assillo
vegliando la notte
indomito
egli ha tormentato
il sonno
e l’altro – lui –
involontario servo
d’alcun soccorso
oggetto
al richiamo
nell’inutile pulsare
ha consumato
il riposo
e inseguendo lei
voluttuosamente rossa
e cercandola
nei suoi acri profumi
scarlatta
colorava contrito
di libidine il mattino
michele
(san severo 30/03/2012 9.53.14)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/assillo/10150707000897480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=200699663376981&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1
sabato 31 marzo 2012
martedì 27 marzo 2012
A Maria
A Maria *
Quali rondinelle a frotte,
sì garrivano elle, che gaie
di fatica i colori, al primo
imbrunire, a la magione
festanti, seco adducevano.
Spensierati i passi, del duro
già dimentichi, al dì calante
con la luce consegnavano
il canto, e prossima a la sera
i corpi sodi e di vita pregni.
Pullulava il pozzo e tornite
braccia, in aggraziati gesti,
prorompenti petti e affusolate
cosce, d’acqua aspergevano;
e ne l’aria, le morbide carni,
a le abluzioni rispondevano,
diffondendo bianche essenze.
Il fuoco, al bacio del soffio
crepitando, ora copriva voci
che, tra gridolini e sorrisi, in
rituali, precisi gesti del pasto
designavano il tempo. Scuro
ormai il manto, da i soli lumi
schiarato, muoveva ombre
che, silenziose sacerdotesse,
approntavano altari su cui,
immolato il giorno, la notte
celebrare. Pensieroso lo spazio
frammezzava sussurri, e in lui
i sospiri, impallidendo le stelle
appena affacciate, eccitavano
colei che di lacrime d’amanti
impregnata, ne gli argenti suoi,
al fuoco suggeriva struggenti
nenie e loro di gemiti il riposo.
Ricordi, ti sovviene Maria?!
A letto, d’ammantato baci, il
bimbo mettesti e sussurrasti:
non aver paura amore, arrivo.
L’omino non doveva temere,
e forte strinse sotto le coperte
gli occhi. Trepidava l’attesa e
non lacrimò di paura il tempo.
Sentì e finse il sonno, e dolce,
morbido muro, il seno; afrore
caldo di femmina l’avvolsero.
Carezze. Baci. Sapori. Odori.
Ti piace, ti piace domandavi!
L’incanto, il piacere, la paura
che dissolvesse ogni, sol’essi
suggerirono la finzione, e lui,
l’uomo che pur ora negli anni
andati e tanti più scorderà, no
destò il sonno e tacque… ora,
parte la primavera, ei ricorda.
Michele Cologna
(San Severo, lunedì 26 marzo 2012)
*
Era la primavera del 1953.
All’inizio d’essa, di questi giorni.
In campagna si “passava l’erba nel grano”.
Lavoro che veniva svolto dalle donne.
Ne erano tante e belle, sode come colombe a festa.
La poesia ne è la descrizione e la narrazione d’una sera.
Il bambino di cinque anni si reca insieme al padre in campagna e con il consenso di questi, resta lì a trascorrere la notte, affidato a Maria che è delle braccianti la responsabile.
È giovane e bella Maria, non più di venticinque anni…
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Quali rondinelle a frotte,
sì garrivano elle, che gaie
di fatica i colori, al primo
imbrunire, a la magione
festanti, seco adducevano.
Spensierati i passi, del duro
già dimentichi, al dì calante
con la luce consegnavano
il canto, e prossima a la sera
i corpi sodi e di vita pregni.
Pullulava il pozzo e tornite
braccia, in aggraziati gesti,
prorompenti petti e affusolate
cosce, d’acqua aspergevano;
e ne l’aria, le morbide carni,
a le abluzioni rispondevano,
diffondendo bianche essenze.
Il fuoco, al bacio del soffio
crepitando, ora copriva voci
che, tra gridolini e sorrisi, in
rituali, precisi gesti del pasto
designavano il tempo. Scuro
ormai il manto, da i soli lumi
schiarato, muoveva ombre
che, silenziose sacerdotesse,
approntavano altari su cui,
immolato il giorno, la notte
celebrare. Pensieroso lo spazio
frammezzava sussurri, e in lui
i sospiri, impallidendo le stelle
appena affacciate, eccitavano
colei che di lacrime d’amanti
impregnata, ne gli argenti suoi,
al fuoco suggeriva struggenti
nenie e loro di gemiti il riposo.
Ricordi, ti sovviene Maria?!
A letto, d’ammantato baci, il
bimbo mettesti e sussurrasti:
non aver paura amore, arrivo.
L’omino non doveva temere,
e forte strinse sotto le coperte
gli occhi. Trepidava l’attesa e
non lacrimò di paura il tempo.
Sentì e finse il sonno, e dolce,
morbido muro, il seno; afrore
caldo di femmina l’avvolsero.
Carezze. Baci. Sapori. Odori.
Ti piace, ti piace domandavi!
L’incanto, il piacere, la paura
che dissolvesse ogni, sol’essi
suggerirono la finzione, e lui,
l’uomo che pur ora negli anni
andati e tanti più scorderà, no
destò il sonno e tacque… ora,
parte la primavera, ei ricorda.
Michele Cologna
(San Severo, lunedì 26 marzo 2012)
*
Era la primavera del 1953.
All’inizio d’essa, di questi giorni.
In campagna si “passava l’erba nel grano”.
Lavoro che veniva svolto dalle donne.
Ne erano tante e belle, sode come colombe a festa.
La poesia ne è la descrizione e la narrazione d’una sera.
Il bambino di cinque anni si reca insieme al padre in campagna e con il consenso di questi, resta lì a trascorrere la notte, affidato a Maria che è delle braccianti la responsabile.
È giovane e bella Maria, non più di venticinque anni…
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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sabato 17 marzo 2012
La Notte
La Notte
È lì per appressarsi, e lei,
d’imbrunati veli - carchi
di defaticanti sospiri e
carezze d’attesa -, sì vestita,
nel solenne lento suo passo,
incede, invocata, la sera.
Affanno, del dì dominatore,
tiranno di piegate volontà e
de il bisogno tristo satrapo,
allentando stanco il morso,
de la buia signora il manto,
adduttore di riposo, attende.
Intrattiene seco, lo sguardo
lasso, cose note e altro, e
d’essi, trasfigurando forme,
mentre di colori i pensieri
cinge, disegna sogni, ombre
di attese vane e pur sperate.
Così io, a la balaustra mia
poggiato, libero reminiscenze,
e, ne la caligine che il tempo
opra, sfumo la sera e l’arrivo
della nera signora al tuo scuro
somiglio, e il cuore rinfranco.
Michele Cologna
(San Severo, venerdì 9 marzo 2012)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/la-notte/10150676363422480
https://www.facebook.com/pages/Uomo-Parola/106342472812701
È lì per appressarsi, e lei,
d’imbrunati veli - carchi
di defaticanti sospiri e
carezze d’attesa -, sì vestita,
nel solenne lento suo passo,
incede, invocata, la sera.
Affanno, del dì dominatore,
tiranno di piegate volontà e
de il bisogno tristo satrapo,
allentando stanco il morso,
de la buia signora il manto,
adduttore di riposo, attende.
Intrattiene seco, lo sguardo
lasso, cose note e altro, e
d’essi, trasfigurando forme,
mentre di colori i pensieri
cinge, disegna sogni, ombre
di attese vane e pur sperate.
Così io, a la balaustra mia
poggiato, libero reminiscenze,
e, ne la caligine che il tempo
opra, sfumo la sera e l’arrivo
della nera signora al tuo scuro
somiglio, e il cuore rinfranco.
Michele Cologna
(San Severo, venerdì 9 marzo 2012)
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/la-notte/10150676363422480
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sabato 3 marzo 2012
e t’ho amata
e t’ho amata
ne la notte t'ho amata…
splendente come raggio di luna
la pelle
ardente quanto febbre di morte
la passione
sapore dolce di miele d’acacia
la bocca
effluvio d’olimpo libagione di dei
il nettare
essenze di paradiso mai perduto
gli odori
e
furiosi ne la carne uniti i corpi
nel grugnito voce ancestrale
hanno camminato sfiorandola
de la bella signora l’impronta
michele
(san severo 02/03/2012 9.31.55)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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ne la notte t'ho amata…
splendente come raggio di luna
la pelle
ardente quanto febbre di morte
la passione
sapore dolce di miele d’acacia
la bocca
effluvio d’olimpo libagione di dei
il nettare
essenze di paradiso mai perduto
gli odori
e
furiosi ne la carne uniti i corpi
nel grugnito voce ancestrale
hanno camminato sfiorandola
de la bella signora l’impronta
michele
(san severo 02/03/2012 9.31.55)
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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venerdì 2 marzo 2012
l’alba…
l’alba…
in argentei fili di luna
avvolti
e tiepide labbra di vento
sibilanti amore
l’incipiente alba i nostri
scorse
che de la notte recavano
ancor calda l’immagine
e s’attardò
rallentando il passo
di luce gettò lo sguardo
e indulgendo
intorno a sé alti cirri invocò
ché più dolce fosse
ai corpi amanti il risveglio
michele
(san severo 01/03/2012 9.17.46)
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in argentei fili di luna
avvolti
e tiepide labbra di vento
sibilanti amore
l’incipiente alba i nostri
scorse
che de la notte recavano
ancor calda l’immagine
e s’attardò
rallentando il passo
di luce gettò lo sguardo
e indulgendo
intorno a sé alti cirri invocò
ché più dolce fosse
ai corpi amanti il risveglio
michele
(san severo 01/03/2012 9.17.46)
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