giovedì 11 novembre 2021

XI Novembre 1967 *

XI Novembre 1967 *
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Un motivo?
“È il giorno più importante che ci sia”?
Un altro, però, mi martella questa mattina la memoria.
Di sapori profumati e occhi da ladra, forme sode al tatto virginee.
“La Ninfetta” e il bordo nero, labbra scolpite.
L’alito fiato di Dea e il bacio morbido …
Turgido a la lingua, pistillo a l’ape bramoso.
Scende la parola non scritta e posa, gioco al riposo.
Ladri d’amore e complici de la Parca noi, il sabato a l’incontro.
E il destino ci fece Uno.
Tiene.
Cinquantuno oggi e regge …
Percorso lungo d’ostinati passi a l’approdo.
Tempo.
Anni che non slegano, mani da quel dì a l’appuntamento.
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Michele Cologna
San Severo, domenica 11 novembre 2018
08:06:49
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Commosso, a mia moglie Tonia e al nostro appuntamento che da quel sabato 11 novembre 1967, ha suggellato la nostra vita insieme.
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l’11 novembre 1967

l’11 novembre 1967
(a Tonia)
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era di sabato e
le rose forse in quello
schiudendo donano
e non a la domenica
noi
anche se lungo fu
e ne l’attesa la sera
palpitante di sé
e profumando lui
il giorno che a l’ansia
celebrava l’incerto
d’immatura stagione
come ferita gravida
d’amore e figli …
ora d’anni e cinquanta
quel dì bussa al cielo e
il ginocchio piega
lodi
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michele cologna
san severo sabato 11 novembre 2017
07:11:26
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martedì 9 novembre 2021

Precaria

Precaria
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Gli occhi nella bellezza lacrimavano vita.
Era preghiera.
Canto antico pane d’alcun rito.
E d’esso il figlio bagnava il padre che era lì.
Dell’eterno il domma.
Già figlio prima del padre e poi ancora.
Sempre.
Così nell’inizio stava sovrana la fine.
Regina di una età senza tempo.
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Michele Cologna
San Severo, giovedì 7 novembre 2013
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domenica 7 novembre 2021

virtù d’amore

virtù d’amore

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scorre la mano su i ricordi

il tempo e canto

disadorno di talami e fiori

… veli

s’alza e di profumi antichi

veste il respiro

inala i trascorsi giacenti in

palpitanti guizzi

e di celestiali virtù d’amore

ancora si dona

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michele cologna

san severo giovedì 5 novembre 2015

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venerdì 5 novembre 2021

e di te …

 

e di te …
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resta qui con me eletta
mia sposa e
di te io mi prenderò cura
ti coltiverò diligente
come il contadino la terra
il vignaiolo la vigna
e de le tue uve farò vino
liquoroso
e de i nostri baci libagioni
vedrai
saranno acini di nettare i giorni
nostri
e incanto le notti di luna
insieme
resta con me mia diletta e
di te io mi prenderò cura
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michele cologna
san severo martedì 4 novembre 2014
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il fanciullo e la mano

il fanciullo e la mano
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de li anni lontani lei …
ora vicina mano
di seminatore ne il gesto
spargea sementi
 
come de il padre il silenzio
suo
e de la madre … de il ventre
fecondo le lacrime
 
e dio dava ai misurati passi
il tempo
sì da cadenzare de le stagioni
piane di messi e frutti
 
eterno effimero di fuggevole
senso
volo che posa e scruta crepe
provvisorio di finito
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michele cologna
san severo sabato 5 novembre 2016 - 7:45:36 –
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mercoledì 3 novembre 2021

Innocuo gioco, tenera illusione

Innocuo gioco, tenera illusione 

 

 

Il dialetto sanseverese, che non esiste quasi più, foneticamente è molto stretto e incomprensibile.

Pure sgradevole all’orecchio!

È come ascoltare il francese parlato da un parigino, non comprendi niente e ti resta il suono stridente delle consonanti senza vocali.

Certo il sanseverese risente molto dell’occupazione francese e si conservano ancora dei francesismi.

Nei dintorni e in maniera particolare sul Subappennino Dauno, il dialetto è più gradevole, aperto e le vocali trovano il loro spazio ampio tra le consonanti.

È più melodioso e cantilenante.

San Severo, però, non sfugge alla regola che il più forte è anche più bello.

Sempre!

E così avendo ospitato per lavoro molti dei dintorni, è diventato anche il dialetto da imitare.

Parlare.

Grandi storpiature dell’uno e dell’altro.

La “e” come la pronunciano i sanseveresi è suono indefinito, nonché brutto e quasi nessuno riesce a imitarlo.

I sanseveresi facendo del sarcasmo, ridevano sulla pronuncia degli ospiti.

Mio padre era sanseverese e mia madre pietraiuola, essendo ella di Pietramontecorvino.

Spesso il suo modo di parlare veniva deriso e da mio padre e da noi figli.

Così mia madre, mentre con mio padre faceva buon viso a cattivo gioco, nei confronti nostri si arrabbiava e del suo ne vantava giustamente, la maggiore godibilità del suono.

Stamattina ero in bagno per attendere alle mie abluzioni e cosa rara, canticchiavo.

Una canzone proprio pietraiuola e m’accorsi che facevo il verso alla mamma.

La imitavo nel canto.

Di colpo il sorriso e m’è sembrato di avere compagni in esso mio padre, mia madre e mia sorella Carolina.

La loro esistenza in vita, mio padre nel 1962, mia madre nel 1994, Carolina nel 2011, è cessata nelle date indicate e allora?

Sì è vero, loro esistono in morte nella mia memoria, ma io li ho percepiti vicino e sorridenti!

La tradizione orale, la credenza popolare vuole che i morti escano dalla loro condizione di assenti con la ricorrenza del Due di Novembre e rientrino con l’Epifania - che ogni festa porta via -, e stiano sulla terra tra i vivi.

Stavano con me?

È chiaro che sto giocando con i miei sentimenti, la credenza e la voglia d’abbracciare loro, papà, mamma e Carolina, anche solo con un sorriso.

Ma che tenero e dolce gioco.

Che bella illusione!

 

Michele Cologna

 

San Severo, lunedì 5 novembre 2012

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