domenica 29 gennaio 2012

in te

in te




in te - porto sicuro -
terminare il corso
prima de l’ultimo però
per sempre approdo

lascia che navighi egli
acque incerte…
marosi di bianca schiuma
e lidi e coste

già di pensieri consunti
attendono essi del tragitto
suo l’orma e senza
non abbassano sipario




michele

(san severo 19/01/2012 9.34.28)




Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.


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giovedì 19 gennaio 2012

così

così




mentre il mento al petto piega
nel tragitto
furore trafigge gli occhi
e lampi
percuotono terra e monti
acque
ella non arrende
lo scettro non posa
è regina
così
nella fissità del tempo l’attimo
ancora lei
governerà amore




michele

(san severo 19/01/2012 8.15.35)



Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.



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lunedì 16 gennaio 2012

il fiore

il fiore




rosso scarlatto
apriva alla vita
e
di desiderio
espandeva di sé
i profumi
il fiore
e rideva rideva
rideva…




michele

(san severo, 16/01/2012 7.40.49)



Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.



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martedì 10 gennaio 2012

Risposta semiseria intorno alla tirannia o della legge della IV volta

Tu, Elisio, mi chiedi perché la quarta volta!

Risposta semiseria intorno alla tirannia o della legge della IV volta.

È facile il ragionamento, amico caro!
Se in un rapporto d’amicizia, d’amore, collaborazione o altro capita una cosa la prima volta, tu ci resti male e pensi.
Alla fine poi, prevale il pensiero che magari è capitato ma non c’era precisa volontà.
O che non s’è valutato bene il gesto, la parola ecc.
La seconda volta.
Beh!, non è più casuale e ripensi.
Questa volta però, entra in gioco il calcolo e questo ti fa recedere da qualsiasi soluzione drastica e ci s’affida alla sospensione in attesa di.
La terza volta.
Non ci pensi più e l’unica decisione è la rottura!
Però, c’è quel dannato però con il quale debbono fare di conto i sentimenti.
E si arriva quasi sempre alla giustificazione rinviando il tutto alla volta successiva.
Puntuale arriva la quarta volta.
Ecco!
Ora sei al bivio.
Il produttore delle “volte” pensa questo è un coglione e accetterà tutto e va sicuro.
Il ricevitore delle “volte” – lo metto ancora tra virgolette – non ha più scelte: o rompe mettendosi le mani in tasca, e, allontanandosi con il fischio sulle labbra, va via; oppure resta, e recita la parte che l’altro gli ha assegnato.

***

Ti chiude il telefono in faccia la tua morosa, Elisio!
Cosa fai?
Ti viene di pensare che è una stronza, ma poi ripercorri il cammino e la giustifichi pensando: sì, m’ha chiuso il telefono, però io stavo gridando!
Me la sono meritata.
La seconda volta e sembra una replica della prima.
Tu che gridavi e lei che ti chiudeva il telefono.
Ripercorri col pensiero, e t’accorgi sì che urlavi, ma lei aveva detto delle cose che sapeva di certo ti avrebbero mandato in bestia.
Ti proponi di non gridare più e così lei non farà più il gesto.
Capita la terza volta.
Idem.
La prima reazione: la mando a quel paese, basta!
Il magone, trovi tutte le possibili giustificazioni e fai il pollo.
Ha un caratterino, sì!, però è tanto affettuosa e mi vuole bene.
Va tutto bene e inizi a pensare che hai preso la decisione giusta: lei è brava e t’ama.
Sei al telefono, la senti nervosa e ti contagia.
Cerchi di contenerti e dare spiegazioni pacate alle domande incalzanti miranti a farti perdere la calma.
Non c’è risposta giusta e tu ti alteri.
Subito e puntuale arriva il “non gridare, non lo sopporto!”.
Tu stai per scoppiare e ti trattieni, ma lei già t’ha chiuso il telefono in faccia.
È la quarta volta!

***

Non c’è più rabbia e ti senti sollevato.
L’hai scampata!
La parte del pollo proprio non ti s’addice.
Ora le mani in tasca e fischi, il motivo: “Che colpa ne ho, se il cuore è uno zingaro e va! Catene non ha, il cuore è uno zingaro e va!”.

Un caro abbraccio a te che vivi in quel luogo di sovrumana delizia, oh Elisio!



Michele cologna

(San Severo, martedì 10 gennaio 2012)


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.


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giovedì 5 gennaio 2012

poggiano

poggiano




poggiano l’occhi
su la bellezza incanto
e bagnano il sogno tuo
che ne i miei asciuga

svettano le cime assonnate
il giorno e scioglie egli
con il buio gli aghi
ghiaccio nel dolore confitti

scaldando il carro sale e
ripiega il velo in cuscini
dorati i resti che cullandosi
alla successiva pietosi
già s’apprestano

splende e la vita sveglia
rinfrancando i cuori
mentre in me gonfia il tuo
palpito che al tepore
dell’amore riposa




michele

(san severo 04/01/2012 11.59.1)



Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.


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domenica 1 gennaio 2012

dormire

dormire




Necessità di dormire.
Dormire, solo dormire…
Riposare la stanchezza.
Colei che più giace nel sonno,
ha dismesso il ristoro, e nutre di sé.
Dormire la vita.
Un sonno che ripari.
Allevii!
Sollevi l’uomo dalla fatica.
Lo salvi…
Abbassate, occhi gli scuri!
Nessuna luce penetri!
Lei, dorme stanca.




Michele

(San Severo, 01/01/2012 20.27.15)


Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.



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lunedì 26 dicembre 2011

26 dicembre 1969

26 dicembre 1969

Sì, è vero!
C’era stata la bomba a Piazza Fontana il dodici.
Il clima che si respirava in Milano era plumbeo più del suo cielo.
La Pirelli, la Falck, l’occupazione e lo sgombero della Bicocca.
Gli scioperi continui, quotidiani, e la paura.
C’era tanto altro ancora e la composta povertà.
Avevo trovato finalmente casa a Sesto san Giovanni, in via Luigi Pirandello n. 27, a settantacinquemila lire ogni tre mesi e il mio stipendio all’Hotel Principe e Savoia di secondo cantiniere, con gli straordinari non toccava le centomila lire.
Si contavano le lire e nessun errore di calcolo era consentito.
Perdevamo con il tempo le cervella a far quadrare i conti.
È tutto vero, però, ero un uomo – sì!, di quei tempi, sebbene molto giovani e io avessi solo ventuno anni, s’era uomini – felice.
La donna più bella del mondo era mia moglie.
La macchiavano con gli occhi la mia sposa!
Aspettavo la nascita del mio primogenito.
Non c’era la possibilità di conoscere il sesso prima dell’evento, per cui: “Ha la pancia piccola e molto alta. È un maschietto.”, “Sì, però, ha i fianchi arrotondati, è molto piena! Sarà certo una femminuccia”.
Speravo che fosse maschio, avevo fretta di far rinascere il mio papà.
La continuità nel nome.
Ma nessuna ombra se fosse stata femmina, anzi carezzavo la bellezza d’una bambina.
È nata femminuccia e il giorno di Santo Stefano alle 12,15.
Quanto eri bella figlia adorata.
Un bocciolo rosa.
Tua madre e gli occhi, lo sguardo.
Era la prima volta che vedevo quello sguardo che poi ho rivisto in ogni mamma, te compresa, dopo il parto nell’osservare la propria creatura.
Un lampo di tristezza m’attraversò: “quegli occhi” che s’erano nutriti e avevano nutrito il nostro amore, non sarebbero stati mai più appannaggio mio.
O solo mio.
Fu un attimo e poi la gioia che dissimulavo per rendermi degno e composto padre.
Ma avrei gridato al mondo la mia felicità e liberato le lacrime che soffocavo.
Ero padre della bambina più bella del mondo.
Non mi sbagliavo!
Quella bimba poi fanciulla…
Adolescente, giovane e ora donna ha segnato il tempo con la sua qualità.
Che qualità, figlia amata!
Dalle elementari alla laurea, i tuoi professori e i complimenti più belli che un padre possa ascoltare.
Mamma e i tuoi due gioielli.
La mia vita: Monica e Riccardo.
Auguri amata figlia!
I giorni siano pregni della tua bellezza.
Del tuo sorriso che è la forma più alta e bella dell’intelligenza femminile.
Ogni padre è innamorato dei propri figli.
Io non faccio eccezione, ma esserlo di te è il dono più bello che la vita m’abbia fatto.
Grazie Stefania, figlia adorata.

San severo, lunedì 26 dicembre 2011

https://www.facebook.com/notes/michele-cologna/26-dicembre-1969/10150486187377480