattina parlando a telefono con una persona, mi trovai a dire “L’avrei scannato e bevuto il sangue”.
Un pensiero che non m’ha mai attraversato la mente, eppure mi sembravano conosciute le parole.
Andai con il pensiero lontano, negli anni bambino e ho ricordato.
Ho messo insieme spezzoni di cose ascoltate e maggiormente origliate, nella convinzione che il bambino non comprende.
Questo è l’episodio ed è storia vera.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/un-episodio/10150816973492480
giovedì 3 maggio 2012
Si può...
Si può essere stanchi di fatica, come di giochi o altro.
Di vita molte volte!
Ogni stanchezza ha una motivazione che la rende agli occhi del sofferente e di coloro che su di lui posano l’interesse, accettabile, comprensibile, addirittura condivisibile.
La mia stanchezza quasi mai ha queste caratteristiche e origine umana.
Non sono stanco di fatica, di vita, di anni.
No!
La mia stanchezza non è individuabile nel vivere.
A volte l’ho definita metafisica.
Ma questa affermazione nel tutto manca di qualcosa.
In quel qualcosa sta la mia.
Sono servo d’un tiranno che non mi lascia per un solo istante.
Mi sconvolge, opprimendomi.
Non mi lascia neanche durante il sonno.
Nessuna tregua.
Giorni, mesi e anni.
Anni dopo anni e mai, mai ha smesso di tormentarmi.
Usa il mio pensiero come scettro e condanna.
Alieno che mi divora le carni e il vivere.
Non cerca, non vuole, non ordina.
Avvolge, avviluppa.
Inquieta.
Inquietudine come paradigma.
Modo di declinare la vita.
Vita che non senti.
Stanchezza di non sentire la vita, la mia.
San severo, martedì 1 maggio 2012
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=223746951072252&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
Di vita molte volte!
Ogni stanchezza ha una motivazione che la rende agli occhi del sofferente e di coloro che su di lui posano l’interesse, accettabile, comprensibile, addirittura condivisibile.
La mia stanchezza quasi mai ha queste caratteristiche e origine umana.
Non sono stanco di fatica, di vita, di anni.
No!
La mia stanchezza non è individuabile nel vivere.
A volte l’ho definita metafisica.
Ma questa affermazione nel tutto manca di qualcosa.
In quel qualcosa sta la mia.
Sono servo d’un tiranno che non mi lascia per un solo istante.
Mi sconvolge, opprimendomi.
Non mi lascia neanche durante il sonno.
Nessuna tregua.
Giorni, mesi e anni.
Anni dopo anni e mai, mai ha smesso di tormentarmi.
Usa il mio pensiero come scettro e condanna.
Alieno che mi divora le carni e il vivere.
Non cerca, non vuole, non ordina.
Avvolge, avviluppa.
Inquieta.
Inquietudine come paradigma.
Modo di declinare la vita.
Vita che non senti.
Stanchezza di non sentire la vita, la mia.
San severo, martedì 1 maggio 2012
Copyright 2012 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=223746951072252&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
sabato 28 aprile 2012
Sempre…
Sempre…
A volte capita e non ci pensiamo.
Ci rifiutiamo di comprendere.
Mettiamo freno all’intelligenza critica.
Lasciamo che il tempo lavori per noi, pur consapevoli che esso è rullo che quando passa distrugge e cancella.
Annienta.
E così ci mangiamo i giorni e la bellezza in potenza.
Tradiamo l’atto che dell’uomo è l’opera.
Nell’incompiuto anneghiamo l’ignavia.
Portare a termine qualcosa è gioia, dolore, pena e altro e altro ancora.
È vita, però, e noi non sappiamo viverla.
Consumiamo in miserie ciò che poteva essere, e - con stupida alzata di spalle - sotterriamo in vita la vita.
Questa mattina sento tutto il dolore delle cose mancate.
Non fatte, incompiute.
Del perduto il lutto.
Urla di vita.
Voci.
Quelle di ciò che poteva essere e non è stato e di me disattento ascoltatore, il frastuono.
Della consuetudine la pervicacia.
Il peso del coraggio assente e l’abbandono.
Perdono, mia vita!
A te, che in essa ho mancato.
I miei aborti.
Progetti annegati in culla.
Seminato di nulla.
Michele Cologna
(San Severo, sabato 28 aprile 2012)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/sempre/10150779211477480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=221174177996196&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=221173124662968&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
A volte capita e non ci pensiamo.
Ci rifiutiamo di comprendere.
Mettiamo freno all’intelligenza critica.
Lasciamo che il tempo lavori per noi, pur consapevoli che esso è rullo che quando passa distrugge e cancella.
Annienta.
E così ci mangiamo i giorni e la bellezza in potenza.
Tradiamo l’atto che dell’uomo è l’opera.
Nell’incompiuto anneghiamo l’ignavia.
Portare a termine qualcosa è gioia, dolore, pena e altro e altro ancora.
È vita, però, e noi non sappiamo viverla.
Consumiamo in miserie ciò che poteva essere, e - con stupida alzata di spalle - sotterriamo in vita la vita.
Questa mattina sento tutto il dolore delle cose mancate.
Non fatte, incompiute.
Del perduto il lutto.
Urla di vita.
Voci.
Quelle di ciò che poteva essere e non è stato e di me disattento ascoltatore, il frastuono.
Della consuetudine la pervicacia.
Il peso del coraggio assente e l’abbandono.
Perdono, mia vita!
A te, che in essa ho mancato.
I miei aborti.
Progetti annegati in culla.
Seminato di nulla.
Michele Cologna
(San Severo, sabato 28 aprile 2012)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/sempre/10150779211477480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=221174177996196&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=221173124662968&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
martedì 17 aprile 2012
Pensiero Unico
Pensiero Unico
A mia madre…
Dedico questo scritto a lei.
Oggi compie 18 anni la sua esistenza in morte.
Ci si sforza tanto per definire un regime e si sprecano parole.
Tante.
Un regime è la trasposizione nell’azione del governo degli uomini e delle cose del “pensiero unico”.
Questo può essere esercitato con la forza, oppure con il sistema dell’informazione unica.
L’occidente “democratico”, con l’informazione unica!
Una famiglia è governata da un padre, e questi contempla nelle sue decisioni le esigenze, i desideri, le volontà di tutti i componenti della sua sempreché non siano alternative al suo pensiero.
Una famiglia è governata da un padre, e questi applica il suo solo pensiero ignorando qualsiasi richiesta, posizione, o ragionevolezza.
Siamo sotto regime in entrambi i casi: nel primo, regime autoritario a pensiero umico paternalistico; nel secondo, regime autoritario a pensiero unico senza alcuna qualificazione: la tirannia.
Riflettete su queste due affermazioni.
Notate come il governo degli stati risponde alle caratteristiche del primo, il governo del pianeta alle caratteristiche del secondo.
Domina il Pensiero Unico della Finanza.
Il denaro come Dio assoluto e i sacerdoti d’esso gli unici portatori di verità e custodi della fede.
L’Europa, l’America, gli Stati tutti, i Popoli, sotto la tutela feticistica e paternalistica del Denaro e la parola ai servi del Fondo Mondiale Internazionale e le varie dipendenze, agenzie etc.
Questa è la situazione e nessuno che abbia la capacità – la quale non risiede nella forza, ma nella volontà - di metterla in discussione.
Tutti credenti all’ombra del grande Dio Denaro.
Sapete perché?
Perché l’uomo ha trasferito completamente l’essere nell’avere.
Egli fuori dall’avere non esiste.
È, se ha.
La posizione netta spiega anche perché chiunque amministri la più insignificante struttura pubblica e anche privata si lava nell’acqua della corruzione.
Il fascino dell’esistere è irresistibile e mentre una volta si realizzava nel cogito, ora nell’avere.
Anche le persone più a modo, entrate nell’ambito della responsabilità della politica e nella gestione, si bagnano.
Questo grande Dio Denaro bagna di sé tutti i praticanti.
Se l’uomo torna all’essere, il pensiero unico dissolverà nel giro di pochissimo e in maniera incruenta, altrimenti scorrerà tanto sangue e non cambierà nulla.
La motivazione dell’opporsi non può partire dalla richiesta di un poco di più, essa non modifica la struttura del pensiero.
Il pensiero dell’avere subordinato, dopo, molto dopo quello dell’essere.
Trovare la dignità uomo nell’uomo e non nella sua tasca.
Non parlo della miseria italiana e dei Pezzenti tutti: dal Colle a scendere.
Tutti!
Abbiamo la capacità di lottare a oltranza l’Euro?
Potrebbe essere un buon inizio.
San Severo, martedì 17 aprile 2012
Copyright 2012 Michele Cologna
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150745373787480
A mia madre…
Dedico questo scritto a lei.
Oggi compie 18 anni la sua esistenza in morte.
Ci si sforza tanto per definire un regime e si sprecano parole.
Tante.
Un regime è la trasposizione nell’azione del governo degli uomini e delle cose del “pensiero unico”.
Questo può essere esercitato con la forza, oppure con il sistema dell’informazione unica.
L’occidente “democratico”, con l’informazione unica!
Una famiglia è governata da un padre, e questi contempla nelle sue decisioni le esigenze, i desideri, le volontà di tutti i componenti della sua sempreché non siano alternative al suo pensiero.
Una famiglia è governata da un padre, e questi applica il suo solo pensiero ignorando qualsiasi richiesta, posizione, o ragionevolezza.
Siamo sotto regime in entrambi i casi: nel primo, regime autoritario a pensiero umico paternalistico; nel secondo, regime autoritario a pensiero unico senza alcuna qualificazione: la tirannia.
Riflettete su queste due affermazioni.
Notate come il governo degli stati risponde alle caratteristiche del primo, il governo del pianeta alle caratteristiche del secondo.
Domina il Pensiero Unico della Finanza.
Il denaro come Dio assoluto e i sacerdoti d’esso gli unici portatori di verità e custodi della fede.
L’Europa, l’America, gli Stati tutti, i Popoli, sotto la tutela feticistica e paternalistica del Denaro e la parola ai servi del Fondo Mondiale Internazionale e le varie dipendenze, agenzie etc.
Questa è la situazione e nessuno che abbia la capacità – la quale non risiede nella forza, ma nella volontà - di metterla in discussione.
Tutti credenti all’ombra del grande Dio Denaro.
Sapete perché?
Perché l’uomo ha trasferito completamente l’essere nell’avere.
Egli fuori dall’avere non esiste.
È, se ha.
La posizione netta spiega anche perché chiunque amministri la più insignificante struttura pubblica e anche privata si lava nell’acqua della corruzione.
Il fascino dell’esistere è irresistibile e mentre una volta si realizzava nel cogito, ora nell’avere.
Anche le persone più a modo, entrate nell’ambito della responsabilità della politica e nella gestione, si bagnano.
Questo grande Dio Denaro bagna di sé tutti i praticanti.
Se l’uomo torna all’essere, il pensiero unico dissolverà nel giro di pochissimo e in maniera incruenta, altrimenti scorrerà tanto sangue e non cambierà nulla.
La motivazione dell’opporsi non può partire dalla richiesta di un poco di più, essa non modifica la struttura del pensiero.
Il pensiero dell’avere subordinato, dopo, molto dopo quello dell’essere.
Trovare la dignità uomo nell’uomo e non nella sua tasca.
Non parlo della miseria italiana e dei Pezzenti tutti: dal Colle a scendere.
Tutti!
Abbiamo la capacità di lottare a oltranza l’Euro?
Potrebbe essere un buon inizio.
San Severo, martedì 17 aprile 2012
Copyright 2012 Michele Cologna
https://www.facebook.com/note.php?note_id=10150745373787480
lunedì 9 aprile 2012
abbraccio
continuerà
l’abbraccio il giorno
e - colui che
corrodendo lacera -
il tempo
d’esso sarà cemento
mai…
in nessun tempo mai
ella - di caduca natura
la forza - potrà
del nostro sciogliere
l’eterno
ora…
bagnano le lacrime
tue dolci nel sapore
le mie gote
e trepidano - ansiose
fanciulle - l’attesa
michele
(san severo 09/04/2012 9.19.07)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/abbraccio/10150726588547480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=206262172820730&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=206292979484316&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1&comment_id=256425
continuerà
l’abbraccio il giorno
e - colui che
corrodendo lacera -
il tempo
d’esso sarà cemento
mai…
in nessun tempo mai
ella - di caduca natura
la forza - potrà
del nostro sciogliere
l’eterno
ora…
bagnano le lacrime
tue dolci nel sapore
le mie gote
e trepidano - ansiose
fanciulle - l’attesa
michele
(san severo 09/04/2012 9.19.07)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/abbraccio/10150726588547480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=206262172820730&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=206292979484316&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1&comment_id=256425
Iscriviti a:
Post (Atom)