Il tuo destino, la solitudine
E sei solo!
Il tuo destino, la solitudine.
Non quella dello stato che è della vita che vivi nello scorrere dei giorni.
No, quella della condizione che è dell’essere e non ti appartiene per scelta!
Privilegio non accordato, libertà non data.
Plurale nella vita, anche contro il desiderio e la volontà, individuo nel destino.
Solo
la tua nascita è effetto di causa che non è nel tuo destino, poi niente
di te è più unione d’altri, e quindi sostanza, oggetto d’essere
plurimo.
Tu abuso di vita di un tempo limitato e di comporto, prestato all’estraneo!
Alieno che parassita carne, poi espulso!
Staccato, separato, reciso il cordone ombelicale, muta la natura e nasci irrimediabilmente individuo.
Vivi
occultandoti individuo, dissimulando e ingannando, mentendo a te
stesso, e il destino che si è iniziato con l’urlo e lo strazio, si
compirà solamente con il silenzio della solitudine che approda al
compimento del destino.
La morte.
Colei che libera contro il
desiderio e la volontà del liberato, che nella successione della vita
vissuta credeva d’ingannare il destino.
Ora sei liberato e la tua solitudine è cessata.
Michele Cologna
(San severo, lunedì 11 marzo 2013)
Copyright© 2013 Michele Cologna
tutti i diritti riservati
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venerdì 15 marzo 2013
Reiezione domanda di Pensione
Quando uno Stato di Diritto perde la caratteristica del diritto
come certezza di vita e dell’etica della legge come condizione di
condivisione della civiltà, quello Stato si è trasformato nella peggiore
delle Tirannie.
Quando hai un tiranno accertato, dichiarato puoi sempre schierarti dalla sua parte e goderne da suddito, da servo i favori e privilegi.
E se subisci un torto, sai a chi rivolgerti e con la supplica ottenere il risarcimento o almeno la benevolenza.
In una realtà di diritto dismesso a favore di una Casta di pezzenti, di furbi, di dritti, di affamatori insediatisi nelle istanze democratiche, anche il ruolo di servo, di suddito, di fedele ti è impedito.
Ti trovi sempre di fronte a realtà che comprendono le tue ragioni, ma è la legge!
Una legge astratta, scriteriata, senza contrappesi di poteri terzi perché svuotati di ogni efficacia, e tu non più soggetto giuridico, ma appeso alle bizzarrie del potere.
Al capriccio di chi governa e alle sue necessità per supportarlo nella tirannia.
Questo è accaduto in Italia!
Degli abusivi del diritto, dei dritti, dei pezzenti affamati hanno occupato lo Stato e hanno fatto scempio di ogni diritto.
Con Monti e chi l’ha sorretto, Capo dello Stato in testa, ancora più che con il miserabile per antonomasia Berlusconi.
Per non fare discorsi astratti, i fatti.
Pattuisco con l’INPS il versamento di contributi volontari per circa centomila euro da versare in tre anni a date ben definite e tassativamente entro il marzo 2013, data della mia andata in pensione.
Presento la domanda, mi viene respinta perché non ho l’età per andare in pensione.
È intervenuta nel frattempo una legge che sposta l’età della vecchiaia, non più sessantacinque anni, ma sessantasei e tre mesi.
Il patto stretto tra il sottoscritto e l’INPS?
Carta straccia, parole al vento!
Bene, non voglio più la pensione, visto che avete rotto il patto, ridatemi i miei soldi!
Non posso avere i miei soldi indietro e non ho neanche la possibilità di rivolgermi alla giustizia ordinaria con procedura d’urgenza perché non c’è istituto giuridico che contempli una tale evenienza.
Dovrei intentare un giudizio ordinario con i tempi biblici della giustizia, e sobbarcarmi i costi iniziali per me insostenibili.
Ho subito uno scippo e non ho alcuno a cui potermi rivolgere.
Debbo stare alla benevolenza dello scippatore Stato, il Ladro, il Bandito vestito da Istituzione, se mi vuole restituire almeno una parte di ciò che mi ha tolto con il subdolo inganno …
E non c’è giudice a Berlino.
Giorgio Napolitano, Monti, Bersani, Berlusconi e quanti altri dell’indecente compagnia è giustificato se io imbraccio il fucile?
È nel mio diritto abbattere il Ladro?
E se la mia mente vacilla vado nella sede dell’INPS, e direttore in testa faccio una strage?
Non voglio più la pensione e perdo tutti i contributi versati, voglio solo indietro i miei soldi che mi avete scippato!
PS
Spero nella denuncia di qualche Autorità che legge questo scritto. Voglio pagare il fio delle mie offensive affermazioni e le intenzioni di strage.
Anche nel suggerimento di qualche esperto avvocato, magistrato che mi legge.
Faccio ancora appello agli stupidi di astenersi da qualsiasi commento non in tema. Il silenzio è d’oro.
Michele Cologna
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/reiezione-domanda-di-pensione/10151467266867480
Quando hai un tiranno accertato, dichiarato puoi sempre schierarti dalla sua parte e goderne da suddito, da servo i favori e privilegi.
E se subisci un torto, sai a chi rivolgerti e con la supplica ottenere il risarcimento o almeno la benevolenza.
In una realtà di diritto dismesso a favore di una Casta di pezzenti, di furbi, di dritti, di affamatori insediatisi nelle istanze democratiche, anche il ruolo di servo, di suddito, di fedele ti è impedito.
Ti trovi sempre di fronte a realtà che comprendono le tue ragioni, ma è la legge!
Una legge astratta, scriteriata, senza contrappesi di poteri terzi perché svuotati di ogni efficacia, e tu non più soggetto giuridico, ma appeso alle bizzarrie del potere.
Al capriccio di chi governa e alle sue necessità per supportarlo nella tirannia.
Questo è accaduto in Italia!
Degli abusivi del diritto, dei dritti, dei pezzenti affamati hanno occupato lo Stato e hanno fatto scempio di ogni diritto.
Con Monti e chi l’ha sorretto, Capo dello Stato in testa, ancora più che con il miserabile per antonomasia Berlusconi.
Per non fare discorsi astratti, i fatti.
Pattuisco con l’INPS il versamento di contributi volontari per circa centomila euro da versare in tre anni a date ben definite e tassativamente entro il marzo 2013, data della mia andata in pensione.
Presento la domanda, mi viene respinta perché non ho l’età per andare in pensione.
È intervenuta nel frattempo una legge che sposta l’età della vecchiaia, non più sessantacinque anni, ma sessantasei e tre mesi.
Il patto stretto tra il sottoscritto e l’INPS?
Carta straccia, parole al vento!
Bene, non voglio più la pensione, visto che avete rotto il patto, ridatemi i miei soldi!
Non posso avere i miei soldi indietro e non ho neanche la possibilità di rivolgermi alla giustizia ordinaria con procedura d’urgenza perché non c’è istituto giuridico che contempli una tale evenienza.
Dovrei intentare un giudizio ordinario con i tempi biblici della giustizia, e sobbarcarmi i costi iniziali per me insostenibili.
Ho subito uno scippo e non ho alcuno a cui potermi rivolgere.
Debbo stare alla benevolenza dello scippatore Stato, il Ladro, il Bandito vestito da Istituzione, se mi vuole restituire almeno una parte di ciò che mi ha tolto con il subdolo inganno …
E non c’è giudice a Berlino.
Giorgio Napolitano, Monti, Bersani, Berlusconi e quanti altri dell’indecente compagnia è giustificato se io imbraccio il fucile?
È nel mio diritto abbattere il Ladro?
E se la mia mente vacilla vado nella sede dell’INPS, e direttore in testa faccio una strage?
Non voglio più la pensione e perdo tutti i contributi versati, voglio solo indietro i miei soldi che mi avete scippato!
PS
Spero nella denuncia di qualche Autorità che legge questo scritto. Voglio pagare il fio delle mie offensive affermazioni e le intenzioni di strage.
Anche nel suggerimento di qualche esperto avvocato, magistrato che mi legge.
Faccio ancora appello agli stupidi di astenersi da qualsiasi commento non in tema. Il silenzio è d’oro.
Michele Cologna
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/reiezione-domanda-di-pensione/10151467266867480
Per il quarantacinquesimo anniversario...
Sono pesanti gli anni!
Leggeri nel pensiero e il suo scorrere, duri, lenti, faticosi nel viverli e il dolore.
Le sofferenze e qualche volta, anche gioia.
Sono quarantacinque e sono tanti!
Una vita insieme e le difficoltà, la stanchezza e le speranze, la costruzione e il raccolto.
Quattro figli che ci hanno resi ricchi di bellezza e tanta fatica.
Ancora il dolore di non averli vicino e l’assenza dei nipoti che sono iniezione di vita.
Quarantacinque e sono la nostra storia, e come ogni storia mai liscia e fluente, ma travagliata e la volontà di condurla e portarne il peso.
Peso che molte volte ci ha portato a rinfacciarci la stanchezza, ma che ha cementato sempre più il bisogno, l’appartenenza e la necessità del cercarci per completarci.
Ieri sera, davanti al televisore e lo sbalordimento, le mani si sono cercate e il pensiero senza parole è andato a loro per i quali trepidiamo e speriamo.
Il silenzio negli anni insieme, diventa comprensione tacita e presente struggente.
Che dirvi figli miei adorati, Stefania, Leonardo, Barbara, Pamela e voi che mi riempite sempre gli occhi di lacrime Monica e Riccardo, Tonia!
Abbiamo trascorso quarantacinque anni insieme e sappiamo che il nostro cammino diventa sempre più prossimo alla fine e il destino degli uomini ci attende.
Vorrei dirti che spero per te e per me tanti anni ancora!
Voglio anche affermarti però, che sono stanco di dolore e dei dolori, e prego che sia io il primo a lasciare la tua mano e interrompere questo nostro viaggio.
Doloroso, faticoso, travagliato e quant’altro ancora, ma il nostro.
Questi anni siamo noi e la nostra storia, i nostri figli la continuità e la memoria.
Buon anniversario, Tonia.
Un’ultima cosa, non abbiamo mai festeggiato niente nella nostra vita!
La necessità, i figli, gli studi, la casa e tanto altro, hanno avuto priorità e noi ci siamo sempre tirati indietro, vorrei almeno una volta, se mi è dato, celebrare il rinviato.
A Tonia,
Stefania, Leonardo, Barbara e Pamela.
Monica e Riccardo.
A voi il mio cuore e la mia tristezza che oggi composta, di gioia si veste a festa.
Grazie e auguri.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/per-il-quarantacinquesimo-anniversario/10151450818627480
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=372652786181667&set=a.135808669866081.27723.106342472812701&type=1&theater
Leggeri nel pensiero e il suo scorrere, duri, lenti, faticosi nel viverli e il dolore.
Le sofferenze e qualche volta, anche gioia.
Sono quarantacinque e sono tanti!
Una vita insieme e le difficoltà, la stanchezza e le speranze, la costruzione e il raccolto.
Quattro figli che ci hanno resi ricchi di bellezza e tanta fatica.
Ancora il dolore di non averli vicino e l’assenza dei nipoti che sono iniezione di vita.
Quarantacinque e sono la nostra storia, e come ogni storia mai liscia e fluente, ma travagliata e la volontà di condurla e portarne il peso.
Peso che molte volte ci ha portato a rinfacciarci la stanchezza, ma che ha cementato sempre più il bisogno, l’appartenenza e la necessità del cercarci per completarci.
Ieri sera, davanti al televisore e lo sbalordimento, le mani si sono cercate e il pensiero senza parole è andato a loro per i quali trepidiamo e speriamo.
Il silenzio negli anni insieme, diventa comprensione tacita e presente struggente.
Che dirvi figli miei adorati, Stefania, Leonardo, Barbara, Pamela e voi che mi riempite sempre gli occhi di lacrime Monica e Riccardo, Tonia!
Abbiamo trascorso quarantacinque anni insieme e sappiamo che il nostro cammino diventa sempre più prossimo alla fine e il destino degli uomini ci attende.
Vorrei dirti che spero per te e per me tanti anni ancora!
Voglio anche affermarti però, che sono stanco di dolore e dei dolori, e prego che sia io il primo a lasciare la tua mano e interrompere questo nostro viaggio.
Doloroso, faticoso, travagliato e quant’altro ancora, ma il nostro.
Questi anni siamo noi e la nostra storia, i nostri figli la continuità e la memoria.
Buon anniversario, Tonia.
Un’ultima cosa, non abbiamo mai festeggiato niente nella nostra vita!
La necessità, i figli, gli studi, la casa e tanto altro, hanno avuto priorità e noi ci siamo sempre tirati indietro, vorrei almeno una volta, se mi è dato, celebrare il rinviato.
A Tonia,
Stefania, Leonardo, Barbara e Pamela.
Monica e Riccardo.
A voi il mio cuore e la mia tristezza che oggi composta, di gioia si veste a festa.
Grazie e auguri.
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abbandonata
abbandonata
asciuga la polla …
acqua ora non spande e
passeri pettirossi e allodole
cinciallegre e fringillidi
più disegnano di voli e canti
l’aere e di giochi le piume
arruffando ne l’iride il sole
scrollano fantasie d’amore
de l’upupa il suono aruspice
avvisando presagi minaccia
e l’ascolto piegando al triste
rimpiange sinfonie andate
oh figlie di Danao accorrete
date soccorso a lei e la pena
eternità vostra per purificare
Ermete sia vita e ridia amore
michele cologna
san severo martedì 19 febbraio 2013
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/abbandonata/10151437224002480
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asciuga la polla …
acqua ora non spande e
passeri pettirossi e allodole
cinciallegre e fringillidi
più disegnano di voli e canti
l’aere e di giochi le piume
arruffando ne l’iride il sole
scrollano fantasie d’amore
de l’upupa il suono aruspice
avvisando presagi minaccia
e l’ascolto piegando al triste
rimpiange sinfonie andate
oh figlie di Danao accorrete
date soccorso a lei e la pena
eternità vostra per purificare
Ermete sia vita e ridia amore
michele cologna
san severo martedì 19 febbraio 2013
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Lucida visione, plastica realizzazione
Lucida visione, plastica realizzazione
Cerchi concentrici che si sovrappongono.
Stanno nella propria dimensione, e ognuno dell’economia sua è sovrano.
Autonomi in sé, e ne caratterizzano il senso.
Il viaggio è cammino, e di ogni stazione ne è tappa.
Il percorso chiude il cerchio, e l’uno realizza il sé.
È senso.
Tanti e infiniti, e della nebulosa ne sono il corpo.
L’essenza.
La vita nella propria unicità, che della molteplicità infinita è sostanza e forma.
Ordine indipendente d’ogni orizzonte, e nei paralleli, autonoma disposizione di sé, struttura l’insieme.
L’unione è vita che negli abissi, verticali cadute, esplica se stessa nella molteplicità dell’essere.
***
Si percorre l’orizzontale e la vita consuma nella precarietà della normalità, l’equilibrio e fluisce.
E ogni viaggiatore nella dimensione dell’uno, attraversandone le tappe, n’è portatore e sano.
Il cammino, così, in tutta la sua durata e potenza, viaggia degli orizzonti le tappe, e frequentando d’ognuno le stazioni, resta fruitore e spettatore degli infiniti orizzontali vivendone i sensi, i quali nella loro autonomia sono in sé compiuti.
Rara occasione e ossimorica opportunità, degli abissi il viaggio.
La verticalizzazione, ed è perdita irrecuperabile!
Non usuale percorso e periglioso assai.
Il cammino scende e poggiando il piede sul singolo, sfuma nelle soste degli occasionali orizzonti, e l’insieme non tiene.
Vacilla il senso e più regge delle sorti il piano.
È spavento e l’irrecuperabile compie il destino.
Nessuno.
Lo scivolamento nelle asperità, cangiante ne assume le forme.
E la parcellizzazione occasionale insieme.
Michele Cologna
San Severo, domenica 17 febbraio 2013
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/lucida-visione-plastica-realizzazione/10151433197752480
Cerchi concentrici che si sovrappongono.
Stanno nella propria dimensione, e ognuno dell’economia sua è sovrano.
Autonomi in sé, e ne caratterizzano il senso.
Il viaggio è cammino, e di ogni stazione ne è tappa.
Il percorso chiude il cerchio, e l’uno realizza il sé.
È senso.
Tanti e infiniti, e della nebulosa ne sono il corpo.
L’essenza.
La vita nella propria unicità, che della molteplicità infinita è sostanza e forma.
Ordine indipendente d’ogni orizzonte, e nei paralleli, autonoma disposizione di sé, struttura l’insieme.
L’unione è vita che negli abissi, verticali cadute, esplica se stessa nella molteplicità dell’essere.
***
Si percorre l’orizzontale e la vita consuma nella precarietà della normalità, l’equilibrio e fluisce.
E ogni viaggiatore nella dimensione dell’uno, attraversandone le tappe, n’è portatore e sano.
Il cammino, così, in tutta la sua durata e potenza, viaggia degli orizzonti le tappe, e frequentando d’ognuno le stazioni, resta fruitore e spettatore degli infiniti orizzontali vivendone i sensi, i quali nella loro autonomia sono in sé compiuti.
Rara occasione e ossimorica opportunità, degli abissi il viaggio.
La verticalizzazione, ed è perdita irrecuperabile!
Non usuale percorso e periglioso assai.
Il cammino scende e poggiando il piede sul singolo, sfuma nelle soste degli occasionali orizzonti, e l’insieme non tiene.
Vacilla il senso e più regge delle sorti il piano.
È spavento e l’irrecuperabile compie il destino.
Nessuno.
Lo scivolamento nelle asperità, cangiante ne assume le forme.
E la parcellizzazione occasionale insieme.
Michele Cologna
San Severo, domenica 17 febbraio 2013
Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.
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Io e la mia etica
Io e la mia etica
Sono un aristocratico dell’etica e voglio ostentare nella mia osservazione la condizione.
Porgere al mio sguardo gli acquisiti natali, e nel disprezzo esplicare l’essenza.
La pletora dei Pezzenti strisciante ai miei piedi mi ripaga.
Berlusconi, Monti, Casini, Bersani, Di Pietro, Ingroia, Vendola, Grillo e la folla sterminata dei loro pari e adepti non sono che esseri striscianti, che calpesto dall’alto della mia aristocratica condizione.
Sono un eletto perché né gli officianti del nuovo Dio Denaro, né la borghesia degli arrivisti, né i malavitosi degli affari, né i fautori dell’illecito, né i proletari senza prole e braccia, né i somatari dell’apparire possono raggiungermi.
Godo e vivo la condizione di colui che regge e nutre di sé, e forte della sua condizione da nessun Pezzente raggiungibile.
Pezzenti, pezzenti tutti, come osate volgere lo sguardo tanto in alto da chiedere il mio voto?!
Michele Cologna
San Severo, venerdì 15 febbraio 2013
Copyright© 2013
Sono un aristocratico dell’etica e voglio ostentare nella mia osservazione la condizione.
Porgere al mio sguardo gli acquisiti natali, e nel disprezzo esplicare l’essenza.
La pletora dei Pezzenti strisciante ai miei piedi mi ripaga.
Berlusconi, Monti, Casini, Bersani, Di Pietro, Ingroia, Vendola, Grillo e la folla sterminata dei loro pari e adepti non sono che esseri striscianti, che calpesto dall’alto della mia aristocratica condizione.
Sono un eletto perché né gli officianti del nuovo Dio Denaro, né la borghesia degli arrivisti, né i malavitosi degli affari, né i fautori dell’illecito, né i proletari senza prole e braccia, né i somatari dell’apparire possono raggiungermi.
Godo e vivo la condizione di colui che regge e nutre di sé, e forte della sua condizione da nessun Pezzente raggiungibile.
Pezzenti, pezzenti tutti, come osate volgere lo sguardo tanto in alto da chiedere il mio voto?!
Michele Cologna
San Severo, venerdì 15 febbraio 2013
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tutti i diritti riservati
Trascorsi
Trascorsi
Momenti di vita andata, trascorsi.
Gioie sfiorate, subiti affronti.
Speranze inseguite, poche agguantate e tante sfuggite.
Consolazione in ritirata e amarezza.
Attimi non colti e perduti.
Nessun ritorno.
Vita attraversata di pianti, lacrime di tempo e assuefazione.
Istanti, felicità di scampato, e duole …
Duole dolore d’andato e non del tutto attraversato.
Tappeto non consumato di passi perenni in cammino.
Inconsunte vie.
E dondola il capo il destino …
Materia dal senno fuggita e il recupero.
Illusione di perpetui, intonsi ritorni.
Michele Cologna
(San Severo, domenica 10 febbraio 2013)
Copyright© 2013 Michele Cologna
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Momenti di vita andata, trascorsi.
Gioie sfiorate, subiti affronti.
Speranze inseguite, poche agguantate e tante sfuggite.
Consolazione in ritirata e amarezza.
Attimi non colti e perduti.
Nessun ritorno.
Vita attraversata di pianti, lacrime di tempo e assuefazione.
Istanti, felicità di scampato, e duole …
Duole dolore d’andato e non del tutto attraversato.
Tappeto non consumato di passi perenni in cammino.
Inconsunte vie.
E dondola il capo il destino …
Materia dal senno fuggita e il recupero.
Illusione di perpetui, intonsi ritorni.
Michele Cologna
(San Severo, domenica 10 febbraio 2013)
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