venerdì 26 febbraio 2010

Dormire...

Ho bisogno di dormire questa sera.
Solo il sonno potrà sollevarmi da questo sentire astioso.
Neanche le menti che mi abitano, disposti spiriti a simposio, incidono questo veleno che scorre e cattura il corpo, i sensi, la follia.
Sì, costoro che la vita tedia.
Anni carichi di peso di uomini schiacciati da uomini, gravano.
Uomini umiliati da Dio invocano preghiere inascoltate.
Occhi prosciugati dall’assenza di pianto tendono gli sguardi.
Mani, mani, mani si elevano nel vuoto dell’esistenza.
Pensieri liberi, mai catturati in stormi sorvolano senza pace l’infinto racchiuso.
Il silenzio delle voci irrompe… e confonde la pazzia.

Il sonno per riposare.
Le tenebre per vedere.
I sogni per la narcosi.
L’amore per ingannare.

Anni stanchi di tempo vano, imprigionate il vostro affinché non defluisca inutile…
Tempo, che degli anni hai nutrito il nulla e l’hai esteso al tutto, rallenta il passo…
Il tempo è oro - diceva il maestro -, ma noi più ne abbiamo.
La sera è scesa e nella notte l’eclissi trama.
Chiudetevi, imposte.
Ho sonno, sonno, sonno…


Michele (s. severo 26/02/2010 20.45.39)

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mercoledì 24 febbraio 2010

Ora...



Ora…

Tu sei?
Allora donami l’inquieto,
sì, qui!
Ora.
Senti la foia che sfrega
la carne?
Sì!
Ancora?
Vuoi, ancora?
La bocca ti ferisce lo sguardo?
Senti… ansima.
Gode l’alito che scarnifica…
La sequenza dolcifica…
e nei battiti
l’abbandono graffia…
Ecco, perverso t’invade
il desiderio…
Sei all’eterna ricerca
dell’immacolato piacere…
e nel peccato
alimenti la voglia.


Michele (24/02/2010 16.53.00)





sabato 20 febbraio 2010

Signore...




Signore,
tu che riempi il mio tempo…
concentri ogni mia attenzione…
subisci le mie rampogne…
attizzi la mia rabbia…
pieghi il mio perdono…
interferisci con la mia vita…
incateni la mia mente…
Dimmi, lascia che io comprenda, o Signore!
Sono io che di te ho necessità?
Oppure tu che necessiti della mia?
Scioglimi, o mio Dio, da questo nodo!
Hai bisogno tu di me per glorificarti del tuo infinito Amore?
Della tua immanente Forza?
Incommensurabile Potenza?
Perché se così fosse, Signore, mi piegherei a questa tua necessità e accetterei il pesante fardello.
Invece, se…
Se così non fosse, non sarei io, Misero nel mio pusillanime amore, Povero nella mia insufficiente forza, Trascurabile nella mia inconsistente potenza, a Necessitare di te?
È cosa certa e inconfutabile che se tu avessi necessità di me, saresti un dio dimezzato non bastevole a se stesso, ma saresti solo per il mio tramite.
È possibile questo?
No, non è immaginabile perché il tuo Amore, la tua Forza e la tua Potenza sarebbero un mero espediente retorico per confermarmi io a te superiore.
Allora il problema risiede in me.
Tu sei aseità e basti a te stesso, e non può che essere così.
Io sono insufficiente a me, e cerco fuori di me quella Necessità che trovo in te.
Ecco, se io comprendessi questo non ti tormenterei più attribuendoti ogni mio bene e tutte le mie bassezze.
Non cercherei più in te la redenzione.
Sarebbe tutto risolto.
E invece la consapevolezza della mia Miseria, Povertà, Trascurabilità, della mia Finitudine, sono inaccettabili e mi riportano alla Necessità di te.
Cerco fuori di me ciò che non trovo in me.
Ecco, mio Signore, questa è la mia Miseria.
Trascuro la possibilità di poter essere bastevole a me stesso.
Perché?
Non posso io aspirare all’aseità?
Certo, ne possiedo tutti i requisiti, portandone della Necessità le stimmate.
Non avendo tu mai a me parlato ma solo io a te invocato, le Tue sono necessariamente in me.
Se sono in me al pari tuo Io sono aseità.
Basto a me stesso.
Sì, senza di te!
Ora…
Debbo solo prenderne atto e con la consapevolezza, farmi carico della Tremenda Responsabilità.
Perché solo in me sta l’Infinito amore, l’Immanente forza, l’Incommensurabile potenza.
L’obiezione, ma se io sono Finito, come posso realizzare l’infinito dell’amore, l’immanenza della forza, l’incommensurabilità della potenza?
La mia Imperfezione della finitezza individuale trova la Perfezione dell’infinito nell’Uomo.
Sì!, l’Uomo come continuum della specie.
Se Io mi osservo nella Prospettiva della continuità dell’Uomo: Realizzo Amore, Forza e Potenza.
Nella Trinità percorro la Divinità e raggiungo la Perfezione.
Alienerei la mia soggettività nella specie, o nell’indistinta umanità?
No, ogni uomo nella sua Libertà, Peculiarità, realizza in sé la Perfezione.
Amore, Forza e Potenza, le Necessità che danno la Perfezione della Divinità, che ci costituiscono Aseità, realizzano dell’escatologia il Senso.
Tutti aseità, dio di se stessi, che nella perfezione individuale realizzano il Dio Assoluto, che è della vita il Senso.


Michele (san severo 20/02/2010 18.27.26)




mercoledì 17 febbraio 2010

Nuda...




Nella bianca carne
nuda
lo sguardo scendeva
implume

aprivi risentita
il fiore
al desiderio d’infliggere
immotivata punizione
e
il comando muto
nell’infantile gesto
- coprire il rosso che stendeva
al bianco latte gli occhi avidi –
pudica determinazione
disattendevi

lucido il corpo giovane
al fremito panico
mostravi
e
della schiusa “ansimante visione”
il cuore impazzito
svegliavi


michele (17/02/2010 8.24.04)

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domenica 14 febbraio 2010

Colgo...

Della tua bocca insazia
nutro la carne e di brama
affondo ne la rosa tua …
schiusa s’offre a la vita
e nei passi miei nudi varca
del sogno tuo l’incanto.
Ora, terra d’arato campo,
colgo del seminato frutto
l’agognato.


Michele (14/02/2010 11.31.04)

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giovedì 11 febbraio 2010

Tela purpurea...

Tela purpurea che al ricamo narri
dell’amore nostro il tempo, il filo a
l’ago dei sospiri porgi, ché il moto
nel trapuntare diriga i suoni e legga

lo spartito dell’anime innamorate:
e l’ornate danze celebri di glicine
pianti, e di m’ama aliti in sfogliate
margherite s’oda, e di rose i petali,

corone perlate di baciati profumi,
la narrazione declami. E in pause
di silenzi mossi d’annuiti assenzi,
risate di proibiti frutti, cuci sapori

negati. Com’anche in volute, l’orli
segni di cromati canti, che melodie
antiche dipingono, e le sacre tube
squillano dei fiati di fieri flautisti.


Michele (s.s. 11/02/2010 12.55.55)

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mercoledì 10 febbraio 2010

Pencola il cammin d’anni…

Pencola il cammin d’anni…
e lasso
il morso scivola…

Sublime in versi de la bellezza il declino.
Ma sì bello resta il declivio che scendere
ancor ricrea lo sguardo e nel risalir dolce
è il passo che va commisurando beltade…

E il cor sparisce nelle pieghe stanche, che
aere dei gemiti nel desio sostano il tempo.
Fiera, di femminea luce gli scuri illumina,
e segni già visitati di novello ardor semina.

Tanto mi dice l’ascolto mio, e chieder no
puoi e voglio se e qual muove il pensiero.
Assaporo il piacer lento de le parole che
fluide invadono i sensi e il silenzio godo.


Michele (s. severo 10/02/2010 19.34.06)

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